Missili balistici – Quelle ambizioni a lungo raggio

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di Paolo Migliavacca
da  Il Sole 24 Ore  del 17 settembre 2012
Il misterioso settore dei missili a medio-lunga gittata, che molti Paesi in via di sviluppo stanno cercando di procurarsi per rafforzare le loro ambizioni geo-politiche, si è animato all’improvviso negli ultimi mesi. L’India ha collaudato con successo il suo primo vettore strategico, l’Agni-5, dotato di un raggio d’azione di 5.500 chilometri e capace di portare almeno cinque testate atomiche a rientro indipendente, una tecnologia di estrema sofisticazione finora posseduta da non più di quattro o cinque Paesi. L’Iran è riuscito a lanciare, a inizio luglio, il suo terzo satellite da osservazione mediante il missile Safir-B (derivato dallo Shahab-3, un vettore militare capace di colpire a 1.300 chilometri di distanza, un esemplare del quale è stato collaudato negli stessi giorni durante una delle più complesse manovre militari mai realizzate dal regime di Teheran). La Corea del Nord, invece, ha visto ancora una volta fallire i suoi sforzi di mettere in orbita un proprio satellite: al missile Unha-3 (versione civile del vettore militare Taepodong-2, accreditato di una portata di circa 5mila chilometri) non è riuscita l’accensione del terzo e ultimo stadio e il carico pagante (un satellite meteorologico, secondo quanto dichiarato da Pyongyang) è precipitato al largo delle Filippine. Infine, ancora l’Iran nei giorni scorsi ha annunciato l’avvio della costruzione di “Meskhat”, un vettore da crociera assai insidioso, con oltre 2mila chilometri di portata, in grado di colpire, oltre al Medio Oriente, anche gran parte dell’Europa sud-orientale. Ma perché così tanto interesse da parte di molti Pvs per dotarsi di questi armamenti? La risposta sta nell’enorme valore strategico-militare che questo tipo di arma racchiude. Senza un vettore in grado di portare la propria minaccia entro una distanza di almeno un migliaio di chilometri, il possesso di queste armi risulta di fatto inefficace. Quindi, disporre di missili di portata breve-intermedia costituisce il pre-requisito di ogni politica di potenza. Paesi come Iran e Nord Corea – e in passato Egitto, Irak e Argentina – hanno avviato programmi missilistici con il chiaro intento di dotarsi in seguito di armi chimiche, biologiche e anche atomiche. La Siria, nelle scorse settimane, ha dimostrato in modo esemplare quali vantaggi strategici si possono ricavare dal possesso accoppiato di armi di distruzione di massa e di missili atti a lanciarle. La minaccia del regime di Assad di usare il proprio arsenale chimico «soltanto contro un invasore esterno» (la Siria è uno dei sette Paesi che non hanno firmato la Convenzione del 1993 per la messa al bando di questo tipo di armi e si ritiene possegga uno stock vasto e moderno di vari tipi di gas) è stata recepita con molta serietà dai Paesi circostanti ostili all’attuale dirigenza siriana, Israele e Turchia in primis, ma anche l’Arabia Saudita. Soprattutto perché questa minaccia si fonda sul possesso del missile nordcoreano Rodong-1 (versione potenziata del celebre vettore russo Scud), accreditato di un raggio d’azione tra mille e 1.300 chilometri: ciò significa che, anche nell’ipotesi meno favorevole di gittata, gran parte del Medio Oriente (da Istanbul al Cairo, dal Kuwait alla Russia meridionale) risulta sotto la minaccia dei gas nervini siriani. Del resto, che l’opzione missilistica sia una via pressoché obbligata per quanti intendono pianificare una politica di potenza, lo rivelano i numeri. I Paesi dotati di missili con portata superiore al migliaio di chilometri sono quasi raddoppiati nell’ultimo ventennio: erano solo sei nel 1987 (Usa, Urss, Francia, Gran Bretagna, Israele e Cina) e oggi sono già dieci, essendosi aggiunti nel frattempo India, Pakistan, Iran e Corea del Nord. Ma se si considerano i vettori ufficialmente utilizzati nei programmi spaziali civili, occorre includere anche Brasile, Giappone e Corea del Sud. I Paesi che possiedono missili balistici (con raggio di circa 500-600 chilometri, sufficiente a colpire in profondità molti dei Paesi confinanti) sono addirittura 43, il doppio di quanti erano nel 1991. E questo nonostante l’espressa volontà dei Paesi che ne sono dotati di limitare la loro proliferazione: l’apposito trattato per la messa al bando dei missili a raggio intermedio e corto, il Missile technology control regime (Mtcr), firmato nel 1987 e ratificato da 34 Paesi, ha mostrato i suoi evidenti limiti proprio con queste cifre.
Il numero di Paesi possessori di vettori missilistici in crescita irresistibile testimonia anche la relativa facilità di procurarsi questi mezzi strategici. Il trattato è stato di fatto aggirato da molti firmatari, Russia, Iran e Corea del Nord su tutti, ma anche vari Paesi europei contribuiscono alla proliferazione missilistica vendendo sotto banco tecnologia o impianti in grado di contribuire alla realizzazione di singole parti dei missili, dalla componentistica dei motori ai materiali compositi avanzati di cui sono realizzate le parti esterne, fino alla più sofisticata strumentazione che permette una precisione di tiro (misurata in Cep, Circular error probable) sempre più accentuata, nell’ordine di alcune decine di metri. E questo prendendo a pretesto la partecipazione a programmi spaziali formalmente civili. A questo quadro preoccupante occorre aggiungere un’ulteriore minaccia sempre più grave: i missili da crociera. Il loro raggio d’azione è ormai giunto a sfidare quello dei vettori balistici (il modello Hyunmu-3C sudcoreano che, secondo il ministro della Difesa Shin Won-sik «è ai vertici mondiali quanto a precisione e forza distruttiva», è in grado di portare una testata di 450 chili a 1.500 chilometri) e la loro relativamente maggiore vulnerabilità (la velocità è in genere sub-sonica e, quindi, in teoria può essere intercettato e abbattuto da un caccia dotato di sofisticato radar di ricerca) è più che compensata da una precisione chirurgica. Oltre alla Corea del Sud, stanno lavorando a questa arma Iran, Israele ma soprattutto l’India, che ha sviluppato, insieme alla Russia, una famiglia di missili da crociera addirittura iper-sonici (circa 5mila chilometri orari di velocità), un tipo di tecnologia nella quale l’Occidente appare in forte ritardo.

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