Il 12 ottobre il vice primo ministro russo responsabile dell’Energia, Alexander Novak ha rivelato che la Russia ha venduto gas e petrolio “ai paesi dell’Unione Europea per il periodo che va dal 2022 a oggi, per 320,7 miliardi di dollari”, cioè 286 miliardi di euro. Acquisti che, ha aggiunto Novak, includono quelli effettuati nei primi nove mesi di quest’anno per 21,3 miliardi di dollari (19 miliardi di euro).
Cifra che ci dice come ai 7,9 miliardi di euro per acquisti di GNL Yamal riferiti dalle fonti europee ne vanno aggiunti altri 11,1 miliardi per acquisti di petrolio russo. Come ha ricordato Euronews i principali acquirenti sono stati la Francia, il Belgio e la Spagna.
Poiché queste tre nazioni sono in prima linea nel difendere anche con denaro e armi l’Ucraina, appare paradossale con continuino a contribuire a fornire miliardi a Mosca con cui Putin finanzia la guerra. Anzi, per usare le note dui linguaggio della NATO, “la brutale e ingiustificata invasione russa dell’Ucraina”. La Francia per giunta è tra i “volenterosi” che vorrebbero mandare truppe in Ucraina, ovviamente una volta finita la guerra, ma per ora continua a finanziare anche Mosca.
Eppure le norme a cui faceva riferimento la portavoce della Commissione Europea prevedono da aprile di quest’anno il divieto di stipulare contratti a breve termine per il GNL russo mentre per i contratti a lungo termine il divieto totale entrerà in vigore il 1° gennaio 2027.
Ricapitolando: da un lato gli europei si fanno spennare dagli ucraini che ormai chiedono denaro a botte da decine di miliardi ogni pochi mesi (prima 90, ora altri 70), dall’altro ingrassano i russi sostenendone l’economia e lo sforzo bellico acquistando a prezzi elevati il gas via nave che prima arrivava via tubo a prezzo stracciato e quantità infinite.