Armi donate all’Ucraina nelle mani di milizie e malavita organizzata

 

 

In oltre 4 anni di guerra in Ucraina sono svanite nel nulla 780.465 armi, fornite per lo più da Stati Uniti e nazioni europee inviate per sostenere le truppe di Kiev, di cui 149 mila solo nei primi 5 mesi del 2026. Armi, perse o trafugate, presumibilmente dal valore di alcune centinaia di milioni di euro su cui hanno allungato le mani le organizzazioni criminali internazionali, inclusa Cosa Nostra, secondo quanto riferito il 30 luglio dal Procuratore Capo di Palermo Maurizio De Lucia, audito in Commissione Antimafia.

Secondo il magistrato la mafia sta tentato di ricostruire un “arsenale di qualità”, anche grazie a quei lotti di armi che l’Occidente spedisce a Kiev dal 2022.

“Sappiamo di un interesse della mafia verso armi più sofisticate: quelle ad esempio del mercato nero nato con la guerra russa-ucraina. Abbiamo segnali di acquisto di droni lanciamine, armi da cui non siamo preparati a difenderci”, ha avvertito De Lucia.

Si tratta di droni modificati in modo da trasportare e sganciare esplosivi, ormai diventati protagonisti indiscussi e determinanti nel conflitto. Davanti all’Antimafia, de Lucia ha chiesto di secretare la sua audizione quando ha parlato delle ipotesi relative alle nuove strategie delle cosche.
A che scopo e in che modo le mafie, in particolare Cosa nostra, possano adoperare questi droni killer non è dato sapere. Sappiamo però che esiste un interessamento, scrive la rivista Antimafia

Che cita un articolo del Fatto Quotidiano in cui si rivela che Salvatore Verga, mandante degli attacchi estorsivi con kalashnikov nei paesini della costiera palermitana, stava tentando di acquistare proprio un drone lanciamine. Ma l’affare è saltato con l’intervento delle forze dell’ordine. La DDA di Palermo sta indagando per capire chi ha chiesto a Verga di trovare un’arma tanto sofisticata e soprattutto per quale motivo. Si tratta di un retroscena inquietante che avvalora la previsione lanciata a pochi mesi dallo scoppio della guerra in Ucraina da Europol ed Eurojust sulle armi che avrebbero gonfiato il mercato nero con la nascita del conflitto.

Sul punto, i magazzini delle caserme ucraine sono un disastro: secondo i dati del ministero degli Interni ucraino – diffusi dal portale opendatabot.ua – dal 2022 sono state perse o rubate circa 800mila armi. Di queste, quasi un quarto solo nei primi mesi di quest’anno. La maggior parte è scomparsa nelle zone di Mykolaiv, Kiev e Donetsk.

I servizi di sicurezza si sono attivati e recentemente hanno arrestato militari ed ex militari accusati di aver cercato di vendere munizioni, mine, fucili d’assalto e lanciagranate sottratti al fronte.

A monte esiste un problema politico non da poco sulla difficoltà nel rintracciare le origini degli armamenti. Gli Stati Ue, Italia in primis, mantengono il massimo riserbo sulla quantità e sul tipo di armi che vengono inviate al fronte. Intanto i servizi ucraini (Sbu e Sbi) hanno messo a segno numerosi sequestri. Secondo il rapporto Weapons Compass: Ukraine di Small Arms Survey, tra il 2022 e il 2024 le autorità ucraine hanno sequestrato 10.875 tra granate, lanciagranate e mine, contro le 4.293 del triennio precedente (+153%).

Le munizioni confiscate sono passate da 518.251 a 1.522.832 (+194%). Un fenomeno alimentato anche dalle cosiddette “armi trofeo”, sottratte ai russi o recuperate sui campi di battaglia. La Commissione cita l’allora ministro dell’Interno Ihor Klymenko: “Le cifre vanno da uno a 5 milioni. Dopo la guerra saranno 2-3 milioni“. E avverte: “La gente vuole venderle, e non sempre all’esercito“. Resta il nodo del futuro di questi arsenali. “Alcune si trovano in possesso non regolamentato in Ucraina”, osserva la Direzione, precisando che finora “non ha dato luogo a un traffico sistemico“. Ma conclude: “Una volta finita la guerra, la domanda da parte degli apparati militari crollerà. Questo produrrà un surplus di offerta e molte opportunità che i gruppi criminali proveranno a sfruttare“.

Analisi Difesa si è occupata dei traffici di armi ucraine verso organizzazioni malavitose e gruppi armati fin dal 2022 con diversi articoli. Un editoriale dell’11 marzo, due settimane dopo l’inizio dell’invasione russa, evidenziammo il rischio che l’elevata corruzione che caratterizza le istituzioni ucraine avrebbe favorito il traffico illecito degli immensi quantitativi di armi che USA ed europei stavano inviando a Kiev.

Nella primavera dello stesso anno riferimmo che il Washington Post aveva posto il problema in un ampio e documentato articolo di John Hudson pubblicato il 14 maggio, chiedendo se gli aiuti militari andranno nelle mani giuste e quanto alto sia il rischio che vengano risucchiate in un’Ucraina che è uno dei principali hub europei del traffico di armi.

In Ucraina, secondo Rachel Stohl, vicepresidente dello Stimson Center – “è semplicemente impossibile tenere traccia non solo di dove vanno tutti questi equipaggiamenti e chi li userà, ma anche come vengono usati”.

Il quotidiano statunitense ha del resto ricordato che l’Ucraina è sempre stata, fin dalla sua indipendenza post-sovietica, il paradiso del traffico e dei trafficanti di armi grazie anche alla corruzione endemica e dilagante.

Small Arms Survey valutò che una parte dei 7,1 milioni di armi portatili a disposizione dell’esercito ucraino nel 1992 fu “dirottata verso aree di conflitto” sottolineando “il rischio di fuoriuscite nel mercato nero locale”.

Situazione aggravatasi dopo lo scoppio della guerra nel Donbass quando i combattenti di entrambe le fazioni svuotarono i depositi di armi e munizioni delle istituzioni statali e regionali, senza che si sappia dove questi equipaggiamenti siano poi finiti, sottolineò il Washington Post ricordando che funzionari dell’amministrazione Biden si sono incontrati con specialisti nel controllo degli armamenti per decidere una strategia.

Rivelatasi evidentemente non molto efficace dal momento che in seguito fonti militari statunitensi riferirono di un numero imprecisato di armi donate all’Ucraina di cui si erano perse le tracce.

Nel giugno 2022 il segretario generale dell’Interpol, Juergen Stock sollecitò i Paesi donatori di armi a Kiev a iniziare a esaminare i database sul monitoraggio degli armamenti, spiegando che “l’elevata disponibilità di armi durante l’attuale conflitto comporterà la proliferazione di armi illecite nella fase post-bellica”.

I gruppi criminali organizzati saranno potenziati dalla disponibilità di armi, aveva avvertito. “Anche le armi usate dai militari, le armi pesanti, saranno disponibili sul mercato criminale” – avvertì Stock –“i  criminali di cui sto parlando operano a livello globale, quindi queste armi verranno scambiate tra i continenti”.

Una previsione concretizzatasi in pochi mesi. Neegli ultimi mesi del 2022 emerse la presenza di armi trafficate dall’Ucraina in mano alle milizie jihadiste di Boko Haram nel Sahel, come denunciò il governo nigeriano ma anche della malavita organizzata finlandese.

La Polizia finnica recuperò da organizzazioni criminali del paese nordico armi che erano state consegnate a Kiev e circostanze analoghe si registrarono in Svezia, Danimarca e Paesi Bassi. Già nel 2022 Europol segnalò che le organizzazioni criminali cercavano di impossessarsi di fucili, pistole, granate ma anche di droni.

Tornando ai giorni nostri il Financial Times (citato in Italia da Agenzia Nova) ha riferito il 6 agosto che “gruppi armati illegali e organizzazioni legate al narcotraffico colombiano starebbero cercando di inviare combattenti in Ucraina per acquisire competenze avanzate nell’impiego dei droni e trasferirle successivamente nel conflitto interno.

Il quotidiano britannico, citando fonti ucraine, militari colombiani ed esperti. Sottolinea che Taras Palianytsia, funzionario del Centro di reclutamento per l’estero del ministero della Difesa ucraino, ha riferito che alcuni volontari colombiani con legami con la criminalità organizzata sono stati esclusi dalle Forze armate e rimandati nel Paese d’origine.

“Ex paramilitari, ex guerriglieri ed ex soldati combattono e imparano insieme qui a pilotare i droni”, ha dichiarato un operatore umanitario colombiano presente in Ucraina. Secondo il ministero della Difesa di Bogotà, tra il 2024 e il 2025 i gruppi illegali hanno condotto 264 attacchi con velivoli senza pilota, utilizzando soprattutto droni commerciali modificati per sganciare esplosivi.

“L’industria dei droni è esplosa e i criminali hanno adattato la tecnologia per compiere attacchi, il che rappresenta una sfida importante per la supremazia aerea sul campo di battaglia”, ha affermato il ministro della Difesa colombiano uscente Pedro Sanchez.

Un pilota colombiano impegnato in Ucraina ha riferito che i reclutatori cercano personale da addestrare nell’installazione e nell’impiego di droni FPV, oltre che nella cifratura delle comunicazioni e nella preparazione delle cariche esplosive. I gruppi armati starebbero inoltre tentando di acquisire droni guidati tramite fibra ottica, meno vulnerabili ai sistemi di guerra elettronica.

Il governo colombiano ha annunciato a gennaio un piano da 1,6 miliardi di dollari per la realizzazione di uno “scudo anti-drone”, comprendente sistemi di disturbo e dispositivi fissi e mobili di rilevamento.

Foto: Telegram e RvVoenkor (armi fornite all’Ucraina e cadute in mano alle forze russe)

 

 

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