I russi attaccano i ponti sul Dniepr, Zelensky punta a indebolire Trump

Nelle prime ore del mattino di ieri un attacco russo contro Kiev ha colpito nuovamente il ponte Pivdennyi (Ponte Sud) della capitale ucraina, già bersagliato più volte nella giornata di ieri. La notizia è riportata da Ukrinform, che cita il sindaco Vitali Klitschko su Telegram. Klitschko ha inoltre riferito che detriti sono caduti in un’area aperta nel quartiere di Holosiivskyi. Finestre di un edificio non residenziale e diverse automobili sono state danneggiate. A
Kiev dunque il traffico dei mezzi pubblici è temporaneamente limitato su alcuni ponti, ha fatto sapere l’amministrazione cittadina tramite Telegram. Il Ponte Sud, in particolare, è chiuso in entrambe le direzioni; il ponte della metropolitana è chiuso in direzione della riva destra. Il Comune ha comunicato ai cittadini le modifiche al trasporto pubblico.
Il traffico a Kiev è andato in tilt dopo la chiusura di uno dei ponti principali della città e l’imposizione di restrizioni su altri, in seguito a una nuova ondata di attacchi russi con droni. I reporter dell’AFP hanno osservato lunghe code di auto e autobus bloccati sulle arterie principali della capitale ucraina, mentre i pendolari cercavano percorsi alternativi.

Il congestionamento è stato causato dalla chiusura totale al traffico, in entrambe le direzioni, del Ponte Sud (Pivdennyi Mist), uno degli otto ponti che collegano la parte orientale e quella occidentale di Kiev attraversando il fiume Dnipro. Il Ponte Paton, situato più a nord, è rimasto aperto in un solo senso di marcia, ha dichiarato il sindaco Vitali Klitschko, senza tuttavia segnalare danni alla struttura.
I droni russi hanno colpito le strutture portanti del Ponte Sud. Il passaggio è stato chiuso temporaneamente per consentire una valutazione strutturale. Sebbene avesse riaperto al traffico veicolare e alla metropolitana poco dopo, il ponte ha subito nuovi attacchi con droni nella notte appena trascorsa, ha riferito Klitschko. Il secondo attacco notturno ha danneggiato un pilone, il manto stradale e una barriera protettiva in calcestruzzo lungo la linea della metropolitana, ha aggiunto il sindaco.
Il ministero della Difesa russo ha confermato oggi anche l’attacco che ha preso di mira il Ponte Nord di Kiev, sostenendo che viene utilizzato per “facilitare i movimenti delle truppe e la logistica delle consegne di materiale militare” per le forze armate ucraine.
Dall’inizio dell’invasione russa su vasta scala nel febbraio 2022, l’Ucraina teme da tempo attacchi ai suoi principali ponti di collegamento, che però finora erano stati risparmiati, a conferma che i russi non hanno condotto in questi quattro anni e mezzo una “guerra totale” all’Ucraina.
L’importanza strategica dei ponti sul Dniepr
In realtà la vera notizia rilevante non è che i russi attacchino i ponti sul fiume Dniepr (Dnipro per gli ucraini) ma che non lo abbiano fatto fin dalle prime fasi del conflitto poiché la loro distruzione avrebbe impedito o quanto meno ridotto l’afflusso di rinforzi e rifornimenti alle forze di Kiev su tutti i fronti impedendo al tempo stesso ogni tipo di mobilità sociale ed economica nelle regioni ucraine a est del fiume.
Una scelta spiegabile da un lato con la volontà del Cremlino di non condurre una guerra totale all’Ucraina, il che equivale a combattere “con una mano legata dietro la schiena”, dall’altro a consentire a Kiev di trasferire il grosso del suo apparato militare in prima linea per poterlo annientare.

Putin ha sempre definito due grandi obiettivi nella Operazione Militare Speciale, “denazificare” l’Ucraina (cioè cambiarne il governo rimuovendo i banderisti) e “demilitarizzare” l’Ucraina, cioè annientarne le capacità militari.
Se gli attacchi ai ponti dovessero allargarsi dalla capitale a tutto il corso del fiume si tratterebbe di un mutamento nella strategia russa protesa ora a bloccare i flussi logistici del nemico per accelerare le conquiste territoriali di Mosca nelle regioni di Donetsk. Kharkiv. Sumy, Zaporizhia e Dnipropetrovsk riducendo le capacità ucraine di condurre contrattacchi e di sostenere le difese.
Gli attacchi reiterati alla capitale ucraina sono dovuti anche all’abbondanza di bersagli (infrastrutture, comandi e stabilimenti industriali) in una regione che era un tempo la meglio protetta dalla difesa aerea (insieme ai porti di Odessa anch’essi devastati e messi fuori uso da missili e droni russi) ma sembrano avere anche una valenza politico-diplomatica.

Il Ministero degli Esteri russo ha infatti ribadito oggi l’avvertimento rivolto ai cittadini stranieri e al personale delle missioni diplomatiche di non rimanere a Kiev o nelle vicinanze di siti di interesse militare in Ucraina.
“La Russia aveva già esortato i cittadini stranieri e i diplomatici presenti a Kiev a lasciare la città e ad astenersi dal recarsi in Ucraina, consigliando inoltre ai residenti di tenersi alla larga dalle infrastrutture militari e amministrative”, si legge nella nota.
“Constatiamo che non tutti hanno accolto tali avvertimenti e [che alcuni] stanno consapevolmente esponendo la propria vita a un pericolo mortale… Il Ministero degli Esteri russo ribadisce l’avvertimento ai cittadini stranieri, compreso il personale delle missioni diplomatiche, di non trattenersi in Ucraina né di recarsi nel suo territorio”, conclude il comunicato.
Il monito sembra essere stato convincente questa volta dal momento che. Secondo fonti diplomatiche sentite dal giornale britannico The Guardian, diverse nazioni occidentali stanno elaborando segretamente piani di emergenza per trasferire le proprie ambasciate dalla capitale Ucraina Kiev alla città occidentale di Leopoli (Lviv).
Kiev ha smentito e i diplomatici occidentali dichiarano pubblicamente di voler rimanere nella capitale per timore che un trasferimento possa dare l’impressione che gli alleati stiano abbandonando l’Ucraina al proprio destino, secondo quanto riportato dal giornale. A fine settembre il Wall Street Journal aveva riferito che le autorità ucraine stavano valutando la possibilità di attribuire a Kiev lo status di “città di prima linea”.
Le dichiarazioni di Putin
“Non stiamo minacciando nessuno, non abbiamo intenzione di attaccare nessuno, né nel 2029, né nel 2030, né nel 2050. Ma se dovessimo subire un’aggressione, saremo costretti a rispondere. E i cittadini dei paesi europei devono comprenderlo chiaramente e distinguere tra la nostra posizione e quella di alcuni attuali leader politici nei loro paesi” ha dichiarato il 1° ottobre il presidente russo Vladimir Putin durante la sessione plenaria del 23° incontro del Valdai International Discussion Club.
Putin ha definito assolutamente inaccettabile il congelamento dei beni russi in Occidente e l’utilizzo dei relativi profitti per azioni militari. “Hanno congelato le nostre riserve auree e valutarie, così come quelle della Banca Centrale, e ora a quanto pare stanno distribuendo i proventi derivanti dall’utilizzo di queste riserve per finanziare la guerra. Questo, a mio avviso, è assolutamente inaccettabile”.

In quella occasione, circa le operazioni militari, Putin ha sottolineato che il ritmo dell’avanzata delle forze armate russe sta aumentando, ma l’obiettivo resta porre fine al conflitto attraverso negoziati di pace.
Il presidente russo ha infatti dichiarato che la situazione lungo la linea di contatto è in rapida evoluzione e ha rivendicato il controllo di altri territori per un totale di 1.301 chilometri quadrati in aggiunta ai 5.300 conquistati tra gennaio e agosto.
Conquiste smentite e contestate da ucraini e centri studi filo-Kiev ma l’aspetto rilevante non è il numero di chilometri quadrati conquistati o solo infiltrati dalle forze russe ma il messaggio strategico lanciato dal Cremlino.
Mosca è pronta a continuare la guerra guadagnando lentamente terreno e puntando al logoramento delle forze nemiche ma lo sforzo bellico è ancora considerato propedeutico a raggiungere un accordo negoziato.
Obiettivo che dovrebbe costituire un interesse primario per l’Ucraina stremata ma anche per gli europei, pressati da un lato dalla grave crisi economica ed energetica con rovinosi crolli di consenso per i governi nazionali e la Commissione von der Leyen e dall’altro dal completo esaurimento di risorse militari e finanziarie da fornire a Kiev.
La campagna invernale
Fonti ucraine riprese dal New York Times hanno rivelato ieri il Cremlino avrebbe ordinato ai suoi vertici militari di “abbandonare le regole di guerra” per colpire le infrastrutture civili. Si tratta con ogni probabilità della reazione della propaganda di Kiev agli attacchi ai ponti, il cui valore è evidentemente non solo quello di obiettivi civili ma anche di valore logistico-militare.
Per questa ragione i ponti sono sempre stati obiettivo primario in ogni guerra anche se finora nel conflitto in Ucraina i russi si erano limitarti a distruggere quelli sui fiumi che attraversano le regioni orientali dove avvengono i combattimenti.
Secondo le fonti citate dal New York Times, Mosca sarebbe pronta a scatenare nell’inverno imminente oltre mille missili per piegare definitivamente la rete energetica del Paese, oltre a colpire i ponti di Kiev nel tentativo di scatenare il caos nella capitale, forse isolarla, provocando una vera e propria crisi umanitaria.

“Vogliono che gli ucraini, e in particolare i residenti della capitale, lascino la città. Lo volevano davvero fin dall’inizio dell’invasione su larga scala”, ha denunciato il presidente Volodymyr Zelensky, rivelando che secondo le informazioni dell’intelligence Vladimir Putin “ha ordinato ai suoi comandanti militari di abbandonare le regole di guerra, con un forte aumento degli attacchi contro obiettivi civili“. A Kiev, ha sottolineato il leader ucraino, i russi stanno colpendo obiettivi civili nel tentativo di “paralizzare la città, impedendo alle persone di recarsi al lavoro e ai bambini di frequentare scuole e asili”.
L’enfasi di Zelensky punta come sempre a ottenere maggiori aiuti dall’Europa e forse anche dagli Stati Uniti, in una fase in cui l’assenza di difese aeree adeguate rende più incontrastati gli attacchi in profondità russi condotti da missili balistici, da crociera e i nuovi droni a reazione Geran-5.
Una superiorità russa resa volutamente manifesta con attacchi che sempre più spesso non si limitano solo alle ore notturne ma si susseguono anche durante il giorno.
La Russia, scrive sempre il giornale statunitense citando rapporti ucraini di cui il NYT ammette di non aver potuto verificare l’autenticità, si preparerebbe a condurre la più grande campagna di attacchi contro il settore energetico ucraino con il lancio di fino a 1.000 missili contro centrali elettriche, sottostazioni e impianti di approvvigionamento idrico e mirato anche a imporre la chiusura delle tre centrali nucleari ucraine, attualmente operative, colpendo le sottostazioni di distribuzione che collegano le centrali alla rete elettrica.

Il ministro dell’Energia ucraino Denys Shmyhal ha presentato un documento agli alleati europei a Parigi due settimane fa con le misure per reagire ad un eventuale attacco di questa portata che potrebbe scatenare una crisi senza precedenti.
Nelle settimane scorse il ministro della Difesa Boris Pistorius rilevò che la produzione russa di missili balistici aveva raggiunto i 130 esemplari al mese dei quali circa 80 venivano immagazzinati per futuri conflitti.
Berlino esprime timore per possibili attacchi alle nazioni della NATO che in modo più marcato armano e finanziano l’Ucraina ma non si può escludere che l’iperproduzione di missili balistici, abbinata a quella di missili da crociera e a quella ancor più nutrita di droni Geran-5, possa costituire un arsenale da impiegare nella campagna invernale per devastare le retrovie nemiche, piegare la resistenza ucraina e al tempo stesso la volontà dei “Volenterosi” europei di sostenerla in una guerra senza speranze.
Solo il tempo dirà se le valutazioni di Kiev corrispondano davvero ai piani russi ma la progressiva escalation degli attacchi evidenzia l’incapacità di Ucraina e NATO/UE di farvi fronte in modo adeguato favorendo la strategia di Putin basata su una crescente pressione militare tesa a imporre le trattative ai suoi avversari.
Zelensky punta a indebolire Trump
Per contrastare la strategia russa il presidente ucraino Volodymyr Zelensky sembra puntare tutto sull’indebolimento dell’Amministrazione Trump favorendone la sconfitta nelle lezioni di inizio novembre di mid-term.
Nonostante da mesi la Casa Bianca prema sull’Ucraina affinché cessi di attaccare le raffinerie russe, contribuendo così alla carenza di carburante globale e al rialzo dei prezzi anche negli USA, il presidente ucraino Volodymyr Zelensky non ascolta le richieste di Trump.

Anzi, pone maggiore enfasi agli attacchi contro le raffinerie: nei giorni scorsi i droni ucraini hanno colpito un altro impianto petrolifero russo nella regione di Samara, pochi giorni dopo che il presidente statunitense aveva chiesto per l’ennesima volta a Kiev di smettere di colpire obiettivi energetici in Russia.
Il prezzo al dettaglio del diesel negli Stati Uniti, ha superato i 6,50 dollari al gallone, con un aumento dell’83% dall’inizio dell’anno e un rincaro di quasi un dollaro su base mensile.
La benzina segue l’andamento del diesel avvicinandosi alla soglia dei 4,50 dollari al gallone, con un rialzo del 58% rispetto a gennaio. Prezzi che potrebbero scoraggiare il voto americano a favore di Trump e del Partito Repubblicano, al cui interno peraltro molti esponenti vedrebbero con soddisfazione l’indebolimento del presidente.
Certo al caro carburante contribuisce anche la crisi con l’Iran ma l’impressione è che Zelensky continui a ignorare le richieste di Trump puntando a una sua sconfitta alle elezioni che avvantaggerebbe il Partito Democratico, che con l’Amministrazione Biden è stato il grande sostenitore di Kiev e promotore del conflitto in corso che Marco Rubio ha definito nel marzo 2025 “una guerra per procura tra Stati Uniti e Russia”.
Anche gli europei sembrano sperare in una sconfitta di Trump e continuano ad armare e finanziare Kiev affinché colpisca le raffinerie russe col risultato di portare alle stelle il prezzo del carburante anche in Europa senza però influire (a quanto sembra) sui rifornimenti di benzina e diesel alle forze russe in Ucraina.
Del resto, a farsi autogol gli europei sono sempre stati bravissimi.
Foto: Presidenza Russa, Ukrainska Pravda, Ukrinform, Casa Bianca e TASS
Gianandrea GaianiVedi tutti gli articoli
Giornalista bolognese, laureato in Storia Contemporanea, dal 1988 si occupa di analisi storico-strategiche, studio dei conflitti e reportage dai teatri di guerra. Dal 1991 al 2014 ha seguito sul campo i conflitti nei Balcani, Somalia, Iraq, Afghanistan, Sahara Occidentale, Mozambico e Sahel. Dal febbraio 2000 dirige Analisi Difesa e nel 2026 ha aperto il Canale YouTube “La Penna nel Fianco”. Ha collaborato o collabora con quotidiani e settimanali, università e istituti di formazione militari ed è opinionista per reti TV e radiofoniche. Ha scritto diversi libri tra cui "Iraq Afghanistan, guerre di pace italiane", “Immigrazione, la grande farsa umanitaria” e "L'ultima guerra contro l’Europa". Presso il Ministero dell’Interno ha ricoperto dal 2018 l’incarico di Consigliere per le politiche di sicurezza di due ministri e un sottosegretario. Nel 2026 ha ricevuto l'onorificenza di Cavaliere dell'Ordine al Merito della Repubblica Italiana (OMRI).







