La guerra sotto gli occhi dei droni

Come le forze russe modificano tattiche, tecniche di mimetizzazione e misure di protezione delle unità per adattarsi alla sorveglianza continua dei droni sul fronte ucraino.
Il conflitto russo-ucraino ha riportato al centro della dottrina militare un principio fondamentale ossia la superiorità sul campo di battaglia non dipende esclusivamente dalla potenza di fuoco, ma anche dalla capacità di preservare le proprie forze dall’individuazione e dall’azione nemica. Proprio per questo motivo per l’esercito russo, l’esperienza operativa degli ultimi anni ha imposto obbligatoriamente una progressiva revisione delle modalità di schieramento, movimento e protezione delle unità, accelerando l’adozione di soluzioni spesso sviluppate direttamente dai reparti impegnati al fronte.
Il recupero delle tradizionali tecniche di occultamento e inganno si accompagna oggi a una maggiore attenzione alla dispersione degli assetti, alla protezione delle infrastrutture logistiche e alla riduzione della vulnerabilità dei posti comando. Ne emerge quindi un processo di adattamento che non segue necessariamente un percorso uniforme, ma riflette la capacità delle forze russe di recepire le esperienze del combattimento, modificare le proprie procedure e confrontarsi con un avversario impegnato nella medesima evoluzione tattica.
Esaminiamo nel dettaglio gli adattamenti operativi più evidenti emersi negli ultimi mesi, sulla base della documentazione diffusa attraverso i social media e delle testimonianze dei militari direttamente impegnati sul campo.

Militare russo in Ucraina (TASS)
Un campo di battaglia sempre più osservato
La guerra in Ucraina ha modificato radicalmente il rapporto tra osservazione e sopravvivenza. Droni tattici, immagini satellitari, sensori elettronici e ricognizione terrestre consentono di individuare con maggiore continuità movimenti, concentrazioni di mezzi e attività logistiche. La scoperta di una posizione può essere seguita rapidamente dalla trasmissione delle coordinate al posto comando e dall’impiego dei droni disponibili per attaccare l’avvenrsario. Non significa che ogni bersaglio sia visibile o immediatamente attaccabile difatti, disponibilità dei sensori, interferenze, condizioni meteorologiche e tempi decisionali continuano a condizionare la catena di ingaggio soprattutto con l’approssimarsi dell’inverno quando l’impiego dei droni sarà sensibilmente influenzato dalle condizioni meteorologiche.
Le forze russe, come quelle ucraine, hanno dovuto adattarsi a un ambiente in cui anche brevi esposizioni possono comportare perdite. Lo si nota tutti i giorni attraverso i video diffusi in rete. La competizione non riguarda soltanto la capacità di vedere, ma quella di interpretare correttamente ciò che viene osservato. Vedere di più non significa necessariamente capire meglio: la sopravvivenza dipende anche dalla capacità di negare all’avversario un bersaglio certo.

Militare della Guardia di Frontiera ucraina che opera con drone DJI Mavic. (Fonte: ArmyInform)
Nascondersi all’osservazione del nemico risulta essere sempre più difficile
La tradizione russa della cosiddetta maskirovka, che comprendeva occultamento, simulazione e inganno, ha assunto nuove forme sul fronte ucraino. Non basta nascondere visivamente un mezzo, emissioni radio, impronte termiche, tracce sul terreno e movimenti di rifornimento possono invece facilmente rivelarne la presenza.
Quello che si nota e che la dispersione dei depositi, i cambi frequenti di posizione, la disciplina delle emissioni radio e lo sfruttamento del terreno riducono l’esposizione. Queste misure non eliminano però il rischio, ma possono accorciare il periodo durante il quale un’informazione resta utile al nemico per colpire.
In questo contesto, la sopravvivenza delle unità dipende sempre più dalla capacità di combinare occultamento fisico, mobilità e controllo delle proprie tracce elettroniche e non, rendendo più complessa per l’avversario l’individuazione e il successivo ingaggio dei bersagli. L’obiettivo non è diventare invisibili, ma rendere incerta, incompleta o rapidamente superata l’informazione raccolta dal nemico.
Osservare, studiare e imparare dal nemico
Uno degli aspetti più rilevanti del conflitto è la rapidità con cui le due parti osservano e adattano le soluzioni avversarie. Droni, Guerra Elettronica, protezione delle postazioni e modalità di rifornimento sono oggetto di una continua sperimentazione. Una tecnica sviluppata da un reparto può essere modificata, replicata oppure contrastata in altri settori.
Questo processo non appare uniforme. Difatti, la diffusione di una procedura dipende dall’addestramento, dai materiali disponibili, dall’iniziativa dei comandanti e dalla capacità di trasmettere l’esperienza operativa. È quindi improprio attribuire a tutte le forze russe la stessa efficacia nell’adattamento. Analizzando le immagini diffuse sulla rete, ne deriva un quadro operativo eterogeneo, nel quale reparti particolarmente esperti riescono a integrare rapidamente le nuove soluzioni nelle proprie procedure, mentre altri continuano a operare secondo schemi tradizionali, esponendosi a maggiori rischi sul campo di battaglia. L’innovazione decisiva non è sempre quella inventata per prima, ma quella assimilata e diffusa più rapidamente.

Operatore di droni della 153ª Brigata Meccanizzata ucraina nel settore di Kharkiv (Fonte: 153 OMBR)
Difendersi meglio sul terreno
La necessità di proteggere uomini e mezzi dalla sorveglianza continua dei droni ha sicuramente portato le forze russe a modificare l’organizzazione delle posizioni difensive a similitudine di quelle ucraine. Anziché concentrare personale, armamenti e materiali in pochi siti facilmente individuabili, si tende a distribuirli su aree più ampie, utilizzando ricoveri protetti, postazioni alternative, percorsi coperti e punti di rifornimento separati. In questo modo, la distruzione di una singola posizione non compromette necessariamente l’intero dispositivo difensivo. Lo stesso principio riguarda l’artiglieria e i Posti Comando, che devono ridurre i tempi di permanenza nelle rispettive posizioni per limitare il rischio di essere individuati e colpiti. Cosa che da quanto si apprende dalla rete, avviene sistematicamente dopo qualche breve periodo di permanenza sul sito.
Questa maggiore dispersione comporta tuttavia difficoltà nel coordinamento, nelle comunicazioni e nella distribuzione dei rifornimenti. La ridislocazione continua di queste unità, pur aumentando le possibilità di sopravvivenza, può ridurre la rapidità di manovra e la capacità di concentrare tempestivamente la potenza di fuoco nei settori più critici. Il risultato è un dispositivo difensivo più difficile da individuare e colpire nel suo complesso, ma anche più impegnativo da gestire, soprattutto quando la pressione nemica richiede interventi rapidi e coordinati. Una difesa più difficile da localizzare può risultare più resistente, purché mantenga comando, collegamenti e capacità di reazione.

Militari di u n’unità russa anti-droni (TASS)
Ingannare l’avversario, le nuove tecniche adottate sul campo di battaglia
Sagome di mezzi, falsi radar, installazioni simulate e attività dimostrative possono alterare il quadro informativo dell’avversario. L’inganno non deve necessariamente resistere a una verifica approfondita, basta che sia sufficiente a consumare il tempo di osservazione dell’avversario, impegnare sensori o indurre l’impiego di munizionamento contro obiettivi privi di valore.
Per valutarne l’efficacia occorre quindi considerare non soltanto se il falso bersaglio venga creduto reale, ma anche quali risorse abbia costretto il nemico a impiegare. In alcuni casi, anche un semplice simulacro può indurre l’avversario a impiegare droni da ricognizione o munizioni costose per colpire un obiettivo inesistente. Queste tecniche contribuiscono inoltre a creare incertezza sulla reale disposizione delle forze, rendendo più difficile distinguere le posizioni operative da quelle predisposte per l’inganno.
Tuttavia, dai video diffusi in rete emerge come l’efficacia di queste tecniche di inganno tenda progressivamente a ridursi, poiché i piccoli droni da ricognizione, capaci di osservare i bersagli a distanza ravvicinata, riescono sempre più spesso a distinguere anche i simulacri più sofisticati dai mezzi e dalle installazioni reali. Un falso bersaglio può potenzialmente avere successo anche quando non viene colpito: è sufficiente che rallenti la decisione o sottragga risorse alla ricognizione.

Veicolo corazzato da recupero ucraino M88 Hercules dotato di rete protettiva anti-drone (Fonte: ArmyInform)
Proteggersi ha un costo
C’è tuttavia una nota dolente: tutte queste misure di protezione comportano costi e difficoltà operative. La dispersione delle unità aumenta le possibilità di sopravvivenza, ma rende più complessi i rifornimenti e il supporto logistico. La riduzione delle comunicazioni radio limita il rischio di essere individuati, ma può rallentare la trasmissione degli ordini e compromettere il coordinamento tra i reparti.
I frequenti cambi di posizione richiedono inoltre un maggiore consumo di carburante, interventi di manutenzione più frequenti e personale adeguatamente addestrato. Ogni spostamento comporta infatti la necessità di trasferire mezzi, armamenti e materiali, predisporre nuove postazioni e ristabilire i collegamenti, con un dispendio di tempo e risorse che può incidere sulla continuità operativa delle unità.
A queste difficoltà si aggiungono l’usura dei mezzi, la disponibilità non sempre sufficiente di materiali ed equipaggiamenti e un livello di addestramento che appare disomogeneo tra i diversi reparti. Di conseguenza, anche l’adozione delle contromisure varia lungo il fronte: soluzioni dimostratesi efficaci in determinati settori non risultano necessariamente applicate con la stessa frequenza o efficacia in altre aree operative. La protezione diventa un vantaggio solo quando il suo costo non compromette la capacità della forza di combattere.

Militari russi in azione in Donbass (TASS)
La sfida continua e si aggiorna costantemente
Il campo di battaglia non è completamente trasparente all’avversario. È sicuramente più osservato grazie ai droni, ma resta soggetto a errori, falsi segnali e lacune informative. Qualche esempio concreto? Un’attività radio può indicare una preparazione operativa oppure essere simulata oppure, una postazione abbandonata può riflettere una ridislocazione o un inganno. La qualità dell’informazione dipende sostanzialmente dalla verifica e dalla capacità di integrarla nel contesto.
L’esperienza russa in Ucraina da quanto emerge dalle notizie e informazioni disponibili in rete evidenzia l’importanza della capacità di adattamento e dell’apprendimento operativo, pur mostrando differenze significative nell’efficacia e nella rapidità con cui i singoli reparti adottano nuove procedure e contromisure. Nel combattimento moderno conta tanto sottrarsi allo sguardo del nemico quanto impedirgli di trasformare ciò che vede in una decisione efficace.

Un fante di Marina delle Forze navali ucraine applica materiale mimetico al proprio veicolo trasporto truppe corazzato BTR-80. (Fonte: Divids)
Valutazioni
Per gli eserciti europei e, più in generale, per la NATO, il conflitto in Ucraina rappresenta un’importante fonte di insegnamenti operativi. Le nazioni occidentali stanno già sviluppando nuove metodologie d’impiego e introducendo nuove tattiche, tecniche e procedure (Tactics, Techniques and Procedures – TTP), aggiornando progressivamente l’addestramento e le dotazioni alla luce delle esperienze maturate sul campo.
Una delle principali lezioni riguarda la necessità di prepararsi a combattere in un ambiente sottoposto a sorveglianza continua, dove anche i movimenti delle unità più piccole possono essere individuati e colpiti in tempi molto brevi. Diventa quindi fondamentale rafforzare le capacità di mimetizzazione, dispersione, protezione dei mezzi e contrasto ai droni, preservando al tempo stesso l’efficienza del comando e del supporto logistico.
Un altro importante insegnamento riguarda essenzialmente la necessità di addestrare le unità a operare anche con comunicazioni limitate, collegamenti disturbati e posti comando costretti a frequenti spostamenti. Particolare attenzione deve essere inoltre rivolta alla protezione delle retrovie, dei depositi e delle infrastrutture logistiche, sempre più esposti alla minaccia dei droni e degli attacchi di precisione.
Per la NATO, la sfida futura non consisterà soltanto nell’introdurre nuove tecnologie, ma soprattutto nell’integrarle nelle dottrine e nelle procedure operative, sviluppando forze capaci di mantenere la propria efficacia anche quando la segretezza dei movimenti e la sicurezza delle posizioni non possono più essere garantite.
Foto: TASS, Divids, Army Inform e 153 OMBR
Isidoro SantarpiaVedi tutti gli articoli
Classe 1966, è un analista ed ex militare, esperto di OSINT, intelligence e geopolitica, linguista di russo con oltre quarant'anni di esperienza professionale nel settore. È specializzato nell’area dell’ex URSS, dell’Asia centrale e del Medio Oriente. Ha prestato servizio presso la Rappresentanza militare dell’Ambasciata d’Italia in Uzbekistan e ha svolto incarichi di ispettore per il controllo degli armamenti nell’ambito del Trattato CFE e del Documento di Vienna, operatore di bordo per il Trattato Open Skies e osservatore internazionale in missioni OSCE e ONU. Ha partecipato a missioni operative nei Balcani, in Iraq, Afghanistan, Libano e sul fianco orientale della NATO. Docente in master universitari presso la LUM School of Management, collabora con la Fondazione Machiavelli. È inoltre ideatore e curatore del progetto editoriale Intelligence World, sviluppato attraverso LinkedIn e il portale specializzato intelligenceworld.net, dedicato all'analisi geopolitica, militare e di intelligence. È autore e curatore di studi e dossier dedicati alle capacità militari della Federazione Russa, all’impiego dell’OSINT e della TECHINT, alla disinformazione e alla guerra cognitiva.


