L’Europa in cerca di riscatto sostituirà i caschi blu in Libano?

 

Il Presidente degli Stati Uniti, Donald Trump ha annunciato attraverso i propri canali social il raggiungimento di un accordo per un cessate il fuoco di 10 giorni tra Israele e Libano. Una tregua, definita “formale” entrerà in vigore oggi alle ore 17:00 EST (le 23:00 di oggi in Italia).

“Ho appena avuto eccellenti conversazioni con l’altamente rispettato Presidente del Libano, Joseph Aoun, e con il Primo Ministro d’Israele, Bibi Netanyahu”, ha dichiarato Trump, sottolineando come l’intesa segni un punto di svolta dopo i colloqui diretti svoltisi a Washington lo scorso martedì, i primi tra i due Paesi negli ultimi 34 anni. Il Presidente ha confermato di aver delegato la gestione operativa del dossier al Vicepresidente JD Vance e al Segretario di Stato Marco Rubio, affiancati dal Generale Dan ‘Razin’ Caine (capo degli stati maggiori congiunti, con l’obiettivo di trasformare la tregua temporanea in una “pace duratura”.

“È stato un onore per me risolvere 9 guerre nel mondo, e questa sarà la mia decima. Let’s GET IT DONE!”, ha concluso Trump nel suo tipico stile comunicativo.

A Beirut però Hezbollah denuncia che i colloqui diretti tra Israele e il Libano sono in “un vicolo cieco”. La critica del gruppo armato pro-Iran giunge mentre le IDF stanno bombardando il Libano meridionale e orientale, nonostante la nuova proroga del cessate il fuoco.

“I negoziati diretti che le autorità libanesi hanno condotto con il nemico israeliano li hanno portati in un vicolo cieco che non porterà ad altro che a una concessione dopo l’altra”, ha dichiarato il parlamentare di Hezbollah, Hussein Hajj Hassan.

 “Ne’ loro ne’ nessun altro sarà in grado di realizzare ciò che il nemico vuole, soprattutto per quanto riguarda il disarmo della resistenza” (cioè di Hezbollah – NdR), ha aggiunto, affermando che le autorità stanno portando il Paese in “situazioni molto difficili”. Intanto, due attacchi israeliani hanno colpito oggi la città di Sohmor, nella valle della Bekaa, nel Libano orientale, ha riferito l’agenzia di stampa statale NNA, aggiungendo che altri attacchi hanno interessato la regione meridionale.

In raid sul villaggio di Zrariyè (Sidone) e Tayr Debba (Tiro), almeno tre persone sono rimaste ferite, di cui due soccorritori. Gli attacchi israeliani dall’inizio della guerra hanno causato la morte di oltre 2.900 persone in Libano di cui più di 400 dall’inizio della tregua, il 17 aprile, secondo le autorità libanesi.

Gli ultimi attacchi sono avvenuti dopo che gli inviati di Israele e Libano hanno tenuto un terzo round di negoziati a Washington e hanno concordato di estendere il cessate il fuoco di 45 giorni. Tuttavia i combattimenti sono proseguiti.

In questo contesto bellico la posizione degli 11.000 caschi blu di UNIFIL schierati nel territorio meridionale libanese tra il fiume Litani e il confine israeliano è apparsa sempre più precaria, al punto da far ipotizzare un possibile ritiro della missione dell’ONU o comunque un suo mancato rinnovo quest’anno.

Si tratta del territorio che Israele vorrebbe riconquistare (lo controllò tra il 1982 e il 2000) per garantire maggiore sicurezza alla regione settentrionale della Galilea esposta al tiro di Hezbollah.

Unifil finirà nel 2026 e dopo ritengo debba esserci qualche iniziativa, anche europea, per cercare di fare in modo di impedire un deterioramento della situazione. Una volta raggiunto il cessate il fuoco stabile serve qualcosa sicuramente da fare”, ha affermato il 15 maggio il ministro degli Affari Esteri e vicepremier italiano Antonio Tajani.

Secondo il ministro, “anche l’Italia può giocare un ruolo importante, con le relazioni bilaterali, con le missioni bilaterali riformare l’esercito libanese. Questo può riguardare il futuro anche prossimo una volta raggiunto il cessate il fuoco; già c’è una missione italiana (MIBIL – NdR), può continuare e può fare anche di più”.

Rispondendo poi a una domanda sul ruolo dell’Europa in uno scacchiere geopolitico complesso, Tajani ha puntualizzato: “L’Europa deve essere protagonista della conclusione della guerra in Ucraina, deve essere protagonista sul fronte Sud della NATO, deve essere protagonista anche per cercare di offrire e garantire stabilità nell’area medio orientale. Penso anche alle missioni internazionali: c’è la missione Aspides, che è già una missione europea per proteggere il traffico mercantile, e penso anche quello che potrà fare, se ci sarà una missione delle Nazioni Unite, una missione europea, una missione internazionale, per garantire poi il traffico di Hormuz”.

Il 12 maggio I 27 ministri della Difesa europei hanno parlato nel corso del Consiglio di Bruxelles del possibile ruolo della UE in Libano. L’Unione Europea sta lavorando ad una missione in Libano che possa in qualche modo riempire il vuoto di UNIFIL quando a fine anno scadrà il mandato di cui per ora non si vede all’orizzonte una sua estensione.

“Non c’è né la volontà né la capacità da parte degli Stati membri”, ha precisato una fonte europea all’ANSA. Semmai, si può immaginare un’operazione di addestramento, in particolare mirata alle forze di difesa interne così che l’esercito libanese possa essere sgravato da compiti di polizia e concentrarsi sulla protezione dello Stato.

Più rafforziamo l’esercito libanese, più indeboliamo Hezbollah“, ha commentato l’alto rappresentante Ue Kaja Kallas nel corso della conferenza stampa al termine del Consiglio, prima di prendere parte ad una riunione dei volenterosi per Hormuz.

All’incontro si è parlato inoltre della missione Aspides istituita per proteggere le navi mercantili nel Mar Rosso da droni e missili lanciati dalle milizie yemenite Houthi.

 “La missione Aspides – ha dichiarato Kallas – potrebbe essere il nostro contributo alla coalizione dei volenterosi a livello europeo“. Aspides già opera nel Mar Rosso e potrebbe spingersi fino a Hormuz, purché si modifichi il mandato operativo. Naturalmente quando le condizioni lo renderanno possibile. “Abbiamo Stati membri di piccole dimensioni quindi se un Paese possiede una sola nave non è possibile destinarla a diverse iniziative“, ha sottolineato Kallas.

 “Potrebbe essere il modo in cui rendere l’Europa davvero forte nella regione ma anche dal punto di vista geopolitico, perché il nostro contributo sarebbe molto più significativo se agissimo insieme. Ma la missione ha bisogno di più navi e alcune capitali hanno dichiarato che contribuiranno con nuova capacità”.

Il dibattito in Europa riguarda anche l’estensione della missione navale Aspides al Golfo Persico. Le nazioni europee più esposte nel sostegno militare all’Ucraina sostengono che ora è il turno di chi ha sempre predicato l’importanza del fronte sud, cioè Italia, Spagna, Francia e Grecia soprattutto. “Che mettano la flotta a sostegno delle loro dichiarazioni”, commenta una fonte diplomatica europea.

Un’altra fonte evidenzia posizioni europee più sfumate in cui tutti i Paesi del fianco est della NATO hanno “interesse” a che gli Usa restino impegnati nella difesa europea, e dunque vogliono “compiacere” Donald Trump su Hormuz e stanno ragionando su come poter partecipare, magari con effettivi più limitati.

Il Belgio, a quanto pare, si è offerto di contribuire con una fregata.mma, tanto per cambiare l’impegno militare europeo resta ovunque confuso, indefinito e conflittuale all’interno dei partner UE.

Certo Kallas e Tajani mostrano la volontà di marcare una presenza militare Ue che dal Golfo al Libano mascheri almeno un po’ la marcata assenza politica e diplomatica dell’Unione e delle nazioni d’Europa dalla gestione delle attuali crisi.

Al tempo stesso però le questioni militari vanno definite nei dettagli e gli impegni militari vanno circostanziati. Che senso avrebbe la presenza di una forza navale “difensiva” europea nel Golfo Persico una volta finita la guerra?

Se la guerra è finita non c’è bisogno di una missione “difensiva”. E poi difensiva da chi? dall’Iran? Se invece la guerra non si conclude cosa andrebbe a fare una forza navale europea in acque contese?  A sostenere gli USA contro l’Iran in una guerra che gli europei non hanno mai voluto? Anche l’idea di rimpiazzare i caschi blu in Libano con una forza UE appare una boutade pressapochista poiché significherebbe stabilire compiti e mandato. della nuova missione.

Quelli di UNIFIL sono scaduti definitivamente con l’invasione israeliana del Libano meridionale. Del resto UNIFIL aveva già perso ogni credibilità, almeno agli occhi di Israele, quando ha di fatto rinunciato s disarmare Hezbollah, come era previsto dalla Risoluzione 1701 del Consiglio di Sicurezza dell’ONU che autorizzò la missione.

In ogni caso UNIFIL doveva monitorare il rispetto del cessate il fuoco sul confine, che di fatto non esiste più togliendo quindi ogni ragione di esistere alla missione dell’ONU.

Quale mandato dovrebbe inventarsi la UE per schierare truppe laggiù? E poi, le ipotetiche truppe Ue si schiererebbero nella stessa regione a sud del Litani tra Hezbollah e forze militari israeliane (IDF)? A fare che? I bersagli?

Al contrario una semplice missione di addestramento delle forze armate libanesi (compito già effettuato dall’italiana MIBIL) permetterebbe di mettere un po’ di bandierine non avrebbe alcun impatto sul conflitto in atto e rientrerebbe nel contesto delle diverse EU Training Mission in atto in diverse nazioni africane il cui impatto non è mai stato di grande rilievo né ha mai permesso di incrementare l’influenza europea in quelle nazioni.

Insomma, la solita UE in cerca di un ruolo, al pari dei suoi stati membri,  preoccupati da un lato di compiacere l’ex alleato americano fingendo di non vedere che Washington è ormai “un partner ostile e imprevedibile” (come ha detto la scorsa settimana Mario Draghi ad Acquisgrana) e dall’altro di non esporsi in avventure militari pericolose le cui conseguenze sarebbero difficili da giustificare all’opinione pubblica.

Soprattutto per i diversi governi europei sull’orlo del tracollo interno dopo essersi giocati gran parte dei consensi con la politica suicida (sul piano economico, politico e militare) ispirata dalla stessa Ue di sostegno all’Ucraina e di contrasto alla Russa.

(con fonte AGI  ANSA, AFP e Reuters)

Foto: UNIFIL/Flickr, Casa Bianca, Alto Commissario Europeo per la Politica Estera e Ministero Difesa Italiano.

 

 

Gianandrea GaianiVedi tutti gli articoli

Giornalista bolognese, laureato in Storia Contemporanea, dal 1988 si occupa di analisi storico-strategiche, studio dei conflitti e reportage dai teatri di guerra. Dal 1991 al 2014 ha seguito sul campo i conflitti nei Balcani, Somalia, Iraq, Afghanistan, Sahara Occidentale, Mozambico e Sahel. Dal febbraio 2000 dirige Analisi Difesa e nel 2026 ha aperto il Canale YouTube “La Penna nel Fianco”. Ha collaborato o collabora con quotidiani e settimanali, università e istituti di formazione militari ed è opinionista per reti TV e radiofoniche. Ha scritto diversi libri tra cui "Iraq Afghanistan, guerre di pace italiane", “Immigrazione, la grande farsa umanitaria” e "L'ultima guerra contro l’Europa". Presso il Ministero dell’Interno ha ricoperto dal 2018 l’incarico di Consigliere per le politiche di sicurezza di due ministri e un sottosegretario.

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