Il Mediterraneo tra geografia e competizione globale

 

  

di Alberto Cossu – Vision & Global Trends. Progetto Società Italiana di Geopolitica

Negli ultimi anni il Mediterraneo è tornato al centro del dibattito geopolitico. La guerra in Ucraina, la crisi energetica europea, il conflitto israelo-palestinese, la crescente assertività della Turchia, l’espansione della presenza russa nel Nord Africa e l’interesse sempre più marcato della Cina per le infrastrutture portuali hanno riportato il Mare Nostrum al centro delle analisi strategiche. In questo contesto si colloca il volume di Luca Donadei, Il mare che decide il mondo, che si propone di offrire una lettura organica del Mediterraneo come spazio decisivo della competizione internazionale.

Il libro, prefato da Tiberio Graziani, affronta il tema con un approccio multidisciplinare che intreccia geografia, economia, energia, demografia, sicurezza e relazioni internazionali. Il Mediterraneo non rappresenta un teatro periferico della politica mondiale, ma costituisce uno degli snodi fondamentali attraverso cui si manifestano le grandi trasformazioni dell’ordine internazionale. È una tesi che attraversa l’intero volume e che viene sviluppata con una scrittura chiara, accessibile e supportata da un’ampia documentazione statistica.

Il Mediterraneo non è interpretato come il mare dell’immigrazione o delle crisi regionali. L’autore, invece, ricostruisce efficacemente il ruolo delle rotte commerciali, dei corridoi energetici, delle Zone Economiche Esclusive e delle infrastrutture marittime, mostrando come il controllo dello spazio mediterraneo continui a rappresentare un elemento di primaria importanza per gli interessi europei e, in particolare, italiani. La geografia viene recuperata quale fattore permanente della politica internazionale, secondo un’impostazione che richiama la tradizione della geopolitica classica e che trova nella celebre citazione di Henry Kissinger “Geography is the permanent factor in foreign policy”, posta in apertura del volume, una coerente dichiarazione d’intenti.

Nel capitolo dedicato alla dimensione economica il Mediterraneo emerge come una grande infrastruttura naturale attraverso la quale transitano una quota rilevante del commercio mondiale e dei flussi energetici diretti verso l’Europa. L’analisi delle interdipendenze tra gasdotti, terminali GNL, produzione offshore e rotte marittime restituisce un’immagine del bacino come piattaforma logistica continentale, la cui stabilità incide direttamente sulla sicurezza economica europea.

Un aspetto di particolare interesse è l’attenzione riservata alla crisi idrica nel Nord Africa, interpretata non soltanto come una questione ambientale, ma come un potenziale fattore di instabilità geopolitica. L’autore evidenzia come la crescente scarsità delle risorse idriche, aggravata dagli effetti del cambiamento climatico, dalla pressione demografica e dall’espansione urbana, possa incidere sulla sicurezza alimentare, sulle prospettive di sviluppo economico e sulle dinamiche migratorie dell’intera regione mediterranea. In questa prospettiva, la gestione dell’acqua emerge come una variabile destinata ad assumere un peso crescente negli equilibri strategici del Nord Africa e, più in generale, del Mediterraneo.

Anche il capitolo sulla demografia costituisce uno dei punti di forza dell’opera. Donadei mette in evidenza come la profonda asimmetria tra una sponda settentrionale caratterizzata dall’invecchiamento e una sponda meridionale in forte crescita demografica costituisca una delle principali linee di frattura del Mediterraneo contemporaneo. L’analisi supera la semplice lettura del fenomeno migratorio per inserirlo all’interno di dinamiche strutturali riguardanti occupazione, urbanizzazione, disponibilità di risorse e sostenibilità economica degli Stati rivieraschi. In questa prospettiva il Mediterraneo viene interpretato come uno spazio nel quale fattori demografici, ambientali ed economici tendono a rafforzarsi reciprocamente, alimentando condizioni di instabilità di lungo periodo.

L’ultima parte del volume dedica ampio spazio al ruolo dell’Italia, sostenendo che la penisola possieda un vantaggio geopolitico naturale ancora insufficientemente valorizzato. La posizione centrale nel bacino, la presenza di importanti infrastrutture energetiche e la possibilità di trasformarsi in un hub europeo del gas vengono presentate come elementi che dovrebbero tradursi in una più consapevole strategia mediterranea nazionale. Anche sotto questo profilo il libro offre numerosi spunti di riflessione, soprattutto in una fase nella quale Roma cerca di rafforzare il proprio ruolo nel Nord Africa e nel Mediterraneo allargato.

Una possibile chiave di approfondimento riguarda il rapporto tra il Mediterraneo e gli altri grandi teatri marittimi della competizione internazionale. L’autore concentra giustamente l’attenzione sul Mare Nostrum, ma un confronto con aree quali il Mar Cinese Meridionale, il Golfo Persico, lo Stretto di Malacca o il Mar dei Caraibi avrebbe probabilmente consentito di valorizzare ancora meglio l’originalità e la specificità del Mediterraneo, evidenziandone analogie, differenze e il ruolo nell’attuale sistema internazionale. Lo stesso Artico sta rapidamente assumendo un’importanza crescente grazie all’apertura di nuove rotte e allo sfruttamento delle risorse naturali.

La geopolitica, infatti, trova nella comparazione uno dei suoi principali strumenti di analisi. La rilevanza strategica di uno spazio marittimo emerge con maggiore chiarezza quando viene letta in relazione ad altri teatri della competizione internazionale, nei quali si intrecciano interessi commerciali, energetici, militari e tecnologici. Un riferimento, anche sintetico, a queste realtà avrebbe potuto arricchire ulteriormente il quadro interpretativo proposto dall’autore, evidenziando per contrasto le caratteristiche che rendono il Mediterraneo uno spazio di particolare rilevanza geopolitica.

La sua specificità, infatti, risiede nella straordinaria concentrazione di fattori geopolitici che convivono nello stesso spazio: il punto d’incontro tra tre continenti, il collegamento tra Atlantico, Mar Nero, Mar Rosso e Oceano Indiano, la sovrapposizione delle tre grandi religioni monoteistiche, la competizione simultanea tra potenze globali e regionali, la presenza di importanti risorse energetiche e le principali direttrici migratorie tra Africa ed Europa. Questa peculiarità avrebbe meritato una dimostrazione comparativa molto più approfondita.

Una seconda osservazione riguarda l’impianto teorico dell’opera. Il volume si colloca nella tradizione della geopolitica classica, attribuendo un ruolo centrale alla geografia fisica, alle risorse naturali, ai corridoi energetici e alla dimensione militare. Si tratta di una scelta coerente, ma che rischia di lasciare sullo sfondo alcune delle trasformazioni che stanno ridefinendo la competizione internazionale.

Oggi il potere si esercita sempre più anche attraverso infrastrutture immateriali: cavi sottomarini per le telecomunicazioni, reti digitali, data center, intelligenza artificiale, sistemi satellitari, capacità computazionale, controllo dei dati e della finanza internazionale. Molti di questi elementi attraversano anch’essi il Mediterraneo e stanno progressivamente modificando la natura stessa della competizione geopolitica. Una riflessione più ampia su questi aspetti avrebbe ulteriormente rafforzato l’analisi, proiettandola verso la geopolitica del XXI secolo.

Vi è infine un’ultima considerazione. L’autore descrive efficacemente il ritorno della competizione tra grandi potenze, ma dedica uno spazio relativamente limitato alla trasformazione dell’ordine internazionale. Il Mediterraneo non è oggi soltanto il luogo nel quale si confrontano Stati Uniti, Russia, Cina, Turchia o Israele; esso rappresenta soprattutto uno degli spazi nei quali si manifesta il passaggio da un sistema internazionale prevalentemente unipolare a un assetto sempre più multipolare e policentrico. Inserire la riflessione mediterranea all’interno di questa più ampia trasformazione avrebbe consentito di attribuire maggiore profondità teorica all’intero impianto del volume.

Il mare che decide il mondo offre in definitiva una ricostruzione ampia e ben argomentata delle principali dinamiche geopolitiche del Mediterraneo, integrando geografia, economia, energia, demografia e sicurezza in un quadro interpretativo coerente.

Proprio per l’ampiezza dell’impostazione, il volume apre anche interessanti prospettive di riflessione che potrebbero essere ulteriormente sviluppate, ad esempio attraverso un confronto con gli altri grandi spazi marittimi della competizione globale e con le nuove dimensioni della potenza, sempre più legate all’innovazione tecnologica, alle infrastrutture digitali e alla finanza internazionale.

In definitiva, Il mare che decide il mondo invita a riflettere sulla perdurante rilevanza strategica del Mediterraneo in una fase di profonda trasformazione dell’ordine internazionale. Il volume evidenzia come il Mare Nostrum continui a occupare una posizione di particolare rilievo per la capacità di mettere in relazione Europa, Africa e Medio Oriente, intrecciando interessi economici, energetici, politici e di sicurezza. È proprio questa funzione di cerniera tra aree geopolitiche differenti a rappresentare uno degli elementi che continuano a conferire al Mediterraneo una peculiare centralità nello scenario internazionale.

 

Luca Donadei

IL MARE CHE DECIDE IL MONDO: Geopolitica del Mediterraneo. Rotte energetiche, sicurezza marittima e potenze regionali

2026, Fuoco Edizioni

ISBN-13 : 979-8199033572

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