Nord Stream: la procura tedesca accusa l’Ucraina ma Merz resta al fianco di Zelensky

 

 

Difficile negare che nel conflitto in Ucraina e nella postura politica delle nazioni europee abbondano le contraddizioni, molte delle sono state evidenziate nell’editoriale del 3 luglio.

La conferma delle sempre più evidenti incongruenze nel supporto europeo al regime di Kiev è ben rappresentato dal sempre più duro atteggiamento della Polonia che non accetta la glorificazione dei nazisti ucraini dell’UPA che sterminarono oltre 100 mila civili polacchi, ma soprattutto da quanto sta accadendo in Germania  intorno alla vicenda Nord Stream.

I procuratori federali tedeschi hanno formalmente incriminato il 3 luglio cittadino ucraino Serhii Kuznietsov (identificato come “Serhii K.” nei documenti per le norme sulla privacy) come complice di crimini di guerra per il sabotaggio dei gasdotti Nord Stream 1 e Nord Stream 2 avvenuto il 26 settembre 2022. Kuznietsov, all’epoca ufficiale dell’esercito ucraino, è accusato di aver coordinato un team di sabotatori.

Secondo i magistrati federali, Serhii K. dovrà rispondere di diversi reati, tra cui provocazione di esplosioni, danneggiamento di beni, interruzione di un servizio pubblico e complicità in crimini di guerra, contestazione legata all’attacco contro un’infrastruttura civile. Le esplosioni, avvenute il 26 settembre 2022, colpirono i gasdotti Nord Stream 1 e Nord Stream 2, costruiti per trasportare il gas naturale russo verso la Germania attraverso il Mar Baltico.

Il documento di incriminazione, visionato dal giornale web statunitense Politico, descrive Kuznietsov come un ufficiale dell’esercito che insieme ad altri militari, “per conto di organi statali ucraini”.

Secondo l’accusa, il gruppo ha noleggiato lo yacht Andromeda (con documenti falsi) da Rostock, ha trasportato esplosivi militari nel Mar Baltico e li ha posizionati sui gasdotti vicino all’isola danese di Bornholm.

“L’obiettivo era interrompere in modo permanente le forniture di gas attraverso i gasdotti e garantire che la Russia non potesse più utilizzare i proventi della vendita di gas naturale per finanziare il suo sforzo bellico”, ha dichiarato la procura. Il Nord Stream 2 non era ancora operativo all’epoca. Tuttavia, il Nord Stream 1 forniva, prima dell’invasione russa dell’Ucraina, “circa la metà del fabbisogno annuo di gas naturale della Germania”, ha precisato la Procura federale.

Kuznietsov è stato arrestato in Italia nell’agosto 2025 ed estradato in Germania nel novembre 2025. Attualmente si trova in custodia a Amburgo.

 

Zelensky fa il vago

Il presidente ucraino Volodymyr Zelensky ha dichiarato di non aver ancora ricevuto i dettagli ufficiali dell’incriminazione e che è «troppo presto per commentare». Un’affermazione da cui sembra trasparire consapevolezza. Zelensky aveva finora negato ogni coinvolgimento dell’Ucraina in quell’attentato che costituisce il più grave attacco strategico alla Germania e all’Europa dalla fine della Seconda guerra mondiale.

Il 27 settembre 2022, il giorno dopo l’attentato, Mychajlo Podoljak, consigliere di Zelensky affermò di “attacco terroristico pianificato da Mosca per destabilizzare l’economia Ue … La migliore risposta e investimento in sicurezza è fornirci carri armati, soprattutto tedeschi”.

Riletto oggi l’intervento di Podolyak sembra davvero una formidabile presa per i fondelli a Berlino e ai due suoi ultimi governi. Quanto a Zelensky, il 10 marzo 2023 assicurò che “gli ucraini sicuramente non l’hanno fatto”. L’aspetto più paradossale, o forse sarebbe meglio definirlo “demenziale” è che la Germania ha ribadito che continuerà a sostenere militarmente l’Ucraina «finché sarà necessario», indipendentemente dall’esito del procedimento penale.

Anzi, ieri il ministro della Difesa tedesco Boris Pistorius, ha annunciato che la Germania intende fornire il maggiore contributo individuale tra i Paesi NATO al prossimo pacchetto di sostegno militare all’Ucraina.

La quota tedesca “sarà senza dubbio il maggiore contributo individuale”, ha dichiarato Pistorius al quotidiano Bild, rispondendo a una domanda sulla partecipazione di Berlino al nuovo pacchetto di aiuti. Secondo il portale tedesco t-online, il governo di Berlino ha previsto nel bilancio federale 2026 la cifra record di 11,5 miliardi di euro per l’acquisto di artiglieria, droni, veicoli blindati e altre armi destinate all’Ucraina. Il ministero della Difesa tedesco ha riconosciuto che si tratta dell’importo più alto dall’inizio della guerra.

Quindi la Germania resterà alleata del  suo nemico più temibile, che è riuscito a colpirla come mai nessun altro negli ultimi 80 anni in modo così grave e deliberato.

 

Ma non era stato Putin?

Dopo l’esplosione moltissimi commentatori in Europa incolparono i russi per quell’attentato che distrusse infrastrutture costate 20 miliardi alla Russia.

La Russia ha accusato gli Stati Uniti di essere responsabili delle esplosioni, accuse respinte da Washington anche se il presidente Joe Biden e il sottosegretario Victoria Nuland dissero apertamente che il Nord Stream avrebbe cessato di esistere in caso di attacco russo all’Ucraina.

Meglio ricordare la rapida parabola discendente del premier britannico Liz Truss dal cui telefono partì il messaggio “It’s done” al segretario di stato statunitense Antony Blinken pochi istanti dopo le esplosioni nel Mar Baltico.

I russi intercettavano il cloud utilizzato da Truss che negò ma poi si dimise da tutti gli incarichi di governo e nel partito conservatore.

Analisi Difesa ha seguito la vicenda nei dettagli (tutti gli articoli in proposito li trovate in coda a questa pagina) ma l’aspetto incredibile è che oggi non indiscrezioni ma la Procura federale tedesca accusa di fatto lo stato ucraino e il governo tedesco sembra non volerne tenere conto.

Memorabili furono anche le dichiarazioni entusiastiche del governo polacco per l’esplosione dei Nord Stream, avvenuta stranamente lo stesso giorno che sulle coste polacche veniva inaugurato un gasdotto che portava in Polonia il gas norvegese.

Il portavoce del Cremlino, Dmitri Peskov, il 3 luglio ha dichiarato che “tutti i Paesi dell’Ue dovrebbero tenere a mente questo caso quando discutono delle prospettive di adesione dell’Ucraina all’Ue, delle prospettive di legami più stretti con l’Ue e così via. Questa decisione delle autorità giudiziarie tedesche ha confermato le informazioni che avevamo praticamente fin dall’inizio di questa storia. Stiamo parlando del coinvolgimento del regime di Kiev e dello Stato ucraino in attività terroristiche, un atto di terrorismo nei confronti delle infrastrutture critiche dell’Unione Europea”, ha affermato.

Peskov ha anche definito paradossale il continuo finanziamento fornito dal governo tedesco per armare Kiev. Un contesto imbarazzante per tutti, a Berlino come a Bruxelles e in tutte le cancellerie europee. Per questo forse non se ne parla molto.

A rompere il silenzio nel Parlamento europeo ha provveduto il capodelegazione della Lega, Paolo Borchia (nella foto a lato) affermando che “per la prima volta la procura tedesca formalizza un’accusa per il sabotaggio del Nord Stream, e dagli atti del tribunale emerge che l’operazione sarebbe stata condotta su incarico di uno Stato estero, con la regia dei vertici dell’intelligence ucraina.

Se confermato, sarebbe uno scandalo di proporzioni enormi. Bruxelles non può più voltarsi dall’altra parte: servono nomi, responsabilità politiche e conseguenze, non altri silenzi imbarazzati. Per anni chi poneva domande su questo attacco a un’infrastruttura energetica europea è stato liquidato come complottista o filorusso.

Oggi la giustizia tedesca dice che quelle domande erano legittime. E intanto, l’Europa diventa sempre più vulnerabile: a ottobre gli stoccaggi di gas dell’Unione si fermeranno al 76%, il livello più basso dal 2011. Dopo anni di scelte ideologiche in politica energetica, l’Europa si ritrova oggi più esposta che mai alle crisi altrui, dal Golfo Persico in poi”, ha concluso Borchia.

 

La crisi energetica

Ma se la vicenda imbarazza l’intera Europa è a Berlino che assume le dimensioni della farsa poiché il governo tedesco è il primo in Europa per il sostegno militare a Kiev e intende continuare ad esserlo nonostante il disastro energetico che colpisce la sua economia con 10 mila posti di lavoro persi dall’industria ogni mese e Volkswagen che ha annunciato 100.mila esuberi e la chiusura di quattro stabilimenti.

Il 22 maggio l’agenzia di stampa economica Bloomberg ha quantificato in 635 miliardi di euro il calo dei flussi di cassa nel settore chimico dell’economia tedesca a causa dei costi crescenti.

“Le aziende chimiche tedesche stanno affrontando difficoltà da molti anni a causa degli alti prezzi dell’energia e della concorrenza con l’Asia, ma ora la recessione sta entrando in una nuova fase, in cui la consolidazione rischia di trasformarsi in un collasso caotico.

L’ondata di chiusure di impianti e ristrutturazioni, che è già iniziata, porterà al fatto che il settore diventerà troppo debole e non sarà in grado di finanziare il proprio ulteriore sviluppo. Le imprese chimiche si trovano in una posizione particolarmente vulnerabile, poiché le risorse energetiche costituiscono una parte significativa dei loro costi di produzione.

Al momento, il centro di attrazione dell’industria chimica mondiale si sta spostando verso est, e le imprese tedesche stanno trasferendo la produzione in Cina. L’anno scorso, gli investimenti nella produzione chimica in Germania sono crollati del 90% rispetto al 2022”, — sottolinea Bloomberg.

In maggio il prezzo delle merci all’ingrosso ha registrato un aumento del 5,9 per cento rispetto allo stesso mese dello scorso anno secondo i dati diffusi dall’Ufficio federale di statistica (Destatis).

L’aumento dei prezzi è stato dovuto principalmente all’incremento dei prezzi dei prodotti energetici e delle materie prime. Un altro dato significativo e’ stato l’aumento dei prezzi nel commercio all’ingrosso di minerali non ferrosi, metalli e semilavorati metallici, pari al 36,1 per cento. Inoltre, i costi all’ingrosso dei prodotti chimici sono aumentati del 13,3 per cento rispetto a maggio 2025, mentre ferro, acciaio e semilavorati derivati sono risultati più cari del 6,7 per cento.

Al disastro energetico determinato dalla distruzione del Nord Stream e dalla rinuncia suicida di Germania e UE al gas russo via tubo, si aggiungono oggi gli effetti della crisi di Hormuz.

In aprile l’Institut der deutschen Wirtschaft (IW Köln) ha evidenziato come la guerra all’Iran abbia significativamente peggiorato le già deboli condizioni dell’economia tedesca. Su circa mille aziende interpellate attive nei settori industriale, dei servizi e delle costruzioni, il 43% ha valutato il proprio business in peggioramento rispetto a un anno fa. Il sondaggio ha mostrato che molte aziende stanno tagliando il personale e il 37% intende ridurlo.

 

AfD punta a ripristinare i Nord Stream

Con l’economia in ginocchio e il governo Merz che invece di difendere gli interessi nazionali finanzia e arma il più grande nemico della Germania non sorprende che una delegazione di quattro esponenti del partito di opposizione tedesca Alternative fur Deutscheland (quotato oggi come primo partito di Germania con circa il 30 per cento dei consensi), abbia partecipato a inizio giugno al Forum economico di San Pietroburgo.

I deputati coinvolti sono il vicepresidente del gruppo parlamentare dell’AfD al Bundestag Markus Frohnmaier, il presidente regionale in Sassonia Jörg Urban, il deputato Steffen Kotré e l’eurodeputato Petr Bystron. Secondo quanto riferito, Frohnmaier avrebbe anche incontrato l’amministratore delegato del colosso energetico russo Gazprom, Alexei Miller

Al centro del colloquio, sempre secondo quanto dichiarato dallo stesso politico, vi sarebbero stati i possibili scenari di riattivazione dei gasdotti Nord Stream del Mar Baltico distrutti da un sabotaggio nel settembre 2022 e quindi la ripresa delle forniture energetiche dalla Russia alla Germania e all’Europa.

“Le parti hanno discusso della situazione che si è venuta a creare nel mercato dell’energia europeo. Particolare attenzione è stata data alla Germania. E’ stato notato che le riserve di gas in Germania sono al livello più basso degli ultimi cinque anni. Date le circostanze attuali del mercato, sarà estremamente difficile riempiere le riserve entro il prossimo inverno”, scrive l’agenzia Tass.

Frohnmaier ha dichiarato alla Deutsche Presse-Agentur che al centro del colloquio approfondito con Miller nella sede centrale di Gazprom c’erano la possibilità di una rimessa in funzione dei gasdotti Nord Stream e la ripresa delle forniture di gas russo. “Il nostro compito è quello di mettere al centro, senza compromessi, gli interessi nazionali tedeschi”, ha affermato Frohnmaier.

In una nota diffusa a Berlino, un portavoce del governo federale ha spiegato che il ministero degli Esteri aveva sconsigliato esplicitamente la partecipazione alla missione e aveva informato il partito che l’iniziativa non era sostenuta dall’esecutivo. Il portavoce ha ricordato come, dall’inizio della guerra in Ucraina, l’Unione europea e la Germania mantengano la linea di ridurre al minimo i contatti con rappresentanti del governo russo, alla luce degli attacchi contro la popolazione civile.

Sul tema è intervenuto l’amministratore delegato del Fondo russo per gli investimenti Kirill Dmitriev, che ha incontrato Frohnmaier sostenendo che i Paesi europei hanno già perso circa 3 mila miliardi di euro a causa del rifiuto dell’energia russa. “La Germania e altri Paesi europei vedono che a causa del rifiuto dell’energia russa hanno già perso circa 3 mila miliardi di euro e stanno di fatto portando le loro economie verso il collasso”.

Foto: Ministero Difesa Danese, BBC, Paolo Borchia,  Guardia Costiera Danese, TASS e Presidenza Ucraina.

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Gianandrea GaianiVedi tutti gli articoli

Giornalista bolognese, laureato in Storia Contemporanea, dal 1988 si occupa di analisi storico-strategiche, studio dei conflitti e reportage dai teatri di guerra. Dal 1991 al 2014 ha seguito sul campo i conflitti nei Balcani, Somalia, Iraq, Afghanistan, Sahara Occidentale, Mozambico e Sahel. Dal febbraio 2000 dirige Analisi Difesa e nel 2026 ha aperto il Canale YouTube “La Penna nel Fianco”. Ha collaborato o collabora con quotidiani e settimanali, università e istituti di formazione militari ed è opinionista per reti TV e radiofoniche. Ha scritto diversi libri tra cui "Iraq Afghanistan, guerre di pace italiane", “Immigrazione, la grande farsa umanitaria” e "L'ultima guerra contro l’Europa". Presso il Ministero dell’Interno ha ricoperto dal 2018 l’incarico di Consigliere per le politiche di sicurezza di due ministri e un sottosegretario. Nel 2026 ha ricevuto l'onorificenza di Cavaliere dell'Ordine al Merito della Repubblica Italiana (OMRI).

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