I fatti di Ceuta fanno emergere nuove tensioni e vecchie ruggini tra Madrid e Roma

 

 

La dura reazione si Madrid alla decisione italiana di sospendere temporaneamente l’area Schengen rivela una posizione pregiudizialmente contraria al nostro Paese maturata in un contesto di crescente competizione economica e politica. Rilevante è inoltre, da parte spagnola, la sottovalutazione degli aspetti umanitari e giuridici evidenziata dalla gestione degli ingressi a Ceuta dalla frontiera del Marocco che configura un vero e proprio regime di eccezione. Più che legittimo è invece il nostro provvedimento.

Il ministro degli interni spagnolo ha definito come “imperdonabile” l’iniziativa del nostro Paese evidenziandone il carattere “assolutamente egoista, non solidale, poco responsabile”. L’ex Alto rappresentante Ue Joseph Borrell si è invece incaricato di mettere in luce la mancanza di giustificazione della chiusura, in quanto a suo dire Ceuta non è nell’Unione e quindi le frontiere europee non sono state minacciate dall’improvviso esodo di migranti marocchini. In sostanza, alla base c’è l’idea che la frontiera di Ceuta non sia europea e che la Spagna non possa essere accusata di non riuscire a proteggere il confine esterno dell’area Schengen dalle infiltrazioni.

L’esistenza di regole speciali per la circolazione tra Ceuta e la Spagna continentale non esclude però che Ceuta sia a tutti gli effetti giuridici territorio sotto sovranità spagnola, soprattutto ai fini dei principi di protezione dei rifugiati stabiliti dalla Corte europea dei diritti dell’uomo (Cedu) che portano a ritenere illegali i respingimenti collettivi attuati con modalità messe in atto da Madrid nel corso della recente crisi migratoria.

Non distinguere – ai fini della concessione della protezione prevista dalla Convenzione di Ginevra del 1951 sui rifugiati – la posizione di persone entrate (sia pur irregolarmente) sul proprio territorio costituisce una prassi illegittima.

Da non sottovalutare inoltre la questione umanitaria. L’Italia si è spesso trovata di fronte ad arrivi massicci nella piccola isola di Lampedusa, ma ha sempre reagito in modo da garantire adeguate condizioni ai migrati trasferendoli in centri di accoglienza.

Non così ha fatto Madrid: decine di migliaia di migranti, donne comprese e minori, hanno vagato per giorni nelle vie dell’enclave spagnola ricevendo minima assistenza finché, sotto la vigilanza della polizia, sono lentamente rientrati in territorio marocchino.  Di fatto, quindi, c’è stato un respingimento forzoso, indiscriminato e collettivo, mentre invece avremmo dovuto aspettarci che i migranti fossero trasferiti in centri di accoglienza spagnoli fuori Ceuta.

Del tutto assenti gli interventi SAR avanti alle coste di Ceuta da parte delle autorità spagnole a favore di persone palesemente in difficoltà, molte delle quali sono perite cercando di raggiungere a nuoto la riva: se soccorsi, sarebbero stati condotti in un POS spagnolo.  Vista in questo modo e considerata la dimensione dell’improvviso flusso migratorio, la questione posta dall’Italia con la sospensione del regime di Schengen appare meno peregrina.

La storia dell’immigrazione irregolare verso Italia e Spagna è apparentemente la stessa. Diverse sono state tuttavia nel tempo le risposte dei due Paesi al fenomeno, anche per via delle peculiarità geopolitiche delle rispettive aree geografiche di riferimento. Distinte sono state inoltre le risposte dell’opinione pubblica interna che in Spagna non ha mai assunto i toni dell’accoglienza incondizionata verso i migranti via mare nonostante le forti critiche a noi rivolte nel 2019 per la decisione del ministro Salvini di vietare l’ingresso nei porti alle navi Ong, incluse quelle spagnole.

Oltretutto Madrid si è sempre avvalsa delle politiche di difesa dei confini Ue e delle conseguenti misure di interdizione in mare. Nel 2007, ad esempio, una motovedetta della Guardia costiera italiana partecipante all’Operazione di Frontex “Hera”, abbordò al largo delle Canarie il mercantile “Happy days” con 300 migranti pakistani, dirottandolo in modo coattivo in Senegal.

Spesso invece l’Italia ha voluto e dovuto fare da sola, senza l’aiuto dell’Europa, come nel caso dell’Operazione “Mare Nostrum”. E’ noto inoltre che la Spagna ha blindato, con finanziamenti europei, le proprie coste continentali ed insulari con dispositivi di sorveglianza mirati a individuare le imbarcazioni in avvicinamento per intercettarle, inseguirle, arrestare gli scafisti ed eventualmente respingerle. Completano il cosiddetto “pacchetto frontiere” di Madrid gli accordi con Marocco, Senegal, Mauritania per pratiche sbrigative di riammissione dei migranti irregolari, minori compresi, e per l’interdizione, anche con pattugliamenti congiunti, delle partenze illegali.

Rabat, in particolare, si è impegnata ad intervenire al di fuori delle acque territoriali spagnole per riportare indietro i migranti salvati, dopo aver ricevuto, in cambio, cospicui finanziamenti da Bruxelles e Madrid per rafforzare controlli alle frontiere e capacità di soccorso.

Le Ong spagnole, d’altronde, non intervengono direttamente per salvare migranti davanti alle coste di Mauritania, Senegal e Marocco e farli sbarcare nelle Canarie, limitandosi invece, a quel che sembra, a segnalare le situazioni di pericolo ai centri SAR competenti. Ciononostante, la Spagna ambisce tuttora a presentarsi come paladina dell’accoglienza facendo leva sul recente provvedimento di regolarizzazione di 500.000 migranti.

Madrid ha dunque sinora mantenuto un profilo autonomo rispetto all’Italia nella gestione delle crisi e delle politiche migratorie, non sempre lineare e coerente come si vorrebbe far credere.

Anche la decisione della sua Corte suprema di ritenere legali gli ingressi liberamente attuati via mare, più che affermare libertà di approdo, appare strumentale a permettere l’installazione di barriere in acqua che impediscano il superamento della frontiera marittima tra Marocco e Ceuta.

La crisi di Ceuta ha evidenziato molte di queste incongruenze, oltre a gravi carenze nell’applicazione dei principi dello Stato di diritto relativamente ad accoglienza persone fragili, soccorso in mare, valutazione status soggetti potenzialmente aventi diritto a protezione.

Sullo sfondo si agitano ovviamente le questioni geopolitiche tra Spagna, Marocco ed Algeria. Non secondarie quelle connesse all’ambizione di Madrid di instaurare con Algeri relazioni economiche simili a quelle che noi abbiamo sin dai tempi di Mattei e che continuiamo a curare con attenzione.

Foto EFE

Mappe: Map Tiler e University of Malta

 

 

Ammiraglio in congedo, docente a contratto di "Introduzione geopolitica e diritto internazionale del mare" presso l'Università di Bari. E' autore del "Glossario di Diritto del Mare", RM, 2020 disponibile in https://www.marina.difesa.it/media-cultura/editoria/marivista/Documents/supplementi/Glossario_di_diritto_del_mare_2020.pdf

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