I sauditi ripristinano l’oleodotto Est-Ovest

 

 

 

Saudi Aramco, la compagnia petrolifera nazionale di Riad, ha riavviato dal 22 settembre le operazioni dell’oleodotto Est-Ovest  che consente al greggio saudita di aggirare lo Stretto di Hormuz.

Dopo i danni provocati il 13 settembre da droni lanciati dal sud dell’Iraq, a quanto sembra da milizie filo-iraniana (anche se nessuno ha rivendicato l’attacco), l’oleodotto avrebbe ricominciato a pompare il petrolio, seppur a un ritmo ridotto. Verso i terminal Yanbu North e Yanbu South sul Mar Rosso.

Gli effetti della ripresa dell’operatività dell’oleodotto si sono subito fatti sentire riportando le quotazioni del greggio sui mercati al di sotto de 100 dollari al barile.

Dopo che l’oleodotto era stato colpito dai droni, la Saudi Aramco ha lavorato a ritmo serrato per bypassare la stazione di pompaggio danneggiata e ripristinare i flussi pari a circa 4 milioni di barili al giorno, diretti anche verso raffinerie europee. Secondo fonti citate dal sito d’informazione Arab News, per tornare alla normalità ci vorranno alcune settimane.

Dalla metà della scorsa settimana l’Arabia Saudita ha venduto quasi 100 milioni di barili di petrolio ad acquirenti asiatici attraverso lo Stretto di Hormuz, tornando a utilizzare quel passaggio strategico che intendeva evitare grazie all’oleodotto Est-Ovest diretto al Mar Rosso. Con l’oleodotto fuori servizio, Riad ha venduto 100 milioni di barili di greggio – una quantità pari a circa un giorno di domanda globale di petrolio – ad acquirenti asiatici per consegne a ottobre e novembre via Stretto di Hormuz, come hanno riferito a Bloomberg alcune fonti commerciali.

Secondo le fonti di Bloomberg, che hanno richiesto l’anonimato, i sauditi si stanno offrendo di gestire la logistica e di trasportare i carichi in Asia. Tra gli acquirenti del greggio saudita figurano raffinerie cinesi (sia statali che indipendenti, le cosiddette “teapot”), oltre a impianti in India, Corea del Sud e Giappone. Secondo le stime di Bloomberg, questa ondata di vendite da parte del colosso petrolifero Saudi Aramco raddoppierebbe abbondantemente i recenti flussi di greggio saudita diretti in Asia attraverso la rotta di Hormuz.

L’Arabia Saudita ha proposto agli acquirenti di greggio proveniente dal porto di Ras Tanura di effettuare il carico tramite trasferimenti nave-nave (STS) nel porto di Sohar, in Oman, appena fuori dallo Stretto di Hormuz. Riad ha intensificato il trasporto navale verso lo Stretto di Hormuz e l’aumento delle esportazioni di greggio saudita attraverso questo passaggio ha contenuto il rialzo dei prezzi del petrolio, nonostante l’interruzione dell’oleodotto Est-Ovest.

Come riferisce un articolo di Andrea Francato (agenzia GEA), i costi per trasportare il greggio mediorientale verso l’Asia hanno raggiunto livelli record. Il noleggio a tempo di una grande petroliera Very Large Crude Carrier (VLCC), sulla rotta Medio Oriente-Cina è salito al livello record di 1,27 milioni di dollari al giorno.

A spingere il costo dei noli non è soltanto la maggiore richiesta di petroliere ma anche la congestione delle operazioni di trasferimento da nave a nave (Sts, ship-to-ship) utilizzate per aggirare le difficoltà legate allo Stretto di Hormuz. Secondo Vortexa, società specializzata nell’analisi dei flussi energetici, i noli record riflettono la combinazione tra disponibilità di greggio, difficoltà logistiche e numero di navi utilizzabili.

Le spedizioni globali di greggio si sono attestate negli ultimi due mesi e mezzo intorno a 44 milioni di barili al giorno, circa 5 milioni in meno rispetto ai sei mesi precedenti l’inizio della guerra. Il greggio in transito ha raggiunto livelli storicamente elevati, ma resta relativamente basso rispetto agli ultimi dodici mesi, anche per effetto di viaggi più lunghi e crescente ricorso agli Sts fuori da Hormuz.

A sostenere la domanda di VLCC è anche il cambiamento nelle rotte di approvvigionamento. Le raffinerie indipendenti cinesi stanno diversificando gli acquisti di greggio iraniano e russo verso forniture convenzionali provenienti da aree più lontane. Il problema principale è però diventato quello dei trasferimenti Sts.

I volumi movimentati al largo di Hormuz hanno superato i 6 milioni di barili al giorno, partendo praticamente da zero prima della guerra. Le operazioni richiedono ormai quasi dieci giorni, contro i cinque-sette precedenti. Le code riducono così il numero di navi disponibili e alcuni acquirenti cinesi valutano aree alternative, dalla costa occidentale dell’India alla Malesia.

Secondo Kpler, le esportazioni saudite attraverso Hormuz arriveranno in settembre a circa 3,6 milioni di barili al giorno, contro 900mila ad agosto. Per movimentare quasi 3 milioni di barili giornalieri aggiuntivi servono tra 36 e 40 VLCC mentre anche Iraq ed Emirati Arabi Uniti aumentano il ricorso agli Sts fuori da Hormuz.

Secondo gli analisti, il numero di VLCC aggiuntive necessarie è salito a circa 40 questo mese, dalle 24 di agosto. A complicare il mercato è anche la posizione delle navi. Gli armatori preferiscono dirigersi verso il Medio Oriente orientale invece di spostare le super-petroliere verso il bacino atlantico, dove la disponibilità è rimasta circa il 10% sotto le medie precedenti alla guerra.

I margini elevati della raffinazione rendono per ora sostenibili i maggiori costi di approvvigionamento, ma un ulteriore aumento dei noli potrebbe ridurre la redditività delle raffinerie senza contratti di noleggio a tempo e frenare la domanda di trasporto. L’aumento dei costi logistici aggiunge intanto tensione al mercato del greggio, rendendo più costoso portare il petrolio alle raffinerie asiatiche

L’amministratore delegato di Saudi Aramco, Amin Nasser, in un’intervista al quotidiano economico giapponese Nikkei, ha dichiarato che l’azienda sta valutando di stabilire ulteriori rotte di esportazione del petrolio e aumentare la propria capacità di stoccaggio al di fuori del Regno. Aramco dispone di molteplici opzioni che permettono di soddisfare le esigenze dei clienti, sottolineando che la fornitura di petrolio e prodotti petroliferi ai mercati continuerà nonostante le turbolenze geopolitiche che affronta il settore energetico globale.

(con fonte Reuters, GEA, Energia Oltre, Agenzia e Agenzia Nova)

Immagini: Aramco, CIA(US Department of Energy, Tasnim e DepositPhotos.com

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