Ucraina: Zelensky rimuove il generale Syrsky

All’apparenza a Kiev ha vinto la piazza dopo la decisione della presidenza di rimuovere il comandante delle forze armate ucraino, generale Oleksandr Syrsky. Ieri Dmytro Koziatynskyi, un veterano dell’esercito diventato tra i portavoce del movimento di protesta sorto dopo la rimozione del ministro della Difesa Ivan Fedorov, aveva lanciato un ultimatum al presidente Volodymyr Zelensky chiedendo la rimozione del generale entro venerdì 24 luglio, minacciando in caso contrario manifestazioni in tutto il Paese.
Il ministro Fedorov era stato rimosso proprio in seguito ai conflitti con Syrsky, del quale ha confermato di aver chiesto il licenziamento a Zelensky. Secondo i media ucraini, Zelensky avrebbe offerto un posto da consigliere a Fedorov, che avrebbe rifiutato.

Kyrylo Budanov, capo dell’ufficio del presidente, ha esortato gli ucraini a mantenere la calma e a “non odiare nessuno. Il nemico sta monitorando attentamente ogni nostra disputa interna e aspetta che iniziamo a combattere tra di noi”, ha avvertito Budanov su X.
Nella serata del 21 luglo, Zelensky ha annunciato la sostituzione del generale “Sono grato a Oleksandr Syrsky e a tutti i nostri soldati per le solide posizioni in prima linea dell’Ucraina. Sono grato a Mykhailo Drapaty proprio per questo tipo di visione” ha detto annunciando che il generale Mykhailo Drapaty sarà il nuovo comandante in capo delle forze armate ucraine.
La decisione, ha scritto il Kyiv Post, è stata presa insieme al ministro della Difesa ad interim, Yevhen Khmara, nominato dopo la rimozione di Fedorov. Zelensky ha quindi dovuto o voluto rimuovere in pochi giorni i due massimi vertici della Difesa nell’ambito di un ampio rimpasto di governo che ciclicamente ha interessato l’esecutivo ucraino dall’inizio fella guerra alla Russia.
La nomina di Drapatyi era già nell’aria e Zelensky lo aveva incontrato lunedì. Nelle scorse ore Syrsky si era anche scusato con Fedorov, dicendosi “sorpreso di apprendere del conflitto” tra loro due. “Ho sempre considerato il nostro rapporto come un rapporto di lavoro: su questioni complesse, con posizioni diverse. È così che dovrebbe essere tra due istituzioni durante una guerra di grandi proporzioni”, aveva detto Syrsky su Fedorov, secondo quanto riportato dal Guardian. Il generale ha offerto le sue scuse personali, affermando di essere “dispiaciuto” se avesse offeso Fedorov (a sinistra nella foto sotto).

“Posso essere duro. Ma chiedo a voi e a tutti coloro che seguono questa vicenda con interesse: concentriamoci non sul personale, ma sul globale. Sulla vittoria”, aveva aggiunto, bollando poi come un errore quello di accusarlo di “mancanza di strategia” e affermando di essere in guerra con Mosca, non con il ministero della Difesa di Kiev.
“Il mio lavoro è la guerra. Strategia, prima linea, personale. Questo è ciò che faccio e che continuerò a fare”, aveva dichiarato il 20 luglio.
“Vedo come le persone si stanno dividendo nel ‘campo di Fedorov’ e nel ‘campo di Syrsky'”, ha affermato il generale ucraino. Il generale ha aggiunto che, “non appena una questione legata alla guerra o alle forze armate viene politicizzata, viene semplificata fino a diventare uno slogan”, mentre “gli slogan non permettono di prendere decisioni da cui dipende la vita delle persone. Ognuno dei temi di cui oggi si discute sui social – contratti, appalti, mobilitazione – è molto più complesso di qualsiasi post che lo riguardi. Con gli slogan non si prendono decisioni da cui dipende la vita delle persone”, ha concluso il comandante in capo ucraino in un editoriale pubblicato sul sito Militarnyi.
Syrsky ha dichiarato il 20 luglio di attendere “come tutto il Paese, la riforma della mobilitazione, un compito affidato dal presidente. Le Forze terrestri e i Centri territoriali di reclutamento e sostegno sociale rientrano nella mia catena di comando e siamo pronti ai cambiamenti: partecipiamo a tutte le riunioni della Verkhovna Rada, trasmettiamo tutti i casi di violazione all’Ufficio statale d’inchiesta (DBR) e insistiamo affinché venga coinvolta la polizia. Ma la riforma in sé è un lavoro di natura legislativa e amministrativa che spetta al ministero. La aspetto anch’io, così come la aspetta tutto il Paese”, ha scritto Syrsky.
Il comandante ucraino aveva aggiunto che il suo intervento “non è rivolto a chi discute sui social media, ma a coloro che ogni giorno sopportano il peso della guerra. Ai nostri soldati non importa chi abbia avuto la meglio nelle discussioni su internet. Hanno bisogno di munizioni, di rotazione, di ricevere puntualmente la paga e della certezza che lo Stato, alle loro spalle, stia lavorando e non litigando”, aveva sottolineato Syrsky.
Una scelta difficile
La decisione di rimuovere Syrsky deve essere stata molto dibattuta a Kiev. Lo stesso 20 luglio lo Stato Maggiore delle Forze Armate ucraine aveva smentito le voci relative alla rimozione di Syrsky e del Capo di Stato Maggiore, tenente generale Andriy Hnatov.

“Le informazioni apparse nello spazio informativo, in particolare sui social network e su alcuni organi di stampa, riguardo alla presunta rimozione del Comandante in Capo delle Forze Armate dell’Ucraina, Generale Oleksandr Syrsky, dal suo incarico, sono false. Il Generale Oleksandr Syrsky continua a svolgere le sue funzioni di Comandante in Capo delle Forze Armate dell’Ucraina”, aveva reso noto lo Stato Maggiore.
“Anche il Capo di Stato Maggiore delle Forze Armate dell’Ucraina, Tenente Generale Andriy Hnatov, continua a svolgere le sue funzioni”, aveva aggiunto lo Stato Maggiore.
La decisione presidenziale della rimozione sembra quindi aver colto di sorpresa Syrsky (le cui pressioni sembra abbiano indotto Zelensky a rimuovere il ministro Fedorov) e i vertici militari.
“Tutti noi vogliamo la stessa cosa – ha detto ieri Zelensky nel messaggio con cui ha silurato Syrsky -: sconfiggere il nemico e creare le condizioni, al fronte e attraverso la pressione sulla Russia, che ci permettano di costringere Mosca alla pace”.
Il presidente ha dichiarato di aver preso la decisione dopo una serie di incontri con i comandanti militari iniziati poco dopo lo scoppio delle proteste che chiedevano la reintegrazione dell’ex ministro della Difesa Mykhailo Fedorov, considerato dai manifestanti un motore della modernizzazione militare, e la rimozione di Syrsky, che a loro parere incarnava la vecchia cultura di comando dell’esercito in stile sovietico.
Lo scontro Fedorov-Syrsky
Considerazioni che suscitano qualche perplessità e che avevano animato nei giorni scorsi un acceso dibattito tra Fedorov e Syrsky.
Il 17 luglio il ministro Fedorov ha affermato di aver proposto a Zelensky, all’inizio del proprio mandato, di sostituire il generale Syrsky e il capo di stato maggiore Andriy Hnatov. Fedorov ha precisato di non aver indicato personalmente i possibili successori. “Ho detto al presidente che questa scelta spetta a lui. Dovrebbe essere una sua decisione, non mia. Esiste un sistema di analisi, possiamo trarre conclusioni, confrontarci e scegliere sia il comandante in capo sia il capo di Stato maggiore”, ha spiegato. Zelensky avrebbe tuttavia respinto la proposta.

“Quando il presidente ha affermato di non avere intenzione di sostituire Syrsky, si trattava di una sua decisione in quanto comandante in capo supremo. Io ho condiviso pienamente questa decisione, dicendo: ‘Imparerò a lavorare con lui, perché in fin dei conti il nostro cliente é il popolo ucraino, non qualcun altro'”, ha dichiarato Fedorov.
Secondo il ministro, successivamente il suo team si sarebbe però scontrato con il blocco delle iniziative proposte da parte dello Stato maggiore. “In sei mesi non siamo riusciti a creare centri di competenza né a modificare la struttura organizzativa, perché lo Stato maggiore non firma, perché non sente il bisogno di attirare nuove persone capaci di generare idee”, ha affermato.
Fedorov ha aggiunto che il suo dicastero avrebbe cercato di aggirare questi ostacoli con “soluzioni non convenzionali”, sostenendo però che “un sistema serio” non può funzionare in questo modo. Il ministro ha inoltre respinto le accuse secondo cui avrebbe ordinato indagini sull’unità “Skela” (reggimento in cui si sono verificati numerosi casi di violenze sui soldati) o avviato una campagna mediatica contro di essa. “Questa è una cultura che deve essere sradicata, perché non sconfiggeremo il nemico in questo modo”, ha concluso Fedorov.

Syrsky aveva respinto le critiche secondo cui non sarebbe favorevole a “combattere con i droni”, osservando che non è possibile trasformare in due mesi un esercito di un milione di uomini in una forza che combatta esclusivamente con sistemi senza pilota. “L’accusa più assurda che ho sentito è che io, presumibilmente, ‘non voglia combattere con i droni’. Sono stato io a creare le Forze dei sistemi senza pilota come ramo autonomo delle Forze armate. Sono stato io a proporre personalmente al presidente la candidatura di Madyar affinché il maggiore Madyar ne assumesse il comando.
È stata una decisione impopolare e me ne sono assunto completamente la responsabilità. Perché proprio lui? Perché non solo è cresciuto da soldato a ufficiale, ma ha creato un’unità unica e ha una visione chiara. I risultati li vediamo ogni giorno.
Una persona che ‘non vuole combattere con i droni’ non crea il primo ramo autonomo al mondo dedicato ai sistemi senza pilota e non ne affida il comando a un ufficiale andando contro tutte le tradizioni della gerarchia militare”, ha scritto Syrsky sul sito Militarnyi.
Il comandante ucraino ha sottolineato che oggi i droni sono responsabili di una quota significativa degli obiettivi colpiti, ma che per preparare il campo di battaglia affinché possano operare efficacemente sono necessari artiglieria, mortai, mezzi del genio, difesa aerea, guerra elettronica e decine di altre capacità. Syrsky ha ricordato che lo Stato maggiore trasmette al ministero della Difesa l’elenco completo di tutto ciò che è necessario per condurre la guerra.
“Bisogna acquistare tutto ciò che serve, non solo quello che in questo momento è di moda. Non stiamo combattendo contro un piccolo Paese. Di fronte abbiamo un nemico superiore sotto ogni aspetto, che combatte anche con l’artiglieria, l’aviazione e la fanteria. Non posso trasformare in due mesi un esercito di un milione di uomini in un esercito di droni e dire: da oggi combatteremo così. Oltre a essere un’avventura evidente, qualsiasi esperimento di questa portata viene pagato con il nostro territorio e con la vita dei nostri cittadini”, ha dichiarato Syrsky.
I blogger russi festeggiano
Nello scontro ai vertici della difesa ucraina si sono inseriti anche i blogger militari. Quelli ucraini sembrano in gran parte schierati con Fedorov mentre quelli russi in buona parte plaudono per l’allontanamento di Fedorov.
“Il suo allontanamento è nel complesso molto positivo. Le cose ora si faranno più facili”, ha scritto l’analista Aleksei Zhivov sul suo blog ‘Zhivov Z’. “Il fatto che Zelensky abbia rimosso una figura così produttiva e pericolosa per la Russia da una posizione di leadership è molto positivo per noi, in modo particolare considerando che le sue dimissioni molto probabilmente ora porteranno anche a una purga dei suoi fedelissimi dalla struttura del ministero della Difesa”, si legge sul canale Telegram ‘Osvedomitel’ (informatore), che ha 94mila iscritti.

“I risultati di Fedorov e del tuo team al ministero della Difesa UCRAINA hanno avuto un impatto significativo sulle forze militari russe. Syrsky e Zelensky sono riusciti a divorare il tecnocrate pieno di energie, creativo, che è riuscito a far saltare i soliti schemi dell’approvvigionamento militare. I risultati che ha ottenuto in soli sei mesi sono sostanziali. Il rimpasto di personale al ministero della Difesa nemico è una notizia molto positiva: come la storia dimostra, il ruolo individuale nel processo sistemico è spesso decisivo ma i cambiamenti che ha apportato potranno rivelarsi reversibili”, ha sottolineato il blogger Svyatoslav Golikov.
Fedorov è stato “responsabile dell’espansione della digitalizzazione delle forze militari ucraine e dell’uso dei droni e anche dell’esclusione delle forze russe dai terminal di Starlink che ha provocato ai russi gravi problemi. Il suo allontanamento è quindi probabilmente più in favore della Russia”, ha riconosciuto il canale ‘Voenny Osvedomitel’ (informatore della guerra) con 612mila iscritti.
“Fedorov è l’unico fra i ministri civili in tempo di guerra a essere riuscito ad avere un impatto tangibile sui combattimenti veri e propri”, ha spiegato l’analista Dmitry Tsybakov, citato dal canale Telegram ‘Voenkor Kotekok’, con 316mila iscritti, ricordando l’allontanamento, da parte di Volodymir Zelensky, dell’allora capo di stato maggiore Valery Zaluzhny, che era riuscito a prendere l’iniziativa sul campo di battaglia. “Zelensky sta ora ripetendo i suoi errori precedenti, eliminando un rivale politico”.
Il “russo” Syrsky
Sessantenne, nato in Russia (aspetto non marginale per gli ultra-nazionalisti banderisti che hanno sempre più influenza su Zelensky e sul governo), secondo molti media Syrsky non è mai riuscito a scrollarsi di dosso la reputazione di generale dalla mentalità sovietica ma andrebbe tenuta n considerazione che il generale è russo e continua a parlare russo o, come dicono molti nel suo staff, a parlare molto male ucraino.

Diversamente dal suo predecessore Valerii Zaluzhnyi, molto popolare e poi nominato ambasciatore a Londra, Syrsky comunica poco forse anche parla con difficoltà l’ucraino. Nato nel 1965 nella regione russa di Vladimir, Syrsky si è formato nell’Accademia dell’Armata Rossa di Mosca e negli anni Ottanta è’ stato inviato in Ucraina.
Dopo il crollo dell’URSS ha scelto di entrare nelle forze armate ucraine. I suoi genitori e il fratello vivono ancora in Russia e, secondo quanto riferito in passato dallo stesso fratello, i rapporti familiari si sono interrotti da tempo.
“Il mio lavoro è la guerra. Non ho alcuna ambizione politica. Mi dedico alla guerra 24 ore su 24, sette giorni su sette”, ha scritto il 20 luglio. I suoi critici lo accusano di prestare scarsa attenzione alle perdite umane, tanto da attribuirgli il soprannome di “macellaio”.
Valutazioni suffragate dalle spaventose perdite subite dall’esercito di Kiev e di cui non si parla quasi in Europa ma che sono il frutto della strategia di difendere ogni metro di terreno invece di ritirare le truppe su linee di difesa più corte salvaguardando i rapporti. Una strategia già adottata dai tedeschi negli ultimi due anni di guerra sul Fronte Orientale, utile a rallentare l’avanzata russa ma al prezzo di ampie perdite. Una strategia imposta dalla politica, cioè da Zelensky, che teme in caso di conquiste russe rilevanti di perdere i ricchi aiuti militari e finanziari occidentali che sostengono l’Ucraina e stanno alimentando anche la corruzione e arricchendo la classe dirigente di Kiev.
Considerato da molti un fedelissimo di Zelensky, Syrsky venne chiamato dal presidente a sostituire il generale Zaluzhny, popolare al punto da rappresentare un rivale politico per Zelensky. Secondo l’analista Anatolii Oktysiuk del centro studi KI, Syrsky “si adatta sempre alla volontà di Zelensky” e ha costruito “un sistema in cui iniziativa e indipendenza vengono soffocate a favore della promozione di una cerchia di generali fedeli”.

Secondo l’analista Volodymyr Fesenko, Zelensky avrebbe bisogno di “una versione più giovane di Syrsky”: un comandante “più flessibile, più comunicativo e capace di ottenere maggiore consenso nella società”. Il suo successore, Mykhailo Drapatyi, 43 anni, a detta di molti avrebbe queste qualità ma è interessante notare come le qualità richieste siano più legate ad aspetti di immagine, comunicazione, perfino marketing, più che a una solida preparazione militare e soprattutto a una proposta strategica originale in grado di consentire a Kiev di reggere all’urto con i russi.
Oggi, nel suo ultimo giorno da comandante in capo delle Forze armate ucraine, Syrsky, ha inviato un messaggio ai soldati in cui ricorda le battaglie affrontate dal febbraio 2024 a oggi, per poi sottolineare di cedere a Mykhailo Drapatyi (nelle due foto sotto) la guida di un esercito che “non solo difende, ma avanza. Quest’anno, sotto il mio comando, sono stati liberati 700 chilometri quadrati del nostro territorio.

L’esercito, che due anni fa era impegnato in una difficile difesa, oggi sta avanzando – ha scritto nel messaggio pubblicato sui social – consegno al mio successore un esercito che non sta solo difendendo, ma è anche in fase offensiva: con iniziativa, con organizzazione, con uomini che sanno come sconfiggere il nemico. E spero sinceramente che questa offensiva continui. Ci sono tutti i presupposti per farlo”. Syrskyi ha tenuto a sottolineare che “il mio lavoro è la guerra”, aggiungendo: “Le posizioni cambiano, ma questo principio rimane immutato. Qualunque sia il mio ruolo, servirò l’Ucraina fino alla Vittoria”.
Il generale Drapatiyi
Il suo successore Drapatiyi, 43 anni, nato nel 1982 a Kamianets-Podilskyi, nella regione occidentale di Khmelnytskyi, è un carrista che appartiene a una generazione di ufficiali la cui carriera è stata plasmata sul campo dalla guerra contro la Russia iniziata nel 2014 e infatti ebbe il battesimo del fuoco nella battaglia di Mariupol nel 2014 contro i secessionisti del Donbass.
Nel marzo 2022 guidò la difesa di Kryvyi Rih, città natale di Zelensky, mai peraltro raggiunta dall’avanzata russa per poi guidare il Raggruppamento di forze di Kherson che riprese il controllo del nord di quella regione da cui in realtà i russi si ritirarono nel novembre 2022 oltrepassando il Dnepr.

Dal febbraio 2024 la sua scalata ai ranghi militari con la nomina a Vice Capo di Stato Maggiore delle Forze Armate. Nel gennaio 2025 gli è stato inoltre affidato il comando del raggruppamento operativo-strategico “Khortytsia”, responsabile di alcuni dei settori interessati dai combattimenti più intensi nella regione di Donetsk. Nel successivo mese di giugno Drapatyi ha presentato le dimissioni dal comando delle Forze terrestri dopo un attacco russo contro un centro di addestramento che aveva provocato la morte di militari ucraini, assumendosi pubblicamente la responsabilità dell’accaduto.
Zelensky ha tuttavia deciso di mantenerlo ai vertici militari, nominandolo comandante delle Forze congiunte e affidandogli il compito di concentrarsi esclusivamente sulle operazioni di combattimento e sul fronte. La sua nomina ai vertici militari sembra dovuta più a meriti politici che militari. Il 16 luglio scorso Drapatyi aveva espresso il suo sostegno proprio al ministro Fedorov affermando che nei mesi in cui ha guidato la Difesa tra il ministero e le forze armate si è instaurato un dialogo e una interazione reale. Risulta quindi l’uomo giusto a rasserenare i fans di Fedorov e togliere le castagne dal fuoco a Zelensky, almeno sul fronte politico.
Il contesto militare
Restano infatti aperti tutti gli interrogativi sul fronte militare dove, al di là dei proclami propagandistici, le forze ucraine continuano a perdere terreno in quasi tutte le regioni attraversate dal fronte al punto che lo stesso Syrsky aveva affermato nei giorni scorsi di poter assicurare la tenuta delle ultime roccaforti del Donbass (Slavyansk e Kramatorsk) fino alla fine dell’anno ma solo se verranno reclutati altre 150.000/200.000 reclute.

Il 17 luglio Syrsky ammise che Mosca non ha abbandonato l’intenzione di conquistare nuovi territori ucraini e continua a prepararsi per ulteriori azioni offensive. Mosca punta a impadronirsi dei territori ucraini e creare una sorta di “zona cuscinetto” nel nord del Paese preparando nuove operazioni offensive su un’ampia area del fronte, cercando di individuare i punti deboli della difesa Ucraina e tentando di penetrare nello spazio interposto tra le posizioni.
Kiev teme che i russi possano mobilitare in autunno ulteriori 500 mila militari per aprire nuovi fronti e conquistare ulteriori porzioni di territorio ucraino oltre al 20 per cento che controllano già oggi.
Il 21 luglio lo stesso Zelensky ha affermato che l’Ucraina si sta preparando a diversi scenari per lo sviluppo degli eventi nella zona Chernihiv-Kiev, tenendo conto dei dati dell’intelligence e delle azioni russe. “È stato redatto un rapporto sui nostri preparativi per vari scenari nella direzione Chernihiv-Kiev, tenendo conto delle informazioni di intelligence e della costante ricerca da parte dei russi di ulteriori modi per prolungare ed espandere la guerra”, ha informato Zelensky sui propri social.

Nelle ultime ore i russi hanno conquistato nuove posizioni nelle regioni di Kharkiv, ampliato l’area di intervento lungo il confine russo-ucraino, consolidato l’offensiva nei settori di Kupyansk e Lyman, si sono avvicinati ulteriormente ai sobborghi di Slavyansk e Kramatorsk e avanzano verso nord da Konstantynovka. Progressi russi si segnalano anche a nord di Pokrovsk e nella regione di Dnipropetrovsk dove gli ucraini continuano a contrattaccare consapevoli che arretrare in questo settore renderebbe ancora più precarie le linee difensive nella regione di Zaporizhia attaccate dai russi da sud e da est.
Considerazioni
In base a tutte le considerazioni prese in esame, il dibattito tra Fedorov e Syrsky è forse solo mascherato da considerazioni sulla conduzione della guerra poiché il tema che divide e appassiona il pubblico (utile anche a confondere gli osservatori internazionali) appare soprattutto politico.
Del resto è evidente che i successi attribuiti a Fedorov nel colpire in profondità le raffinerie in territorio russo o le navi mercantili nel Mare d’Azov possono avere avuto ampia visibilità mediatica ma non sembrano in grado di modificare il corso della guerra. Inoltre gli attacchi dei droni ucraini sul territorio russo non hanno certo preso il via con l’arrivo di Fedorov al ministero della Difesa.

Syrsky ha quindi buon gioco nel ricordare che la guerra si combatte anche con altri sistemi d’arma diversi da droni, con munizioni, logistica e soprattutto non si combatte con le mode e i comunicati stampa. Il punto è che la guerra Syrsky la sta perdendo, dopo aver bruciato troppe brigate nella difesa di capisaldi e roccaforti ora non ha più riserve e i russi avanzano in molte aree e minacciano di aprire nuovi fronti.
Una strategia che, come abbiamo ricordato, è stata imposta da Zelensky all’obbediente generale Syrsky. Al di là delle sconfitte occultate e dei successi ingigantiti nella campagna contro gli obiettivi in Russia, l’Ucraina deve fare i conti con una ormai forse irreversibile carenza di risorse umane e materiali.
Non vi sono più missili con cui contrastare i bombardamenti russi effettuati con missili balistici, i rifornimenti europei dii armi e munizioni sono in drastico calo come le risorse umane: gli ucraini arruolabili sono sempre meno e sempre più restii a farsi mandare al fronte.

A fine 2025, in Ucraina c’erano 700mila persone con disabilità in più che rispetto al 2022 secondo Anatoly Kinakh, ex primo ministro dell’Ucraina: facile ritenere che s tratti per lo più di mutilati e invalidi di guerra che crescono di decine di migliaia al mese secondo organizzazioni sanitarie e organismi internazionali.
Gli ucraini rifugiati all’estero sono stimati tra i 7,5 e 10 milioni di ucraini, di cui 4,38 milioni in Europa (di cui 1,17 milioni sono uomini), 900mila nell’Europa extra EU, 500mila nelle Americhe (di cui 350mila sono uomini tra Europa non UE ed Americhe), mentre in Russia vi sono tra 1,2 e 3,7 milioni di ucraini tenuto conto che Mosca non fornisce più numeri precisi su quanti cittadini ucraini accolga.
(con fonti Ukrinform, Reuters, AFP, Ansa, Agenzia Nova, Adnkronos e AGI)
Foto: Ukrinform, Militarnyi, Presidenza Ucraina, Ministero Difesa Ucraino e Forze Armate Ucraine
Gianandrea GaianiVedi tutti gli articoli
Giornalista bolognese, laureato in Storia Contemporanea, dal 1988 si occupa di analisi storico-strategiche, studio dei conflitti e reportage dai teatri di guerra. Dal 1991 al 2014 ha seguito sul campo i conflitti nei Balcani, Somalia, Iraq, Afghanistan, Sahara Occidentale, Mozambico e Sahel. Dal febbraio 2000 dirige Analisi Difesa e nel 2026 ha aperto il Canale YouTube “La Penna nel Fianco”. Ha collaborato o collabora con quotidiani e settimanali, università e istituti di formazione militari ed è opinionista per reti TV e radiofoniche. Ha scritto diversi libri tra cui "Iraq Afghanistan, guerre di pace italiane", “Immigrazione, la grande farsa umanitaria” e "L'ultima guerra contro l’Europa". Presso il Ministero dell’Interno ha ricoperto dal 2018 l’incarico di Consigliere per le politiche di sicurezza di due ministri e un sottosegretario. Nel 2026 ha ricevuto l'onorificenza di Cavaliere dell'Ordine al Merito della Repubblica Italiana (OMRI).








