Antelope Reef: Pechino amplia il controllo sul Mar Cinese Meridionale

 

 

La trasformazione di Antelope Reef non rappresenta un semplice ampliamento delle infrastrutture cinesi nell’arcipelago delle Paracel. È un’operazione destinata a modificare la geometria militare della parte settentrionale del Mar Cinese Meridionale, collegando più strettamente le basi continentali dell’isola di Hainan con la rete di installazioni avanzate costruita da Pechino negli ultimi quindici anni.

L’isola artificiale è lunga quasi sei chilometri. Dispone già di un molo di circa 680 metri affacciato su un porto in acque profonde, mentre sono comparsi i primi edifici e una piattaforma per elicotteri. Una linea costiera rettilinea di oltre tre chilometri potrebbe accogliere una pista adatta a caccia, velivoli da trasporto e bombardieri.

Le immagini satellitari mostrano infatti lavori compatibili con la costruzione di una pista lunga circa tremila metri, simile a quelle già realizzate da Pechino a Woody Island, Fiery Cross, Subi e Mischief Reef. Le rilevazioni satellitari esaminate da Reuters e l’analisi dell’Asia Maritime Transparency Initiative indicano pertanto che non ci troviamo davanti a una stazione meteorologica ingrandita, ma al nucleo di una futura base aeronavale a impiego misto.

La distinzione cinese tra infrastruttura civile e installazione militare è, del resto, deliberatamente sfumata. Un porto può ospitare navi da ricerca, guardacoste o unità da guerra; una pista può ricevere aerei civili, velivoli da trasporto o bombardieri; un radar meteorologico può convivere con apparati per la sorveglianza aerea e marittima. Questo carattere a doppio uso permette a Pechino di consolidare il controllo territoriale senza annunciare formalmente una militarizzazione che provocherebbe una risposta immediata degli Stati Uniti e dei Paesi rivieraschi.

 

Il completamento della cintura delle Paracel

Il vero valore di Antelope Reef deriva dalla sua posizione. Le Paracel sono più vicine alla Cina continentale rispetto alle Spratly e possono essere rifornite più facilmente dalle basi di Hainan. Antelope si trova a circa 280 chilometri dalla grande base navale di Sanya e a poco più di 400 chilometri dalle coste centrali del Vietnam. Non è quindi un avamposto isolato, ma un prolungamento avanzato delle infrastrutture militari cinesi meridionali.

La nuova base potrà operare insieme a Woody Island, tradizionale centro amministrativo e militare cinese nelle Paracel, e a Tritone, dove sono già presenti apparati di sorveglianza. Le tre installazioni, integrate con Hainan, consentirebbero di creare una rete di sensori, piste, porti e postazioni missilistiche capace di controllare una parte crescente del Mar Cinese Meridionale settentrionale.

Un singolo radar può essere accecato, una pista può essere danneggiata e un porto bloccato. Una rete distribuita obbliga invece l’avversario a colpire contemporaneamente numerosi obiettivi. Antelope aumenta quindi la ridondanza del dispositivo cinese: se Woody Island venisse neutralizzata, Pechino conserverebbe una seconda base capace di ricevere aerei, elicotteri, navi e rifornimenti. Non rende invulnerabile la presenza cinese, ma ne innalza sensibilmente il costo di soppressione.

La base potrebbe ospitare radar a lungo raggio, apparecchiature per l’ascolto delle comunicazioni, velivoli senza pilota, elicotteri antisommergibile, batterie contraeree e missili antinave. Non esistono ancora prove che tali sistemi siano stati installati, ma la sequenza seguita in passato da Pechino è nota: prima la bonifica, poi porti e piste, successivamente ricoveri protetti, sensori e armamenti definiti “difensivi”.

L’eventuale presenza di missili contraerei della famiglia HQ-9 e di missili antinave a lungo raggio allargherebbe la zona nella quale le forze statunitensi e alleate dovrebbero operare sotto minaccia. La funzione strategica non sarebbe quella di impedire in modo assoluto l’accesso al mare, risultato irrealistico contro la potenza militare americana, ma di rendere ogni operazione più lenta, complessa e costosa.

 

La relazione indiretta ma decisiva con Taiwan

Antelope Reef non è una base dalla quale possa partire l’invasione di Taiwan. È troppo lontana dall’isola e non offre, rispetto alle basi situate lungo la costa cinese, alcun vantaggio per il trasporto delle truppe attraverso lo stretto. Il suo ruolo in un conflitto per Taiwan sarebbe diverso e più sottile.

La Cina dovrebbe proteggere il proprio fianco meridionale, sorvegliare le rotte attraverso le quali potrebbero arrivare forze statunitensi e alleate e impedire che il Mar Cinese Meridionale diventi una zona di manovra sicura per sommergibili, bombardieri e navi avversarie.

Gli Stati Uniti potrebbero infatti impiegare installazioni nelle Filippine, a Guam, in Giappone e in Australia, mentre unità navali provenienti dall’Oceano Indiano attraverserebbero gli stretti del Sud-Est asiatico.

Antelope permetterebbe alla Cina di controllare meglio questi movimenti, di distribuire gli aerei su un numero maggiore di piste e di alleggerire la pressione sulle basi di Hainan e del continente. Caccia, aerei da pattugliamento, velivoli senza pilota e aerocisterne potrebbero utilizzare l’isola come punto di rischieramento, rifornimento o emergenza.

Anche i bombardieri H-6 potrebbero essere schierati temporaneamente sulla nuova pista, qualora fossero realizzate le necessarie strutture per carburante, munizioni e manutenzione.

Non sarebbe prudente conservarli stabilmente su un’isola esposta, ma la possibilità di spostarli fra più aeroporti complicherebbe la pianificazione americana. Un avversario dovrebbe sorvegliare e, se necessario, colpire contemporaneamente le basi continentali, Woody Island e Antelope.

Durante un blocco di Taiwan, la nuova installazione potrebbe sostenere la sorveglianza delle rotte commerciali e militari a Sud dell’isola, lasciando alle basi orientali il compito di concentrare le operazioni nello stretto e nel Pacifico. Antelope non sarebbe dunque la lancia rivolta direttamente contro Taipei, ma lo scudo destinato a proteggere il retroterra meridionale dell’operazione.

 

Il bastione dei sommergibili nucleari

La questione più delicata riguarda i sommergibili cinesi a propulsione nucleare armati con missili balistici. La base di Yulin, presso Sanya, costituisce uno dei principali centri della componente nucleare navale cinese. Questi sommergibili devono poter lasciare Hainan, raggiungere aree di pattugliamento protette e sottrarsi alla caccia delle unità statunitensi.

Pechino sembra voler trasformare una parte del Mar Cinese Meridionale in un “bastione”: uno spazio protetto da navi, aerei, sensori, missili e sommergibili d’attacco, all’interno del quale le unità dotate di armi nucleari possano operare con minori rischi. È una concezione già utilizzata dall’Unione Sovietica durante la guerra fredda nei mari di Barents e di Ochotsk.

Antelope potrebbe costituire la linea esterna di questo sistema. Elicotteri antisommergibile, velivoli da pattugliamento, unità di superficie e apparecchiature di sorveglianza subacquea potrebbero controllare le vie di avvicinamento verso Hainan. La base offrirebbe inoltre un porto avanzato alle navi incaricate di proteggere le aree di pattugliamento.

Non bisogna tuttavia sopravvalutarne l’efficacia. Il Mar Cinese Meridionale presenta una geografia complessa, con fondali, correnti e passaggi che possono favorire l’occultamento, ma anche numerosi accessi utilizzabili dai sommergibili statunitensi. Un’isola artificiale non può sigillare uno spazio marittimo così vasto. Può però sostenere una rete di ascolto e obbligare le unità avversarie a muoversi con maggiore cautela.

La posta in gioco è nucleare. Se Pechino riuscisse ad accrescere la sopravvivenza dei propri sommergibili lanciamissili, rafforzerebbe la credibilità della sua capacità di rappresaglia. Gli Stati Uniti, al contrario, hanno interesse a mantenere la possibilità di localizzarli e seguirli. Antelope diventa così un tassello della competizione fra la protezione della forza nucleare cinese e la guerra antisommergibile americana.

 

Dalla sorveglianza alla guerra elettronica

In tempo di pace, la funzione più importante della nuova base sarà probabilmente la raccolta di informazioni. Dall’isola sarà possibile seguire il traffico navale, individuare le emissioni radar, osservare le esercitazioni statunitensi e vietnamite e riconoscere i modelli di comportamento delle unità avversarie.

Questi dati possono essere trasmessi ai centri di comando di Hainan e integrati con quelli raccolti da satelliti, aerei, navi, boe e stazioni costiere. Il valore di Antelope non consisterà quindi soltanto nelle armi eventualmente schierate, ma nella sua capacità di contribuire alla costruzione di un quadro operativo continuo.

In una crisi, gli apparati di guerra elettronica potrebbero disturbare comunicazioni, radar e sistemi di navigazione satellitare. I velivoli senza pilota decollati dall’isola amplierebbero la sorveglianza, mentre gli elicotteri permetterebbero di controllare le acque circostanti. Il porto potrebbe ospitare guardacoste e unità della milizia marittima, consentendo a Pechino di esercitare pressione senza ricorrere immediatamente alla Marina militare.

È proprio questa gradualità a rendere Antelope politicamente efficace. La Cina può utilizzare navi civili, guardacoste, amministrazioni locali e strutture scientifiche per imporre una presenza permanente. La dimensione militare rimane sullo sfondo, pronta a emergere se la tensione aumenta.

 

Una base potente, ma immobile e vulnerabile

Le isole artificiali vengono spesso descritte come portaerei inaffondabili. La formula è suggestiva, ma incompleta. A differenza di una portaerei, un’isola non può muoversi, occultarsi o sottrarsi alla traiettoria di un missile. Le sue coordinate sono note e le infrastrutture principali possono essere osservate dai satelliti.

In una guerra ad alta intensità, pista, depositi di carburante, radar, centrali elettriche e moli sarebbero esposti a missili da crociera, armi balistiche e attacchi condotti da sommergibili o bombardieri. Il porto potrebbe essere minato e la pista resa temporaneamente inutilizzabile.

Ma vulnerabile non significa inutile. Per neutralizzare Antelope occorrerebbero armi, missioni di ricognizione e ripetuti attacchi. I danni dovrebbero essere verificati e le strutture colpite nuovamente dopo le riparazioni. Ogni missile impiegato contro l’isola sarebbe sottratto ad altri bersagli, come basi continentali, navi o centri di comando.

La Cina non deve rendere Antelope indistruttibile. Le basta costringere gli Stati Uniti a inserirla nell’elenco degli obiettivi prioritari, disperdendo attenzione e munizioni. Se la base riuscisse a operare anche soltanto durante le prime fasi del conflitto, potrebbe contribuire alla scoperta dei bersagli e al lancio di missili contro le forze avversarie.

 

Il Vietnam di fronte all’accerchiamento

Il Paese maggiormente minacciato sul piano immediato non è Taiwan, ma il Vietnam. Hanoi rivendica le Paracel e non ha mai riconosciuto la conquista cinese dell’arcipelago nel 1974. Antelope si trova abbastanza vicino alle coste vietnamite da aumentare la capacità cinese di sorvegliare aeroporti, porti, basi navali e rotte marittime.

La nuova installazione potrebbe limitare la libertà d’azione delle forze vietnamite e sostenere operazioni della guardia costiera cinese nelle acque contese.

Pechino sarebbe in grado di alternare pressione diplomatica, presenza amministrativa, pattugliamenti e dimostrazioni militari, mantenendosi al di sotto della soglia della guerra aperta.

Il Vietnam sta ampliando a sua volta le proprie installazioni nelle Spratly, ma non dispone delle risorse economiche, aeronavali e satellitari della Cina.

La risposta più probabile sarà quindi un rafforzamento dei rapporti con India, Giappone, Australia e Stati Uniti, accompagnato però dalla tradizionale prudenza vietnamita nel non trasformarsi in un alleato subordinato di Washington.

Antelope rischia così di produrre l’effetto opposto a quello desiderato da Pechino: rafforzare la cooperazione militare fra i Paesi preoccupati dall’espansione cinese. Tuttavia la Cina sembra accettare questo rischio, confidando nel fatto che nessuno Stato regionale voglia affrontarla direttamente.

 

Geoeconomia del controllo marittimo

Il Mar Cinese Meridionale è una delle principali arterie del commercio mondiale. Vi transitano energia, materie prime, componenti industriali e prodotti diretti verso Cina, Giappone, Corea del Sud e Sud-Est asiatico. Pechino non ha interesse a interrompere questo traffico, dal quale dipende la sua stessa economia. Vuole però essere la potenza capace di sorvegliarlo e, in caso di crisi, di condizionarlo.

Antelope non consente alla Cina di chiudere da sola il Mar Cinese Meridionale. Rafforza però una rete di basi che può controllare i movimenti, proteggere le rotte cinesi e minacciare quelle dell’avversario. È uno strumento di sicurezza economica oltre che militare.

Il controllo esercitato sul mare produce inoltre effetti giuridici e politici. Una presenza continuativa tende a trasformarsi, nel tempo, in amministrazione effettiva. Edifici, porti, servizi meteorologici e pattugliamenti servono a presentare la sovranità cinese non più come una rivendicazione, ma come un fatto consolidato.

 

Il significato strategico finale

Antelope Reef non altera da sola l’equilibrio militare nell’Indo-Pacifico e non rende inevitabile una guerra per Taiwan. La sua importanza deriva dall’inserimento in un sistema più ampio: Hainan, Woody Island, le basi delle Spratly, la flotta del Teatro meridionale, le forze missilistiche e la componente nucleare subacquea.

In tempo di pace sarà un centro di sorveglianza, presenza amministrativa e pressione sulla navigazione. Durante una crisi diventerà una piattaforma logistica, un aeroporto di dispersione e un punto di appoggio per guardacoste, navi ed elicotteri.

In guerra potrà contribuire alla scoperta dei bersagli, alla difesa aerea, alla lotta antisommergibile e all’interdizione navale, pur rimanendo esposta agli attacchi statunitensi.

Pechino sta trasformando il Mar Cinese Meridionale settentrionale da spazio conteso in profondità strategica della Cina. L’obiettivo non è conquistare improvvisamente il mare, ma rendere progressivamente normale e irreversibile la propria superiorità.

Antelope Reef è l’espressione materiale di questa strategia: prima si costruisce la terra, poi vi si collocano le infrastrutture civili, infine si installano i mezzi necessari a difendere ciò che viene ormai presentato come territorio nazionale.

La nuova isola non è dunque soltanto una base. È un moltiplicatore militare, una polizza per la forza nucleare cinese, un presidio contro l’intervento americano, uno strumento di pressione sul Vietnam e un’altra tessera nella lenta trasformazione del Mar Cinese Meridionale in un mare sempre meno internazionale e sempre più cinese.

Foto: CSIS  AMTI/Planet e Maritime Awareness Project

 

 

Giuseppe GaglianoVedi tutti gli articoli

Nel 2011 ha fondato il Network internazionale Cestudec (Centro studi strategici Carlo de Cristoforis) con sede a Como, con la finalità di studiare in una ottica realistica le dinamiche conflittuali delle relazioni internazionali ponendo l'enfasi sulla dimensione della intelligence e della geopolitica alla luce delle riflessioni di Christian Harbulot fondatore e direttore della Scuola di guerra economica (Ege). Gagliano ha pubblicato quattro saggi in francese sulla guerra economica e dieci saggi in italiano sulla geopolitica.

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