La corsa contro il tempo per rifornire l’Ucraina di difesa aeree

L’Unione Europea ha dato il via libera all’Ucraina per l’acquisto di intercettori missilistici Patriot, utilizzando parte del prestito di 90 miliardi di euro concesso dai 27 Stati membri. Si tratta di “attrezzature cruciali per i sistemi di difesa aerea”, ha dichiarato la presidente della Commissione Europea Ursula von der Leyen. L’Ucraina potrà utilizzare la prossima tranche del prestito europeo, pari a 3,2 miliardi di euro, “per proteggere meglio il proprio spazio aereo dagli attacchi indiscriminati della Russia”.
Il ministro della difesa tedesca Boris Pistorius si è impegnato a inviare a Kiev missili di difesa aerea Patriot PAC-2 prelevati dalle scorte della Bundeswehr già intaccate da precedenti forniture sempre all’Ucraina. La Germania invierà all’Ucraina ulteriori missili intercettori “urgentemente necessari invito tutti i membri del gruppo di contatto per la difesa dell’Ucraina a rivedere le proprie scorte e a effettuare consegne analoghe”, ha dichiarato il ministro nei giorni scorsi.
Non è chiaro se i PAC-2 tedeschi appartengano a nuove forniture poiché in agosto il presidente ucraino Volodymyr Zelensky aveva annunciato di aver raggiunto un accordo con la Germania “per la fornitura di 600 missili intercettori Patriot PAC-2” che la Germania dovrebbe produrre su licenza statunitense con consegne previste a partire dal 2027.
Pistorius ha poi aggiunto che in Ucraina, “stiamo mantenendo le nostre consegne continue di sistemi missilistici di difesa aerea Iris-T”, efficaci contro aerei, droni e missili da crociera. “Il sistema Iris-T per la difesa aerea a medio raggio è stato utilizzato in Ucraina con grande successo. Per questo motivo sono lieto che l’Ucraina ordinerà diverse migliaia di missili guidati Iris-T aggiuntivi, finanziati dal prestito Ue per la difesa dell’Ucraina”, ha aggiunto. “Questo importante acquisto consentirà di aumentare i volumi di produzione dei missili aggiungendo un’ulteriore linea di produzione”.

Kiev ha chiesto ripetutamente agli alleati un maggior numero di Patriot ma la guerra in Iran ha gravemente ridotto le scorte disponibili negli Stati Uniti che hanno riservato la produzione di nuovi Patriot per le esclusive esigenze nazionali per almeno i prossimi due anni.
Anche le monarchie arabe del Golfo hanno scorte limitate dopo l’intenso impiego contro missili e droni e iraniani: in Europa Polonia, Finlandia e Olanda non hanno più Patriot da cedere dopo averne forniti diversi a Kiev, così come la Spagna e la Romania (che ne aveva 224) mentre la Grecia non intende privarsi delle sue scorte temendo un possibile confronto con la Turchia a Cipro o nel Mare Egeo. Una valutazione analoga emerge dalla Svezia che dispone di circa 300 missili.
Il 9 settembre il ministro della Difesa ucraino Yevgeny Khmara ha dichiarato che Kiev necessita di 280 Patriot al mese per tenare di abbattere i sempre più sfuggenti missili balistici e ipersonici russi aggiungendo che sta firmando contratti per l’acquisto di circa 1.000 missili Patriot utilizzando il prestito dell’UE, le cui consegne inizieranno però solo nei prossimi anni. Di certo troppo tardi per combattere questa guerra.

Se si considera che la produzione annuale di Patriot è di poco superiore a 650 esemplari all’anno e che verrà innalzata solo entro un paio d’anni è evidente che l’Ucraina da sola assorbirebbe in poco più di due mesi l’intera produzione annuale di tali armi. Un’opzione evidentemente insostenibile anche tenendo conto che la produzione di missili balistici russi ha toccato i 130 esemplari al mese, come ha ammesso anche Pistorius, e che per tentare di abbatterne uno vengono lanciati due o tre Patriot.
Un gap nei confronti di Mosca che non riguarda certo solo il settore missilistico. Se mesi or sono il segretario generale della NATO Mark Rutte evidenziò che la Russia produce in tre mesi più armi e munizioni dell’intero Occidente in un anno.
L’11 settembre Andrius Kubilius, Commissario europeo per la Difesa e lo Spazio, ha ammesso che tra gli obiettivi europei “c’è quello di arrivare a pareggiare la produzione annuale della Russia di droni FPV, ovvero 10 milioni di pezzi” anche se attualmente nella Ue se ne producano 1,5 milioni.
Tornando alle difese aeree e antimissile, secondo l’agenzia Ukrinform, Khmara ha precisato che per compensare i lunghi tempi di consegna, Kiev chiede anche ai partner di fornire ora i loro missili Patriot attingendo alle loro scorte. “Vi esortiamo a cedere missili dai vostri arsenali in cambio di futuri missili migliorati, che verranno forniti nell’ambito dei nostri contratti”, ha detto Khmara (nella foto sotto).

“Per abbattere 140 missili servono 280 intercettori antibalistici…Ma non si potranno mai ottenere 280 missili Patriot al mese”, ha scritto il presidente ucraino Volodymyr Zelensky su X il 12 settembre.
Anche riuscire a ottenere 100 missili per l’Ucraina sarebbe una “sfida enorme”, ha affermato, aggiungendo che la produzione di questi missili negli Stati Uniti “al momento non è abbastanza elevata”. Il 13 agosto, Zelensky aveva dichiarato che le forze armate ucraine dispongono ora di un numero di missili intercettori 2,5 volte inferiore rispetto al 2025.
La deputata Ucraina Anna Skorokhod aveva precedentemente affermato che l’Ucraina si era ritrovata in una situazione catastrofica a causa della carenza di sistemi di difesa aerea, motivo per cui la difesa aerea Ucraina aveva smesso di comunicare il numero di missili abbattuti.
Secondo il ministro della Difesa ucraino, Kiev ha bisogno di ricevere dai partner 300 missili Patriot, 500 missili aria-aria per i velivoli da combattimento impiegati per lo più contro i droni russi, sistemi di difesa aerea portatili e finanziamenti per 2 miliardi di dollari destinati ai droni.

Anche se il tema è meno esposto ai riflettori mediatici, l’Ucraina sta per esaurire anche le riserve di missili aria-aria impiegati in gran numero dai caccia F-16, Mirage 2000, Sukhoi 27 e Mig 29 per abbattere i missili da crociera e i droni russi, in particolare i veloci Geran 4 e 5.
Armi capaci di raggiungere una velocità di 600 chilometri orari la cui produzione mensile in Russia sembra essere aumentata da 350 esemplari al mese in giugno ai 1.600 in luglio fino ai 2.800 esemplari in agosto.
Difficile reperire sul mercato missili aria-aria di tipo russo-sovietico per Sukhoi e Mig mentre la Francia fatica a fornire i missili R530, R550 e Mica da impiegare sui Mirage 2000 poiché anche le scorte delle forze aeree di Parigi sono limitate. Come emerse da un report dell’IFRI dello scorso anno.
Dati dell’Aeronautica ucraina filtrati da BBC ed Economist hanno fatto emergere il quasi completo esaurimento delle scorte di missili aria-aria Aim-120 e Aim-9 di fabbricazione statunitense e impiegati dai caccia F-16 ucraini.

Le carenze difensive di Kiev non risultano quindi sanabili dalla produzione di armamenti occidentale né da ulteriori forniture prelevate dai già semi vuoti depositi militari delle nazioni aderenti a UE e NATO.
Un contesto critico a cui si aggiunge l’imbarazzante richiesta del ministro ucraino Khmara agli alleati di sanare con urgenza un improvviso “buco” da 27 miliardi di dollari nel bilancio della difesa ucraino di quest’anno, invitando i partner europei ad adottare “le decisioni finanziarie necessarie”.
Un appello che, come ha riferito il New York Times, ha suscitato sconcerto in molti ambienti europei, chiamati a far fronte anche a questo improvviso “buco” nel bilancio di un’Ucraina in cui ogni giorno vengono a galla scandali legati alla corruzione.
Foto: Lockheed Martin, Ministero Difesa olandese. Ministero Difesa Ucraino e Ministero Difesa Greco
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