Le petroliere russe puntano sulla rotta Artica

Operazione senza precedenti: otto petroliere (quasi un milione di tonnellate di petrolio) navigano a nord della Severnaya Zemlya perché lo Stretto di Vilkitskij è bloccato dal ghiaccio
La Russia ha organizzato un convoglio di almeno 15 navi, di cui otto petroliere cariche di quasi un milione di tonnellate di petrolio, dirette in Cina e Asia Orentale lungo la Northern Sea Route. Il 7 agosto il gruppo ha deviato a nord dell’arcipelago della Severnaya Zemlya raggiungendo i 81,5°N, la latitudine più settentrionale mai toccata da un convoglio di petroliere.
Lo ha riferito un articolo del The Barents Observer da cui abbiamo preso alcune delle foto che illustrano questo articolo e che riportiamo parzialmente qui sotto.
“Non ricordo di aver mai visto così tante petroliere sulla Rotta del Mare del Nord contemporaneamente come ora”, afferma Norvald Kjerstad, professore emerito di Scienze Nautiche presso l’NTNU che segue da vicino gli sviluppi del trasporto marittimo artico. “La situazione è piuttosto insolita sotto diversi aspetti”, ha dichiarato al Barents Observer.
Il convoglio, composto da almeno 15 navi, ha inaspettatamente navigato a nord dell’arcipelago di Severnaya Zemlya il 7 agosto. Normalmente, le navi che percorrono la Rotta del Mare del Nord scelgono la rotta attraverso lo Stretto di Vilkitsky. Questa deviazione è di quasi 1.000 km più lunga.
L’operazione ha portato le navi a nord di 81,5°N, più a nord di qualsiasi precedente convoglio di petroliere nell’Artico.
“È insolito che i convogli navighino a nord di Severnaya Zemlya “Zemlya, ma questo perché lo Stretto di Vilkitsky è ancora coperto da quello che presumo sia uno strato di ghiaccio relativamente spesso e difficile da attraversare”, spiega Kjerstad.
“A anni alterni, si è formato un canale relativamente stretto e libero dai ghiacci a nord dell’arcipelago, ma mai prima d’ora questo aveva portato al livello di traffico che stiamo vedendo ora.” “Ricordo solo navi portarinfuse più piccole, pesantemente rinforzate per il ghiaccio, che abbiano percorso questa rotta”, aggiunge. “Probabilmente, questa è la rotta più a nord mai percorsa da petroliere comuni.”
Nel convoglio c’erano almeno otto petroliere, tra cui la Vostochny Prospect (IMO 9866392), la Liteyny Prospect (IMO 9256078), la Ligovsky Prospect (IMO 9256066), la Jupiter (IMO 9397535), la Jagger (IMO 9354301), la Viktor Bakaev (IMO 9610810), la Dinasty (IMO 9311622) e la Saga (IMO 9318553). Si ritiene che le ultime due non abbiano uno standard di classe rompighiaccio, mentre la Viktor Bakaev ha solo uno standard di basso livello.
Il volume totale di petrolio a bordo delle petroliere si stima ammonti a quasi un milione di tonnellate.
L’attuale convoglio è supportato da rompighiaccio nucleari, nonché da navi metaniere con capacità rompighiaccio. Il 10 agosto, il rompighiaccio nucleare Arktika si trovava nel Mare di Laptev, mentre l’Ural era nel Mare dei Ciukci e la Sibir e la Yakutiya nel Mare di Kara.

Mappa: MarineTraffic/Barents Observer
Sebbene il ghiaccio marino nell’Artico si sia ridotto drasticamente negli ultimi decenni, nella regione rimangono volumi considerevoli di ghiaccio. Le mappe del ghiaccio dell’8 agosto mostrano una fascia di ghiaccio pluriennale in alcune zone del Mare della Siberia Orientale.
La società statale russa Rosatom è responsabile dell’operazione. per lo sviluppo della Rotta Marittima del Nord. La società rilascia anche le autorizzazioni per le operazioni di navigazione ed è pertanto responsabile della sicurezza delle navi nell’area.
Secondo Norvald Kjerstad “sebbene le acque a nord di Severnaya Zemlya siano ora libere dai ghiacci, c’è ancora una quantità relativamente grande di ghiaccio da attraversare nel Mar della Siberia Orientale e nello Stretto di De Long (all’interno dell’isola di Wrangel). Pertanto, navigare sulla Rotta Marittima del Nord al momento con navi che non hanno una classe di ghiaccio adeguata deve essere considerato estremamente rischioso”.

Il canale Telegram di geopolitica Giubbe Rosse, che ha rilanciato in Italia l’articolo del Barents Observer, valuta ragioni geopolitiche oltre che ambientali dietro la scelta russa di dare vita questo convoglio nell’estremo Nord.
“In primo luogo, l’urgenza di esportare petrolio verso l’Asia nonostante i rischi. La decisione di spingere avanti un convoglio così grande e in condizioni estreme indica che la Russia considera prioritario mantenere e accelerare i flussi di petrolio verso la Cina (e più in generale l’Asia) tramite la Northern Sea Route (NSR). Questa scelta si inscrive, a sua volta, in una strategia più ampia: bypassare le rotte tradizionali (Mar Nero, Mediterraneo, Canale della Manica, ecc.) dove le petroliere della “flotta ombra” russa (sanzionate) rischiano controlli, sequestri o attacchi.
Infine l’obiettivo potrebbe essere anche di sfruttare la finestra estiva della NSR, più corta e conveniente in termini di tempo e costi rispetto alle alternative meridionali, per continuare a monetizzare le esportazioni energetiche nonostante le sanzioni occidentali.
La Russia sta dimostrando di poter continuare a esportare petrolio artica anche in condizioni difficili, finanziando così le proprie attività. Operazioni di questa portata (a latitudini record per petroliere) consolidano la rotta artica come corridoio strategico per le esportazioni energetiche russe” conclude Giubbe Rosse.
Il contesto
Ieri il presidente russo Vladimir Putin ha minacciato di sequestrare navi appartenenti a paesi europei in risposta ai piani di intercettazione e sequestro di navi russe sospettate di far parte della “flotta ombra” di Mosca. “Saremo costretti a rispondere per le rime”, ha detto Putin mentre supervisionava esercitazioni navali nell’Estremo Oriente russo, aggiungendo che Mosca agirà “ovunque lo riterrà necessario e opportuno, in qualsiasi luogo”.

Circa gli attacchi ucraini alle navi russe, paradossalmente sempre ieri il Financial Times ha rivelato che sarebbe stata Washington a imporre agli ucraini di cessare gli attacchi alle petroliere russe nel Mar Caspio e nel Mare d’Azov.
L’Ucraina ha infatti sospeso gli attacchi con droni contro le petroliere che utilizzano il porto russo di Novorossiysk sul Mar Nero, in seguito a una richiesta del vicepresidente statunitense JD Vance, secondo quanto riportato dal Financial Times, che cita fonti ufficiali ucraine.
Il quotidiano ha affermato che la richiesta, avanzata il mese scorso, è giunta dopo l’allarme lanciato dagli Stati Uniti, secondo i quali l’Ucraina stava destabilizzando i mercati petroliferi e danneggiando le aziende statunitensi prendendo di mira le petroliere che trasportavano greggio tramite oleodotto dal Kazakistan a un terminale del Caspian Pipeline Consortium (CPC) presso il porto.
Il tema degli effetti dannosi per le economie occidentali provocati dagli attacchi ucraini (finanziati dall’Europa) contro le infrastrutture russe non è nuovo. Le incursioni dei droni ucraini contro le raffinerie russe hanno indotto Mosca a sospendere le esportazioni di benzina e diesel (800.000 barili al giorno) contribuendo, insieme alla crisi nello Stretto di Hormuz, a determinare u forte calo della disponibilità di carburante sul mercato con effetti al rialzo sui prezzi.
Nel caso italiano ed europeo il paradosso è evidente: finanziamo l’Ucraina per fare la guerra alla Russia e il risultato che paghiamo più caro il carburante ma, dopo il danno la beffa, non disponiamo delle risorse finanziarie sufficienti a ridurre in modo significativo le accise sui carburanti per ridurne il prezzo alla pompa.
Foto Rosatom e Presidenza Russa
Gianandrea GaianiVedi tutti gli articoli
Giornalista bolognese, laureato in Storia Contemporanea, dal 1988 si occupa di analisi storico-strategiche, studio dei conflitti e reportage dai teatri di guerra. Dal 1991 al 2014 ha seguito sul campo i conflitti nei Balcani, Somalia, Iraq, Afghanistan, Sahara Occidentale, Mozambico e Sahel. Dal febbraio 2000 dirige Analisi Difesa e nel 2026 ha aperto il Canale YouTube “La Penna nel Fianco”. Ha collaborato o collabora con quotidiani e settimanali, università e istituti di formazione militari ed è opinionista per reti TV e radiofoniche. Ha scritto diversi libri tra cui "Iraq Afghanistan, guerre di pace italiane", “Immigrazione, la grande farsa umanitaria” e "L'ultima guerra contro l’Europa". Presso il Ministero dell’Interno ha ricoperto dal 2018 l’incarico di Consigliere per le politiche di sicurezza di due ministri e un sottosegretario. Nel 2026 ha ricevuto l'onorificenza di Cavaliere dell'Ordine al Merito della Repubblica Italiana (OMRI).








