L’Ucraina alla ricerca (vana) di missili da difesa aerea

L’ultima a dire no è stata la Finlandia che ha rifiutato di rifiuta di trasferire le sue scorte di missili Patriot all’Ucraina
Il Ministro della Difesa Antti Häkkinen ha dichiarato che Helsinki non invierà missili intercettori Patriot all’Ucraina, poiché la riduzione delle scorte potrebbe compromettere la prontezza della difesa aerea finlandese. Ha osservato che la Finlandia ha già fornito un significativo aiuto militare, ma, essendo un paese confinante con la Russia, non può sacrificare le proprie capacità difensive. Häkkinen ha aggiunto che la Finlandia conserva “alcune capacità” per fornire altri tipi di missili antiaerei. Ha inoltre esortato il Pentagono a ridurre la burocrazia per accelerare la produzione di missili.
Se escludiamo i paesi europei che non forniscono aiuti militari a Kiev (Bulgaria, Ungheria, Repubblica Ceca e Slovacchia), diversi altri hanno risposto negativamente dalle pressanti richieste di Kiev incentrate peraltro sui missili statunitensi Patriot definiti dagli ucraini gli unici con qualche possibilità di intercettare i missili balistici russi Iskander, gli RM-48U derivati dai missili da difesa aerea a lungo raggio dei sistemi S-400 e i nor5dcoreani KN-23 e KN-24.
Nonostante il rateo di successi dei Patriot sia sceso dal 36% all’inizio del 2025 al 6% un anno dopo e negli ultimi tempi addirittura al 3% per cento, prima che gli ucraini esaurissero le scorte, il Patriot resta in cima alle priorità di rifornimento ucraine che vengono pagate dagli europei.
Del resto tra le nazioni europee che adottano il Patriot i Paesi Bassi hanno fatto sapere che hanno scorte ridotte aggiungendo con il ministro della Difesa Kajsa Ollongren che non possono più fornire aiuti militari diretti.
Il presidente Volodymyr Zelensky ha chiesto almeno 300 Patriot entro l’inverno ma le scorte disponibili sono sempre più ridotte e l’aumento della produzione non dovrebbe fornire una risposta nel breve periodo.

Secondo un’inchiesta del giornale on line statunitense Politico, l’Ucraina ha poche speranze di ricevere centinaia di missili PAC-3 e PAC-2. La Germania, dopo avere già trasferito diversi lanciatori e missili non può soddisfare le richieste di Kiev per conservare scorte sufficienti per la propria difesa e per gli impegni assunti nella NATO.
“Stiamo davvero raggiungendo i nostri limiti”, ha affermato il generale di brigata Juergen Schroedl, alto funzionario del ministero della Difesa tedesco. La Polonia ha reso noto a luglio di aver ceduto a Kiev 5 missili Patriot e di non poterne più cedere.
Anche il ministro della Difesa norvegese Tore O. Sandvik ha giudicato la situazione “non sostenibile” nel lungo periodo, chiedendo a tutti i Paesi europei di contribuire. La disponibilità di missili resta inoltre fortemente dipendente dagli Stati Uniti, dove viene prodotta la maggior parte degli intercettori PAC-3.
Il presidente Donald Trump aveva inizialmente aperto alla possibilità di concedere all’Ucraina una licenza di produzione, salvo successivamente precisare che Washington non aveva ancora dato il proprio consenso. L’ambasciatore statunitense presso la Nato Matthew Whitaker ha comunque chiarito che un eventuale accordo industriale non potrebbe essere concluso prima dell’inverno e che l’avvio della produzione richiederebbe ulteriore tempo.

La Grecia dispone di circa 200 Patriot PAC-2 ma nonostante le pressioni di Kiev e degli alleati non intende cederli per non restare scoperta in caso di nuove crisi con la Turchia nel Mare Egeo mentre la Spagna non ha risposto finora alla richiesta di fornire alcuni dei suoi Patriot.
Il vero problema è che gli europei hanno poche armi e gli Stati Uniti hanno quasi esaurito le riserve nella guerra contro l’Iran. Di conseguenza che dispone oggi si difese aeree in numero ragionevole non ha nessuna intenzione di privarsene.
Francia e Italia si apprestano a inviare in Ucraina i nuovi sistemi SAMP/T NG (Nouvelle Generation) con capacità contro i missili balistici che verranno testati così in un contesto reale ma saranno presumibilmente in numero molto limitato.
Zelensky ha dichiarato il 10 agosto che “abbiamo sicuramente bisogno di maggiore protezione per la nostra popolazione. Sistemi antimissile, missili intercettori per Patriot, Samp/T, Nasams, Hawk e i nostri F-16: tutto questo funziona e contribuisce a proteggere la vita quando si trova qui, in Ucraina, e non in qualche magazzino, a migliaia di chilometri di distanza dagli attacchi russi contro la vita umana”.
Dichiarazione non molto gradita tra gli alleati dell’Ucraina che tanto hanno già dato a Kiev ma non intendono privarsi delle difese aeree nazionali.
Foto: Lockheed Martin, Ministero Difesa olandese e Ministero Difesa greco
RedazioneVedi tutti gli articoli
La redazione di Analisi Difesa cura la selezione di notizie provenienti da agenzie, media e uffici stampa.








