NATO e UE continuano a raccontare la favola della vittoria ucraina

 

 

I russi avanzano ma nessuno lo dice. Alcune delle ultime roccaforti ucraine nel Donbass stanno cadendo mostrando i limiti di una strategia incentrata sulla difesa di ogni metro di territorio basata sul trasformare ogni cittadina in una roccaforte (già cara alla Wehrmacht sul Fronte Orientale) che porta a guadagnare tempo al prezzo dell’annientamento dei reparti.

Eppure, politica e media in Europa raccontano l’opposto. “La situazione sta cambiando per l’Ucraina. Stiamo vedendo che sta tenendo duro e sta persino recuperando terreno, almeno in parte” ha detto la presidente della Commissione europea Ursula von der Leyen incontrando il presidente ucraino Volodymyr Zelensky e impegnata a mostrare una compattezza del fronte occidentale che sta invece evaporando.

Sulla stessa linea il cancelliere Frederich Merz, alla testa delle nazioni UE baltiche e scandinave in prima linea nel sostenere il confronto con la Russia e impegnato a quanto sembra a scongiurare (o rimandare) ogni ipotesi di dialogo tra Bruxelles e Mosca.

Secondo Merz, la Ue dovrebbe concentrarsi sul raggiungimento di una posizione comune che guidi i futuri negoziati di pace con la Russia, piuttosto che su chi debba parlare al momento opportuno. Il cancelliere ha sottolineato anche l’importanza del formato E3 (Germania, Francia e Regno Unito) per il coordinamento degli sforzi europei, che, ha affermato, è stato un “esplicito desiderio dell’Ucraina”.

Un formato criticato apertamente dalla Polonia, in piena crisi politica e diplomatica con Kiev. Il ministro degli Esteri polacco Radoslaw Sikorski ha criticato il ruolo che si è ritagliato l’E3 nei colloqui sulla guerra in Ucraina.

“Tra il Mar Nero, il Mar Baltico e l’Adriatico vivono 120 milioni di persone nell’UE; se si aggiunge la Scandinavia, si arriva a 150 milioni di persone che sono minacciate dall’aggressione russa in modo molto più diretto rispetto alla Germania”, ha affermato alla Frankfurter Allgemeine Sonntagszeitung.

“Noi siamo vicini sia della Russia che dell’Ucraina, voi in Germania no“, ha continuato proponendo di “seguire la via delle istituzioni previste dai trattati dell’Ue, come il presidente del Consiglio europeo”. Oppure si dovrebbe lavorare a una “coalizione dei volenterosi” che rappresenti il continente nei negoziati.

Anche il presidente ucraino Volodymyr Zelensky sembra puntare a ottenere maggiori aiuti militari dall’Europa non certo a concludere una guerra che sancirebbe inevitabilmente libere elezioni e la fine della cleptocrazia che fa capo alla presidenza ucraina.

 

Anche la NATO in difficoltà

Uno sforzo a cui si associa anche la NATO con il segretario generale Mark Rutte. Il gruppo di contatto per la difesa dell’Ucraina riunitosi al quartier generale della NATO a Bruxelles ha confermato ieri “ulteriori impegni di sostegno essenziale, anche attraverso l’iniziativa Prioritised Ukraine Requirements List (PURL) della NATO”, che è il meccanismo per cui paesi europei dell’alleanza comprano pacchetti di armamenti statunitensi da 500 milioni di dollari ognuno per fornire queste armi “made in USA”.

Dal PURL si sono dissociate molte nazioni NATO, inclusa l’Italia, Rutte ha dichiarato alla stampa che un terzo degli Stati membri della NATO ha offerto di sostenere i prossimi pacchetti del PURL.  Ma c’è poco da festeggiare: dieci nazioni su 32 è un po’ meno di un terzo e soprattutto tra quanti hanno accettato di aprire i cordoni della borsa vi sono Olanda, Danimarca, Svezia Germania e Norvegia, solitamente generosi con Kiev, ma vi sono anche nazioni che per dimensioni e condizioni economiche offriranno solo contributi simbolici come Lettonia, Lituania, Lussemburgo, Croazia e Islanda.

Da oltre quattro anni la parola d’ordine, ribadita nei giorni scorsi da Rutte, è “aumentare la pressione sulla Russia” e per sostenerla il segretario generale ha senza pudore sostenuto apertamente che la situazione sul campo di battaglia in Ucraina “sta cambiando a favore di Kiev e i suoi alleati hanno ora il compito di alimentare questo slancio. Dobbiamo assicurare che l’Ucraina abbia le risorse di cui ha bisogno”.

Ursula von der Leyen ha cercato di mostrare un’Europa compatta di fronte alla Russia anche se dietro la solita retorica delle pseudo vittorie ucraine emerge chiaramente che le crescenti pretese militari e finanziarie di Kiev non potranno venire soddisfatte.

Specie considerando il progressivo distacco di molte nazioni europee dal sostegno militare a Kiev, la rinuncia della Bulgaria (dopo Ungheria, Slovacchia e Repubblica Ceca) a fornire armi all’Ucraina, e la debolezza intrinseca dei governi delle “potenze” europee riunite nel formato E3, ingigantita ieri a Londra dalle dimissioni del primo ministro, Keir Starmer, sull’onda delle sconfitte patite anche a causa dei fondi pubblici stornati all’Ucraina e a una campagna di riarmo rivelatasi molto costosa ma con risultati fallimentari.

In affanno anche la narrazione delle Repubbliche Baltiche che cercano invano di attribuire alle contromisure elettroniche russe la mole di droni ucraini che invadono il loro spazio aereo e spesso si schiantano sul loro territorio.

L’ultimo episodio è stato registrato ieri in Estonia, dove un drone ucraino con cinque chilogrammi di esplosivo è stato rinvenuto nel comune di Rouge, nel sud dell’Estonia, da un contadino intento a tagliere il fieno in un campo.

Secondo quanto comunicato, il drone potrebbe essere collegato a un attacco ucraino alla Russia di inizio giugno. Il materiale esplosivo è stato immediatamente disinnescato dagli artificieri senza causare danni o feriti.

Appare quindi sempre più probabile che il territorio degli stati baltici venga utilizzato dagli ucraini per far decollare droni diretti a colpire l’area di San Pietroburgo e obiettivi nella regione russa di Leningrado.

Ciò nonostante, ancor più categorico di von der Leyen è apparso il commissario europeo alla Difesa, il lituano Andrius Kubilius: “Grazie a un’offerta innovativa, l’Ucraina ha cambiato la sua dottrina di guerra e, grazie alla trasformazione della dottrina di guerra, ora sta prevalendo, respingendo il nemico sulla linea del fronte e colpendo in profondità la Russia”.

Non c’è dubbio che le incursioni di droni ucraini abbiano colpito infrastrutture militari ed energetiche in diverse regioni della Russia concentrate nelle ultime ore anche sulla rete logistica russa in Crimea che alimenta l’offensiva russa nella regione di Zaporizhia.

Non saranno però pochi droni scampati alle difese aeree russe a mettere in ginocchio l’economia e la macchina bellica russa. I danni vengono riparati in poche ore o pochi giorni ma la narrazione tesa a ingigantire l’impatto dei droni ucraini punta a motivare il sostegno europeo a Kiev e a nascondere i pessimi sviluppi della situazione al fronte che vede le truppe di Mosca avanzare sempre più speditamente.

Come accade ormai da quattro anni e mezzo i media europei contribuiscono a diffondere propaganda ucraina a piene mani in un contesto che vede governi e istituzione UE stanziare miliardi di euro ai media per sostenere le politiche dell’Unione.

Il 21 giugno il Financial Times spiegava che i progressi tecnologici dell’Ucraina hanno messo le forze russe in una posizione di svantaggio: “le dense nubi di fumo che si sono levate su Mosca dopo che i droni ucraini hanno colpito la più grande raffineria di petrolio della capitale russa questa settimana non avrebbero potuto essere più chiare in merito”.

“Da quando il presidente russo ha ordinato l’invasione su vasta scala nel 2022, le forze di Mosca hanno fatto affidamento sulla superiorità numerica e di armamenti sul campo di battaglia, utilizzando attacchi aerei per colpire città e infrastrutture energetiche ben oltre la linea del fronte. Ma le innovazioni ucraine nel campo dei droni a medio e lungo raggio hanno distrutto basi aeree, convogli militari e raffinerie di petrolio a centinaia di chilometri all’interno del territorio russo”, spiega il FT.

L’efficacia dei droni è fuori discussione così come i disagi che provocano con la chiusura di aeroporti, danni alle infrastrutture e disagi e i rischi a cui sono esposte le popolazioni russe più esposte come quelle in Crimea.

I media europei evitano però di riferire dell’impatto di quelli russi sugli obiettivi ucraini, armi di cui si parla solo in caso di sconfinamento in una nazionre UE/NATO, ma soprattutto di sottolineare la capacità dei russi che ancora riescono ad arruolare 400 mila militari a contratto ogni anno per co battere in ucraina senza ricorrere alle truppe di leva né alla mobilitazione.

Fa poi sorridere che una testata come il Financial Times riferisca di prodigiosi “progressi tecnologici” ucraini nel campo dei droni quando i russi colpiscono ovunque con un numero maggiore di droni in aggiunta a missili ipersonici e balistici a testata manovrabile praticamente non intercettabili dalle difese aeree ucraine e NATO.

Inoltre in un contesto in cui Kiev sta trasferendo in Europa molte produzioni militari per sottrarle ai massicci bombardamenti russi su una nazione ormai priva di difese aeree adeguate che oggi sono in grado coprire non più di un quinto dello spazio aereo di Kiev.

 

Un grande sforzo propagandistico

Scarso equilibrio anche nei think-tank occidentali, in fermento per sostenere la tesi che i russi non avanzano più. Lo statunitense Istituto per gli Studi della Guerra (ISW), su posizioni neocon apertamente anti-russe, ritarda per giorni l’aggiornamento delle mappe per nascondere i progressi russi, oppure definisce “infiltrazioni” le avanzate con la curiosa conseguenza di indicare la presenza di unità russe molti chilometri in profondità all’interno delle linee ucraine.

In questo modo ha stabilito che nel primo quadrimestre del 2026, l’esercito russo ha conquistato non più di 715 chilometri quadrati di territorio. Una tecnica utilizzata anche dai Canali Telegram ucraini vicino agli organismi dello Stato, come DeepState che ha riconosciuto solo a inizio giugno la caduta di Pokrovsk, sei mesi dopo la conquista da parte dei russi.

Secondo il Black Bird Group, un gruppo finlandese di monitoraggio della guerra, le truppe russe avrebbero conquistato solo 164 chilometri quadrati di territorio tra febbraio e maggio di quest’anno, contro i 1.151 chilometri quadrati dello stesso periodo dell’anno scorso. Un dato sorprendente perché fortemente riduttivo rispetto persino ai progressi russi registrati dall’ISW.

L’avanzata russa è stata rallentata da diversi fattori. Innanzitutto dal fango primaverile, soprattutto in marzo, ma forse anche da valutazioni politiche: Mosca ha infatti quasi del tutto fermato le operazioni belliche durante la guerra tra Stati Uniti/Israele e Iran, nel mese di marzo, come se da essa attendesse sviluppi e conseguenze anche sul fronte ucraino.

Conseguenze che in termini strategici non sono mancate: gli europei stanno rapidamente calando gli aiuti all’Ucraina e gli Stati Uniti sono a corto di munizioni pregiate (soprattutto Patriot e armi anti missile) per continuare a fornirne a sufficienza a Kiev.

Non è un caso che la spinta offensiva russa sia ripresa ad aprile su diversi fronti per far leva sulla sempre più cronica carenza ucraina di truppe addestrate che la propaganda di Kiev e degli ambienti UE/NATO cerca di nascondere o minimizzare.

Certo in Donbass i russi combattono intorno alle ultime roccaforti ucraine di Kosantinyvka, Liman, Kramatorsk e Slovyansk (le prime due in procinto di cadere): aree ampiamente fortificate dove i progressi per gli attaccanti sono necessariamente lenti.

“Il problema per la Russia è che le tattiche attuali non forniscono gli strumenti per ottenere successi maggiori, e i russi non sono stati in grado di trovare nuovi strumenti”, ha spiegato Emil Kastehelmi, co-fondatore del Black Bird Group. Rispetto alle precedenti offensive russe, nel mese in corso “non si sono visti segni di ripresa delle avanzate lungo il fronte. I comandanti russi continuano a ordinare a piccoli gruppi di soldati di assaltare un campo di battaglia saturo di droni, in tentativi spesso mortali di trovare varchi nelle linee ucraine”.

Che gli ucraini compensino la carenza di ruppe con un massiccio impiego di droni è stato confermato anche dai veterani russi che hanno incontrato Putin al Cremlino per la festa nazionale russa.

Una fonte ha riferito al Financial Times che “la robotizzazione ha reso il numero delle truppe molto meno importante, il che ha cambiato le sorti del regime di Kiev. Servono 10 o 20 mila operatori di droni, non centinaia di migliaia di uomini seduti nelle trincee. Quindi il volto della guerra sta cambiando”.

Secondo funzionari ucraini, la Russia “ha perso più uomini sul campo di battaglia di quanti ne possa reclutare per rimpiazzarli per quasi sei mesi“, prosegue il quotidiano. A tal proposito vale la pena ricordare che Zelensky, che da tempo stima le perdite russa a 30/35 mila al mese, ha riferito che in maggio sono salite a 40.000.

Numeri che in Europa politica e media credono o fingono di credere siano reali, nello stesso momento in cui viene sistematicamente ignorato il Canale Telegram Wartears stima in oltre 850 mila i caduti ucraini dal 2022.

La nuova campagna di droni dell’Ucraina “si basa su attacchi a una cosiddetta profondità a medio raggio di circa 150 chilometri oltre la linea del fronte. Da maggio, centinaia di droni di tutti i tipi hanno volato verso il corridoio” autostradale in Crimea, così come le truppe schierate sul fronte meridionale.

“A questo punto, stiamo attaccando camion ogni giorno”, ha detto Artem Bielienkov, capo di stato maggiore della 412a brigata di droni Nemesis Ucraina:  In questo modo, “le truppe russe aspettano più a lungo per i rifornimenti di carburante o munizioni e le unità logistiche stanno ricorrendo a camion più piccoli e meno visibili o stanno viaggiando attraverso sentieri di villaggio più accidentati invece della liscia autostrada R-280, una dinamica che “non è critica, ma è dolorosa” per l’esercito russo, secondo Bielienkov.

A dar retta ai nostri media l’attacco alle retrovie, alle linee di rifornimento e alla logistica sembrerebbe una prerogativa solo degli ucraini quando i russi impiegano ormai da oltre due anni e ogni giorno ingenti quantità di droni, bombe plananti, proiettili d’artiglieria guidati per devastare le linee logistiche ucraine e nei giorni scorsi hanno colpito soprattutto nella regione di Odessa.

Nella foga di diffondere una propaganda sempre meno, ucraini ed europei continuano a contraddirsi: dipingono i russi come sbandati privi di armi e munizioni e che subiscono perdite altissime ma poi affermano che invaderanno presto l’Europa.

Gli strabilianti successi conseguiti da qualche drone ucraino su obiettivi in profondità in territorio russo vengono illustrati come un sintomo di collasso della Russia ma il 21 giugno il presidente Zelensky ha ammesso che una decina di regioni ucraine è finita lo stesso giorno sotto un diluvio di fuoco.

In totale, durante la scorsa settimana, i russi hanno lanciato sull’Ucraina circa 2.200 droni d’attacco, più di 1.800 bombe aeree guidate e 87 missili da crociera e balistici.

Il New York Times spiegava ieri che in tre anni la Russia ha aumentato di 12 volte il numero di attacchi con missili balistici contro l’Ucraina. Attualmente, in media, vengono registrati circa 74 lanci al mese: nel 2023 ce ne sono stati 6, nel 2024 ben 28, nel 2025 sono saliti a 49. Il giornale statunitense sottolinea che l’Ucraina non ha ancora una protezione affidabile contro tali attacchi.

Utile ricordare, in tema di propaganda, che nell’aprile 2022 la velina quotidiana di Londra attribuita all’intelligence ma in realtà messa a punto dalla branca delle Operazioni Psicologiche (PSY-OPS) spiegò al mondo che i russi avevano quasi finito i missili.

Inoltre, l’intelligence militare Ucraina ritiene che i missili balistici a corto raggio forniti più di recente dalla Corea del Nord alla Russia mostrino un netto miglioramento della precisione rispetto alle precedenti fasi del conflitto, grazie all’esperienza acquisita sul campo di battaglia ma forse, aggiungiamo noi, anche a componentistica russa per i sistemi di guida assemblata in fase di produzione.

Secondo un funzionario ucraino, il margine d’errore dei missili, che nel 2024 era superiore a un chilometro, si sarebbe ridotto entro aprile 2026 a pochi metri. Un progresso che non si spiega certo solo con l’esperienza del personale che lancia i missili.

Kiev ritiene che Mosca abbia contribuito a perfezionare i sistemi d’arma utilizzando i dati raccolti durante gli attacchi contro l’Ucraina. I miglioramenti riguarderebbero in particolare i missili Kn-23 e Kn-24 lanciati finora in un centinaio di esemplari, modelli nordcoreani simili rispettivamente al missile russo Iskander e al sistema missilistico tattico statunitense ATACMS. Secondo gli esperti, i significativi progressi riscontrati di recente potrebbero derivare dal miglioramento dei sistemi di navigazione inerziale utilizzati per guidare i missili.

Nel tentativo di sottolineare le criticità russe, l’articolo del Financial Times riporta che “il settore della difesa russo sta operando quasi a pieno regime, con la disoccupazione ai minimi storici che rende più difficile attrarre lavoratori più qualificati per le tecnologie all’avanguardia, inclusa la produzione di droni”.

Sebbene la produzione sia aumentata, “l’industria militare ha raggiunto un punto di stallo”, ha affermato un funzionario. “Hanno sfruttato al massimo la loro capacità produttiva. Non c’è modo di incrementarla senza investimenti, e questo richiede anni”, ha aggiunto la fonte.

Affermazioni paradossali non solo perché sembrano considerare piena occupazione e massima produzione come limiti e non importanti obiettivi raggiunti da Mosca, ma anche perché non tengono conto di due aspetti.

Il primo è che l’industria della Difesa russa potrebbe non aver bisogno di incrementare ulteriormente la produzione dal momento che già nel 2025 aveva ecceduto le esigenze belliche consentendo un rilancio consistente dell’export militare. Inoltre è stato lo stesso Rutte, meno di un anno or sono, ad affermare che “i russi producono in tre mesi più armi e munizioni di quante ne produca l’intero Occidente (USA più Europa, Giappone e Australia) in un anno”.

 

Venti miliardi per bruciare la Russia

L’obiettivo della intensa campagna propagandistica è trasmettere in modo costante agli europei tre messaggi:

  • L’Ucraina sta vincendo o è comunque in grado di continuare a opporsi a Mosca: vale quindi la pena continuare a sostenerla in base al concetto che gli ucraini difendono l’intera Europa
  • La Russia è ancora forte, per questo occorre fornire ampi aiuti finanziari e militari a Kiev
  • La resistenza ucraina dipende da quanto spenderà l’Europa per sostenerla

Per questo il 12 giugno l’Ucraina ha reso noto che intende chiedere ai partner occidentali altri 20 miliardi di dollari in aiuti militari e finanziari per consolidare “una situazione di vantaggio sul campo di battaglia contro la Russia e impedire a Mosca di riprendere l’iniziativa” come ha dichiarato una fonte ucraina al giornale on-line statunitense Politico.

“Tutti vedono che la Russia sta bruciando e noi vogliamo che bruci ancora di più, ma abbiamo bisogno di finanziamenti per farlo”, ha dichiarato la fonte. Un alto funzionario ucraino, citato da Politico, ha rivelato che agli alleati verrà chiesto un contributo compreso tra 2 e 6 miliardi di dollari ciascuno, sotto forma di aiuti diretti o prestiti.

L’iniziativa verrà discussa al vertice NATO di Ankara in luglio. il bilancio militare per il 2026 è di circa 85 miliardi di euro. I partner occidentali hanno inoltre promesso per quest’anno circa 38 miliardi di dollari in assistenza militare. Con il nuovo pacchetto, il sostegno complessivo si avvicinerebbe all’obiettivo di 60 miliardi di dollari indicato da Rutte.

Le nuove risorse sarebbero destinate principalmente a sistemi di difesa aerea, droni, munizioni, guerra elettronica, capacità di attacco a lungo raggio e acquisti diretti dall’industria bellica Ucraina. Per farsi autorizzare nuovi stanziamenti Kiev insiste nel definire una finestra temporale limitata per aumentare la pressione sulla Russia prima che le forze di Mosca riescano ad adattarsi alle nuove tecnologie e riequilibrare il conflitto a proprio favore.

Insomma, Kiev spaccia agli europei la favola che sta vincendo la guerra per incassare altri miliardi.

 

I russi avanzano nelle ultime roccaforti del Donbass

La narrazione UE e NATO punta quindi a ingigantire i successi dei raid dei droni ucraini e a ignorare i consistenti progressi che i russi stanno conseguendo con una progressiva accelerazione su quasi tutti i fronti.

“Le nostre truppe mantengono un vantaggio stratego cambiare la situazione. Ci sono progressi in tutte le direzioni“, ha affermato ha dichiarato l’11 giugno il presidente russo Vladimir Putin durante una videoconferenza dedicata allo sviluppo di quattro nuovi territori (Donetsk, Lugansk, Kherson e Zaporizhia) che sono stati annessi insieme alla Crimea alla Russia nel settembre 2022.

Il tema della consistente avanzata russa verrò sviluppato presto su Analisi Difesa in un articolo specifico ma, riassumendo, nella regione di Donetsk, sempre la più contesa dove solo il 15 per cento della superficie è ancora in mano alle forze di Kiev, i russi hanno quasi del tutto conquistato la roccaforte di Kostantinyvka, sono penetrati a Lyman da sud e da est, hanno conquistato Rai-Aleksandrivka avvicinandosi alla roccaforte di Slovyansk e superato il canale Siversky-Donets approssimandosi a Kramatorsk.

Anche mela regione di Zaporizhia i russi avanzano da est e premono da sud per indurre gli ucraini a retrocedere così come, più a nord, nelle regioni di confine di Sumy e Kharkiv, i russi avanzano sia per espandere il controllo su una fascia di sicurezza lungo la frontiera sia in direzione dei due capoluoghi di regione da cui le avanguardie russe distano circa 20 chilometri.

La Russia porterà a termine, in risposta agli attacchi ucraini, bombardamenti sistematici contro obiettivi in Ucraina da cui dipende la capacità di combattimento delle sue forze armate, ha avvertito il ministro degli Esteri russo, Sergey Lavrov.

Da tempo sono convinto che le parole non bastano. Non è un caso che il presidente (russo, Vladimir Putin) abbia annunciato qualche tempo fa, dopo un altro scatto del terrorista di Kiev (Volodymyr Zelensky), che d’ora in poi porteremo a termine attacchi massicci e coordinati in modo sistematico contro obiettivi il cui stato influisce direttamente sulla capacità di combattimento delle Forze Armate dell’Ucraina“, ha dichiarato Lavrov alla stampa durante il vertice Russia-Asean.

L’Ucraina continua ad attaccare con i droni Mosca perché la situazione sul campo di battaglia diventerà presto “catastrofica” per Kiev ha dichiarato il portavoce presidenziale russo, Dmitry Peskov. “Il regime di Kiev si trova ora in una posizione molto difficile, dal momento che la situazione sul fronte diventerà presto completamente catastrofica per l’Ucraina”.

Mentre l’Europa si sfalda nel supporto a Kiev lasciandone sempre di più il fardello sulle spalle dei bellicosi baltici-scandinavi guidati dalla Germania, politica e media continuano a diffondere una propaganda sempre meno credibile, ipocrita e fallimentare.

Foto: TASS, Commissione Europea, NATO, Forze Armate Ucraine e Lost Armour Map

 

 

Gianandrea GaianiVedi tutti gli articoli

Giornalista bolognese, laureato in Storia Contemporanea, dal 1988 si occupa di analisi storico-strategiche, studio dei conflitti e reportage dai teatri di guerra. Dal 1991 al 2014 ha seguito sul campo i conflitti nei Balcani, Somalia, Iraq, Afghanistan, Sahara Occidentale, Mozambico e Sahel. Dal febbraio 2000 dirige Analisi Difesa e nel 2026 ha aperto il Canale YouTube “La Penna nel Fianco”. Ha collaborato o collabora con quotidiani e settimanali, università e istituti di formazione militari ed è opinionista per reti TV e radiofoniche. Ha scritto diversi libri tra cui "Iraq Afghanistan, guerre di pace italiane", “Immigrazione, la grande farsa umanitaria” e "L'ultima guerra contro l’Europa". Presso il Ministero dell’Interno ha ricoperto dal 2018 l’incarico di Consigliere per le politiche di sicurezza di due ministri e un sottosegretario. Nel 2026 ha ricevuto l'onorificenza di Cavaliere dell'Ordine al Merito della Repubblica Italiana (OMRI).

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