La mobilitazione russa tra propaganda ed esigenze belliche

Il tema della mobilitazione di almeno mezzo milione di riservisti russi tiene banco su media e nel dibattito politico da diverse settimane.
Per gli ucraini questa decisione verrà presa da Vladimnir Putin subito dopo le elezioni per la Duma di Stato (Camera Bassa del Parlamento russo), previste dal 18 al 20 settembre, con l’obiettivo di allargare il fronte minacciando di nuovo la capitale ucraina.
A Mosca considerano queste affermazioni provenienti da Kiev come un tentativo di influenzare il voto russo per limitare i consensi al partito Russia Unita di Putin, diffondendo il timore di una nuova mobilitazione ancora più su vasta scala rispetto a quella del settembre 2022.
All’epoca Mosca richiamò 300.000 riservisti per compensare l’insufficienza delle truppe professioniste di fronte alla mobilitazione ucraina di oltre un milione di soldati.
La mobilitazione portò decine di migliaia di russi in età di richiamo a fuggire temporaneamente oltre i confini della Federazione Russa (in seguito rientrarono in patria senza venire incriminati) ma i riservisti permisero a Mosca di gestire il fronte nell’inverno 2022 e fronteggiare la grande controffensiva ucraina del giugno-novembre 2023.
Da quell’anno la Russia ha soddisfatto le esigenze belliche arruolando ogni anno oltre 400.000 volontari e soldati a contratto per combattere in Ucraina per un anno, con l’opportunità di rinnovare la ferma volontariamente per un altro anno o più.

Una differenza fondamentale rispetto all’Ucraina, che arruola a forza i cittadini incontrando molte resistenze: diserzioni alle stelle, oltre un milione di renitenti alla leva che si nascondono in Ucraina e un altro milione di uomini fuggiti in Europa e non certo interessati a rientrare in patria per venire arruolati.
La situazione è così grave che recentemente l’ex ministro della Difesa Oleksi Reznikov (rimosso dall’incarico in seguito a vicende di corruzione) ha esortato il governo ad arruolare obbligatoriamente anche le donne per raddoppiare il numero di militari.
La tesi di Kiev per sostenere la necessità di Mosca di mobilitazione è che le enormi perdite subite dai russi (30/35.000 al mese) eccede il numero di soldati arruolati obbligando Putin a richiamare un gran numero di riservisti.
il tema del possibile richiamo in Russia merita un approfondimento anche se Mosca finora ha negato tutto.
“Non ci sono piani per una nuova mobilitazione in Russia”, ha dichiarato nei giorni scorsi il vice presidente del Consiglio di sicurezza della Federazione Russa, Dmitry Medvedev.
“Al momento, la Russia non ha bisogno di una mobilitazione di massa che, per quanto ne so, non è prevista né attesa”, aveva detto in precedenza il rappresentante permanente della Federazione Russa presso l’ONU, Vasily Nebenzya.
La versione di Kiev
Il 27 agosto la presidenza ucraina, citando la Direzione principale dell’intelligence del ministero della Difesa ucraino (GUR) e del Servizio di intelligence estera dell’Ucraina, ha reso noto che lo Stato maggiore russo avrebbe predisposto un piano per mobilitare complessivamente 600 mila uomini tra il 2026 e il 2027, con l’obiettivo di reclutarne circa 300 mila quest’anno e altrettanti il prossimo.

Secondo Kiev, il nuovo personale dovrebbe essere impiegato innanzitutto per ricostituire i reparti impegnati contro l’Ucraina e alimentare le nuove formazioni militari in fase di costituzione.
L’intelligence ucraina sostiene che Mosca starebbe preparando l’ulteriore mobilitazione in risposta all’aumento delle perdite al fronte, alla riduzione del ritmo di reclutamento volontario e a quella che Kiev definisce una perdita di iniziativa operativa.
Tra gennaio e luglio, secondo i dati ucraini, le forze russe avrebbero subito circa 240 mila perdite di personale, almeno 140 mila delle quali irrecuperabili, a fronte di circa 232 mila nuovi militari reclutati tramite contratto.
Numeri che sono stati ripresi e ulteriormente ingigantiti in Occidente, a conferma dell’enfasi propagandistica coordinata con Kiev. Il 20 agosto infatti il quotidiano britannico The Guardian scrive, citando “funzionari occidentali”. Che in Ucraina la Russia sta perdendo, ogni mese, circa 6.000 soldati in più rispetto a quanti ne riesca a reclutare.
“Sebbene la Russia continui ad arruolare rapidamente nuove reclute sul campo di battaglia, con una media stimata di 1.000 al giorno, negli ultimi due mesi nemmeno questo è stato sufficiente a rimpiazzare i caduti e i feriti. Stimiamo che il divario tra il numero di persone che la Russia perde in guerra e il numero di uomini che riesce ad arruolare sia attualmente di circa 6.000 unità al mese”, ha affermato un funzionario occidentale.
Una stima ben più alta rispetto al divario di 8.000 unità in sette mesi resa nota dalla presidenza ucraina.
Secondo i dati forniti da Kiev, nell’ambito dei preparativi per la mobilitazione, le autorità russe starebbero inoltre modificando norme e regolamenti, rafforzando i controlli sulle registrazioni militari e ampliando le categorie di detenuti che possono essere reclutati.

Tra queste sarebbero stati inclusi condannati per reati gravi mentre sarebbero allo studio meccanismi per estendere il reclutamento anche ad alcune categorie numericamente consistenti di donne detenute. Le autorità starebbero inoltre preparando quote di personale da assegnare alla mobilitazione attraverso le strutture del ministero dell’Interno, del Servizio federale di sicurezza (FSB) e di altri organismi di sicurezza.
Secondo Kiev, l’addestramento dei mobilitati potrebbe durare tra 15 e 60 giorni e una parte del personale potrebbe essere inviata nei poligoni addestrativi in Bielorussia.
L’intelligence Ucraina afferma inoltre che Mosca sta predisponendo misure coercitive più severe per contrastare eventuali resistenze alla mobilitazione, tra cui restrizioni all’espatrio, all’accesso al credito, alle operazioni immobiliari e alla guida, oltre al possibile blocco dei conti bancari.
Sarebbe stato inoltre ampliato l’organico degli uffici incaricati della mobilitazione nelle imprese: alla fine di luglio risultavano pubblicate online oltre 2.500 offerte di lavoro per personale destinato a tali strutture.

Nei documenti interni citati dall’intelligence Ucraina, il nuovo piano sarebbe collegato anche alla crescente difficoltà nel reclutamento su base volontaria: in alcune regioni il bacino tradizionale di detenuti, debitori, migranti e altre categorie sarebbe diminuito del 30-40 per cento rispetto al 2025, mentre la campagna di reclutamento nelle università avrebbe dato risultati inferiori alle attese.
Le criticità sarebbero particolarmente evidenti nelle regioni di Orel, Vladimir, Kurgan e Volgograd e nella Repubblica del Daghestan. Secondo le fonti dei servizi ucraini, è “molto probabile” che il presidente russo Vladimir Putin assuma una decisione definitiva sull’eventuale nuova ondata di mobilitazione dopo le elezioni.
Qualche dubbio
Le citate valutazioni sono basate esclusivamente sulle perdite russe proclamate da Kiev, dati cioè accettati senza esitazioni in ambito UE e NATO ma che andrebbero presi con le pinze, frutto più di propaganda che di una stima attenta delle perdite.
Il tema dei caduti è del resto delicato e in nessuna guerra i dati forniti dai belligeranti risultano attendibili mentre al tempo stesso mancano fonti neutrali.
A ben guardare la “versione” di Kiev contiene almeno due aspetti poco credibili. Appare impossibile, visti i precedenti della Storia, che da anni ogni mese le perdite russe conteggiate dal ministero della Difesa ucraino si attestino tra 30.000 e 35.000.

Solitamente nei bollettini mensili di tutte le guerre, le perdite variano anche sensibilmente da un mese all’altro in base alle operazioni effettuate. Resta poi difficile credere che a fronte di perdite russe così elevate l’adesione volontaria all’arruolamento resti così alta e risponda alle esigenze formulate dalla Difesa russa, come confermano anche le fonti occidentali.
Certo i soldati a contratto sono ben retribuiti e vi sono ampi benefit per le famiglie anche in caso di morte o ferimento, ma chi si arruolerebbe sapendo che la stragrande maggioranza verrà uccisa o ferita?
Semmai sono gli indicatori della mobilitazione ucraina a testimoniare ampie perdite, come dimostra l’altissimo tasso di diserzione e di renitenza alla leva oltre ai tentativi di fuga all’estero di molti uomini tra i 18 e i 60 anni.
La versione di Mosca
Rodion Miroshnik, ambasciatore plenipotenziario del ministero degli Esteri russo, ha dichiarato al quotidiano Izvestija che “secondo i dati ucraini, Kiev mobilita circa 30-35 mila persone al mese ma circa la metà fugge” per sottrarsi al servizio militare e alla prima linea.

Miroshnik afferma che ogni mese vengono aperti fino a 20 mila procedimenti per diserzione e assenza ingiustificata dai reparti militari, aggiungendo che solo il 20-25 per cento dei militari ucraini sarebbe effettivamente motivato. Secondo i dati citati dal quotidiano russo, tra gennaio 2022 e ottobre 2025 in Ucraina sarebbero stati registrati circa 255 mila casi di assenza ingiustificata e 56 mila casi di diserzione.
“La Procura Ucraina ha smesso di pubblicare questi dati, ma il numero dei procedimenti aperti ogni mese resta pressoché invariato, intorno ai 20 mila”, ha aggiunto Miroshnik.
Del resto gli assalti della popolazione ai team di reclutatori che catturano gli uomini per le strade e nei luoghi pubblici per mandarli al fronte sono documentati ormai da migliaia di video mentre governo e parlamento tergiversano da tempo nell’approvare l’abbassamento dell’età di arruolamento a 23 anni o meno.
Pronti alla mobilitazione?
Il Wall Street Journal, citando funzionari dell’intelligence occidentale. Ha riferito che la Russia sta conducendo esercitazioni in diverse regioni per verificare la capacità delle proprie strutture militari di gestire una nuova mobilitazione.
A luglio, ufficiali russi hanno condotto a Kaliningrad un’esercitazione sulle procedure per mobilitare la popolazione locale, simulando anche come alloggiare, nutrire e armare le nuove reclute. Attività analoghe sono in corso in altre regioni.

Secondo le fonti del WSJ, il Cremlino non ha ancora deciso una nuova mobilitazione e potrebbe attendere le elezioni parlamentari di fine settembre. Una nuova chiamata alle armi potrebbe rafforzare il fronte, ma avrebbe effetti limitati nel 2026 e potrebbe incidere soprattutto sulla campagna del 2027, soprattutto per l’esigenza di addestrare i riservisti richiamati e inquadrarli nei reparti.
Una mobilitazione potrebbe rafforzare le truppe russe impegnate nella conquista del Donbass, in particolare in direzione di Kramatorsk e Sloviansk, ma il suo impatto sulle operazioni nel 2026 sarebbe limitato dall’avvicinarsi dell’inverno, ha fatto notare Michael Kofman, ricercatore del Carnegie Endowment.
“Non credo che si rivelerebbe decisiva per la Russia e, in effetti, è troppo tardi per quest’anno, ma potrebbe essere un fattore nel 2027”, ha affermato.
Dal 2022 il ministero della Difesa ha costituito una banca dati digitale degli uomini mobilitabili, che potrebbe consentire al Cremlino di procedere questa volta in modo graduale, convocando piccoli contingenti successivi invece di annunciare una mobilitazione su vasta scala.

Inoltre vale la pena ricordare che le esercitazioni per la mobilitazione di massa nell’exclave russa di Kaliningrad hanno coinciso con le intense manovre terrestri, aeree e navali condotte da forze della NATO e soprattutto polacche e lituane lungo i confini di quell’oblast che non ha continuità territoriale con la Federazione Russa.
Meglio poi non dimenticare gli appelli lanciati da esponenti di governo nelle Repubbliche Baltiche affinché Kaliningrad venga attaccata e conquistata dalla NATO, benché ogni minaccia al territorio nazionale russo preveda una possibile risposta nucleare nella dottrina atomica di Mosca.
Considerazioni
Le voci di una mobilitazione di 300mila o 600mila riservisti russi restano per ora un’arma di propaganda utilizzata da Ucraina e Occidente per sottrarre sostegno a Putin in vista delle elezioni parlamentari russe.
Voci che hanno già sortito qualche effetto: oltre 20mila persone hanno attraversato il 18 agosto il confine russo-georgiano a Verkhni Lars, un livello “record”, ha riferito il Servizio federale delle dogane russo. Le richieste di assistenza per l’espatrio sono aumentate del 70 per cento, passando da 70 a 120 al giorno, soprattutto tra i 18 e i 35 anni, ha osservato il media russo Ostorozhno Novosti.

Anche in Armenia la domanda di affitti da parte dei russi è aumentata notevolmente e gli affitti a Erevan sarebbero saliti di circa il 30 per cento, secondo il media russo indipendente Viorstka.
Al momento, nonostante le smentite russe, non si può escludere che, anche in base all’andamento del voto, Mosca decida di quasi raddoppiare le forze in campo in Ucraina (oggi 700/750 mila militari) ma occorre chiedersi con quali obiettivi?
Gli ucraini temono un nuovo sforzo offensivo russo verso Kiev, come nel febbraio 2022, penetrando dalla Bielorussia e dalla regione di Chernihiv, con l’obiettivo di imprimere una spallata decisiva al conflitto e concluderlo con una netta vittoria militare.
Ipotesi da non escludere considerando che il progressivo ridursi di truppe ucraine addestrate rende sempre più difficile difendere i fronti attuali dove infatti i russi stanno avanzando in modo costante nelle regioni di Kharkiv, Sumy, Donetsk e Zaporizhia.

Un attacco da nord che puntasse su Kiev vedrebbe gli ucraini disporre di poche truppe per la difesa della capitale.
L’opposizione bielorussa in esilio ha consegnato a Zelensky un elenco di segnali d’allarme il 22 giugno, indicando che Minsk potrebbe presto entrare in guerra con la Russia contro l’Ucraina. Un altro sviluppo recente riguarda la costruzione, da parte di Minsk, di una nuova infrastruttura ferroviaria nella regione meridionale di Gomel, in grado di accogliere treni militari che trasportano personale e attrezzature pesanti.
Finora però il presidente bielorusso Aleksandr Lukashenko ha sempre escluso un intervento nel conflitto ma ha anche ammonito la NATO a non effettuare provocazioni contro Minsk.
L’impressione quindi è che le forze a disposizione di Mosca sul fronte ucraino siano oggi sufficienti a imprimere una svolta al conflitto anche se con tempistiche non prevedibili.

L’impatto politico e sociale che avrebbe in Russia una mobilitazione di riservisti su vasta scala sarebbe probabilmente accettabile solo se Mosca temesse di doversi presto confrontare non solo con il sempre più debole strumento militare ucraino ma anche con quello della NATO o di alcune nazioni che ne fanno parte.
Foto: Truppe russe in Ucraina -TASS
Gianandrea GaianiVedi tutti gli articoli
Giornalista bolognese, laureato in Storia Contemporanea, dal 1988 si occupa di analisi storico-strategiche, studio dei conflitti e reportage dai teatri di guerra. Dal 1991 al 2014 ha seguito sul campo i conflitti nei Balcani, Somalia, Iraq, Afghanistan, Sahara Occidentale, Mozambico e Sahel. Dal febbraio 2000 dirige Analisi Difesa e nel 2026 ha aperto il Canale YouTube “La Penna nel Fianco”. Ha collaborato o collabora con quotidiani e settimanali, università e istituti di formazione militari ed è opinionista per reti TV e radiofoniche. Ha scritto diversi libri tra cui "Iraq Afghanistan, guerre di pace italiane", “Immigrazione, la grande farsa umanitaria” e "L'ultima guerra contro l’Europa". Presso il Ministero dell’Interno ha ricoperto dal 2018 l’incarico di Consigliere per le politiche di sicurezza di due ministri e un sottosegretario. Nel 2026 ha ricevuto l'onorificenza di Cavaliere dell'Ordine al Merito della Repubblica Italiana (OMRI).








