Perché Trump punta sul blocco navale dell’Iran. “Il Contesto” intervista Gaiani

Nei giorni scorsi, il ministro degli Esteri iraniano Araghchi si è recato a Mosca per incontrare il presidente Putin, il quale ha affermato che «i russi vedono quanto coraggiosamente ed eroicamente il popolo iraniano stia lottando per la propria indipendenza e sovranità».
Il leader del Cremlino ha poi aggiunto che, «da parte nostra faremo tutto ciò che serve i vostri interessi e quelli di tutti i popoli della regione per garantire che la pace venga raggiunta il più rapidamente possibile». Solo poche ore prima, il Rappresentante Permanente della Russia presso le Nazioni Unite Nebenzya aveva difeso la decisione iraniana di imporre restrizioni al transito attraverso lo Stretto di Hormuz, dichiarando nel corso di una riunione del Consiglio di Sicurezza che: «durante la guerra, un Paese costiero sotto attacco può, per motivi di sicurezza, limitare la navigazione nelle sue acque territoriali».
Parallelamente, analisi indipendenti formulate da centri studio “al di sopra di ogni sospetto” come il Royal United Services Institute (Rusi) e il Center for Strategic and International Studies (Csis) convergono sulla stessa conclusione: la guerra sferrata contro l’Iran sta intaccando significativamente le scorte statunitensi di munizioni critiche.
Le carenze di munizioni hanno con ogni probabilità influenzato le decisioni dell’amministrazione Trump, che proprio nelle ultime ore avrebbe, sostengono funzionari statunitensi sentiti dal «Wall Street Journal», ordinato ai suoi collaboratori di prepararsi a un blocco prolungato dello Stretto di Hormuz. Ne parliamo assieme a Gianandrea Gaiani, giornalista, saggista, direttore della rivista «Analisi Difesa» e animatore del canale YouTube «La Penna nel Fianco».
Intervista realizzata la mattina del 29 aprile.
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