La Difesa tedesca cancella il programma per le fregate F126

Il Ministero della Difesa tedesco ha annunciato di aver deciso d’interrompere il programma per la costruzione delle sei fregate tipo F126 in fase di realizzazione, quale capocommessa, da parte del gruppo cantieristico olandese Damen Schelde Naval Shipbuilding (DSNS) e di voler procedere, una volta approvato dalla Commissione Bilancio del Bundestag, con l’acquisizione di un totale di otto fregate tipo MEKO A200 DEU che saranno realizzate dal gruppo tedesco TKMS.
Con tale decisione viene abbandonato uno dei più grandi programmi navali finora avviati dal Ministero della Difesa tedesco o Bundesministerium der Verteidigung (BMVg), che ha giustificato questa interruzione con i significativi ritardi del progetto ed i prevedibili aumenti dei costi e dei rischi associati al cambio del cantiere capocommessa.
Il programma delle fregate tipo F126 avrebbe dovuto portare all’immissione in servizio di piattaforme multiruolo impiegabili a livello mondiale, con elevate capacità di lotta contro i sottomarini o ASW (Anti-Submarine Warfare) e di presenza prolungata nei teatri operativi lontani, capaci non soltanto di condurre missioni in ambito nazionale ma anche di assicurare l’assolvimento degli impegni assunti nell’ambito della NATO e di altri consessi internazionali. Le F126 avrebbero dovuto costituire la spina dorsale della componente di superficie della Marina tedesca.
Secondo il Piano di Sviluppo della Forza Armata con Orizzonte 2035+, la flotta di superficie seguirà un’evoluzione progressiva che avrebbe dovuto portare nel 2035 ad una componente incentrata su 6 fregate per la difesa aerea F127 di futura realizzazione, affiancate da tre piattaforme senza equipaggio per l’impiego missilistico remotizzato o LRMV (Large Remote Missile Vessels) anch’esse di nuova costruzione, le 6 fregate F126 classe “Niedersachsen”, oggi cancellate, per assolvere ad un’ampia gamma di missioni, in via principale e prioritaria quella ASW, unitamente a 3-4 fregate F-125 classe “Baden-Wuttenberg” ammodernate già in servizio e 6-9 corvette K130 classe “Braunscheweig” in fase di realizzazione nonché 18+ nuove unità di superficie da combattimento future o FCSS (Future Combat Surface System), destinate a completare la componente delle corvette.
Con un dislocamento a pieno carico di ben 10.500 tonnellate, una lunghezza e larghezza rispettivamente di 166 metri e 21,7 metri ed un impianto propulsivo in configurazione CODLAD (COmbined Diesel-eLectric And Diesel) incentrato su due motori diesel da 12.000 kW ciascuno e due motori elettrici da 4.000 kW ciascuno su due assi e quattro generatori diesel da 3.000 kW ciascuno per la generazione elettrica, le nuove unità tipo F126 dovevano raggiungere una velocità massima di oltre 26 nodi che si riducevano a più di 15 nodi con soltanto l’impiego dei motori elettrici, e raggiungere un’autonomia di oltre 5000 miglia nautiche e 21 giorni d’impiego in mare.
Le nuove unità dovevano operare in climi ed acquee calde come quelle fredde del Nord Atlantico più settentrionale con uno scafo ed accorgimenti per operare con ghiaccio leggero (Ice Class 1), una capacità praticamente inesistente fra le unità similari a livello mondiale, nonché partecipare a missioni in teatri operativi lontani, con cambio equipaggio e manutenzione a distanza per attività prolungate al pari del concetto operativo che aveva portato allo sviluppo delle fregate F125.

Caratterizzate da alloggi per 198 persone ed un’elevata automazione per un impiego con un equipaggio ridotto, nonché un ponte di volo poppiero ed hangar per due elicotteri NH90 e velivoli senza pilota, le F126 erano progettate con importanti spazi modulari per accogliere equipaggiamenti di missioni di varia natura, da quello con sistema sonar rimorchiato per la lotta ASW, a mezzi veloci di superficie e veicoli senza pilota, sistemi containerizzati per aree mediche attrezzate ed altri compiti, per un massimo di 10 container standard installati principalmente a centro nave.
Il sistema di combattimento era incentrato sulla suite di comando e controllo di Thales Nederland TACTICOS, la cui fornitura e messa in servizio era compito di Thales Deutschland, mentre la sensoristica comprendeva un radar 3D AESA di ultima generazione a quattro facce fisse di sorveglianza TRS-4D di Hensoldt unitamente ad un radar multifunzionale sempre a quattro facce fisse di Thales Nederland APAR Block 2 per la difesa aerea con i sistemi missilistici superficie-aria imbarcati nonché un esteso sistema di sorveglianza elettronica (RESC/CESM) fornito da Rhode & Schwarz con ELT Group come subfornitore unitamente al sistema di sorveglianza elettro-ottica a 360° Gatekeeper e di direzione del tiro Mirador MK2 EO forniti da Thales.
A questi s’aggiungeva il modulo ASW fornito da Atlas Elektronik basato sul sistema sonar rimorchiato ACTAS a bassa frequenza. L’armamento comprendeva un sistema di lancio verticale multiplo (VLS) con due lanciatori Lockheed Martin Mk41 da 8 celle ciascuno e lunghezza per armi da strike, capaci di accogliere ciascuna 4 missili antiaerei ESSM (Evolved Sea Sparrow Missile) Block 2 con sistema di guida radar attivo e semi-attivo nonché due sistemi Mk 31 GMWS (Guided Missile Weapon System) RAM per la difesa ravvicinata con ciascuno un lanciatore a 21 celle per missili RAM Block 2A/B.
A questi s’aggiungeva un armamento cannoniero di fornitura Leonardo con un pezzo principale da 127/64 mm LW Vulcano, due sistemi a controllo remotizzato Rheinmetall MLG27 da 27 mm e due altrettanti sistemi remotizzati da 12,7 mm di Leonardo, in aggiunta a lanciatori per decoy varia natura.
Il programma fra sviluppi tecnici e influenza della politica
L’abbandono di tale programma costituisce, secondo gli analisti e la stampa specializzata tedesca, non soltanto un fallimento dal punto di vista dell’industria in un contesto transfrontaliero ma anche della politica di acquisizione messa in atto dall’allora Ministro della Difesa Ursula von der Leyen, che intendeva stabilire nuovi standard in materia di appalti e politica industriale.
La Difesa e la Marina Militare tedesche venivano da un altro programma anch’esso non riuscito bene, quello destinato allo sviluppo, costruzione e messa in servizio delle fregate F125 classe “Baden-Wüttenberg”.
Nonostante i problemi tecnici ed i conseguenti ritardi nell’accettazione delle unità, quest’ultimo programma ha portato alla messa in linea di quattro unità che ancora oggi soffrono di un armamento ridotto, limitazione destinata ad essere presto colmata, unitamente alla ricezione in ammodernamento di un sistema di comando, controllo e combattimento o CMS di nuova generazione.
L’unità capoclasse Baden-Wüttenberg, per la prima volta nella storia della Marina tedesca, non è stata accettata immediatamente in servizio ma soltanto dopo circa due anni ed il raggiungimento della piena capacità operativa ha richiesto tempo e denaro.
L’adozione di un nuovo processo acquisitivo per il programma che inizialmente è stato denominato MKS180 e successivamente F126, con una gara internazionale frutto di una decisione politica di principio, unitamente ad un requisito operativo molto sfidante destinato a colmare un’importante lacuna capacitiva, hanno determinato molte aspettative ed allo stesso tempo un intreccio di rischi difficile da controllare.

Nonostante le avvisaglie di diverso tipo, la continua pressione politica, non ha permesso di gestire nel migliore dei modi i conseguenti problemi che hanno portato all’attuale situazione.
Il programma per la realizzazione delle nuove fregate è stato assegnato al gruppo cantieristico DSNS nel 2020 e prevedeva la consegna della prima unità, con capacità operative iniziali, entro la metà del 2028 mentre le rimanenti fregate avrebbero dovuto seguire entro il 2033.
DSNS ha operato quale capocommessa con progettazione e gestione della costruzione delle unità, la quale è stata avviata presso cantieri in Germania, ed in particolare i siti industriali di German Naval Yards e NVL Group, quest’ultimo oggi parte del colosso della difesa tedesco Rheinmetall.
Il sistema di combattimento come sopra riportato ha visto il coinvolgimento principale del gruppo Thales ed in particolare della branchia tedesca (Thales Deutschland), con la sensoristica ed armamento in fase di fornitura da parte di un mix di sistemi forniti da aziende tedesche, europee ed americane, come sopra riportato.
Con il successivo ed attuale Ministro della Difesa Boris Pistorius, il programma non ha perso la spinta politica fino a richiedere due ulteriori unità della classe, passando da 4 a 6, e ponendo il medesimo al centro del potenziamento delle capacità della Marina tedesca. In aggiunta al fatto che lo stesso Ministro che ha oggi decretato la fine del programma ha in passato supportato pubblicamente il medesimo, le avvisaglie che i problemi stavano crescendo non sono comparse all’improvviso.

Nel documento-rapporto programmatico di presentazione periodica dei principali programmi della Difesa, problematiche inerenti il programma ed in particolare quelle inerenti le interfacce informatiche tra i software di progettazione (olandesi) e quelli di produzione (tedesche) erano già emerse con il 19° rapporto.
Nonostante tali problematiche, il programma è andato avanti con la costruzione della prima unità. Come affermato dallo stesso comunicato di interruzione del programma, in seguito alla comunicazione da parte del gruppo olandese che “l’adempimento del contratto era significativamente ritardato e che la costruzione delle navi non era possibile entro i tempi e il budget concordati”, la Difesa tedesca ha iniziato ad esaminare a partire dal 2025, la possibilità di sostituire, quale capocommessa, i cantieri DSNS con quelli tedeschi Naval Vessels Lürssen BV & Co. KG (NVL), oggi parte del gruppo Rheinmetall.
Nonostante l’apprensione sulle sorti del programma fosse cresciuta sia a livello governativo sia parlamentare, la Difesa tedesca ha mantenuto in essere il programma attuale, situazione che ha portato alla sottoposizione alla Commissione Bilancio del Bundestag per l’esercizio finanziario 2025, sia di fondi destinati alla F126 sia per la piattaforma alternativa.
Alla fine, come riportato dallo stesso comunicato della Difesa tedesca, il programma è stato interrotto, poiché la sua prosecuzione avrebbe comportato costi aggiuntivi significativi. Secondo il comunicato, “il contratto per la costruzione delle sei fregate F126 è stato negoziato con il nuovo prime contractor tedesco NVL (oggi Rheinmetall Naval Systems Division) per una cifra di circa 15,2 miliardi di euro”.
A questo, secondo quanto dichiarato, si sarebbero dovuti aggiungere i servizi già forniti in base al contratto esistente con DSNS e i necessari contratti per forniture e servizi di supporto. Ciò avrebbe portato il fabbisogno finanziario totale per le F126 a oltre 18 miliardi di euro rispetto ai 10 precedentemente stimati. Per quanto motivo è stato deciso di non procedere. La domanda che si pongono gli analisti e la stampa specializzata è se tale valutazione non potesse essere fatta prima nel corso del programma, riducendo i rischi che hanno portato alla decisione finale.
Un altro importante tema da affrontare è rappresentato dai fornitori e quindi dall’industria nazionale coinvolta nel programma, poiché non state date informazioni officiali in ordine al destino delle forniture. Nel frattempo successivamente all’annuncio della decisione, il titolo del gruppo Rheinmetall, il cui cantiere avrebbe dovuto diventare capocommessa per la gestione del programma e realizzare le nuove unità, come di altri fornitori importanti del programma come Hnesoldt e Renk, hanno avuto contraccolpi sul mercato, e gli analisti si sono affrettati a ricordare come l’acquisizione nel settore della Difesa rimanga legata alla politica e quindi imprevedibile anche a fronte di sviluppi non previsti nel settore della Difesa.
Il programma alternativo
Nel frattempo, il Ministero della Difesa e lo stesso Bundestag tedesco, hanno valutato e posto in essere le basi per procedere con un programma alternativo rappresentato dall’acquisizione di otto fregate antisom MEKO A-200 DEU o F128 fornite dal gruppo cantieristico tedesco TKMS e destinate ad essere realizzate in Germania.
Secondo quanto dichiarato dal Ministero della Difesa tedesco, a seguito di un’approfondita analisi, la Marina tedesca ha confermato che le fregate MEKO A-200 DEU sarebbero in grado di assolvere alla missione principale, ovverosia quella antisom, e quindi anche di soddisfare l’adempimento dei propri obblighi nei confronti dell’Alleanza. Inoltre, il comunicato, asserisce che “una tipologia di nave standardizzata offre vantaggi significativi in termini di operatività, manutenzione e addestramento.”

Il programma intende essere sottoposto il più presto possibile alla Commissione Bilancio del Bundestag tedesco, affinché si possa procedere con il minor ritardo e quindi soddisfare le promesse fatte in termini di unità navali offerte alla NATO.
Per accelerare le tempistiche in vista di un possibile sviluppo nel programma F126, come è alla fine si è verificato, nel febbraio 2026, è stato siglato un accordo preliminare fra TKMS e la Difesa tedesca con contratto iniziale del valore di 50 milioni di euro per il lancio delle attività preparatorie affinché la consegna della prima unità MEKO A-200 DEU o F128 potesse avvenire nel 2029, qualora il contratto definitivo fosse siglato in tempi brevi.
Sebbene si parli di un programma di otto fregate, previa approvazione della Commissione Bilancio, il contratto iniziale riguarderebbe soltanto quattro unità per un valore di circa 6,3 miliardi di euro. L’opzione per ulteriori quattro navi potrebbe essere esercitata entro la fine del 2026 per circa 5,3 miliardi di euro.
Alla luce dell’interruzione del programma F126, l’interesse sia dell’industria nazionale che internazionale coinvolta in quest’ultimo si è indirizzata verso il nuovo ed in particolare sulla configurazione del sistema di combattimento delle nuove fregate.
Nessuna informazione ufficiale è stata divulgata al riguardo ma è possibile effettuare una valutazione preliminare sulla piattaforma in primis: la MEKO A-200 è un progetto collaudato che ha trovato successo sul mercato internazionale, essendo stata acquisita dal Sud Africa, Algeria e più recentemente dall’Egitto, in quest’ultimo caso anche con accordo di produzione su licenza da parte dei cantieri Alexandria Shipyard, e configurazione del sistema di combattimento in base alle esigenze delle diverse Forze Navali.
Nel caso in cui il progetto prescelto dal Ministero della Difesa e Marina tedesca fosse rappresentato dalla MEKO A-200, siamo in presenza di una piattaforma con una lunghezza e larghezza rispettivamente di 121 e 16,4 metri, un dislocamento a pieno carico di circa 4.000 tonnellate ed un impianto propulsivo in configurazione CODAG WARP (Combined Disel and Gas Water jet And Refined Propeller) con una turbina a gas da 20 MW connessa ad un idrogetto centrale nonché due motori diesel da 6 MW ciascuno con due eliche a bassa segnatura acustica in grado di assicurare una velocità di oltre 29 nodi ed un’autonomia di oltre 6.500 miglia nautiche a 16 nodi.
Con un equipaggio di circa 125 unità e personale aggiuntivo per 49 elementi, nella configurazione più prestante prescelta della Marina egiziana (e similare a quella algerina), il sistema di combattimento (con CMS di diversa fornitura) è incentrata su di una sensoristica con un radar multifunzionale AESA rotante Thales Nederland NS-110, sistema di sorveglianza e disturbo per la guerra elettronica, sistemi di direzione del tiro radar/elettro-ottici.
L’armamento è incentrato su di un sistema di lancio verticale (VLS) a 32 celle per missili superficie-aria tipo VL MICA NG, 8-16 missili antinave tipo Exocet (o RBS-15 Mk3 per le navi algerine) un cannone principale Leonardo da 127/64 LW, due sistemi per la difesa ravvicinata basati su cannoni da 30 mm, lanciatori per siluri leggeri ed un sistema per lancio decoy Rheinmetall Defence MASS. Le MEKO A200 dispongono di un ponte di volo poppiero ed hangar in grado di accogliere due elicotteri da 6 tonnellate quali il Leonardo AW159 Wildcat o uno singolo da 11 tonnellate quale l’NFH90 in aggiunta a velivoli senza pilota. Queste navi possono essere equipaggiate con un sonar a scafo ma nessuna MEKO A-200 ha finora imbarcato un sistema sonar rimorchiato.
Da una prima analisi comparativa dei due progetti, si evince come le F126 potessero essere considerate piattaforme più capaci sia in termini di scafo, apparato propulsivo e sistemi di bordo da una parte sia in termini di sistema di combattimento dall’altra. In quest’ultimo caso, le F126 sono state concepite, come sopra riportato, con CMS di ultima generazione, radar a facce fisse AESA più prestanti nonché sistema di sorveglianza elettronica ed EO/IR a 360° allo stato dell’arte.
L’armamento è più sviluppato con VLS Mk 41 che possono imbarcare non soltanto missili ESSM Block 2A/B ma anche Raytheon Standard SM-2 e le generose dimensioni del progetto consentono l’impiego di sonar a cortina rimorchiata oltre ad altri equipaggiamenti di missione nonché hangar per due NFH90 e velivoli senza pilota. Non è inoltre definito quale possa essere il sistema missilistico superficie-aria che la Marina tedesca intende imbarcare sulle A200 DEU ma si presume che si tratti di una munizione della famiglia IRIS-T. Il Ministero e la Forza Armata hanno testato con successo ed imbarcheranno in futuro sulle unità F125 classe “Baden-Wüttenberg” prive di armamento missilistico superficie-aria a medio raggio, il sistema Diehl Defence IRIS-T SLM.
Sebbene non vi siano evidenze al riguardo, il gruppo TKMS ha sviluppato per il programma australiano delle nuove unità di superficie poi vinto dall’industria giapponese, il progetto MEKO A210 che rappresenta un’evoluzione della MEKO A200 con una piattaforma dalle sovrastrutture diverse e sistema di combattimento più capace, ma come anticipato, non vi sono riferimenti nei documenti fino ad ora presentati presso il Parlamento tedesco. Inoltre si tratta unicamente di una proposta e non di un progetto già collaudato ed in servizio come la progenitrice A200.
La Marina tedesca ha inoltre lanciato due programmi per l’adozione di nuovi sistema di comando, controllo e combattimento (CMS) di cui il primo riguarda l’ammodernamento delle unità tipo F123 classe “Brandeburg” incentrato sul sistema svedese Saab 9LV mentre per le future unità per la difesa aerea F127 destinate a rimpiazzare le attuali fregate tipo F124 e classe “Sachsen”, nonché quale sistema standard di nuova generazione destinato ad equipaggiare anche le unità F125 classe “Baden-Wüttenberg” è stato prescelto il sistema Lockheed Martin Canada CMS 330 destinato a gestire sulle fregate F127 un sistema di combattimento con sensoristica ed armamento principalmente americano.
Indifferentemente dal sistema che potrà essere prescelto per le MEKO A200 DEU, non si tratta del sistema Thales TACTICOS in cui il gruppo europeo aveva investito in Germania per soddisfare le necessità della Forza Armata, e secondo alcune fonti ben informate anche per la sensoristica e la sistemistica si andrebbe per sistemi diversi da quelli prescelti per l’impiego a bordo delle fregate F126.
Una situazione che metterebbe in difficoltà l’industria nazionale, destinata a fronteggiare anche la concorrenza dell’industria israeliana nel settore navale, che sta lavorando ad accordi con partner stranieri per soddisfare le necessità delle Forze Armate tedesche, ma i cui risvolti a lungo andare sono difficili da valutare.
Nel caso poi della Marina tedesca, siamo di fronte ad un periodo in cui la standardizzazione precedente in termini di sistemistica non sarà più presente almeno per un certo periodo, con aumento dei costi anche in termini di manutenzione e supporto logistico. Senza dimenticare che la scelta di imbarcare sistemi ed armamenti di sviluppo e produzione americana come per le F127 mette in secondo piano l’industria europea ed aumenta la dipendenza nazionale da fonti oltre i confini del Vecchio Continente.
Foto: DSNS, TKMS, Ministero Difesa Tedesco e Luca Peruzzi
Luca PeruzziVedi tutti gli articoli
Nato a Genova nel 1966 e laureato in giurisprudenza, è corrispondente per l'Italia e collaboratore delle riviste internazionali nel settore della difesa del gruppo inglese IHS Markit (Jane's Navy International e Jane's International Defence Review) e della casa editrice tedesca Mittler Report Verlag (European Security & Defense e pubblicazioni collegate) nonché delle riviste di settore Armada International, European Defence Review e The Journal of Electronic Defense. In Italia collabora anche con Rivista Marittima, Aeronautica & Difesa e la testata online dedicate al settore marittimo ed economico The MediTelegraph (Secolo XIX).








