L’Estonia schiera l’esercito sul confine russo (e spera che la guerra in Ucraina continui)

 

 

 

L’Estonia sposta parte del suo piccolo esercito vicino al confine russo, schierandovi armi in grado di colpire in profondità la Federazione Russa, come i lanciarazzi campali HIMARS statunitensi e i sudcoreani CHUNMO.

Lo ha scritto il Financial Times citando fonti estone che descrivono l’iniziativa come parte della nuova strategia di “difesa attiva”. La base di Johvi, a 50 chilometri dal confine con la Russia, è stata ampliata e ammodernata per ospitare il quartier generale della 1a Brigata di Fanteria, unica grande unità dell’esercito, attualmente ubicato a Tapa a circa 150 chilometri dal confine.

A Narva, città di frontiera abitata soprattutto da estoni di origine russa, è in costruzione una nuova base militare, progettata per ospitare 1.000 militari ma che probabilmente accoglierà a tempo pieno solo una compagnia con qualche supporto per un totale di 200 militari.

“Dobbiamo partire dal confine e vincere fin dalle prime battaglie”, ha dichiarato il colonnello Tarmo Kundla, comandante della 1a Brigata.

Nell’ambito della strategia di “difesa attiva”, osserva il Financial Times, l’Estonia ha firmato contratti per l’acquisto di nove lanciatori HIMARS (6 già consegnati e tre in consegna nel 2027) realizzati da Lockheed Martin ma non è certo che possa ricevere in tempi rapidi i missili balistici tattici ATACMS che gli Stati Uniti hanno consumato in gran numero nel conflitto contro l’Iran e al momento disporrebbero di scorte limitate.

Senza gli ATACMS il raggio d’azione degli HIMARS (nella foto sopra) estoni si riduce a 70 chilometri con l’impiego di razzi.

I 9 lanciarazzi campali K239 Chunmoo (nella foto sotto) dalla società sudcoreana Hanwha verranno consegnati a partire dal 2027 con razzi guidati con portata fino a 80 chilometri e missili balistici tattici CTW-290 con quasi 300 chilometri di raggio d’azione. “Il nostro obiettivo è chiaro: tenere il nemico e la devastazione della guerra lontani dal territorio estone”, ha reso noto il ministero della Difesa.

Per il Financial Times i vertici militari e dell’intelligence estoni non credono che Mosca voglia una guerra su vasta scala con la NATO, almeno nei prossimi due anni, ma ritengono che la Russia si stia preparando a un potenziale conflitto futuro con la piccola nazione baltica.

L’intelligence militare estone teme in modo particolare è un’azione limitata contro un obiettivo di confine: nello specifico, la piccola città di Narva, a maggioranza russofona. Conquistare Narva avrebbe poco senso se l’obiettivo fosse un’invasione su larga scala dell’Estonia, ma potrebbe servire come provocazione per mettere alla prova la determinazione della NATO e cercare di spaccare l’Alleanza, secondo quanto riferito dai funzionari citati da FT.

Le autorità temono una mossa opportunistica da parte del Cremlino, come un’incursione su piccola scala volta a testare la clausola di difesa reciproca della NATO, e affermano che né loro né l’Alleanza Atlantica sono attualmente in grado di dissuadere in modo credibile un simile scenario.

Scenario che potrebbe venire favorito anche (m questo FT non lo scrive) dalle discriminazioni crescenti che subiscono le consistenti minoranze russe n Lettonia e nelle altre repubbliche baltiche in un contesto che potrebbe replicare le condizioni che si verificarono in Donbass dopo il Maidan  e la messa al bando della lingua russa.

“La deterrenza non funziona”, ha affermato un alto funzionario dell’intelligence militare estone al giornale britannico. “Il periodo critico per affrontare questo problema, per tutti noi negli Stati baltici, è quello dei prossimi uno-quattro anni”.

“Stiamo cambiando tutto”, ha affermato un funzionario del ministero della Difesa estone responsabile della politica militare al FT. “La realtà è che la pianificazione della difesa estone è rimasta invariata negli ultimi 10 anni. Ma la Russia sta già pianificando di raddoppiare le proprie forze lungo il nostro confine”.

L’Estonia ha incrementato la spesa militare quest’anno del 42% fino a raggiungere i 2,4 miliardi di euro, il 5,4% del PIL anche se non sono mancati gli scandali legati alla corruzione e malversazione nelle commesse militari che hanno portato recentemente alle dimissioni del ministro della Difesa.

Secondo il Mlitary Balance l’Estonia schiera una componente logistica e di comando e controllo interforze composta da : 1.900 militari e un Esercito con 4.500 effettivi (1.550 professionisti e 2,950 di leva) equipaggiati con 44 cingolati da combattimento CV90 e 260 veicoli blindati trasporto truppe ruotati oltre a missili anticarro Spike e Javelin, 12 obici semoventi francesi CAESAR e 24 sudcoreani K9, 6 lanciarazzi campali americani HIMARS e 126 mortai

Per la difesa aerea può contare su missili portatili Mistral e Piorun, utili solo alle basse quote.  La Marina dispone di  650 uomini di cu la metà di leva con 4 motovedette quasi disarmate e 4 cacciamine ex danesi e britannici oltre a qualche drone subacqueo mentre l’Aeronautica dispone di 570 militari di cui 120 di leva con 2 piccoli aerei da trasporto.

Priva di forze aeree da combattimento (come tutte le repubbliche baltiche lo spazio aereo è protetto da velivoli alleati in ambito NATO), in caso di guerra l’Estonia potrebbe sulla carta affiancare alle esigue forze terrestri in servizio due scaglioni di riservisti ad alta prontezza operativa per quasi 80mila uomini più altri 150 mila richiamabili in tempi più lunghi.

Le forze terrestri alleate schierate in Estonia (NATO Forward Land Forces) comprendono 800 militari britannici (destinati a salire a 1.200), 600 statunitensi e 350 francesi.

Dall’articolo del Financial Times emergono anche valutazioni che spiegano il senso degli sforzi compiuti da molti governi europei per scongiurare un accordo che ponga fine al conflitto tra Russia e Ucraina e far continuare il più possibile le ostilità in Donbass..

Le font estoni sentite da FT valutano che finché la guerra continuerà le forze armate russe resteranno impegnate sui fronti ucraini ma se dovesse entrare in vigore un cessate il fuoco o un piano di pace, i funzionari della NATO temono che la minaccia per gli Stati baltici diventerebbe molto più grave. Decine di migliaia di soldati russi potrebbero venire dislocati lungo il confine estone e lettone e la Russia disporrebbe di un’enorme macchina industriale della difesa operativa a pieno regime.

“Avevamo paura della guerra (in Ucraina)”, ha dichiarato un alto funzionario dell’intelligence estone. “Ora abbiamo paura della fine della guerra”.

Foto: Forze Armate Estoni, Lockheed Martin e Hanwha

 

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Gianandrea GaianiVedi tutti gli articoli

Giornalista bolognese, laureato in Storia Contemporanea, dal 1988 si occupa di analisi storico-strategiche, studio dei conflitti e reportage dai teatri di guerra. Dal 1991 al 2014 ha seguito sul campo i conflitti nei Balcani, Somalia, Iraq, Afghanistan, Sahara Occidentale, Mozambico e Sahel. Dal febbraio 2000 dirige Analisi Difesa e nel 2026 ha aperto il Canale YouTube “La Penna nel Fianco”. Ha collaborato o collabora con quotidiani e settimanali, università e istituti di formazione militari ed è opinionista per reti TV e radiofoniche. Ha scritto diversi libri tra cui "Iraq Afghanistan, guerre di pace italiane", “Immigrazione, la grande farsa umanitaria” e "L'ultima guerra contro l’Europa". Presso il Ministero dell’Interno ha ricoperto dal 2018 l’incarico di Consigliere per le politiche di sicurezza di due ministri e un sottosegretario. Nel 2026 ha ricevuto l'onorificenza di Cavaliere dell'Ordine al Merito della Repubblica Italiana (OMRI).

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