Quale futuro per la componente da combattimento dell’Aviazione Navale Spagnola?

Pubblichiamo tradotto dallo spagnolo un interessante articolo dell’analista militare Fernando Castro de Beiro tratto dal giornale web iberico “Escudo Digital – quotidiano di Sicurezza e Tecnologia” dal titolo “Cuando el cielo ya no necesita piloto: el adiós al F-35B y la nueva aviación naval española” sul tema delle prospettive future dell’Aviacion Naval spagnola dopo la prossima radiazione degli aere da combattimento STOVL AV.8B Harrier.
Si ringrazia “Escudo Digital” per aver consentito la ripubblicazione su Analisi Difesa.
Quando l’ultimo AV-8B Harrier Plus II del 9° Squadrone dell’Aviazione di Marina Spagnola spegnerà i motori, probabilmente tra il 2030 e il 2032, la Spagna perderà più di un semplice aereo. Perderà l’ultimo esempio operativo di un concetto che ha rivoluzionato l’aviazione navale: il caccia a decollo corto e atterraggio verticale (V/STOL).
Questo modello è stato la spina dorsale della nostra aviazione imbarcata, fornendo capacità che nessun produttore europeo è oggi in grado di replicare: supporto aereo ravvicinato (CAS) per gli sbarchi anfibi, proiezione di potenza a terra, bombardamento di precisione e pattugliamento aereo di combattimento (CAP).

Il problema è che l’Harrier non è più un aereo di seconda linea, ma un sistema la cui generazione tecnologica si è conclusa vent’anni fa. Con il ritiro degli ultimi esemplari negli Stati Uniti e in Italia, la Spagna diventerà l’unico operatore al mondo di un sistema obsoleto senza nuovi pezzi di ricambio. Il recupero di cellule dismesse è solo una soluzione temporanea. La vera questione non è se dobbiamo sostituire l’Harrier, ma con quale tecnologia dovremmo farlo per garantire la sovranità operativa.
I limiti dell’F-35B
Per anni, il dibattito è stato eccessivamente semplificato, presumendo che l’F-35B fosse l’unica risposta possibile in quanto unico caccia STOVL di quinta generazione. Tuttavia, questa logica ignora variabili cruciali come i costi di acquisizione, operativi e di manutenzione, nonché il rischio strategico. In tutti questi ambiti, l’F-35B presenta sfide insormontabili per un’aeronautica militare di medie dimensioni.

Il prezzo di fabbrica di un F-35B si aggira intorno ai 109 milioni di dollari, ma questo è solo il punto di partenza. Il costo reale, inclusi pezzi di ricambio e manutenzione, sale vertiginosamente.
Il programma è stato descritto come il sistema d’arma più costoso della storia , con un costo stimato del ciclo di vita di 1.800 miliardi di dollari a livello globale. Per la Spagna, il costo operativo è particolarmente preoccupante: tra i 34.000 e i 42.000 dollari per ora di volo, quasi il triplo rispetto all’Eurofighter o al Rafale. Inoltre, il suo effettivo tasso di disponibilità è sceso al 44% nel 2025, il che significa che più della metà della flotta non era in grado di svolgere missioni basilari.
L’avvertimento degli alleati: il caso danese
La Spagna non dovrebbe ignorare il “rammarico” di alleati come la Danimarca. Dopo aver ordinato 27 unità, le verifiche contabili nazionali hanno rivelato enormi sforamenti di bilancio e hanno giudicato “altamente insoddisfacente” il fatto che le informazioni su questi costi aggiuntivi fossero state occultate.

Questo scenario rischia di compromettere altri bilanci vitali per la difesa. L’acquisizione dell’F-35B non è solo una decisione tecnica; significa ipotecare il bilancio nazionale per 30 anni a un unico fornitore, con un software sotto il controllo esclusivo di Washington e una storia di costi imprevedibili.
La Marina non ha bisogno di piloti, ha bisogno di autonomia
La tesi di questa analisi è che la Spagna non abbia bisogno di sostituire l’Harrier con un altro caccia con pilota a bordo, bensì con un ecosistema di sistemi senza pilota (UAS, UCAV e CCA). Non si tratta di futurismo, bensì di una realtà operativa consolidata.
La TCG Anadolu turca, nave gemella della Juan Carlos I, utilizza già con successo il Bayraktar TB3, in grado di effettuare decolli e atterraggi autonomi dalla sua rampa di lancio. La Turchia integra persino l’UCAV Kızılelma per missioni di combattimento aria-aria. Oltre al mercato turco, esistono altre valide opzioni in Europa.

Lo sviluppo di UCAV e UAS navali di produzione nazionale (di classe II e I) darebbe un impulso significativo all’industria della difesa spagnola e favorirebbe la creazione di una capacità strategica finora inesistente.
Per le missioni che definiscono veramente l’impiego della nostra aviazione imbarcata – supporto allo sbarco, ISR persistente e attacchi di precisione – la combinazione UAS/UCAV offre tra il 70% e il 90% dell’utilità militare a una frazione del costo.
La pura superiorità aerea contro i caccia di quinta generazione è uno scenario a bassa probabilità per il profilo di proiezione strategica della Marina, il cui ruolo non è quello di operare come portaerei da combattimento ad alta intensità.
Vantaggi strategici del modello senza pilota
L’abbandono dell’F-35B consentirebbe una riprogettazione dell’aviazione navale basata su due pilastri fondamentali: resilienza ed efficienza.
- Capacità di sostituzione: un UCAV può essere prodotto e integrato in poche settimane. La sua perdita in combattimento non costituisce una crisi politica né implica la perdita di un pilota, consentendo il mantenimento di una “massa” aerea molto più resistente alle perdite.
- Sostenibilità del capitale umano: l’addestramento dei piloti navali STOVL richiede anni di preparazione e un investimento di diversi milioni di euro. Sostituire questa dipendenza con operatori di sistemi remoti libererebbe la Marina da uno dei suoi maggiori attriti strutturali in termini di personale, facilitando la fidelizzazione dei talenti rispetto all’aviazione civile.
- Compatibilità con le infrastrutture: un ecosistema senza equipaggio è compatibile con l’attuale ponte della Juan Carlos I. Si evita la necessità di costruire costose portaerei con sistemi di catapulta e recupero (CATOBAR-EMALS), che richiederebbero equipaggi di oltre 1.200 marinai e budget insostenibili.

Risparmio di risorse umane e sicurezza operativa
Vale la pena ricordare le lezioni del passato, come la dismissione del Príncipe de Asturias (R-11), dettata dai costi di modernizzazione e dall’elevato consumo di risorse umane in un periodo di difficoltà di bilancio per la Difesa nazionale.
Un modello incentrato sui sistemi senza pilota elimina la pressione derivante dal mantenimento di una piccola comunità di piloti con un basso tasso di volo, che aumenta strutturalmente il rischio. Eliminando la vita umana dalle operazioni quotidiane, alcune risorse possono essere reindirizzate verso funzioni a maggior valore aggiunto.
Un nuovo modello per il 2050
La tecnologia senza pilota ha raggiunto la maturità necessaria per supportare le missioni principali della Juan Carlos I e delle future navi gemelle. La domanda giusta non è “quale velivolo”, ma “quale modello” di difesa vogliamo?
Investire nei sistemi senza pilota non rappresenta una rinuncia, bensì un’evoluzione verso una Marina più agile, sovrana ed economicamente sostenibile, in grado di proiettare la propria potenza senza gli oneri finanziari e umani associati ai sistemi con pilota di quinta generazione.
Foto Marina Spagnola
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