La nuova guerra del Tigray potrebbe incendiare l’intero Corno d’Africa

 

 

Definire oggi il Corno d’Africa una regione stabile sarebbe un chiaro utilizzo improprio di questo aggettivo; eppure, chi osserva i Paesi che interessano questa porzione di Africa Orientale potrebbe rilevare evidenti peggioramenti. Sono anni che una parte dell’opinione pubblica ritiene fallito l’Accordo di Pretoria, il trattato che nel novembre del 2022 ha sancito la fine dello scontro tra il Tigray People’s Liberation Front (TPLF) e il Governo Federale etiope, tuttavia nell’agosto del 2026 si potrebbe tracciare una linea di non ritorno.

La stampa etiope ha riportato che le autorità del Tigray hanno accusato il governo federale etiope di aver lanciato una nuova offensiva militare nel Western-Tigray, affermando che gli scontri sono iniziati nelle prime ore di sabato 1° agosto, in direzione di Shererina, e che sono proseguiti almeno fino alla sera del giorno seguente.

Prima di analizzare la battaglia e le sue conseguenze, è di cruciale importanza approfondire il peso che il Western-Tigray ha sull’intero scacchiere regionale. Di fatto, quest’area geografica rappresenta un punto di forte interesse non solo per gli attori interni all’Etiopia, ma anche per Sudan, Eritrea, Emirati Arabi Uniti, Arabia Saudita e diversi non-state actors (NSA).

Questa volta il Western-Tigray potrebbe non limitarsi a descrivere gli equilibri di una guerra civile, come nella Guerra del Tigray (2020-2022), ma potrebbe rappresentare l’inizio di uno scontro che rischia di coinvolgere chiunque orbiti in questa regione.

La battaglia di Shererina, come molte battaglie di questi tempi, non è stata combattuta solo nei domini convenzionali del campo di battaglia, bensì anche sui diversi livelli di diffusione delle informazioni: dai media nazionali etiopi al ruolo centrale dei social media.

Dalle prime ore dall’inizio dello scontro sono state avviate operazioni di disinformazione da parte di diversi media locali, i quali hanno condiviso notizie errate. L’infosfera etiope è stata saturata con video e immagini provenienti dalla guerra del 2020-2022, riproposti come attuali.

Diversi account collegati al gruppo Amhara AFNM hanno riportato che durante la battaglia di Shererina sarebbero stati utilizzati mezzi pesanti, artiglieria, cannoni antiaerei ZU-23, droni e supporto aereo di precisione.

La vera complessità dello scontro interno all’Etiopia è attualmente rappresentata dall’intreccio di alleanze, vecchie e nuove. Nell’agosto del 2021 fu annunciata l’alleanza tra le truppe del TPLF e l’Oromo Liberation Army (OLA), gruppo insurrezionalista oromo. Durante la Guerra del Tigray l’alleanza tra TPLF e OLA si allargò, inserendo al suo interno altri gruppi insurrezionalisti minori, e prese il nome di United Front of Ethiopian Federalist and Confederalist Forces (UFEFCF).

Nell’ Accordo di Pretoria questi gruppi minori furono esclusi dalle negoziazioni, così come altri due grandi schieramenti che avevano combattuto nella guerra a fianco di Abiy Ahmed Ali: le milizie Fano e le Eritrean Defence Forces (EDF). Proprio la scarsa riconoscenza del Primo Ministro etiope ha portato i suoi vecchi alleati a non supportare più il suo governo ad Addis Abeba.

Ad oggi, la maggior parte delle milizie Fano si è riorganizzata in un unico gruppo chiamato Amhara Fano National Movement (AFNM), e l’EDF è ritenuto da alcuni esponenti del Prosperity Party uno dei maggiori sostenitori del TPLF contro il governo federale.

Dopo l’attacco del 1° agosto, i leader militari delle forze appartenenti alla Tsimdo hanno iniziato una serie di incontri volti a discutere del futuro militare di questa alleanza. In tigrino “ጽምዶ” (Tsimdo) è un termine utilizzato per descrivere un più ampio processo di allineamento e cooperazione tra attori regionali precedentemente contrapposti.

Nel discorso politico etiope, il termine è stato progressivamente associato a una presunta alleanza informale e occulta tra Eritrea, Sudan, AFNM, OLA e TPLF, finalizzata a contrastare il governo federale di Abiy Ahmed. Anche se spesso dimenticati dalla stampa e sottovalutati, durante il 2025 un altro grande gruppo ha ricominciato a combattere contro il governo del Prosperity Party: quello Afar.

Durante tutto il 2025, dopo la prima riorganizzazione delle milizie Fano, ci sono stati diversi tentativi di riaprire un dialogo con tutti i vari gruppi etnici in forte contrapposizione con il Prosperity Party (partito attualmente al governo). Il ricordo della recente e sanguinosa guerra è sembrato spesso ancora troppo nitido per superare le divergenze e unire le forze contro il governo centrale, ma i continui scontri con l’Ethiopian National Defense Forces (ENDF) hanno fatto sì che la minaccia di una nuova guerra spingesse i gruppi insurrezionalisti sempre più verso una direzione comune.

L’ex Capo dell’Autorità ad Interim del Tigray, Getachew Reda Kahsay ha fortemente criticato l’attuale Amministrazione di Mekelle e i suoi nuovi alleati eritrei e sudanesi. Il 7 luglio il Primo Ministro Abiy Ahmed Ali ha risposto alle preoccupazioni proprio sull’esistenza di un’alleanza Eritrea–TPLF–Sudan espresse dalla Camera dei Rappresentanti del Popolo, dicendo che l’Etiopia non ne era minacciata e che avrebbe potuto difendere la propria sovranità.

L’Afar National Unity Revolutionary Front (ANURF) durante lo scorso anno ha acquistato una grande importanza, essendo stato il primo a riconoscere la legittimità dell’esercito amhara nato dall’unione delle ex milizie Fano. Insieme, questi due gruppi hanno iniziato a compiere addestramenti congiunti nell’estate del 2026, e per la prima volta due brigate ANURF sono state inserite ufficialmente tra i ranghi dell’AFNM.

Alcuni account interni allo schieramento amhara riportano che, successivamente alla battaglia di inizio agosto tra TPLF ed ENDF, il comandante in capo dell’AFNM, Zemene Kassie, avrebbe incontrato, insieme al colonnello Ibrahim Usman Aliyu, leader dell’ANURF, alcuni ufficiali eritrei in Eritrea per discutere di future strategie comuni contro Addis Abeba.

Indipendentemente dal nome o dalla struttura di una possibile alleanza segreta tra questi attori, possiamo individuare con certezza gli interessi comuni nel rallentare la crescita esponenziale del potere che il governo etiope esercita sulla regione del Corno d’Africa.

Quella che alcuni analisti definiscono WaterWar — ossia la crescente competizione geopolitica per l’acqua che sta spingendo Sudan ed Egitto, minacciati dalla diga GERD, sempre più vicini ad Asmara (a sua volta bersaglio delle aspirazioni etiopi sul Mar Rosso) — si sta chiaramente riversando contro il governo del Prosperity Party. Questa dinamica sta infatti intrecciando gli interessi dei rivali regionali con quelli dei nemici interni di Abiy Ahmed Ali.

Sono diverse le fonti che, se confermate, collocherebbero piccole unità dell’esercito regolare sudanese di al-Burhan (SAF) nel Western Tigray, principalmente impiegate in attività di tipo logistico e nell’addestramento delle truppe tigrine. Alcune fonti sudanesi riportano che sarebbero stati gli Emirati Arabi Uniti a sostenere un eventuale avvicinamento tra i sudanesi e i tigrini, in risposta al possibile coinvolgimento dell’Etiopia a sostegno delle Rapid Support Forces (RSF).

Alcuni account interni sostengono che diversi addestratori delle SAF sarebbero stati catturati durante l’attacco del 1° agosto: si tratterebbe di truppe provenienti dalla città sudanese di Bereket, pochi chilometri a ovest del confine tra il Sudan e il Western-Tigray.

Il quotidiano indipendente etiope Borkena sostiene inoltre che unità del TPLF-Army 70 forniscano reparti di fanteria specializzata alle SAF in cambio di supporto logistico, protezione nelle retrovie e libertà di movimento lungo il confine. Secondo la stessa ricostruzione, questo rapporto sarebbe una risposta al crescente contatto tra l’intelligence etiope e le Rapid Support Forces (RSF).

Come con l’intensificarsi degli scontri con i Fano nell’estate del 2025, dopo lo scontro con il TPLF il governo di Addis Abeba sembrerebbe aver avviato una campagna di coscrizione. Secondo fonti amhara, a partire dal 9 agosto le forze dell’ENDF avrebbero riavviato le operazioni di arresto di massa a Lege T’afo, Burayu e Sululta, nella Amministrazione di Shaggar, trasferendo i detenuti in centri di addestramento militare. Per quanto sia difficile reperire numeri chiari sull’entità delle operazioni, non è la prima volta che il governo federale utilizza queste manovre in momenti di alto rischio di escalation.

La battaglia di Shererina potrebbe essere meno importante per ciò che è successo sul terreno che per ciò che potrebbe aver innescato politicamente. Il problema per Addis Abeba potrebbe non essere l’esistenza di una coalizione, ma la possibilità che interessi strategici convergenti producano, senza bisogno di un comando comune, una convergenza militare di fatto.

Secondo quanto dichiarato dal responsabile tigrino della comunicazione, Abraha Hagos, due droni hanno colpito il 20 agosto Makellè, capoluogo della regione settentrionale (nella foto sotto).

I sanitari dell’ospedale specializzato Ayder hanno comunicato che tredici persone sono state ricoverate con ferite di varia entità in seguito al bombardamento. In base a testimonianze oculari, alcuni funzionari del TPLF, tra cui il vicepresidente Amanuel Assefa, hanno confermato l’azione militare, denunciando una pericolosa escalation.

Gli attacchi hanno colpito alcune aree residenziali civili e la zona vicina all’Università di Makellè. Nel villaggio di Daero e nei complessi residenziali circostanti è stata colpita tra l’altro la sede giornalistica Tigray Media House con gravi danni strutturali.

Hagos ha dichiarato che si tratta del terzo attacco con droni nella regione in meno di un mese. La capitale tigrina era stata colpita da un altro drone il 19 agosto.

L’11 agosto, l’agenzia France Press aveva riportato le accuse del TPLF secondo cui le forze del governo federale avrebbero effettuato attacchi nel Tigray meridionale il giorno prima, nelle aree di Sheraro e Raya, e la BBC Tigrina, citando funzionari locali e fonti interne alle forze tigrine, aveva parlato di tre morti e sette feriti a seguito del triplice precedente bombardamento.

La riconfigurazione degli schieramenti storicamente contrapposti rende quindi sempre più difficile distinguere una semplice convergenza tattica dalla formazione di un nuovo sistema di alleanze. È questa ambiguità, più ancora della battaglia di Shererina in sé, a rappresentare oggi il principale rischio per la stabilità del Corno d’Africa.

Foto: Forze Armate Etiopiche, Televisione Etiopica e Nigrizia

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Laureato in Scienze della Difesa e Sicurezza, ha maturato una prima esperienza formativa come Allievo Ufficiale nella Marina Militare Italiana, sviluppando competenze in leadership, gestione del personale e organizzazione. Ha successivamente operato nella divisione Aerospazio e Difesa di Crisel S.r.l., partecipando a progetti internazionali e ad attività specialistiche del settore. In seguito ha ricoperto il ruolo di Junior Analyst nell’unità OSINT/SOCMINT di AGC Communication, dove ha elaborato report, articoli e analisi geostrategiche sul Corno d’Africa e su specifici Paesi africani, rafforzando le capacità di ricerca e analisi informativa.

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