I Mondiali FIFA 2026: vecchie minacce cyber e nuove sfide

 

 

La Coppa del Mondo FIFA 2026 si è svolta fra l’11 giugno e il 19 luglio negli Stati Uniti, in Messico e Canada, in 16 città ospitanti.

Alla vigilia dell’evento sono stati pubblicati report previsionali sulle minacce cyber/Telco che ne evidenziavano la complessità, evocando scenari analoghi, ma su una scala evidentemente più ampia, di quelli relativi alle Olimpiadi invernali di Milano-Cortina dello scorso inverno.

I punti chiave erano, di nuovo, l’alto livello di attenzione internazionale, l’interconnessione di realtà operanti in molteplici settori critici all’interno di un perimetro ampio e multiforme, la necessità di tutelare persone (specifici singoli individui e masse di spettatori), infrastrutture, dati e brand. Inoltre, le evidenti differenze socio-economiche hanno comportato un rischio-Paese differenziato, sia per quanto riguarda le minacce fisiche che per quelle informatiche, e hanno richiesto un livello di adattività e coordinamento elevatissimo per tutti gli operatori della sicurezza.

Gli analisti prevedevano vaste e varie attività malevole, come campagne di phishing a tema Coppa del Mondo, oppure raccolta di credenziali mirata a enti governativi, Telco, organizzazioni finanziarie, al settore della ricezione e del merchandising e agli operatori dei trasporti e logistici. Hanno messo in conto attività di ricognizione/scansione sulle reti governative e Telco, compromissione di endpoint o instradamento del traffico dati su infrastrutture di relay. Hanno individuato un concreto punto debole nelle numerose supply chain tecnologiche, finanziarie e di business, nonché infrastrutturali.

La presenza di delegazioni dei Paesi NATO, funzionari ucraini, figure di spicco dell’Iran, ONG, attivisti per i diritti civili e organi di informazione e mediatici di ogni orientamento esponeva a operazioni state-sponsored e hacktiviste. Inoltre, l’intero evento si prestava come teatro e tema portante per operazioni di influenza e disinformazione.

Un fattore di rischio pressoché inedito proveniva dall’ecosistema del gioco d’azzardo.

Quelli “americani” sono stati, infatti, i primi campionati di calcio disputati in Paesi nei quali le scommesse costituiscono attività legale e socialmente rilevante. Il mercato USA – a diffusione capillare, orientato al mobile e pienamente regolamentato – si è affiancato alla legislazione dell’Ontario e al sistema degli operatori autorizzati del Messico, in un quadro misto che poteva facilmente esporsi al crimine, soprattutto nel caso di vuoti o incertezze normative.

Fra gli esempi che sono stati proposti, le campagne di brand-abuse, che possono sfruttare il divario tra ciò che è legale per uno scommettitore di un Paese, ma non è ammesso negli altri. Oltre allo svolgimento di attività illegali o paralegali attraverso canali social, un significativo impatto era prevedibile per le frodi basate su domini fraudolenti e applicazioni contraffatte.

 

Alcuni numeri

Da gennaio a maggio 2026, la registrazione di domini a tema FIFA è stata massiccia, nell’ordine delle decine di migliaia. Rilevazioni dei primi di giugno riferivano di oltre 1.700 account e canali social indebitamente connessi alla FIFA e potenzialmente sfruttabili per attività illecite. Inoltre, sono stati censiti circa 4.600 URL collegati a famiglie malware come Nocturnal Stealer (Vidar), Lumma Stealer e Redline Stealer.

Nello stesso periodo sono risultate esposte centinaia di credenziali di dipendenti FIFA e centinaia di migliaia di credenziali di utenti e tifosi che visitavano i siti fraudolenti correlati alla FIFA. Le app di scommesse sportive false sarebbero aumentate di 60 volte a ridosso della manifestazione.

 

Lo streaming esposto a frodi e violazioni

Poco prima della fase a eliminazione diretta, il Governo USA ha annunciato il sequestro di centinaia di domini internet che trasmettevano illegalmente le partite in streaming. L’operazione è stata coordinata dall’Homeland Security Investigations (HSI), organismo afferente al Dipartimento per la Sicurezza Interna, e dall’International Computer Hacking and Intellectual Property (ICHIP), una rete di procuratori statunitensi. I sequestri hanno avuto luogo anche in Perù e Bulgaria, dove sono stati presi di mira due noti centri di attività di pirateria online, oltre che in Croazia, Romania, Polonia e Colombia.

Un potenziale rischio per questo comparto è stato evidenziato da BobDaHacker mentre le competizioni erano in corso.

L’ethical hacker ha segnalato una vulnerabilità nell’API di back-end della FIFA che le avrebbe consentito – dopo essersi registrata come agente di calcio autorizzata sul portale agents.fifa[.]org – di accedere a diverse piattaforme interne.

Dopo aver aggirato le protezioni lato client, la ricercatrice è riuscita ad accedere al pannello di gestione dello streaming in diretta e, da lì, oltre a guardare lo streaming televisivo di ogni partita, avrebbe potuto manipolare tutte le telecamere e la trasmissione delle loro riprese.

Nel post pubblicato sul suo blog, BobDaHacker rivela che su quella piattaforma erano accessibili anche i dati relativi a partite, squadre e strumenti, la dashboard di analisi, il sistema informativo per i commentatori in real time, il sistema FIFA AI Pro e l’ambiente di sviluppo. Le sue segnalazioni sono state recepite dall’FBI e dall’agenzia di sicurezza cyber CISA che hanno provveduto a risolvere il problema.

 

TS-Intelligence

Le informazioni riportate sono l’esito del lavoro di raccolta e analisi svolto dagli specialisti del team Theat Intelligence & Response di Telsy con l’ausilio della piattaforma TS-Intelligence, una soluzione proprietaria, flessibile e personalizzabile, che fornisce alle organizzazioni un panorama di rischio dettagliato.

Si presenta come una piattaforma fruibile via web e full-API che può essere azionata all’interno dei sistemi e delle infrastrutture difensive dell’organizzazione, con l’obiettivo di rafforzare la protezione nei confronti delle minacce cibernetiche complesse.

La costante attività di ricerca e analisi sui threat actors e sulle minacce emergenti in rete, sia in ambito APT che cyber crime, produce un continuo flusso informativo di natura esclusiva che viene messo a disposizione delle organizzazioni in real-time ed elaborato in report tecnici, strategici ed executive.

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Il team "Cyber Threat Intelligence" di Telsy è formato da professionisti con oltre dieci anni di esperienza nel campo della sicurezza informatica. Al suo interno ci sono figure professionali con diverse capacità, acquisite in contesti come Red Team, Cyber Threat Intelligence, Incident Response, Malware Analysis, Threat Hunting. Il principale obiettivo del Team è la raccolta e l'analisi di informazioni al fine di caratterizzare possibili minacce cyber, in relazione a contesti operativi specifici. Tale attività consente di avere una knowledgebase degli avversari comprensiva delle loro Tecniche Tattiche e Procedure (TTP), dei loro principali target nonché l'impatto che potrebbero avere sul business dei clienti Telsy.

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