Sondaggio: la maggioranza degli europei rivuole il gas russo

 

 

 

L’ultimo sondaggio di Polling Europe mostra interessanti indicatori dell’opinione dei cittadini europei su diverse tematiche. Vale la pena leggerlo integralmente a questo link: è stato realizzato nei 27 Stati membri dell’UE intervistando 5.067 persone tra il 21 e il 30 settembre 2026.

Questa edizione esplora le opinioni degli europei su un’ampia gamma di questioni internazionali, europee e di mercato, dalle elezioni di medio termine negli Stati Uniti e l’importanza della solidarietà internazionale, alle forniture di gas russo, all’immigrazione clandestina, all’integrazione bancaria europea, alle normative sul riciclaggio, alle priorità di investimento nei trasporti e alle tecnologie di guida assistita e autonoma.

Sull’immigrazione clandestina, più della metà degli intervistati (54%) ritiene che la situazione stia peggiorando, a conferma del fatto che la migrazione rimane una questione estremamente delicata in tutta l’Unione. In questa pagina ci preme però evidenziare l’esito del sondaggio sul tema energetico, di grande attualità e di ampio valore strategico per le tasche dei cittadini e il futuro economico dell’Europa.

La maggioranza degli europei (62%) è favorevole a un ritorno all’approvvigionamento di gas dalla Russia, sia prima della fine della guerra (30%) sia solo dopo la sua conclusione (32%), mentre il 25% si dichiara contrario.

Un dato che non dovrebbe stupire considerato che l’Europa è l’area industrializzata del ondo che paga l’energia ai prezzi o più elevati: proprio per questo industria chimica e acciaieria fuggono dal Vecchio Continente dove la de-industrializzazione non è più una minaccia incombente ma una realtà costante in espansione progressiva.

Come faceva notare ieri un articolo di Formiche l’Italia si distingue come il Paese più disponibile a riprendere gli approvvigionamenti di energia dalla Russia. Il 69% degli italiani è favorevole e di questi il 38% non aspetterebbe la fine della guerra in Ucraina.

Si tratta della percentuale più alta la quota più alta tra i grandi Stati membri della UE: la ragione è forse che l’Italia pullula di putiniani o che è la nazione europea che paga a prezzo più alto l’energia?

La percezione che col gas russo in quantità infinita e a buon mercato è diffusa in tutti i paesi europei: in Spagna è a favore il 65% (contrari 25%, indecisi 10%), in Germania il 63% (25% contrari, 12% indecisi) mentre in Francia il 48% è favorevole contro il 30% di contrari e il 22% di indecisi. Persino nella Polonia guidata da un governo russo-fobica, situata nelle immediate retrovie del conflitto e che celebrò come un successo lil sabotaggio dei gasdotti Nord Stream nel Mar Baltico il 52% degli intervistati è a favore del ritorno al gas russo contro il 35% contrario, il 13% indecisi.

Dati che hanno un valore politico indiscusso poiché dimostrano come la UE e gran parte dei governi d’Europa si muovano in direzione del tutto opposta rispetto alle esigenze percepite dalla gran parte della cittadinanza e dell’elettorato.

In Germania ad esempio ad opporsi al ritorno al gas russo è un tedesco su 4 mentre sul fronte politico solo AfD e BSW si sono espressi per il ritorno al gas russo e il ripristino dei Nord Stream. Facile quindi comprendere il perché delle recenti dinamiche elettorali tedesche

Ancora più evidente la spaccatura in Italia dove a esprimersi per il ritorno al gas russo sono stati i vertici di a Confindustria e ENI ma sul piano politico solo Lega e Futuro Nazionale si sono espressi apertamente in tal senso mentre M5S chiede che questa opzione non venga esclusa.

L’aspetto più inquietante è quindi rappresentato dal fatto che su un tema così decisivo per il futuro economico e sociale dell’Europa i governi e la Commissione Ue si muovano nella direzione opposta a quella ritenuta necessaria dall’opinione pubblica.

Il commissario Ue all’Energia, Dan Jorgensen, in conferenza stampa al termine del Consiglio Energia a Lussemburgo, ha affermato due giorni or sono che “abbiamo introdotto un divieto, attualmente in vigore, sull’importazione di gas russo. Mosca ha usato le forniture energetiche come mezzo per ricattarci e questo è inaccettabile. Non vogliamo ricominciare a comprare gas russo”.

Affermazione discutibile non solo perché non rispecchia la volontà dei cittadini europei ma perché non tiene conto che diversi paesi europei, all’ovest come nei Balcani e in Mitteleuropa, continuano a comprare energia da Mosca (in buona parte costosissimo gas liquido trasportato via nave) e si presume continueranno a farlo anche dopo il divieto totale che entrerà in vigore il 1° gennaio 2027.

Infatti oltre ad aumentare gli acquisti di GNL sono in crescita anche i flussi verso l’Europa del gasdotto TurkStream. Forse alla Commissione europea è sfuggita la notizia. resa nota dall’agenzia TASS, che rivela come la Russia abbia aumentato le esportazioni di gas verso l’Europa attraverso il gasdotto  TurkStream sotto le acque del Mar Nero, dell’1 per cento, raggiungendo i 14,8 miliardi di metri cubi nel periodo gennaio-ottobre 2026.

I dati forniti dalla Rete europea degli operatori dei sistemi di trasmissione del gas (Entsog) mostrano che nel mese di ottobre, le esportazioni di gas russo verso l’Europa in questa direzione sono aumentate del 20,5 per cento rispetto a settembre e diminuite del 4 per cento rispetto a ottobre 2025, raggiungendo 1,62 miliardi di metri cubi.

Il tasso di utilizzo medio europeo del gasdotto TurkStream nel mese di ottobre (52 milioni di metri cubi al giorno) è stato inferiore del 4 per cento rispetto a ottobre 2025 e superiore del 17 per cento rispetto a settembre. Pertanto, il gasdotto è stato utilizzato al 92 per cento della sua capacità il mese scorso.

Il gasdotto TurkStream ha una capacità di 31,5 miliardi di metri cubi ed è progettato per rifornire la Turchia e i Paesi dell’Europa meridionale e sudorientale. Attualmente rappresenta l’ultima rotta attiva per il trasporto del gas russo via tubo verso l’Europa, dopo la cessazione del transito attraverso l’Ucraina e la distruzione di 3 dei 4 tubi dei gasdotti NordStream.

Il commissario Jorgensen finge inoltre di non sapere che da quando nel 2022 ha annunciato la rinuncia all’energia russa l’Europa ha dato più denaro ai russi per l’energia di quanto ne abbia donato all’Ucraina per difendersi dai russi.

E poi Jorgensen dovrebbe ricordare che la Russia non ha mai attuato nessun ricatto all’Europa dal momento che è stata la UE, nel 2022 ad annunciare la rinuncia all’energia fornita dai russi senza disporre di validi ed economici sostituti.

Anzi, Mosca ha continuato a vendere gas all’Europa attraverso i gasdotti ucraini fino a dicembre 2024, quando fu Kiev a chiudere il rubinetto con il via libera di Bruxelles. Anche Jorgensen avrebbe potuto leggere sulle agenzie di stampa che Vladimir Putin ha confermato di recente la disponibilità russa a riprendere le forniture di gas via tubo all’Europa.

A parte il paradosso demenziale dell’energia russa che gli europei dicono di non  volere più ma che continuano a comprare in quantità crescenti e a prezzi elevatissimi quando prima avevano prezzi prestabiliti, il sondaggio di Polling Europe evidenzia come con questa frattura tra opinione pubblica e politica europea non è difficile prevedere un progressivo accentuarsi della crisi energetica, economica, politica e sociale nel Vecchio Continente.

Anche tenendo conto delle importanti elezioni politiche previste nel 2027 in Italia, Polonia, Spagna e Francia a cui potrebbero aggiungersi altri paesi con i governi in difficoltà.

Foto:  Gazprom e Polling Europe

 

 

Gianandrea GaianiVedi tutti gli articoli

Giornalista bolognese, laureato in Storia Contemporanea, dal 1988 si occupa di analisi storico-strategiche, studio dei conflitti e reportage dai teatri di guerra. Dal 1991 al 2014 ha seguito sul campo i conflitti nei Balcani, Somalia, Iraq, Afghanistan, Sahara Occidentale, Mozambico e Sahel. Dal febbraio 2000 dirige Analisi Difesa e nel 2026 ha aperto il Canale YouTube “La Penna nel Fianco”. Ha collaborato o collabora con quotidiani e settimanali, università e istituti di formazione militari ed è opinionista per reti TV e radiofoniche. Ha scritto diversi libri tra cui "Iraq Afghanistan, guerre di pace italiane", “Immigrazione, la grande farsa umanitaria” e "L'ultima guerra contro l’Europa". Presso il Ministero dell’Interno ha ricoperto dal 2018 l’incarico di Consigliere per le politiche di sicurezza di due ministri e un sottosegretario. Nel 2026 ha ricevuto l'onorificenza di Cavaliere dell'Ordine al Merito della Repubblica Italiana (OMRI).

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