Somaliland: il nuovo fronte tra Israele e Turchia nel Golfo di Aden

 

 

di Gabriele Leone*

Il riconoscimento del Somaliland da parte di Israele rappresenta un evento che sarà ricordato come l’inizio di un riassestamento forzato degli equilibri tra i principali attori presenti nel Corno d’Africa.

Successivamente alla nomina di Michael Lotem come primo ambasciatore israeliano non residente in Somaliland e quella di Mohamed Hagi, consigliere presidenziale, come ambasciatore dello Stato secessionista a Tel Aviv, la già precaria stabilità nella regione sembra essersi spezzata. I contrastanti interessi internazionali si intrecciano in uno scenario eterogeneo anche al suo interno.

Nel Somaliland stesso esistono profonde differenze, una delle più evidenti è rappresentata dagli abitanti della regione Awdal, più nello specifico dal clan Gadabuursis. Il quale, dopo la nomina degli ambasciatori, ha organizzato forti proteste nella città di Borama per difendere l’unità della Somalia. Alcune fonti locali hanno riportato la morte di tre individui appartenenti a gruppi secessionisti del Somaliland nella città di Lughaya a seguito di scontri con le autorità regionali di Awdal.

Gli interessi israeliani non sono però dipendenti da questioni interne alla popolazione locale, bensì investono il territorio del Somaliland per questioni geografiche e strategiche. Secondo un report rilasciato dall’Institute for National Security Studies of Tel Aviv University nel novembre del 2025:  “Il Somaliland potrebbe fungere da base avanzata per una serie di missioni: raccolta di informazioni e monitoraggio degli Houthi e del loro rafforzamento militare; supporto logistico al governo yemenita riconosciuto a livello internazionale nella sua guerra contro gli Houthi; e operazioni dirette, dalle azioni offensive all’intercettazione degli attacchi Houthi in mare o tramite droni.”

Un possibile hub militare israeliano sulle coste del Golfo di Aden permetterebbe di colpire non solo i target riportati nel report, come il porto gestito dagli Houthi di Hodeidah nella città di Al Hudaydah in Yemen, ma anche gruppi come Ansar al-Sharia e più in generale al-Qaeda Arabian Peninsula (AQAP).

Sul piano economico ed energetico il Somaliland costituisce una grande opportunità per Israele, in quanto rappresenta un’alternativa strategica alle infrastrutture critiche gestite dalle politiche di influenza dalla Turchia. Di fatto Ankara, dopo la firma del Defense and Economic Cooperation Framework Agreement nel febbraio del 2024, ha aumentato drasticamente i propri investimenti in Somalia, e Tel Aviv riconoscendo il Somaliland attacca l’integrità del sistema somalo sostenuto da Erdogan.

Oltre ai programmi addestrativi (video) tenuti a Camp TURKSOM (Mogadiscio) e al supporto contro al-Shabaab e Daesh, la Turchia nel 2026 sta aumentando il proprio supporto militare alla Somalia. Il Ministero della Difesa turco all’inizio di quest’anno ha dispiegato una task force navale composta dalle unità TCG Sancaktar, TCG Gökova e TCG Bafra nel Golfo di Aden, al largo delle coste della Somalia e nel Mar Arabico. Dall’inizio di quest’anno, Ankara ha deciso di aumentare la sua presenza anche nel dominio aereo, dispiegando tre caccia F-16 dell’aeronautica turca presso l’aeroporto internazionale Aden Adde di Mogadiscio, impiegati nella lotta contro al-Shabaab.

Analizzare le relazioni turco-somale, esclusivamente sotto il punto di vista militare, sarebbe perlomeno limitante, vista la difficoltà nell’approvvigionamento energetico dovuto all’attuale scontro in Iran. Non si può sottovalutare l’importanza dei contratti della compagnia petrolifera statale turca Turkish Petroleum Corporation (TPAO) per le tre attività di esplorazione offshore al largo della costa somala.

Le operazioni di trivellazione in corso della nave turca Çağrı Bey al pozzo CURAD-1 non sono le uniche a far parte della strategia energetica Turca in Somalia. Nel Northeastern State (stato autonomo ma integrato nella Somalia situato tra il Somaliland e il Puntland), la Turchia si è aggiudicata un altro contratto di trivellazione. Le autorità locali hanno dichiarato che Ankara investirà nella città costiera di Laasqoray, regione del Sanag, la quale ospiterà le infrastrutture a supporto dei lavori nel pozzo di Holhol, situato nel distretto di Xudun, nella regione di Sool.

È necessario fare una digressione per capire il ruolo centrale che sta avendo il Northeastern State in questo momento di tensione tra Mogadiscio e Hargeisa. Successivamente all’incontro tra l’ambasciatore turco in Somalia Alper Aktaş e il Vice Presidente del Northeastern State Gudoomiye Abdirashid Yusuf Jibril tenutosi il 23 aprile, lungo i confini tra il Somaliland e la Somalia sono state schierate diverse unità militari a difesa dei confini interni. Sempre l’Ambasciatore turco, citando la stampa locale, in questi giorni di crisi starebbe mediando con l’opposizione somala in vista delle prossime elezioni.

Secondo alcuni canali turchi, Ankara starebbe costruendo una nuova base militare congiunta con le truppe di Mogadiscio proprio a Laasqoray. Chiaramente questa installazione nasce anche come risposta allo strategico porto di Berbera, uno degli snodi commerciali più importanti della regione e oggetto di ingenti investimenti esteri e oggetto di una lunga negoziazione tra le autorità del Somaliland e il governo USA per la costruzione di una base navale americana.

Base che le autorità israeliane hanno già dichiarato potenzialmente utile a eseguire operazioni militari congiunte con gli americani ma che il Pentagono ha reso noto non essere per il momento d’interesse, tenuto conto che gli Stati Uniti hanno già una base aerea e navale nella vicina Gibuti.

Secondo il Times of Israel, grazie a investimenti emiratini e alla gestione di DP World, colosso emiratino della logistica, il porto di Berbera avrebbe ampliato la sua capacità da 150.000 a 500.000 TEU, con l’obiettivo di raggiungere i 2 milioni di TEU. Anche i tempi di sosta delle navi si sono ridotti da 64 ore nel 2018 a 25 ore nel 2024, stando al British International Investment. In prospettiva questi dati sottolineano l’inizio di un percorso volto a trasformare il porto principale del Somaliland come il primo competitor di Gibuti nella regione.

Il 6 maggio ancora il Times of Israel ha enfatizzato il ruolo nella regione del nuovo asse tra Israele, Emirati Arabi Uniti e Somaliland mentre Somalia ha annunciato il divieto di transito per le navi legate a Israele nello Stretto di Bab el-Mandeb, in una dichiarazione rilasciata dal suo ambasciatore in Etiopia e presso l’Unione Africana, Abdullah Mohamed Warfa.

Questa reazione allo scambio di ambasciatori tra Israele e Somaliland può apparire difficilmente realizzabile sul piano pratico, a causa delle limitate capacità navali della Somalia nel far rispettare eventuali blocchi marittimi. Per questo motivo, parte della stampa yemenita ipotizza un possibile avvicinamento tra Sana’a e Mogadiscio.

Il ministro degli Esteri somalo Ali Mohammad Omar ha dichiarato il 17 aprile all’agenzia di stampa turca Anadolu che il riconoscimento da parte di Israele di una regione all’interno del Somaliland viola la sovranità somala e potrebbe destabilizzare ulteriormente una regione strategicamente vitale.

“Da allora, abbiamo intrapreso numerose iniziative diplomatiche per ottenere il supporto della comunità internazionale”, ha dichiarato, aggiungendo che importanti organizzazioni internazionali e diversi Paesi, tra cui la Turchia, hanno appoggiato la posizione della Somalia.

Dopo lo scambio degli ambasciatori tra Somaliland e Israele non è tardata anche la risposta della Guida Suprema della Rivoluzione, Sayyid Abdul-Malik Badr al-Din al-Houthi. Il capo di Ansar Allah ha affermato che il gruppo sciita adotterà tutte le misure possibili a sostegno della Somalia, indicando che qualsiasi presenza israeliana in Somalia sarà un obiettivo militare, in quanto costituisce un’aggressione sia contro la Somalia che contro lo Yemen e una minaccia alla sicurezza della regione.

Il 5 maggio il ministro degli Esteri egiziano, Badr Abdelatty, ha ribadito il pieno sostegno dell’Egitto all’unità e alla sovranità della Somalia, durante una conversazione telefonica con il suo omologo somalo Abdulsalam Abdi, sottolineando il rifiuto di qualsiasi iniziativa che leda il territorio somalo. Lo ha reso noto il ministero degli Esteri dell’Egitto in un comunicato. Abdelatty ha ribadito il rifiuto del Cairo di riconoscere il Somaliland, sottolineando che rappresenta una violazione del diritto internazionale e della Carta delle Nazioni Unite.

Le parti hanno concordato di rafforzare il coordinamento nel prossimo futuro per sostenere la stabilità in Somalia e nella regione del Corno d’Africa.

Foto: Anadolu, Esercito Nazionale Somalo e Times of Israel.

Mappa realizzato con l’inpiego di programmi di Intelligenza Artificiale

 

*Gabriele Leone –  Laureato in Scienze della Difesa e Sicurezza, ho maturato una prima esperienza formativa come Allievo Ufficiale nella Marina Militare Italiana, sviluppando competenze in leadership, gestione del personale e organizzazione. Ho successivamente operato nella divisione Aerospazio e Difesa di Crisel S.r.l., partecipando a progetti internazionali e ad attività specialistiche del settore. In seguito ho ricoperto il ruolo di Junior Analyst nell’unità OSINT/SOCMINT di AGC Communication, dove ho elaborato report, articoli e analisi geostrategiche sul Corno d’Africa e su specifici Paesi africani, rafforzando le mie capacità di ricerca e analisi informativa.

 

 

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