Guerre in Ucraina e Golfo: a settembre maxi stangata per famiglie e aziende

 

Rincari delle bollette a settembre e spese annuali in crescita del 23% per le famiglie e del 54% per le imprese. Lo scrive il Sole 24 Ore che ha chiesto una stima a Nomisma Energia la quale ha indicato, in base agli attuali prezzi all’ingrosso, l’impatto sulle tariffe al rientro dalla pausa agostana.

“Si tratta di una media ponderata (prudenziale) a partire dal prezzo della sola materia prima gas comunicato da Arera per i vulnerabili (l’ultimo, quello per lo scorso luglio, indicava 60 centesimi al metro cubo) – scrive il quotidiano – I 137 centesimi al metro cubo attesi per settembre (contro i 106 di settembre 2025) porterebbero una famiglia tipo a sborsare 429 euro in più a fine 2026 (+29%).

I rialzi del gas hanno influenzato quello dell’elettricità. Secondo Nomisma Energia, a settembre la stima in bolletta è di 31,93 centesimi a kWh (contro i 28,75 di settembre 2026) che porterebbe il nucleo tipo a pagare 85,9 euro in più a fine 2026 (+11% sul 2025). Sommando la spesa per gas ed elettricità, la maggiorazione della spesa arriva a fine 2026 a 515 euro (+23% sul 2025).

Quanto ai carburanti Nomisma Energia ha calcolato ha calcolato per settembre una media di 2,017 euro al litro in più e per una famiglia una spesa annuale di 361,8 euro in più (+22% rispetto al 2025) che aggiunta alle bollette dà un conto di 876,8 euro in più.

Per le imprese Nomisma Energia stima per il gas 71 centesimi al metro cubo contro i 43 del settembre 2025 che per un’azienda tipo che consuma 2mila metri cubi di gas annualmente, potrebbe significare una maggiore spesa di 559.318 euro a fine 2026 (+65%). Mentre sul fronte dell’elettricità, un’impresa potrebbe dover pagare 12.713 euro in più a fine 2026 (+7% sul 2025). La somma di gas ed elettricità, restituisce un aggravio di 572.032 euro a fine anno (+54% rispetto al 2025).

 

La crisi del carburante

La situazione del mercato globale del diesel si sta facendo ancora più precaria, poiché la guerra tra Russia e Ucraina e la crisi con l’Iran stanno mettendo a dura prova l’offerta da più fronti. I prezzi del diesel si ripercuotono sulle economie nazionali e internazionali, influenzando i costi di trasporto, l’edilizia e molti altri settori.

Secondo l’American Trucking Association, una delle principali associazioni di categoria, nell’ultimo mese il prezzo medio negli Stati Uniti è aumentato di 44 centesimi, raggiungendo i 5,32 dollari al gallone, rispetto ai 3,71 dollari di un anno fa. Tuttavia, durante la crisi con l’Iran, non ha raggiunto il massimo storico di 5,82 dollari al gallone registrato a metà giugno 2022.

Una nuova analisi di S&P Global Energy svela i fattori alla base della “forte contrazione” dei mercati globali dei prodotti raffinati: S&P stima che le raffinerie di tutto il mondo a luglio abbiano lavorato 7,5 milioni di barili di greggio al giorno in meno rispetto al luglio 2025.

Anche un’analisi separata dell’Agenzia Internazionale dell’Energia, pubblicata ieri, rileva un calo estremamente drastico della quantità di greggio lavorata dalle raffinerie. Le rinnovate ostilità nello Stretto di Hormuz stanno ulteriormente limitando l’offerta, dopo un periodo di ottimismo sulla normalizzazione dei flussi. Le raffinerie del Medio Oriente stanno lavorando molto meno, poiché “la capacità produttiva resta fisicamente compromessa, logisticamente bloccata o operativamente incapace di ripartire con sicurezza”, afferma S&P.

Le restrizioni russe sulle esportazioni di diesel, a seguito degli attacchi dei droni ucraini contro le raffinerie, hanno rimosso un ulteriore 10% delle forniture via mare dal mercato, e l’attività delle raffinerie cinesi resta “debole”.

Secondo il rapporto mensile dell’AIE pubblicato ieri, le esportazioni di diesel da Russia, Medio Oriente e Asia a luglio sono diminuite di 1,3 milioni di barili al giorno rispetto allo scorso anno, “pari a circa il 20% del commercio globale via mare”. “Il mercato del diesel attualmente è il più teso”, ha dichiarato Amrita Sen, fondatrice della società di analisi di mercato Energy Aspects. Negli Stati Uniti, il Dipartimento di statistica e analisi del Dipartimento dell’Energia ieri ha rivisto al rialzo le sue stime sui prezzi del diesel.

L’Energy Information Administration prevede che i prezzi al dettaglio si attesteranno in media a 4,85 dollari al gallone nel 2026, rispetto ai 4,61 dollari previsti il mese scorso.

 

Boom di profitti per le raffinerie

Nel secondo trimestre i principali produttori di carburante statunitensi hanno aumentato i rendimenti per gli azionisti, grazie alle prolungate interruzioni delle forniture di greggio attraverso lo Stretto di Hormuz, che hanno fatto impennare i prezzi del carburante e i margini di raffinazione.

Secondo gli analisti del settore, gli ingenti profitti delle raffinerie e i consistenti programmi di riacquisto di azioni proprie probabilmente continueranno anche nel terzo trimestre, a dimostrazione di come i produttori di carburante statunitensi siano stati tra i maggiori beneficiari finanziari della guerra con l’Iran.

Il conflitto ha sconvolto il trasporto globale di energia e ha spinto gli acquirenti internazionali a pagare di più per assicurarsi le forniture. Un’ondata di attacchi alle raffinerie di petrolio in Russia ha ulteriormente ridotto l’offerta, facendo aumentare i prezzi per i consumatori che già si trovavano ad affrontare pressioni inflazionistiche.

Tre delle maggiori raffinerie di petrolio indipendenti statunitensi, Marathon Petroleum, Phillips 66 e Valero Energy, hanno registrato profitti complessivi per 12,6 miliardi di dollari nel trimestre, il livello più alto dall’invasione russa dell’Ucraina nel 2022. “Dire che hanno guadagnato un sacco di soldi è un eufemismo”, ha affermato Simon Wong, gestore di portafoglio di Gabelli Funds.

 

Valutazioni

Resta paradossalmente evidente che la crisi determinata in Occidente da prezzi alti e carenza di materie prime energetiche e carburanti sono tutti determinati dalle azioni politiche e militari dell’Occidente stesso. L’Europa arma e finanzia l’Ucraina affinché colpisca le raffinerie russe: la conseguenza è lo stop all’export russo di carburante che fa impennare i prezzi anche in Europa.

Gli attacchi ucraini alle petroliere russe nel Mare d’Azov e Mar Caspio immettono in difficoltà gli Stati Uniti e i loro interessi nell’estrazione di petrolio azero nella regione del Caspio.

L’Ucraina ha sospeso gli attacchi con droni contro le petroliere che utilizzano il porto russo di Novorossiysk sul Mar Nero, in seguito alla richiesta del vicepresidente statunitense JD Vance, secondo quanto riportato dal Financial Times, che cita fonti ufficiali ucraine.

Il quotidiano ha affermato che la richiesta, avanzata il mese scorso, è giunta dopo l’allarme lanciato dagli Stati Uniti, secondo i quali l’Ucraina stava destabilizzando i mercati petroliferi e danneggiando le aziende statunitensi prendendo di mira le petroliere che trasportavano greggio tramite oleodotto dal Kazakistan a un terminale del Caspian Pipeline Consortium (CPC).

Gli Stati Uniti hanno ripreso a fornire informazioni d’intelligence a Kiev facilitandone gli attacchi contro le infrastrutture energetiche russe. Lallo stesso modo la crisi di Hormuz è stata determinata dalla guerra di USA e Israele contro l’Iran che Washington non è riuscita a vincere e ora non riesce a risolvere.

Semplificando. Si può affermare che i cittadini e i consumatori europei e statunitensi pagano il prezzo delle iniziative dei loro governi, all’apparenza suicide ma che stanno però arricchendo gli azionisti delle società energetiche, per lo più grandi banche e fondi d’investimento.

(con fonti ANSA e Energia Oltre)

Foto: Telegram, TASS e FT

 

Gianandrea GaianiVedi tutti gli articoli

Giornalista bolognese, laureato in Storia Contemporanea, dal 1988 si occupa di analisi storico-strategiche, studio dei conflitti e reportage dai teatri di guerra. Dal 1991 al 2014 ha seguito sul campo i conflitti nei Balcani, Somalia, Iraq, Afghanistan, Sahara Occidentale, Mozambico e Sahel. Dal febbraio 2000 dirige Analisi Difesa e nel 2026 ha aperto il Canale YouTube “La Penna nel Fianco”. Ha collaborato o collabora con quotidiani e settimanali, università e istituti di formazione militari ed è opinionista per reti TV e radiofoniche. Ha scritto diversi libri tra cui "Iraq Afghanistan, guerre di pace italiane", “Immigrazione, la grande farsa umanitaria” e "L'ultima guerra contro l’Europa". Presso il Ministero dell’Interno ha ricoperto dal 2018 l’incarico di Consigliere per le politiche di sicurezza di due ministri e un sottosegretario. Nel 2026 ha ricevuto l'onorificenza di Cavaliere dell'Ordine al Merito della Repubblica Italiana (OMRI).

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