Fedorov resta a Kiev: una spina nel fianco per Zelensky?

L’ex ministro della Difesa ucraina, Mykhailo Fedorov, ha spiegato il 29 luglio i motivi del suo licenziamento da parte del presidente Volodymyr Zelesky in una ampia intervista a Ukrainska Pravda in cui, annunciando che non lascerà l’Ucraina, sembra indicare il suo futuro percorso in politica.
A suo avviso la rimozione dall’incarico di ministro della Difesa è legata al fatto che la ristrutturazione negli appalti nella Difesa, da lui avviata, dava fastidio a molti che hanno fatto pressioni sul presidente ucraino Volodymyr Zelensky. Fedorov ha affermato che la pressione si è intensificata di mese in mese ed è diventata uno dei fattori che hanno portato al rimpasto di governo e alla sua rimozione dall’incarico.
Lo scontro con Zelensky
“Si è parlato di un certo conflitto (con Zelensky, NdR) – spiega Fedorov – ma credo che le ragioni siano da ricercare altrove. Molte persone si sono avvicinate al Ministero della Difesa e a me, in quanto ministro, perché abbiamo iniziato a ristrutturare diversi processi al suo interno. E dall’inizio di aprile era chiaro che la situazione si stava surriscaldando. E che sarebbe finita male. La ragione è legata agli appalti, alle gare d’appalto e al fatto che abbiamo iniziato a ristrutturare i processi in questa direzione: ciò ha causato grande insoddisfazione”.

Tra le anomalie del ministero Fedorov spiega che “al ministero della Difesa non avrei mai immaginato che potessero esserci persone nominate a capo di dipartimenti da aziende private“.
L’ex ministro della Difesa ritiene che una delle ragioni del suo licenziamento sia stata la resistenza alle sue riforme all’interno del Ministero della Difesa, in particolare le modifiche alle procedure di appalto e gara che hanno leso gli interessi di molti individui e aziende.
“Il Ministero della Difesa, e io in qualità di ministro, siamo stati presi di mira da molte persone perché abbiamo iniziato a ristrutturare molti processi interni. A giudicare da ciò che ha cominciato ad accadere pubblicamente – certe pressioni, alcune forze dell’ordine che si sono concentrate sul nostro lavoro – è diventato chiaro dall’inizio di aprile che le tensioni stavano aumentando e che alla fine avrebbero portato a qualcosa.
Le ragioni legate agli appalti, alle gare e al fatto che avevamo iniziato a ristrutturare questi processi hanno reso molte persone molto scontenti, e hanno quindi iniziato a cercare costantemente di influenzare la situazione e a diffondere negatività non solo intorno al presidente, ma nei media in generale.”
“Intorno ad aprile, ho avvertito il presidente: ‘Guardi, la gente comincerà a dirle che c’è qualcosa che non va in me, che ho ambizioni politiche, che possiedo aziende di droni, che ho violato determinate procedure e così via. Deve verificare queste informazioni con me, perché ho leso gli interessi di molte persone e aziende. Ho bisogno del suo sostegno.'”
La diatriba col generale Syrsky
Quanto ai rapporti con il capo di stato maggiore, il generale Oleksandr Sirsky, anche lui rimosso da Zelensky dopo le proteste di piazza a sostegno di Fedorov, l’ex ministro ha smussato le polemiche.

” Non c’è stato alcun conflitto personale con il comandante in capo nel senso usuale del termine e il Ministero della Difesa non ha bloccato una sola decisione dello Stato Maggiore o del comandante in capo durante il mio mandato di ministro.
Si trattava piuttosto di una divergenza di visione su come condurre la guerra.
Ma questa visione doveva anche tradursi in riforme, progetti e operazioni concrete. Avevo presentato questa visione al presidente, probabilmente anche prima della mia nomina.
Ci ho lavorato dal 2023, perfezionandola e aggiornandola man mano che la situazione si evolveva.
L’ho poi presentata al comandante in capo e al capo di stato maggiore. Il conflitto era più che altro di natura istituzionale, incentrato su come implementare questa visione.
C’era anche un elemento culturale: ai giovani leader bisognava dare maggiore autonomia, le decisioni dovevano essere prese più rapidamente e le riforme già avviate dovevano essere portate a termine.”
Un futuro in politica?
Fedorov ha ricordato che, dopo la conferenza stampa e nel pieno delle proteste, gli erano stati offerti diversi “incarichi ben retribuiti”, ma si era rifiutato di accettare posizioni puramente simboliche.
“Ho semplicemente detto di avere una precisa visione di cosa fare in futuro. Ovunque mi trovi, seguirò quella visione, ma non accetterò un incarico di facciata. Mi considero un manager che sa come costruire un sistema e ottenere risultati. E quando non vedo risultati, lo trovo profondamente demotivante.

Quindi, in questa situazione non c’è stato alcun ultimatum. Mi sono stati offerti degli incarichi e ho risposto: no grazie, preferisco lavorare in un altro settore. Ma se è necessario che io contribuisca a realizzare la visione della guerra, allora, in qualità di ministro della Difesa, posso continuare questo lavoro e raggiungere l’obiettivo che mi sono prefissato.”
Alla domanda se ora andrà a lavorare all’estero anche alla luce di proposte come quella di consulenza del ministro della Difesa italiana Crosetto, Fedorov ha risposto che “in Ucraina stanno emergendo numerose opportunità. Posso affermare con certezza che rimarrò in Ucraina, ovvero non andrò a lavorare in un altro Paese. E posso affermare con certezza che tutte le mie attività future saranno legate all’attuazione di questo piano di guerra“.
Lo scoglio della riforma della mobilitazione
Per Fedorov la mobilitazione dovrebbe essere vista solo come una parte di un sistema più ampio per la gestione degli effettivi delle forze armate. A suo avviso, la priorità assoluta è cambiare le condizioni di servizio introducendo termini e contratti definiti, retribuzioni dignitose e opportunità di sviluppo professionale.
“Il nostro compito era di presentarla a luglio e avviarla ad agosto, in modo che entro settembre non avremmo più avuto questo problema. Questa era la tempistica. L’ho mostrata ai parlamentari e credo di averne parlato anche pubblicamente.”

L’ex ministro ha aggiunto che era previsto un incontro con figure chiave coinvolte nella riforma della mobilitazione per il giorno del suo licenziamento. In quell’occasione, avrebbe dovuto firmare un decreto per l’attuazione delle prime modifiche al funzionamento degli uffici di reclutamento militare. Ha spiegato che queste modifiche includevano il divieto di indossare passamontagna, la modifica del funzionamento delle telecamere negli uffici di reclutamento e l’introduzione di strumenti digitali.
Fedorov ha affermato che spesso le persone non si arruolano nell’esercito per paura di essere uccise, quindi il governo deve chiarire che il servizio militare non si limita ai ruoli di combattimento, garantendo al contempo ai militari condizioni di servizio eque.

Ha suggerito il reclutamento di cittadini stranieri come una possibile soluzione per rafforzare l’esercito. Fedorov ha dichiarato che, a lungo termine, i cittadini stranieri potrebbero rappresentare fino al 50% dei militari di prima linea o delle truppe d’assalto. Ha inoltre accennato a piani per aumentare la paga delle truppe d’assalto e della fanteria a 7.000 dollari al mese, consentire il trasferimento all’interno dello stesso corpo e introdurre contratti a tempo determinato.
Nell’intervista non ha però precisato dove reperire i fondi per attribuire simili stipendi ai militari, superiori agli standard di numerosi paesi occidentali ma è evidente che tali costi ricadrebbero sulle nazioni europee e altri donatori internazionali.

Fedorov ha poi ammesso che il suo team ha commesso degli errori nella comunicazione relativa alle riforme, affermando che i cambiamenti previsti avrebbero dovuto essere presentati al pubblico per una discussione. A suo avviso Mykhailo Drapatyi, il nuovo comandante in capo delle Forze Armate ucraine, ha l’opportunità di continuare a trasformare le forze armate e completare i cambiamenti avviati dal team di Fedorov.
Ritorno al ministero della Difesa
Alla domanda se sarebbe disposto a tornare al Ministero della Difesa qualora il presidente Volodymyr Zelenskyy gli offrisse la carica di ministro, Fedorov ha risposto “al cento per cento. Cosa direi, non solo a me stesso o al presidente, ma anche alla parte attiva dell’opinione pubblica, che ha espresso chiaramente la sua posizione?

Non si può tornare indietro. Voglio che la gente capisca che il mio obiettivo non è quello di assicurarmi un posto di lavoro. Stavo benissimo anche senza far parte del governo. Non mi interessa un incarico qualsiasi.”
“Certamente non ho bisogno che nessuno mi trovi un lavoro. Ma se dovessi tornare al governo, vista la missione che mi sono prefissato, dovrebbe trattarsi di un incarico con reali responsabilità. E questo è il Ministero della Difesa. Sono consapevole di tutte le sfide che mi attendono. Sono assolutamente pronto ad affrontarle. In caso contrario, ci sono altri modi per realizzare questa visione.”
Il 29 luglio in un’intervista al Corriere della Sera Serhii Sternenko, ex braccio destro di Fedorov, aveva dichiarato che l ministro era stato cacciato perché ha cercato di rendere il processo di acquisizione del materiale bellico di Kiev “più trasparente”, una mossa che deve aver toccato alcuni equilibri.
“Non credo alla versione ufficiale che parla di attriti con il capo di stato maggiore Syrsky, penso che il motivo vero sia negli interessi colpiti dal lavoro fatto al ministero della Difesa. Fedorov aveva introdotto procedure più trasparenti e un sistema di acquisti più rigoroso delle armi. Questo ha toccato equilibri consolidati”.
In merito alle proteste in piazza nate per sostenere il reintegro di Fedorov, Sternenko afferma che Zelensky dovrebbe ascoltare quanto emerge dalla società civile. “Se le richieste della gente continueranno ad essere ignorate, gli ucraini torneranno in piazza”, ha osservato, aggiungendo che tuttavia questo sarebbe meglio evitarlo in un momento di guerra.
Link all’intervista a Ukrainska Pravda (in lingua inglese)
https://www.pravda.com.ua/eng/news/2026/07/29/8046468/
https://www.pravda.com.ua/eng/news/2026/07/30/8046472/
https://www.pravda.com.ua/eng/news/2026/07/29/8046465/
https://www.pravda.com.ua/eng/news/2026/07/29/8046464/
Foto: Ukrainska Pravda, Forze Armate Ucraine e Presidenza Ucraina
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