Le farse di guerra dei baltici bellicosi

Brutta bestia la “guerra ibrida” fatta di spie, sabotaggi, droni sconfinanti ma anche di guerra delle percezioni, di disinformazione, di fake-news.
Fanno bene governi, studiosi, centri studi e media allineati con le organizzazioni euro-atlantiche a lanciare quotidianamente l’allarme. Peccato però che il nemico da contrastare non sia (solo) la Russia ma bensì i nostri partner e alleati determinati a quanto sembra a farci arrivare sull’orlo del conflitto con Mosca.
La propaganda russa può forse influire sull’opinione pubblica interna alla Federazione ma ben difficilmente potrà avere un impatto su quella europea considerato che la UE e gli stati membri hanno messo al bando i media vicini al Cremlino (Russia Today e Sputnik) mentre censori, opinionisti e politici chiedono persino di vietare l’accesso ai cartoni animati di Masha e Orso.
Nella libera e democratica Europa viene impedito persino ad artisti e atleti russi di esibirsi, a meno che non sputino sulla propria bandiera e insultino forze armate e governo, specialità in cui sono tradizionalmente di gran lunga più bravi gli occidentali dei russi.
Infatti per riuscire a gridare all’allarme per la disinformazione putiniana, il mainstream politico-mediatico deve ricorrere in modo sempre più grottesco ad accusare di essere filo-russo chiunque critichi la politica NATO/UE, il sostegno “non negoziabile” al corrotto regime ucraino o le economicamente insostenibili politiche di riarmo europeo.
Negli ultimi tempi non sono mancati gli episodi strumentalizzati, se non costruiti ad arte, per alimentare allarmi per l’imminente aggressione russa all’Europa: dalla presenza di droni a Lipsia e sulle Repubbliche Baltiche che nessuna ha potuto dimostrare fossero russi ma che non hanno effettuato nessun attacco, ai droni russi caduti appena oltre i confini mentre attaccavano obiettivi alla frontiera tra l’Ucraina e le nazioni vicine.

L’obiettivo evidente di queste Info Ops (operazioni informative) e Psy Ops (Operazioni Psicologiche) è convincere l’opinione pubblica o europea dell’imminenza della minaccia russa e di sostenere i governi in caduta libera di consensi che hanno cercato in questi anni il braccio di ferro con Mosca.
Operazioni finora fallita in gran parte dell’Europa Occidentale, almeno a giudicare dall’esito di numerosi sondaggi e da qualche recente risultato elettorale.
Non sono solo le condizioni energetiche, sociali ed economiche delle nazioni e dei popoli europei a determinare il flop di tale campagna propagandistica ma anche il modo raffazzonato, dilettantesco, contraddittorio e privo di credibilità con cui questi allarmismi vengono confezionati.
Il fondo lo abbiamo forse toccato con le rivelazioni del quotidiano spagnolo El Mundo del 24 settembre con un articolo in evidenza in cui si sosteneva che i servizi segreti statunitensi hanno raccolto informazioni sui piani di escalation del Cremlino e le hanno condivise con diversi governi europei.
In base a questi piani Mosca starebbe preparando attacchi con droni in Europa questa volta prendendo di mira i paesi del Mediterraneo: Francia, Spagna e Italia.
“Useranno droni lanciati dal mare, nascosti in container; non è affatto difficile“, ha spiegato una fonte anonima vicina al Ministero della Difesa lituano e sarebbero proprio le autorità lituane a rivelare il tipo di drone che i russi potrebbero utilizzare contro Spagna, Francia o Italia. Si tratterebbe dei Gerbera lunghi circa due metri, con un’apertura alare di 2,5 metri, un peso fino a 18 chilogrammi, in grado di raggiungere velocità intorno ai 160 chilometri orari e con un’autonomia dichiarata di 600 chilometri.
L’attacco dei Gerbera partirebbe da container porta-droni imbarcati su navi mercantili della “flotta ombra” russa. El Mundo pubblica persino una mappa che mostra le regioni vulnerabili a un simile attacco inclusa tutta l’Italia a eccezione del Nord-Est.

La Lituania, come altri Paesi, era a conoscenza di queste informazioni poco dopo il misterioso viaggio a Mosca del direttore della CIA John Ratcliffe, avvenuto il 25 agosto. Secondo fonti a conoscenza dell’allerta, anche i governi di Spagna, Francia e Italia furono informati che la Russia stava preparando una possibile operazione con droni contro uno di questi Paesi.
El Mundo mette in evidenza che “in Spagna, Francia e Italia, si terranno elezioni nel 2027 e ospitano forze radicali in grado di sfruttare la paura e la disillusione nei confronti dell’Ucraina. Soprattutto in Francia e in Italia, esistono legami o posizioni chiaramente allineate con gli interessi del Cremlino”.
Basterebbe da sola la storia raccontata da El Mundo per comprendere come si tratti di una fake orchestrata dai soliti baltici, i cui governi sono animati da un cieco furore russo-fobico forse non condiviso da tutta popolazione che, solo per citare un esempio, dalla rinuncia a importare energia elettrica importata dalla Russia ha ottenuto bollette più care del 60/70 per cento.
Del resto se Mosca volesse colpire con attacchi multipli tre nazioni NATO mediterranee non utilizzerebbe certo armi così limitate come i Gerbera che peraltro identificherebbero subito la fonte della minaccia. Inoltre le navi della cosiddetta “flotta ombra” vengono fermate e ispezionate dalle flotte europee e dalla Marina italiana nel Mediterraneo. Insomma, l’intera storia non appariva fin dall’inizio molto credibile. Sembrava più l’ennesima comica baltica che un allarme della CIA.
L’impronta lituana
L’unica fonte reale citata da El Mundo è anonima e lituana e la Lituania ha ormai da tempo superato ogni linea rossa nel cercare il confronto armato con Mosca.
Ha chiesto alla NATO di attaccare invadere la regione russa di Kaliningrad, incastonata tra Lituania e Polonia, lancia continui allarmi per il sorvolo di droni che si rivelano sempre essere ucraini e solo uno “probabilmente russo” anche se nessuno lo ha mostrato né ha dimostrato che provenisse dalla Russia.
Eppure insieme a Estonia e Lettonia la Lituania vuole 500 milioni di euro dalla UE per costruire un sistema di difesa contro i droni che sorvolano le tre repubbliche baltiche, che sono però ucraini al punto che Mosca accusa i baltici di assemblare e far decollare dal proprio territorio i droni di Kiev che colpiscono le aree intorno a San Pietroburgo.
Nelle ultime ore il parlamento lituano ha approvato una proposta per rimuovere dalla Costituzione il divieto di stazionamento di armi di distruzione di massa e basi militari straniere sul territorio nazionale, aprendo la strada a un possibile futuro dispiegamento di armi nucleari della NATO.
La proposta ha ottenuto 99 voti a favore, 13 contrari e cinque astensioni. L’articolo 137 della Costituzione stabilisce attualmente che armi di distruzione di massa e basi militari straniere non possono essere dislocate sul territorio lituano.

I lituani sono quindi così bellicosi da voler ospitare armi atomiche statunitensi che assicurano , con la deterrenza, anche la certezza che il piccolo stato baltico diventi un bersaglio immediato di attacchi atomici russi che lo cancellerebbero totalmente in caso di guerra.
Una determinazione oggi più che mai pericolosa per tutta l’Europa, per almeno due ragioni: la prima è che a gennaio la Lituania assumerà la presidenza dell’Unione Europea e la seconda è che le sue forze armate, come quelle delle altre due repubbliche baltiche, sono poco più che simboliche, piccole e prive di capacità di combattimento.
Per questo la priorità dei baltici, come degli scandinavi, è motivare le nazioni più importanti d’Europa e più distanti dalla nuova “cortina di ferro” all’esigenza di prepararsi alla guerra contro la Russia. Un contesto simile a quello dell’Ucraina che dall’inizio del conflitto cerca di trascinarvi Ue e NATO, unica possibilità per Kiev di evitare la sconfitta.
Alcuni dettagli dell’allarme lanciato dalle fonti di El Mundo destano sospetti. Innanzitutto il sistema di lancio di droni da container è stato inaugurato dagli ucraini con l’operazione Spiderweb che vide camion civili con a bordo container modificati appositamente lanciare droni contro le basi dei bombardieri strategici russi.
Poco dopo il ministero della Difesa britannico emanò un bando per acquisire sistemi analoghi trasportati però su furgoni.

Inoltre il riferimento ai droni Gerbera deve indurre a qualche riflessione: si tratta infatti di droni-esca utilizzati in gran numero e privi di testata esplosiva dai russi con l’obiettivo di attivare le difese aeree ucraine che una volta individuate vengono attaccate dai droni esplosivi Geran.
Molti Gerbera schiantatisi al suolo in Ucraina sono solo danneggiati dal momento che non esplodono e vengono facilmente recuperati. Memorabile la “fake-news” dei Gerbera russi che avevano “invaso” i cieli polacchi che, fotografati da vicino, erano stati rappezzati con nastro isolante e filo di ferro.
Una classica operazione sotto falsa bandiera, probabilmente combinata congiuntamente da ucraini e polacchi per accusare i russi, finita in modo tragicomico con una casa distrutta da un missile aria-aria polacco lanciato contro un drone ma andato fuori rotta.
Difficile credere che per attaccare Francia, Spagna e Italia dal mare i russi utilizzerebbero droni Gerbera disponendo dei ben più prestanti Geran 4 e Geran-5: più probabile che una provocazione orchestrata per attribuire l’attacco a Mosca possa utilizzare le tecniche ucraine e britanniche di impiego dei container modificati per lanciare Gerbera recuperati in Ucraina e rimessi in sesto.

El Mundo sostiene che I governi di Spagna, Francia e Italia sarebbero stati informati della possibile operazione di Mosca mentre diversi analisti della difesa interpellati, sostiene il quotidiano, hanno confermato di essere a conoscenza di un rapporto della CIA che è circolato tra i ministeri degli Esteri europei e che descriverebbe in maniera molto precisa la strategia del Cremlino.
Le smentite
Il 24 settembre fonti qualificate contattate dall’ANSA hanno riferito che il presunto allarme della CIA “non sarebbe arrivato ad alcun livello operativo, né intelligence, né diplomatico, né militare”.
Lo stesso giorno ministro della Difesa Guido Crosetto ha commentato che “la Russia non ha alcun bisogno di navi a 200, 300 o 500 chilometri dall’Italia per colpirci. La minaccia russa contro qualunque Paese europeo non ha bisogno di navi nel Mediterraneo. Bastano le armi che ha e usa quasi tutti i giorni in Ucraina. Non abbiamo bisogno di inventare minacce per spaventarci. Ciò detto la Russia può essere una minaccia? Ci sono varie sensibilità e risposte a questa domanda: più ti avvicini alla Russia e più la risposta è sì“, ha aggiunto, probabilmente con un velato riferimento alla fonte lituana citata da El Mundo.
Il giorno successivo il sottosegretario alla Difesa Matteo Perego di Cremnago ha affermato: “io non credo che ci sia da parte della Federazione russa l’intenzione di portare il conflitto dentro le nostre case, in Italia. Certamente c’è una posizione assertiva della Federazione Russa con provocazioni, sconfinamento di droni e monitoriamo con attenzione ogni movimento. Anche da un punto di vista operativo, quello che è indicato nell’articolo suggerisce una manovra che difficilmente potrebbe avvenire, quella del lancio di un drone da una piattaforma mercantile nel Mar Mediterraneo, e comunque avremmo tutti i sistemi di risposta. Credo che in questo momento bisogna essere lucidi nell’analizzare la situazione, nel capire che ci sono dei tentativi, seppur tiepidi, per la negoziazione della fine del conflitto”.
Anche la Francia ha smentito l’esistenza del rapporto della CIA ma a Parigi il candidato de La France Insoumise all’Eliseo, il leader del partito Jean-Luc Mélenchon, ha dichiarato che bisognerebbe “forse chiedersi” se l’intensificarsi della minaccia russa in Europa non sia legata ai “raid in profondità che fa l’Ucraina” sul territorio russo.
Mélenchon ha affermato che “nessuno sembra preoccuparsi del motivo per il quale la minaccia sembra più grave oggi da parte della Russia di quanto non lo fosse qualche tempo fa. Perché? Bisogna forse chiedersi se questo non sia in rapporto con i raid in profondità che fa l’Ucraina, una posizione che finora non era quella dei francesi. Non è per scusare la Russia – ha continuato – perché quando si dice una parola di buon senso e di ragione, si viene accusati di essere dei disertori della battaglia. Ma comunque, chi può immaginare che un Paese lasci la propria capitale subire attacchi e non dia nessuna risposta a una situazione del genere? Non esiste. Anche se la Russia ha invaso l’Ucraina”.
La spaccatura tra l’Europa mediterranea e quella nord orientale bellicista (almeno a parole) che vuole evitare a ogni costo una trattativa promossa dalla Casa Bianca che inevitabilmente porterebbe alla fine del conflitto con una sconfitta ucraina, appare sempre più evidente.
Non a caso lo stesso 24 settembre l’intelligence danese ha fatto sapere che Mosca sarebbe pronta a condurre attacchi contro l’Occidente e la NATO “con conseguenze più gravi per i Paesi presi di mira rispetto al passato”. Il rapporto evidenzia come esista “un rischio basso ma crescente” che la Russia lanci un attacco militare limitato contro uno o più Paesi della NATO confinanti con il territorio della Federazione.
“Non è una teoria, è qualcosa che stiamo vivendo”, ha denunciato Thomas Ahrenkiel, capo dell’intelligence militare danese. “Negli ultimi mesi la Russia ha intensificato i suoi attacchi ibridi contro di noi con missili, droni e attacchi in generale contro obiettivi in Europa”. A quali attacchi contro obiettivi in Europa si riferisca Ahrenkiel non lo ha precisato, anche perché incursioni con missili e droni sarebbero cinetiche, mica tanti ibride.
Il capo degli 007 danesi ha però aggiunto che tra gli scenari considerati più imminenti ci sono attacchi ibridi di limitata portata militare. “Potrebbe trattarsi di operazioni false-flag, in cui utilizzano droni di produzione ucraina per attaccare un paese della NATO”, ha concluso Ahrenkiel.
Per ora però abbiamo assistito all’esatto contrario, droni russi rappezzati per far credere che Mosca li mandasse sulla Polonia.
Ovviamente secondo l’intelligence danese, in questa prospettiva, “un attacco militare limitato rappresenterebbe una mossa disperata da parte della Russia e, al pari degli intensificati attacchi ibridi, potrebbe potenzialmente verificarsi nei prossimi mesi”, recita il rapporto.

La narrazione che vuole un Putin disperato è una nota di linguaggio messa a punto o condivisa dalla NATO al punto che la utilizza spesso anche il segretario generale dell’alleanza Mark Rutte. Il presidente russo Vladimir Putin è “sull’orlo del panico” perché’ “le cose per lui non stanno andando nella giusta direzione“, ha detto in una intervista. “Putin é in una posizione difficile, sta perdendo molti uomini e non sta vincendo la guerra in Ucraina. Se fossi in Vladimir Putin, e lo conosco un po’ dato che abbiamo avuto molte conversazioni prima che invadesse la Crimea… credo che sia sull’orlo del panico”.
Come spesso accade la narrazione UE/NATO/ucraina è contraddittoria poiché dopo le elezioni parlamentari in Russia diverse fonti riprese subito dai media europei hanno ripreso a lanciare allarmi circa l’attacco russo ai paesi della NATO nel prossimo futuro.
Il capo del controspionaggio ceco, Michal Koudelka, citato dal Guardian, ipotizza una possibile invasione limitata del territorio di un paese NATO, provocazioni con “falsa bandiera” e “operazioni di influenza su larga scala”. Secondo lui, uno scenario del genere è possibile “in mesi, non in anni”. Gli obiettivi più probabili, a suo avviso, sono le infrastrutture ferroviarie, le strutture legate all’aiuto per l’Ucraina e le aziende del settore della difesa.
Il capo dell’intelligence militare svedese, Thomas Nilsson, ha definito l’incidente recente con un drone armato all’aeroporto di Lipsia, che le autorità tedesche attribuiscono (senza fornire prove) all’intelligence russa, un “punto di svolta”.
L’ex capo del servizio federale di intelligence tedesco (BND), Gerhard Schindler, si è detto convinto che il confronto tra l’Europa e la Russia stia conducendo a un conflitto militare diretto.
Il capo del servizio di sicurezza lettone, Normunds Mežviets, ha dichiarato al Guardian che attualmente non ci sono segnali di preparazione di un attacco e ha aggiunto che non è ancora chiaro se Mosca stia preparando un vero attacco o se stia principalmente cercando di diffondere paura e incertezza in tutta Europa.
Curiosamente l’assenza di segnali concreti di piani russi di attacco all’Europa determina l’incremento esponenziale delle dichiarazioni di allarme per un attacco di Mosca.
“I Paesi europei alimentano le tensioni perché vogliono continuare a sostenere militarmente l’Ucraina” ha dichiarato Vladimir Putin il 25 settembre negando che Mosca si stia preparando a un conflitto perché non ce ne sono i presupposti. Putin ha definito una provocazione le dichiarazioni dal ministro della Difesa estone Martin Herem su un possibile conflitto. “Il circo è partito“, ha detto, “ma i clown sono rimasti”.
Foto: Telegram, PAP e NATO
Vignetta di Alberto Scafella
Gianandrea GaianiVedi tutti gli articoli
Giornalista bolognese, laureato in Storia Contemporanea, dal 1988 si occupa di analisi storico-strategiche, studio dei conflitti e reportage dai teatri di guerra. Dal 1991 al 2014 ha seguito sul campo i conflitti nei Balcani, Somalia, Iraq, Afghanistan, Sahara Occidentale, Mozambico e Sahel. Dal febbraio 2000 dirige Analisi Difesa e nel 2026 ha aperto il Canale YouTube “La Penna nel Fianco”. Ha collaborato o collabora con quotidiani e settimanali, università e istituti di formazione militari ed è opinionista per reti TV e radiofoniche. Ha scritto diversi libri tra cui "Iraq Afghanistan, guerre di pace italiane", “Immigrazione, la grande farsa umanitaria” e "L'ultima guerra contro l’Europa". Presso il Ministero dell’Interno ha ricoperto dal 2018 l’incarico di Consigliere per le politiche di sicurezza di due ministri e un sottosegretario. Nel 2026 ha ricevuto l'onorificenza di Cavaliere dell'Ordine al Merito della Repubblica Italiana (OMRI).








