Somaliland: Tel Aviv sempre più vicina a Hargeisa

di Gabriele Leone*
L’attenzione dei media torna a concentrarsi su Bab el-Mandeb in seguito alla rapida diffusione della notizia pubblicata da Middle East Eye (MEE), secondo cui Israele avrebbe dispiegato, nei primi mesi di quest’anno, almeno 50 soldati israeliani di origine africana in Somaliland nell’ambito di accordi di sicurezza bilaterali.
La stampa somala sostiene che, secondo un funzionario locale rimasto anonimo, la maggior parte di questo contingente militare sarebbe composta da militari di origine etiope, così da facilitarne il camuffamento tra la popolazione locale. Sebbene non vi siano conferme ufficiali da parte del governo di Tel Aviv riguardo all’effettiva origine delle truppe, questa ipotesi non risulterebbe particolarmente difficile da attuare per Israele.
Secondo alcune stime, infatti, nel Paese risiederebbero almeno 160.000 cittadini di origine etiope, appartenenti ai Beta Israel, una comunità ebraica originaria delle regioni di Amhara e Tigray, nell’Etiopia settentrionale. Tale comunità sarebbe emigrata quasi integralmente dall’Etiopia a Israele attraverso diverse iniziative promosse dal governo israeliano a partire dal 1979.
Dal momento che la notizia è ormai ripresa da numerose testate africane, online emergono forti preoccupazioni riguardo alle comunità di rifugiati etiopi presenti in Somalia, spesso vittime di violenze e rimpatri forzati da parte delle autorità locali. Queste comunità si trovano ora ancora più al centro del dibattito pubblico a causa del timore di possibili infiltrazioni esterne.

Sebbene, secondo le dichiarazioni del ministro della Difesa del Somaliland, Mohamed Yusuf Ali, Israele non disponga attualmente di una propria base militare sul territorio, gli aeromobili dell’IDF, secondo un’inchiesta della CNN, avrebbero utilizzato una base militare situata in Somaliland durante l’Operazione Roaring Lion. Al centro dello scacchiere regionale tornano quindi le infrastrutture della città di Berbera: questa volta è l’aeroporto militare a essere protagonista di numerose analisi.
L’International Institute for Strategic Studies (IISS) di Londra sostiene che l’ammodernamento delle infrastrutture militari di Berbera, attualmente in corso, sia probabilmente collegato al sempre più frequente utilizzo del sito da parte dell’esercito israeliano. Diverse fonti, infatti, segnalano una crescente cooperazione nell’area tra la struttura emiratina e le unità di Tel Aviv.

In alcune recenti dichiarazioni, il ministro della Difesa israeliano, Israel Katz, ha ufficializzato che Israele e il Somaliland intrattengono da anni una cooperazione segreta. In occasione dell’incontro svoltosi a Gerusalemme, nel giugno 2026, con il presidente del Somaliland, Abdirahman Mohamed Abdullahi, il ministro Katz ha dichiarato che i due Stati hanno condotto una serie di operazioni congiunte di natura riservata.
Il leader del gruppo yemenita Ansar Allah, Abdul-Malik al-Houthi, in un videomessaggio trasmesso dal canale satellitare del gruppo, al-Masirah, ha dichiarato: “La situazione nel Somaliland è attentamente monitorata e osservata, così come gli sforzi del nemico per trasformarlo in una base strategica con l’obiettivo di controllare il Golfo di Aden, lo Stretto di Bab el-Mandeb e il Mar Rosso”.
Secondo la testata investigativa americana Drop Site News, sulla base delle dichiarazioni di diversi funzionari, sia in carica sia in pensione — tra cui tre funzionari somali, un ex funzionario della sicurezza somala, un funzionario della sicurezza dell’Unione europea e un funzionario del Somaliland — Israele disporrebbe già da tempo di “una presenza di intelligence all’aeroporto internazionale di Berbera”.

Quanto emerge da queste dichiarazioni coincide con quanto sostenuto da Abdurahman Sheikh Azhari, portavoce presidenziale somalo per gli affari di intelligence, il quale ha affermato pubblicamente che la presenza di personale militare e di agenti dei servizi segreti israeliani in Somaliland non rappresenta una novità per gli apparati dello Stato somalo. Secondo le sue fonti, gli israeliani opererebbero dalla base militare emiratina di Berbera dall’inizio del 2025, non soltanto nell’ambito della raccolta di informazioni, ma utilizzando l’aeroporto anche come deposito di equipaggiamenti militari e come piattaforma per operazioni logistiche e di rifornimento.
Non solo secondo le fonti di Drop Site News, ma anche secondo diversi quotidiani somali, la polizia e alcune unità speciali del Somaliland sarebbero recentemente rientrate da periodi di addestramento svolti in Israele. Lo stesso varrebbe per gli ufficiali dell’intelligence di Hargeisa, che verrebbero formati dalla controparte israeliana.

Il 7 luglio un articolo di Le Monde riportava che gli Emirati Arabi Uniti stanno costruendo in segreto una base militare per conto di Stati Uniti e Israele presso l’aeroporto di Berbera, situato a circa 7 chilometri a ovest dal centro della città costiera.
“La costruzione coincide con il riconoscimento da parte di Israele dell’indipendenza del Somaliland, annunciato il 26 dicembre 2025. Una mossa diplomatica a sorpresa del premier Benjamin Netanyahu che mira a stabilire un avamposto israeliano avanzato nel Golfo di Aden, vicino alla costa yemenita, dove operano i ribelli Houthi, la milizia sciita sostenuta dall’Iran”, ha scritto Le Monde.
Le immagini satellitari esaminate dal quotidiano francese mostrano grandi lavori di scavo in corso in almeno tre punti a sud della pista: almeno 18 trincee sono state scavate nel terreno sabbioso tra ottobre 2025 e lo scorso marzo. Secondo una fonte della sicurezza europea, “questi hangar sotterranei scavati nella base corrispondono a depositi di munizioni o a serbatoi di carburante”. Il progetto è realizzato dagli Emirati Arabi Uniti nell’ambito di un accordo di difesa firmato con il Somaliland nel 2017, ma, secondo fonti citate da Le Monde, l’opera è destinata a sostenere gli interessi americani e israeliani.

Secondo il Jerusalem Post, la cooperazione tra Israele e il Somaliland non si limiterebbe ai settori della sicurezza e della difesa, ma comprenderebbe anche lo sviluppo economico, la valorizzazione delle risorse naturali, l’agricoltura e la cocestione delle risorse idriche. La vicedirettrice Eynat Shlein dell’Agenzia israeliana per la cooperazione internazionale allo sviluppo (MASHAV), presso il Ministero degli Esteri, ha dichiarato, in occasione della visita istituzionale a Gerusalemme del presidente del Somaliland, Abdirahman Mohamed Abdullahi, che il settore delle risorse idriche, insieme a quello sanitario, rappresenta la priorità assoluta.
La risposta del gruppo Ansar Allah non sembra essersi fatta attendere. Secondo il Somali Guardian il sito web del Ministero degli Affari Esteri del Somaliland sarebbe stato oggetto di un attacco hacker da parte del gruppo Cyber Islamic Resistance (CIR), un collettivo di hacktivisti filo-iraniani. Il CIR agisce come proxy informatico allineato con l’Asse della Resistenza, i loro attacchi prendono di mira principalmente le infrastrutture israeliane e occidentali.
![]()
In questo caso, il gruppo di hacker ha inserito immagini di alti funzionari del gruppo yemenita guidato da al-Houthi, tra cui il portavoce militare Yahya al-Saree, in tutte le schermate del sito web del Ministero degli Affari Esteri del Somaliland. Le autorità di Hargeisa non hanno rilasciato dichiarazioni in merito a una possibile esfiltrazione di dati o a un’eventuale compromissione del perimetro cyber. Da notare che il sito del Ministero a distanza di ventiquattro ore dall’attacco risulta ancora inaccessibile.
Alcune fonti riportano inoltre che anche il sito della Central Bank of Somaliland sarebbe stato attaccato dal CIR. Tuttavia, a differenza del sito del ministero, già il giorno successivo all’attacco risulta nuovamente online, sebbene presenti ancora alcuni problemi grafici.
L’attacco è avvenuto poche ore dopo che il governo del Somaliland, nella giornata del primo luglio, ha approvato all’unanimità una dichiarazione congiunta con Israele. Il presidente del Somaliland ha dichiarato che gli accordi riguardano la cooperazione nei settori dell’agricoltura, delle risorse idriche e dello sviluppo sanitario.
Foto: Jewish Onliner, Telegram, Le Monde e Times of Israel.
Mappa realizzato con l’inpiego di programmi di Intelligenza Artificiale
*Gabriele Leone – Laureato in Scienze della Difesa e Sicurezza, ho maturato una prima esperienza formativa come Allievo Ufficiale nella Marina Militare Italiana, sviluppando competenze in leadership, gestione del personale e organizzazione. Ho successivamente operato nella divisione Aerospazio e Difesa di Crisel S.r.l., partecipando a progetti internazionali e ad attività specialistiche del settore. In seguito ho ricoperto il ruolo di Junior Analyst nell’unità OSINT/SOCMINT di AGC Communication, dove ho elaborato report, articoli e analisi geostrategiche sul Corno d’Africa e su specifici Paesi africani, rafforzando le mie capacità di ricerca e analisi informativa.
RedazioneVedi tutti gli articoli
La redazione di Analisi Difesa cura la selezione di notizie provenienti da agenzie, media e uffici stampa.







