L’esercitazione della NATO DiBaX in Lettonia testa le comunicazioni di nuova generazione

L’esercitazione “Digital Backbone Experimentation 2026” (DiBaX 2026) della NATO si è svolta in Lettonia dal 19 al 30 ottobre, sotto la guida dell’Allied Command Transformation (ACT) della NATO, con il supporto del Ministero della Difesa lettone e delle Forze Armate nazionali, e con LMT Defence nel ruolo di integratore tecnico.
L’obiettivo era verificare come diverse tecnologie, reti e sistemi potessero essere integrati per potenziare le capacità operative della NATO. Gli scenari prescelti sono stati pensati per prepararsi a situazioni che, pur non raggiungendo la soglia prevista dall’Articolo 5, mettono comunque alla prova la NATO e i suoi partner. Si tratta di incidenti tipici della cosiddetta “zona grigia”, come l’intrusione di droni o il danneggiamento di cavi sottomarini nel Mar Baltico.
Il progetto DiBaX della NATO sfrutta soluzioni innovative provenienti da diverse realtà, dalle start-up alle grandi imprese di tutta l’Alleanza, puntando su una grande eterogeneità per accrescere la resilienza.
DiBaX 2026 si è articolato su tre aree tematiche.
- La prima ha esaminato come le forze NATO possano disporre, fin dai primi istanti – e prima ancora che l’infrastruttura completa sia operativa –, di servizi sicuri di comando, controllo e gestione dati. La sperimentazione ha analizzato la possibilità di creare una porzione dedicata (slice) di rete 5G sull’infrastruttura mobile del Paese ospitante, utilizzandola per fornire supporto rapido e sicuro alle forze NATO.
- Un secondo ambito ha riguardato la resilienza, esplorando molteplici canali di comunicazione e opzioni di failover in contesti caratterizzati da interferenze (jamming). Ciò include la commutazione tra diverse frequenze radio, le comunicazioni satellitari – compresa la tecnologia 5G “direct-to-device” (direttamente verso il dispositivo) – e i collegamenti tramite diffusione troposferica (troposcatter).
- Il terzo ambito si è concentrato sull’aggregazione dei dati e sulla loro interpretazione (sensemaking), ad esempio attraverso il rilevamento passivo di oggetti tramite la rete 5G, in particolare in contesti urbani caratterizzati da una fitta copertura di torri di trasmissione. L’esercitazione ha esplorato l’impiego del 5G come strumento per rilevare oggetti in movimento all’interno della sua area di copertura.
«Il fatto che l’esperimento DiBaX si svolga in Lettonia per il quinto anno consecutivo dimostra la nostra capacità di offrire un ambiente in cui testare e perfezionare le più recenti tecnologie per la difesa, in svariate condizioni. Questa esperienza ci consente non solo di sperimentare soluzioni digitali innovative in un contesto che rispecchia da vicino le reali condizioni operative, ma anche di rafforzare la cooperazione con gli Alleati della NATO e promuovere l’interoperabilità tecnologica», ha sottolineato il Ministro della Difesa lettone, Raivis Melnis.
Uno degli obiettivi principali di DiBaX 2026 era il passaggio dalla pura innovazione all’adozione concreta. Piuttosto che limitarsi a una semplice vetrina tecnologica, la sperimentazione si è concentrata sulle modalità di adozione e integrazione di tali capacità all’interno di strutture militari e civili, incluse le applicazioni a duplice uso (dual-use).

A DiBaX 2026 hanno partecipato Lettonia, Lituania, Germania, Stati Uniti, Canada, Finlandia e altri. Sono stati inoltre coinvolti organismi della NATO, tra cui il NATO Defence Innovation Accelerator for the North Atlantic (DIANA), la NATO Communications and Information Agency (NCIA), il NATO CIS Group (NCISG) e altre entità della struttura di comando della NATO (NATO Command Structure – NCS).
Tra i partecipanti figuravano anche oltre 60 partner tecnologici, tra cui Ascent Lumina, BPNE, Dronetag, Ericsson, FireSwarm Solutions, FortAegis, Inovec, Kelluu, Kinnami, il NATO Cooperative Cyber Defence Centre of Excellence (CCDCOE), Nokia, PLATH, Spectra Group, Tactiql, TEKEVER, Thales e altri ancora. LMT ha agito in qualità di integratore tecnico dell’evento.
“Le comunicazioni sono diventate il campo di battaglia invisibile della difesa moderna. La capacità di proteggere il flusso di informazioni può determinare la rapidità con cui le forze comprendono la situazione in corso e agiscono di conseguenza. DiBaX non si limita a testare singole tecnologie, ma mira a garantire che l’infrastruttura digitale che le collega rimanga resiliente anche in condizioni critiche o ostili.
In veste di integratore tecnologico per DiBaX 2026, il ruolo di LMT consisteva nel consentire a tecnologie differenti di comunicare tra loro, anche in presenza di interruzioni o condizioni avverse” – Ingmārs Pūķis, vicepresidente e membro del consiglio di amministrazione di LMT.
Accanto ai casi d’uso della dorsale digitale DiBaX, sono state condotte due ulteriori iniziative di sperimentazione della NATO: la Layered Counter-UAS Initiative (LCI-X) e il Next Generation Targeting (NGT).
LCI-X, un progetto faro (Beacon Project) del NATO ACT incentrato sulle capacità di contrasto ai sistemi aerei a pilotaggio remoto (Counter-UAS), ha esaminato come diversi sensori ed effettori possano operare in sinergia, creando una difesa stratificata contro le minacce rappresentate da tali sistemi.
Parallelamente, il progetto NGT si è concentrato sull’accelerazione del processo che trasforma le informazioni in decisioni. L’iniziativa ha esplorato l’impiego dell’intelligenza artificiale a supporto delle decisioni e l’aggregazione dei dati, con l’obiettivo di preparare le informazioni necessarie a prendere le decisioni corrette nel minor tempo possibile.
DiBaX 2026 è giunto al culmine a fine ottobre, con sessioni dedicate agli osservatori il 27 e 28 ottobre, seguite dall’evento NATO FUSE il 29 e 30 ottobre. La prima giornata di NATO FUSE ha previsto sessioni plenarie, tavole rotonde e momenti di confronto con l’industria, mentre il 30 ottobre è stato dedicato a sperimentazioni sul campo e dimostrazioni all’aperto.

DiBaX 2026 ha visto anche il coinvolgimento di alti rappresentanti della NATO e dell’UE in Lettonia. Il 30 ottobre, il Comandante Supremo Alleato in Europa (SACEUR), il generale Alexus G. Grynkewich, si è recato in Lettonia, dove ha incontrato il Presidente lettone Edgars Rinkēvičs.
Anche il Commissario europeo Valdis Dombrovskis ha preso parte a NATO FUSE, annunciando l’istituzione, prevista per il 2027, di due poli europei pilota per la tecnologia dei droni (European Drone Technology Hubs), uno in Lettonia e l’altro nei Paesi Bassi. Tali centri accelereranno lo sviluppo, il collaudo e l’impiego di tecnologie legate ai droni e ai sistemi anti-drone, in stretta collaborazione con la NATO.
Il progetto Digital Backbone eXperimentation (DiBaX) è un’iniziativa pionieristica della NATO, volta a migliorare l’interoperabilità tra diversi domini attraverso l’impiego di tecnologie all’avanguardia, basate sul 5G e sulle comunicazioni satellitari. Il progetto riflette l’impegno della NATO nel rafforzare le capacità di difesa in un mondo interconnesso.
Il tenente generale Kaspars Pudāns ha dichiarato:
«Siamo qui con un obiettivo comune: non si tratta solo di testare, ma di sperimentare e convalidare le nostre capacità – attuali e future – mettendo alla prova le ipotesi formulate in precedenza in presentazioni e concetti teorici. Lavoriamo insieme per trovare soluzioni pratiche alle sfide del campo di battaglia moderno, come quelle che vediamo qui in questa dimostrazione e, analogamente, in Ucraina.
Credo che questo sia l’aspetto più importante: la guerra in Ucraina ha impresso una forte accelerazione all’evoluzione della natura del conflitto, in particolare sul piano tecnologico. E questo non riguarda solo l’esercito ucraino o noi, ma anche i nostri avversari, che a loro volta stanno imparando dall’esperienza sul campo. Potrebbero ritenere di avere un vantaggio; il nostro compito è dimostrare che siamo in grado di ristabilire tale superiorità, mantenendo un primato all’avanguardia della tecnologia.
Come si può osservare, i sistemi autonomi sono in grado di operare in ogni dominio; parallelamente, la guerra elettronica – che funge da contrappeso – è diventata una componente essenziale tanto nelle operazioni offensive quanto in quelle difensive. A ciò si aggiunge l’intelligenza artificiale, che gioca un ruolo crescente nell’elaborazione dell’enorme mole di dati provenienti dal campo di battaglia. L’integrazione di sensori, sistemi di comunicazione e strumenti di precisione rende, di fatto, il comando e il controllo più efficienti e accurati.
Si tratta, e continuerà a trattarsi, di una competizione costante – una sorta di sfida esistenziale, un gioco del gatto e del topo tra nuove capacità e contromisure sviluppate nel vivo del combattimento, come osserviamo in Ucraina e in altre parti del mondo. I vantaggi tecnologici che testiamo qui possono ridursi drasticamente nel giro di pochi mesi, settimane o addirittura giorni. Dobbiamo quindi rimanere costantemente all’avanguardia per poter competere in questo scenario.
Per noi, in quanto Stato membro della NATO situato sul fianco orientale dell’Alleanza – qui in Lettonia –, l’innovazione tecnologica e l’adattamento non possono essere considerati obiettivi lontani. Devono far parte del nostro lavoro quotidiano volto a sviluppare le capacità di combattimento delle nostre forze armate, della nostra società e del nostro sistema di difesa. Tuttavia, il nostro scopo non è semplicemente quello di introdurre tecnologie nuove e moderne solo perché viviamo in un’epoca moderna; l’obiettivo è far sì che tali tecnologie supportino le nostre forze, rendendole più efficaci sul campo di battaglia.
Le innovazioni devono integrarsi con le capacità già esistenti: è questo che può conferirci un vantaggio. Si tratta, dunque, di un insieme di capacità eterogenee, che spaziano dal livello tattico a quello operativo e strategico. Tali strumenti devono essere affidabili in ogni condizione di combattimento, con qualsiasi meteo e in ogni tipo di ambiente; devono essere compresi dai soldati che li utilizzano e, altrettanto rapidamente, dai comandanti che ne disporranno l’impiego. È esattamente questo il senso di FUSE per tutti noi.
Siamo determinati a mantenere un coinvolgimento attivo nelle future esercitazioni militari; saremo presenti per sostenere ogni iniziativa futura, mettendo in campo le nostre forze armate, l’industria, i partner e le nostre tecnologie. Il nostro compito è fornire risposte e opzioni ai responsabili politici, creando al contempo dei dilemmi per i nostri avversari».

L’ammiraglio Pierre Vandier ha dichiarato:
«La guerra della Russia contro l’Ucraina ci ha mostrato con quanta rapidità stia mutando la natura stessa del conflitto. I nostri avversari imparano e si adattano; la NATO deve essere in grado di muoversi più velocemente per preservare il proprio vantaggio militare. È proprio questo l’essenza di NATO FUSE: costruire un’Alleanza capace di un adattamento continuo. Non è una guerra semplice. Nelle ultime due settimane abbiamo adottato un approccio diverso: passiamo rapidamente dal concetto alla sperimentazione. Facciamo lavorare insieme, sul campo, operatori e ingegneri, spingendoli a collaborare anziché limitarsi a competere. Inoltre, incoraggiamo le aziende a risolvere problemi operativi comuni. È una novità assoluta: riunire tutte queste realtà contemporaneamente, per due settimane, con l’obiettivo di risolvere problemi concreti.
Cambiamo le regole perché abbiamo bisogno di risultati diversi, e i risultati sono, in un certo senso, incoraggianti. Oggi ci siamo assunti dei rischi, mettendo in conto anche la possibilità di un fallimento. È una novità. Non si tratta di uno spettacolo; non è una situazione in cui tutto fila liscio e ogni cosa funziona alla perfezione. «Abbiamo collegato sistemi che non erano mai stati progettati per comunicare tra loro, utilizzando l’intelligenza artificiale per superare le barriere all’interoperabilità. È la prima volta, ad esempio, che un sistema Maven riesce a dialogare con un sistema nazionale; un’integrazione resa possibile in poche ore grazie all’intelligenza artificiale di tipo “agentico” (Agentic AI).
Abbiamo accelerato notevolmente il processo di individuazione degli obiettivi – con risultati migliori rispetto all’inizio della settimana – e abbiamo sperimentato capacità anti-drone che superano i confini nazionali. Anche se stamattina qualcosa non ha funzionato, nel corso della settimana l’obiettivo è stato raggiunto: un drone è decollato dalla Lituania, è arrivato qui ed è stato intercettato da un sistema di difesa.

Abbiamo inoltre dimostrato come le reti civili possano supportare le capacità militari: dal 5G utilizzato per il rilevamento di droni, fino all’assistenza medica da remoto.
Abbiamo affrontato un caso d’uso in cui alcuni medici sul campo hanno trasmesso dati medici e biologici verso gli Stati Uniti. Questi sono esempi concreti di ciò che l’infrastruttura digitale può offrire alle forze del futuro; la NATO deve essere in grado di combattere come un’unica entità, e questa è la vera sfida. Oggi, la rete — ovvero la connessione tra le diverse forze — è un elemento critico che ci garantirà un vantaggio decisivo.
Naturalmente, incontriamo delle difficoltà. Alcuni aspetti hanno funzionato, altri richiedono miglioramenti. Non si tratta di un traguardo definitivo, bensì dell’inizio di un nuovo percorso. Dobbiamo accettare i rischi legati al controllo e far emergere le imperfezioni. Dobbiamo essere schietti e onesti: è proprio questo il vero cambiamento. Non stiamo preparando presentazioni patinate per i giornalisti in cui tutto sembra funzionare alla perfezione; vogliamo avere coraggio.»
Fonte e foto: DiBaX 2026
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