L’Europa perde interi comparti, urgente invertire il processo di deindustrializzazione

Berlino – “Occorre un’azione urgente per invertire il processo di deindustrializzazione e consolidare la capacità produttiva e manifatturiera in Europa”: è questo il monito lanciato il 5 novembre a Berlino dalle tre principali confederazioni imprenditoriali dell’Eurozona, ovvero l’italiana Confindustria, la tedesca Bdi e la francese Medef. “L’Europa sta perdendo interi comparti industriali e catene di approvvigionamento, nonché investimenti, posti di lavoro e competenze”, avvertono.
In un contesto geopolitico complicato da shock – come la guerra in Ucraina e la crisi dello Stretto di Hormuz – e costi energetici alle stelle per le imprese dell’Ue, il mondo industriale si rivolge alle istituzioni nazionali ed europee per chiedere interventi urgenti, ad esempio sul fronte della politica energetica e climatica. In prima linea viene sollecitato il sostegno all’autonomia strategica del Vecchio continente – ad esempio sul piano tecnologico quando si parla di satelliti e intelligenza artificiale – che deve fare i conti con l’indebolimento del multilateralismo e una concorrenza sempre più accesa e non sempre ad armi pari.
“Oggi l’Europa si trova a rincorrere, vede due giocatori che sono gli Stati Uniti da una parte e la Cina dall’altra. Siamo bravissimi a costruire regole che gli altri non si impongono”, sostiene il presidente di Confindustria Emanuele Orsini nel ricordare l’importanza di rendere l’Europa più appetibile con condizioni “abilitanti” e l’influenza della burocrazia sui Paesi dell’Ue: “Dobbiamo saper attrarre gli investimenti privati e chiederci perché vengono scelti altri posti piuttosto che noi”.
Un’altra parola chiave secondo Orsini è la “sicurezza europea”, legata all’obiettivo dell’Unione di accrescere la propria indipendenza: “Quando oggi mi risulta che stia chiudendo l’ultimo stabilimento di antibiotici in Europa e diventiamo dipendenti di altri Paesi sulla farmaceutica, credo che questo sia un tema di sicurezza europea”.
“Tutta l’Europa ha costi elevatissimi rispetto ad altri Paesi”, ha osservato Orsini, mettendo in discussione l’efficacia di alcuni meccanismi regolatori, tra cui il sistema ETS e il TTF per il gas. La richiesta è di intervenire per riportare i prezzi su livelli sostenibili, così da preservare l’attrattività industriale del continente ed evitare che gli investimenti si spostino verso mercati più convenienti.
La necessità di tutelare la capacità produttiva europea è stata richiamata anche in relazione alle conseguenze sociali della deindustrializzazione. “Se non abbiamo più industria non c’è più gente che lavora nelle nostre imprese”, ha avvertito Orsini, sottolineando l’importanza di conciliare gli obiettivi ambientali con la salvaguardia dell’occupazione e del tessuto industriale.
Un argomento richiamato sia dal presidente di Confindustria che dal numero uno di Bdi Peter Leibinger è l’attenzione alla disciplina fiscale e alla tenuta dei conti pubblici. “Prevenire la crisi del debito che ci minaccia deve essere il nostro obiettivo più alto“, ha detto Leibinger che lancia un appello alla Commissione Europea: “Prima di chiedere più soldi dovreste mostrare dove riducete i vostri costi”, ha affermato riferendosi alle trattative in corso per il quadro finanziario pluriennale 2028-2034 dell’Ue, rese più difficili dall’opposizione dei cosiddetti “Paesi frugali” – guidati dalla Germania del cancelliere Friedrich Merz – alla proposta di Palais Berlaymont e al compromesso elaborato dalla presidenza di turno irlandese.
Leibinger ha insistito sulla necessità da parte dell’Europa di mobilitare più capitale privato a fianco di un aumento – ritenuto indispensabile – degli investimenti pubblici e delineato le priorità di spesa: “Competitività, innovazione e strategia nelle infrastrutture sono i temi su cui dovremmo concentrarci”. “L’investimento è speranza” è il richiamo del vicepresidente di Medef Fabrice Le Saché che, ricordando la difficile situazione francese, fa leva sul completamento del mercato unico: “È forte ma abbiamo bisogno di svilupparlo e di firmare più accordi di libero scambio per creare nuove opportunità”
Le priorità affrontate durante il Forum sono state formalizzate nella dichiarazione congiunta.
Fonti: ANSA e Confindustria
Foto Confindustria
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