La demolizione dell’Ucraina. Boni a “Il Contesto”

 

 

Dal palco del Valdai Forum, il presidente Putin ha affermato che, nel mese di settembre, le forze armate russe hanno acquisito il controllo di circa 1.300 km2 di territorio ucraino, conseguendo risultati operativi molto importanti soprattutto nell’oblast’ di Kharkiv.

Parallelamente, le forze armate russe hanno iniziato a colpire con sistematicità i ponti sul fiume Dnepr, nell’ambito di un’escalation focalizzata sulla rete logistica ed elettrica ucraina che ha registrato attacchi con droni e missili contro snodi ferroviari, treni, magazzini, data center, centrali energetiche, depositi di forniture mediche e acciaierie.

I funzionari del governo di Kiev sostengono che l’obiettivo perseguito da Mosca verta sulla devastazione dell’economia ucraina, così da privare il Paese della capacità di sostenere lo sforzo bellico e fiaccare la determinazione a resistere della popolazione.

Anche le forze armate ucraine rivendicano successi di rilevo, specialmente a Lyman, teatro della cosiddetta Operazione Vivaldi. L’analisi, basata interamente su fonti ucraine, formulata sul punto dal Modern War Institute di West Point non lascia adito a dubbi: «per venti mesi – recita lo studio – la 20ª e la 25ª Armata combinata russa sono avanzate lentamente verso Lyman, una piccola città dell’Ucraina orientale situata in un nodo stradale e ferroviario strategico. Conquistandola, la Russia avrebbe ottenuto un fondamentale snodo logistico per sostenere la campagna di accerchiamento della “Cintura delle Fortezze”, ovvero le città che costituivano il perno della difesa ucraina nel Donetsk». Tuttavia, «nel mese di maggio, il 3º Corpo d’armata ucraino ha lanciato l’Operazione Vivaldi.

In poche settimane, l’Ucraina ha fatto crollare il saliente russo, ha accerchiato reparti della 2ª e della 14ª Divisione di fucilieri motorizzati e ha liberato un’area fino a 250 chilometri quadrati». Per il Modern War Institute, a Lyman «potremmo aver appena ascoltato il preludio a quella vittoria» in quanto, come proclamato dal comandante del 3º Corpo d’armata ucraino, generale di brigata Andriy Biletsky, «Vivaldi, come sappiamo, ha quattro stagioni.

Questa è solo la prima». Sullo sfondo, il presidente Zelensky ha chiesto al suo omologo statunitense Trump di imporre sanzioni alle aziende russe e cinesi che, sa suo avviso, sono coinvolte nello sviluppo della rete satellitare Rassvet, alternativa a Starlink. Ne parliamo assieme a Maurizio Boni, generale di corpo d’armata, giornalista, saggista e collaboratore di «Analisi Difesa» e de «Il Fatto Quotidiano».

 

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