Le violenze degli alleati contro la popolazione civile italiana dal 1943 al 1947

 

 

Esiste ancora oggi una frattura profonda e irreversibile tra la complessità della realtà storica e le semplificazioni largamente diffuse, che riducono la Seconda guerra mondiale a un racconto manicheo di buoni contro cattivi, di giusto contro sbagliato. In questa rappresentazione appiattita si cela proprio la ferita che continua a ostacolare una comprensione autentica e articolata di quegli eventi nella loro interezza.

La presenza militare anglo-americana nei territori occupati durante e dopo la Seconda guerra mondiale è stata caratterizzata, a prescindere dalla latitudine e dalla longitudine, da una politica di impronta marcatamente colonialista, nel senso più negativo del termine.

Tra il settembre 1943 e l’estate del 1947, l’Italia visse anni di “Liberazione” solo apparente, segnati da pesanti violenze diffuse da sud a nord, la corruzione e il malgoverno del Governo Militare Alleato (AMGOT) e le sue conseguenze sulla vita della popolazione civile, tra fame, malattie e borsa nera e dei bombardamenti terroristici compiuti sulle città italiane.

Le truppe Alleate si resero responsabili di migliaia di crimini contro civili innocenti, in un clima di impunità che le rendeva padrone assolute del territorio. In base ai dati ufficiali raccolti si stima che, in totale, oltre 23.000 italiani subirono incidenti, violenze fisiche e morali, aggressioni, omicidi e stupri causati dalle truppe straniere d’occupazione.

Non soltanto le note “Marocchinate” dei Goumier del Corpo di Spedizione francese, ma centinaia di violenze carnali e omicidi di civili furono compiute da truppe di colore e bianche americane e inglesi. Anche i contingenti brasiliani, indiani, canadesi, polacchi, greci e neozelandesi furono responsabili di violenze, con decine di stupri e omicidi, centinaia di ferimenti, aggressioni e furti, e numerosi investimenti stradali, quasi totalmente rimasti senza colpevoli.

Un vero altro “Armadio della vergogna”, ricostruito nel libro del ricercatore storico Massimo Lucioli “Liberators! La Liberazione tradita. I crimini di guerra e contro l’umanità degli Alleati verso la popolazione italiana, 1943-1947” (334 pagg., ill. in bn e colori, ITALIA Storica Edizioni, Genova 2026, Ordini a [email protected] o su Amazon https://amzn.eu/d/03CC8PeW) con una documentazione largamente inedita proveniente dall’Archivio dell’Ufficio Storico dello Stato Maggiore dell’Esercito di Roma (AUSSME), dall’Archivio Centrale dello Stato e da altri archivi pubblici e privati italiani e stranieri.

Di seguito, su gentile concessione dell’editore, un passaggio del libro:

 

Il volto nascosto della Liberazione

Tra il settembre 1943 e l’estate del 1947, l’Italia visse anni di “Liberazione” solo apparente, segnati da pesanti violenze diffuse.

Le truppe Alleate si resero responsabili di migliaia di crimini contro civili innocenti, in un clima di impunità che le rendeva padrone assolute del territorio.

In base ai dati ufficiali raccolti si stima che, in totale, oltre 23.000 italiani subirono incidenti, violenze fisiche e morali, aggressioni, omicidi e stupri causati dalle truppe straniere d’occupazione.

Gli americani, divisi tra soldati bianchi e di colore, furono protagonisti di centinaia di omicidi, ferimenti e aggressioni.

I soldati americani bianchi causarono 113 omicidi, 379 ferimenti e oltre 500 episodi di violenza e risse, oltre a più di 1.100 incidenti automobilistici con feriti e 17 violenze carnali consumate.

Anche i soldati americani di colore furono responsabili di decine di omicidi e aggressioni, con 18 violenze sessuali consumate e 27 tentate.

Le truppe britanniche registrarono numeri simili. I soldati bianchi provocarono 73 omicidi, 263 ferimenti e quasi 2.600 tra furti, aggressioni e incidenti stradali; quelli di colore furono coinvolti in 5 omicidi, 36 ferimenti e 10 violenze sessuali consumate.

Le truppe francesi si distinsero per la netta differenza tra bianchi e di colore: i primi causarono 19 omicidi e 6 violenze sessuali, mentre i soldati francesi di colore furono responsabili di 125 omicidi, migliaia di furti e risse, e ben 1.935 violenze sessuali consumate.

Anche i contingenti brasiliani, indiani, canadesi, polacchi, greci e neozelandesi furono responsabili di violenze, con decine di omicidi, centinaia di ferimenti e aggressioni, e numerosi incidenti stradali e violenze carnali.

Tra i militari Alleati di nazionalità non identificata si registrarono 111 omicidi, 477 ferimenti, oltre 1.900 furti e più di 3.500 tra incidenti automobilistici e violenze carnali.

La violenza, i furti, gli abusi e la paura divennero compagni quotidiani di una popolazione civile lasciata senza protezione, testimone di una occupazione che troppo spesso si tradusse in terrore e sofferenza.

Migliaia di italiani pagarono un prezzo altissimo.

Il presente studio si fonda su un’analisi approfondita non solo della bibliografia essenziale dell’immediato dopoguerra, ma anche di quella più recente, che ha contribuito a fornire un quadro interpretativo aggiornato e coerente.

Tuttavia, il nucleo autentico della ricerca è costituito dalla documentazione primaria archivistica, da noi rintracciata e analizzata.

Le fonti principali provengono dall’Archivio dell’Ufficio Storico dello Stato Maggiore dell’Esercito di Roma (AUSSME) e dall’Archivio Centrale dello Stato, quest’ultimo consultato anche attraverso i servizi digitali messi a disposizione per l’accesso al fondo relativo alla documentazione prodotta dalla Commissione Alleata di Controllo (ACC) nel periodo compreso tra il 1943 e il 1947.

Tale corpus documentale rappresenta una testimonianza diretta e imprescindibile per comprendere le dinamiche del controllo militare e civile nell’Italia liberata [….]

Un rapporto dei Carabinieri del 30 giugno 1945 avente per oggetto gli incidenti provocati dai militari alleati, nella sezione “Violenze carnali”, si legge che il 23 giugno in località Pozzecco di Bertiolo (Udine) un soldato americano di colore ha violentato una bambina di 9 anni, Rosina S., provocandogli gravi lesioni agli organi genitali;

Il 25 giugno 1945 a Scorzè (Venezia), un militare inglese non identificato si è congiunto carnalmente col bambino Benito B. di anni 10;

Il 4 luglio 1945 a Livinallongo (Belluno) un soldato americano non identificato violentò una bambina di 12 anni di nome Rosa D., in seguito il militare fu arrestato dalla polizia militare alleata; ad Arquà Polesine (Rovigo),

Il 14 giugno 1945, cinque soldati indiani non identificati stuprarono cinque ragazzi dopo aversi adescati con dei dolciumi; nello stesso giorno a Castelmaggiore (Bologna) tentarono di violentare Anna R., minorenne.

Gli episodi di abuso e violenza non cessarono con la fine del conflitto: ancora l’11 marzo 1946, a Brindisi, un gruppo di soldati polacchi, in stato di ubriachezza, tentò di abusare di una donna e, al suo rifiuto, uno di loro la uccise con colpi d’arma da fuoco.

Pochi giorni dopo, la sera del 4 aprile 1946, a Casoria, quindici soldati Alleati, in compagnia di tre prostitute, si abbandonarono a comportamenti osceni in luogo pubblico; quando due cittadini tentarono di farli desistere, vennero aggrediti e feriti a colpi di pistola, mentre i militari si davano alla fuga dopo aver rubato un bovino.

Il 13 maggio 1946, nei pressi di Civitanova Marche, un soldato polacco cercò di violentare una donna sessantenne, e pochi giorni più tardi, il 17 maggio, a Potenza Picena, un militare dello stesso contingente commise atti di violenza su una bambina di appena sette anni […].

 

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