La caduta di Konstyantynivka (e presto di Lyman): svolta decisiva nella guerra in Ucraina?

Le truppe russe hanno conquistato la roccaforte ucraina di Kostyantynivka situata sulla strada che conduce agli ultimi grandi capisaldi ucraini nel Donbass, la cosiddetta “Cintura delle Fortezze” nella regione di Donetsk.
La conquista della conquista della città è stata annunciata la sera del 3 luglio il portavoce del Cremlino Dmitry Peskov. “La città era stata di fatto trasformata in quella che il regime di Kiev considerava un’area fortificata inespugnabile, ma grazie all’ eroismo delle nostre truppe, è stata ora completamente liberata”, ha affermato il portavoce del Cremlino citato dalla Tass.
Peskov ha aggiunto nel pomeriggio di oggi che. “si tratta di aree fortificate che sono state ricoperte di cemento dal 2014 e che, come credeva la parte Ucraina, erano assolutamente inespugnabili. Le nostre forze hanno dimostrato il contrario”.
Il presidente Vladimir Putin, in visita al quartier generale militare russo ha ricevuto un resoconto sulla conquista della città di Konstyantynivka (per i russi Konstantinovka), avvenuta dopo settimane di intensi combattimenti strada per strada e dopo una manovra offensiva che prese il via nel marzo scorso con la penetrazione russa nei quartieri meridionali del centro urbano.

Putin ha salutato l’evento come un passo fondamentale verso la conquista delle vicine città di Sloviansk e Kramatorsk, le principali roccaforti rimaste in mano ucraina nella regione di Donetsk. La conquista di Konstantinovka, riveste “una grande importanza strategica”, ha affermato Putin, in divisa militare, in un intervento televisivo.
Il ministero della Difesa russo ha confermato la conquista della città: “a seguito delle intense operazioni offensive delle unità del Raggruppamento di Forze Yug (Sud) nella direzione Kramatorsk-Druzhkovka, la città di Konstantinovka è stata liberata. Si tratta di un importante centro industriale e logistico, chiave per l’ultima roccaforte del regime di Kiev nel Donbass: l’agglomerato urbano di Kramatorsk-Slavyansk”, ha affermato Sergei Rudskoj, capo della Direzione operativa principale dello Stato maggiore russo, durante un briefing con la stampa di cui forniamo ampi dettagli in questo articolo.
Il successo è significativo anche sul piano politico-strategico poiché viene conseguito (o comunque annunciato) in concomitanza con la Festa dell’Indipendenza degli Stati Uniti e a poche ore dall’apertura del vertice NATO di Ankara, dove l’impatto della sconfitta ucraina sul campo potrebbe aumentare i già ampi dissidi tra i partner dell’Alleanza Atlantica circa gli aiuti finanziari e militari da fornire a Kiev.
Comprensibile quindi che gli ucraini neghino la caduta della loro roccaforte, come già avevano fatto in passato negando per settimane o addirittura per mesi la caduta di Bakhmut, Pokrovsk, Andiivka e altre roccaforti conquistate dai militari russi.

Il presidente ucraino Volodymyr Zelensky ha infatti smentito la notizia definendola “un’altra menzogna russa. Alla vigilia della Festa dell’Indipendenza americana, Putin ha scelto di mentire al mondo e al Presidente degli Stati Uniti sulla situazione al fronte afferma che le forze russe avrebbero presumibilmente catturato Konstiantynivka nel Donbas. Naturalmente, non è vero.
E’ solo un’altra menzogna russa, un tentativo di generare qualche notizia”, ha scritto Zelensky.
“Se Konstyantynivka fosse sotto il controllo russo, forse Putin non avrebbe problemi a incontrarmi lì per trovare una via diplomatica per porre finalmente fine a questa guerra. Ma il fatto è che non attraverserà la linea del fronte – la realtà è molto diversa dalle parole di Putin”, ha concluso.
Pronta la risposta di Peskov: “Se il signor Zelensky esprime la sua disponibilità a venire nella Federazione Russa, lo accogliamo con favore. Ma vorremmo ricordare che il presidente Putin ha espresso la sua disponibilità a riceverlo a Mosca. Dopotutto, Mosca, e non Kostyantynivka, è la capitale della Federazione Russa” aggiungendo che Zelensky “potrebbe venire a Mosca non appena sarà pronto a prendere decisioni importanti e responsabili”.
In queste ore politici, media e centri studi filo-ucraini in tutta Europa e USA cercano di occultare o ridimensionare la vittoria russa evitando di dare spazio adeguato alla notizia o sposando le tesi di Zelensky.
Uno schema propagandistico già visto più volte che si prolungherà fino a quando sarà possibile ignorare la caduta della fortezza ucraina. Successivamente se ne parlerà come di un obiettivo di scarsa importanza operativa e di nessuna rilevanza strategica, come è già accaduto con la narrazione filo-Kiev sviluppatasi dopo la caduta di Bakhmut e Pokrovsk.

L’Institute for the Study of War (ISW), think-tank americano di area neocon e smaccatamente filo-ucraino, ha smentito la caduta di Konstantinovka sostenendo che l’annuncio del presidente russo Vladimir Putin è “in contrasto con tutte le prove disponibili sull’effettiva portata degli avanzamenti russi nella città”, che sarebbe quindi ancora contesa.
“Le forze russe hanno ottenuto guadagni tattici all’interno di Konstyantynivka nelle ultime settimane, ma la maggior parte della presenza russa in città è composta da piccoli gruppi di infiltrati disseminati tra le posizioni ucraine”, sostiene l’istituto, “Putin ha probabilmente inscenato l’incontro con i suoi comandanti nella tarda serata del 3 luglio, almeno in parte, per influenzare la copertura mediatica occidentale sulla guerra nel fine settimana, in particolare la festività del 4 luglio negli Stati Uniti. Putin e il Ministero della Difesa russo stanno già cercando di capitalizzare sulla vittoria informativa della presunta conquista di Konstiantynivka e probabilmente continueranno a farlo nei prossimi giorni e settimane”, conclude l’ISW.
Il think-tank statunitense, da tempo nega successi russi su diversi fronti minimizzando quelle che definisce infiltrazioni di forze di Mosca col risultato di non riuscire a spiegare in modo convincente come possano i russi infiltrarsi in diverse aree anche 15/20 chilometri dietro le linee ucraine senza venire sopraffatti.

La mappa di Konstantinovka sembra quindi limitare l’avanzata verso nord dei russi ma in ogni caso fotografa comunque la situazione ormai compromessa delle forze ucraine in città.
Putin già in passato aveva annunciato vittorie poi rivelatesi premature, come nella battaglia infinita di Kupyansk ancora in corso tra avanzate russe e contrattacchi ucraini, mentre diverse fonti ucraine hanno atteso a volte settimane o mesi prima di ammettere la caduta di alcune roccaforti del Donbass.
La valutazione forse più ragionevole sull’esito della battaglia di Konstantinovka l’ha redatta probabilmente il canale Telegram russo AMK Map affermando che la città non è caduta, “tuttavia, la presenza ucraina in città si sta riducendo, non essendoci più un controllo ucraino stabile in nessuna zona, e le unità rimanenti nella parte orientale sono ora di fatto accerchiate”.
Occorre quindi intendersi sul termine “caduta della città”. Dalle diverse mappe diffuse (inclusa quella dell’ISW, i russi sono presenti ovunque tranne un piccolo rettangolo di area urbana dove le forze di Kiev sono rimaste isolate e potranno solo soccombere o arrendersi, come accadde a Mirnograd. Tecnicamente quindi, forze ucraine sono ancora presenti in città ma combattono senza speranza cercando dio uscire dalla città e raggiungere le proprie linee

Lo stesso copione ripetutosi più volte con la caduta delle altre roccaforti ucraine in cui l’ordine di non ritirarsi imposto dal quartier generale guidato dal generale Oleksandr Syrsky ha imposto il sacrificio di intere brigate che sarebbe stato più saggio far arretrare per sottrarle al tritacarne della triade russa a cui è affidata la maggiore potenza di fuoco di Mosca: bombe d’aereo guidate FAB, droni FPV e artiglieria.
La strategia di difendere i centri abitati trasformati in fortezze, già utilizzata dalla Germania sul fronte orientale nel 1944/45, ha finora rallentato l’avanzata russa ma sta bruciando intere brigate dell’esercito ucraino. Le perdite subite a Konstantinovka sarebbero di poco inferiori ai 14.000 morti e feriti secondo dati forniti da Mosca, rispetto ai 50mila circa perduti a Bakhmut (Artëmovsk per i russi) e i 60 mila sacrificati a Pokrovsk/Mirnohgrad. (Krasnoarmeysk e Mirnograd).
La caduta della città, già avvenuta o in via di completamento, sembra trovare conferma nella notizia che il generale Syrsky avrebbe ordinato il 3 luglio di non inviarvi più rinforzi. Probabilmente perché non vi sono più posizioni da difendere, considerato che da giorni i canali Telegram militari ucraini riferiscono di truppe in ritirata dai quartieri settentrionali per cercare di raggiungere Oleksievo-Druhzkivka.
Quest’ultima località, ormai in prima linea, sarebbe già minacciata dalle avanguardie russe e da diversi giorni viene pesantemente bombardata dall’artiglieria e dall’aeronautica russa con il duplico scopo di ostacolare la messa a punto di difese strutturate e la ritirata da Konstantinovka.
Il rapporto del comando russo
Circa le operazioni in atto nel settore della “Cintura di Fortezze” pubblichiamo alcuni stralci del rapporto reso noto dal Capo della Direzione Operativa Principale dello Stato Maggiore delle Forze Armate della Federazione Russa, Primo Vice Capo di Stato Maggiore delle Forze Armate della Federazione Russa, Colonnello Generale Sergei Rudskoy:
“Attualmente, le unità militari che hanno liberato Konstantinovka continuano l’offensiva in collaborazione con le truppe del Raggruppamento di Forze Centro (Tsentr) per conquistare il prossimo centro difensivo di Druzhkovka.

Il nemico è stato respinto di alcuni chilometri da Konstantinovka e i gruppi d’assalto stanno conducendo azioni di combattimento alla periferia di Alekseyevo-Druzhkovka.
Sul fianco destro in direzione di Slavyansk (Slovyansk per gli ucraini), i Raggruppamentyi Forze Yug e Zapad stanno avanzando verso l’agglomerato di Slavyansk-Kramatorsk.
Le unità della 3ª Armata svolgono compiti di combattimento a Nikolayevka, a otto chilometri dalla periferia orientale di Slavyansk. Il Raggruppamento di Forze Zapad sta per completare la liberazione della città di Krasny Liman.
Le formazioni del Raggruppamento di Forze Tsentr hanno sfondato una potente linea difensiva, costruita dal nemico dal 2014 e considerata inespugnabile. Le unità del Gruppo stanno sviluppando l’offensiva in direzione nord e le unità d’avanguardia si sono avvicinate a Dobropolye e Annovka”
Durante l’offensiva, ha spiegato Rudskoj, “ i reparti d’assalto del Raggruppamento di Forze Yug hanno tenuto a bada il nemico con combattimenti nelle zone orientali e sud-orientali della città, hanno accerchiato Konstantinovka dai fianchi e hanno preso il controllo delle principali vie di rifornimento delle truppe ucraine. Successivamente, hanno isolato la guarnigione nemica in città. Quindi, sfruttando i problemi di supporto e rotazione delle unità delle Forze Armate, le truppe russe hanno lanciato un’offensiva lungo la linea cittadina e hanno conquistato completamente Konstantinovka.

La città è ora sotto il nostro totale controllo. Le unità del Gruppo di Forze Yug stanno completando la bonifica dei quartieri dai piccoli gruppi e dai militanti ucraini isolati, che potrebbero ancora nascondersi in scantinati e rovine”. Il Colonnello Generale Sergei Rudskoy ha poi ricordato le ampie opere difensive costruite dagli ucraini a Konstantinovka.
“Le linee e le posizioni furono costruite sulla base di un sistema ben sviluppato di strade e ferrovie, opere idrauliche, dieci zone industriali e dodici insediamenti adiacenti alla città.
Il sistema di difesa di Konstantinovka comprendeva due linee difensive. Si tratta di oltre 150 chilometri di trincee e fossati anticarro con tre file di ostacoli artificiali, venti postazioni difensive di battaglione protette da campi minati misti e dislocate sui terreni dominanti intorno alla città.
La prima linea difensiva, lunga più di 30 chilometri e profonda fino a otto chilometri, era costituita da un sistema completo di trincee e passaggi, fossati anticarro, ostacoli a bassa visibilità e ostacoli esplosivi.
La seconda linea difensiva, lunga fino a 35 chilometri, si estendeva intorno a Konstantinovka e si basava su una serie di bacini idrici costituiti da sei aree fortificate alla periferia della città e nei villaggi circostanti. Inoltre, comprendeva oltre 30 chilometri di trincee sotterranee per le comunicazioni, collegate da un’unica rete.
All’interno della città, il nemico (gli ucraini – NdR) aveva predisposto oltre 80 aree di ostacoli, più di 50 centri difensivi fortificati con una stazione ferroviaria, un istituto tecnico, 12 edifici scolastici, 25 asili e 10 fabbriche.

In generale, Konstantinovka era l’area più fortificata e a più livelli dell’intero sistema difensivo delle Forze Armate ucraine. Era una delle quattro città fortificate, insieme a Slavyansk, Kramatorsk e Druzhkovka, che costituivano la principale linea di difesa delle Forze Armate ucraine nel Donbass. Il regime di Kiev, attribuendo a questa città un significato simbolico speciale, le conferì nel 2025 il titolo onorifico di Città Eroe dell’Ucraina”.
Secondo i dati forni dal generale russo, per mantenere il controllo di Konstantinovka e delle aree circostanti gli ucraini hanno “costituito una task force composta da sette brigate, 45 battaglioni e circa 15.500 uomini. Tra questi vi erano i nazionalisti, motivati e fedeli al regime di Kiev, appartenenti alla Brigata d’Assalto Separata Lyut della Polizia Nazionale, nonché le unità più efficienti delle Forze Armate ucraine, equipaggiate con armamenti pesanti e armi di fabbricazione occidentale”.
Le perdite ucraine nella battaglia ammonterebbero a circa 13.500 soldati morti o feriti, 14 carri armati distrutti con 283 veicoli blindati, 1.400 veicoli, 200 pezzi di artiglieria da campo e 8 lanciarazzi multipli.
A queste perdite si agg ungono quelle sofferte il 4 luglio: 80 soldati, un veicolo blindato Senator canadese, 23 auto, 3 pezzi di artiglieria, 25 sistemi robotici terrestri e 27 postazioni di controllo UAV.

A conferma dell’elevato numero di perdite ucraine, la Russia ha proposto all’UCRAINA di cessare i bombardamenti su Kostyantynivka dalle 12 alle 18 ora di Mosca del 6 luglio per consentire la consegna delle salme dei soldati ucraini.
Lo ha annunciato il Ministero della Difesa russo. “In relazione alla liberazione della città di Konstantinovka da parte delle truppe russe e al ripristino del nostro pieno controllo su di essa, la parte russa è pronta a condurre un’operazione umanitaria per la consegna delle salme dei militari ucraini caduti in questa città. A tal fine, si propone che la parte ucraina cessi di bombardare la città dalle ore 12 alle ore 18 del 6 luglio 2026, ora di Mosca”, si legge nella dichiarazione. Il ministero ha precisato che la parte ucraina dovrà informare il comando russo della propria decisione attraverso i canali di intelligence esistenti entro le 12 ora di Mosca del 5 luglio.
Secondo i dati forniti da Rudskoj, che non riferisce le perdite subite dai russi, l’area totale conquistata a Konstantinovka ammonta a oltre 66 chilometri quadrati.
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Krasny Lyman
Occorre sottolineare che Rudskoj ha riferito che anche a Krasny Lyman, roccaforte ucraina a est di Slovyansk da tempo tagliata fuori dalle linee ucraine e dai rifornimenti, le forze russe stanno per completare la conquista della città la cui caduta potrebbe venire annunciata già nelle prossime ore amplificando l’impatto dei successi conseguiti da Mosca nell’area più critica del fronte.

Un ulteriore smacco per la resistenza ucraina che sembra progressivamente indebolirsi per inferiorità numerica e di potenza di fuoco e carenza di munizioni e truppe addestrate. Il crollo della logistica ucraina sotto i pesanti attacchi russi ha infatti determinato la perdita di capacità operative di diversi reparti
la situazione a Krasny Lyman è critica per le forze armate ucraine poiché anche qui Kiev non ha dato l’ordine di ritirarsi e un’intera brigata è rimasta intrappolata mentre vengono segnalati ripiegamenti di piccoli reparti che cercano di sfuggire all’accerchiamento russo.
Le unità d’assalto della 25ª Armata stanno eliminando le sacche di resistenza ucraine, ha reso noto il comando russo, mentre i reparti del genio hanno dato inizio alle operazioni di sminamento e bonifica della cittadina.
Il 4 luglio i gruppi di fuoco mobili e i droni intercettori russi hanno distrutto in questo settore 20 droni Baba Yaga e Vampir utilizzati per trasportare i rifornimenti attraverso il fiume Seversky Donets.
Osservazioni
Il successo russo a Konstatinovka e quelli conseguita a est di Kramatorsk e Slovyansk potrebbero aprire la strada al crollo dell’intera linea difensiva del Donetsk.
I russi si sono già avvicinati a meno di 10 chilometri dalle due roccaforti ucraine ma è presumibile che prima di lanciare l’attacco puntino a chiudere la battaglia di Krasny Liman, ormai agli sgoccioli, e ad assumere il pieno controllo della valle del Siversky-Donets cacciando le ultime forze ucraine dalla riva orientale del fiume.
Al tempo stesso l’iniziativa russa st già muovendo da sud verso Druzhkivka (Druzhkovka) che rischia di compromettere le linee ucraine sempre più a corto di truppe e sovrastate anche nel campo dei droni dalla superiorità russa in potenza di fuoco che sta demolendo sistematicamente le postazioni nemiche nei centri abitati di Slovyansk e Kramatorsk.
La controffensiva lanciata in queste ore dagli ucraini per arginare l’avanzata russa nel settore di Kupyansk (oblast di Kharkiv) rischia di privare di preziose riserve la “Cintura delle Fortezze“ di Donetsk nel momento di massima pressione russa.

Mosca potrebbe avere quindi l’opportunità di sbaragliare l’esercito ucraino con una vittoria dagli effetti pesanti sul morale delle truppe di Kiev e sulla tenuta politica della nazione, anche alla luce delle devastanti conseguenze dei pesanti bombardamenti russi su impianti energetici e industriali in tutta l’Ucraina.
Del resto i russi stanno avanzando anche in diversi altri settori del fronte nelle regioni di Kharkiv, Dnipropetrovsk, Sumy e Zaporizhia. E che la situazione sia sempre più insostenibile per l’Ucraina sembrano confermarlo indirettamente anche le telefonate di Donald Trump a Zelensky e Putin del 4 luglio, in cui il presidente russo avrebbe ribadito la disponibilità di Mosca a una soluzione diplomatica del conflitto.
Lo ha dichiarato Yuri Ushakov, consigliere del Cremlino mentre Zelensky ha confermato che “c’è una reale possibilità di porre fine a questa guerra e la determinazione americana avrà un’importanza decisiva”.
Del resto anche al vertice NATO di Ankara, probabilmente lontano da telecamere e microfoni, i successi militari russi e le crescenti difficoltà degli ucraini non potranno venire ignorati.
Immagini: TASS, ISW e Telegram
Gianandrea GaianiVedi tutti gli articoli
Giornalista bolognese, laureato in Storia Contemporanea, dal 1988 si occupa di analisi storico-strategiche, studio dei conflitti e reportage dai teatri di guerra. Dal 1991 al 2014 ha seguito sul campo i conflitti nei Balcani, Somalia, Iraq, Afghanistan, Sahara Occidentale, Mozambico e Sahel. Dal febbraio 2000 dirige Analisi Difesa e nel 2026 ha aperto il Canale YouTube “La Penna nel Fianco”. Ha collaborato o collabora con quotidiani e settimanali, università e istituti di formazione militari ed è opinionista per reti TV e radiofoniche. Ha scritto diversi libri tra cui "Iraq Afghanistan, guerre di pace italiane", “Immigrazione, la grande farsa umanitaria” e "L'ultima guerra contro l’Europa". Presso il Ministero dell’Interno ha ricoperto dal 2018 l’incarico di Consigliere per le politiche di sicurezza di due ministri e un sottosegretario. Nel 2026 ha ricevuto l'onorificenza di Cavaliere dell'Ordine al Merito della Repubblica Italiana (OMRI).








