L’enigma Petraeus

David-Petraeus

Può darsi, ma non ricordo di aver conosciuto nella mia semestrale permanenza a Tampa, nel 2004 alla base aerea di Mac Dill, la signora ‘’libanese’’ Jill Kelley che ha causato un vero ‘’terremoto’’ fra mondo militare US, Dipartimento di Stato e CIA , innescando la caduta libera del Generale David Petraeus per futili motivi relazionali – sentimentali . La signora che, evidentemente non passava inosservata, pare invitasse alle sue non sporadiche e non comuni feste, soprattutto i militari  VIP e quelli stranieri della ‘’Coalition of the Willings’’ destinati al Comando Centrale US ( CentCom), lì collocato e responsabile della condotta delle operazioni militari nel teatro afgano, iracheno e del Corno d’Africa.  Per una strana coincidenza anche  il  Comandante in Capo pro-tempore era di natali libanesi, uno straordinario ‘’Ranger’’, il Generale John Abizaid, sostituto del più noto Tommy Frank, con capacità operative militari e relazionali di assoluto rilievo, ed una bravura davvero particolare sia nelle attività professionali, che in quelle ‘’esterne’’. Tra l’altro era manifesta la sua simpatia verso gli italiani, poiché aveva trascorso parecchi anni destinato nella base di Vicenza, e non solo: persona intelligente e non nichilista che non si è lasciato coinvolgere , come altri suoi successori, in sciocchi gossip. E’ vero che, allora, i problemi nei teatri -primo fra tutti quello iracheno-  in cui praticamente conviveva  briefingandoci spesso in VTC  (videoconferenza), non mancavano certamente: le stragi  causate da Kamikaze  e  dai famigerati IED (improvised esplosive device), ma anche da attacchi dei terroristi erano all’ordine del giorno. E, ogni giorno, oltre a la conta dei numerosi civili e militari caduti, c’erano molti feriti gravi che quasi non facevano più notizia; anche gli scandali non mancavano, soprattutto quelli legati a presunte violazioni dei diritti umani, al trattamento dei prigionieri nelle carceri (Abu Graib, Guantanamo, ecc). La signora in questione, che evidentemente riusciva a inserirsi nella scaletta pur ‘’overload’’ dei Capi, sapeva farci e con  arrampicamenti sinuosi- collocabili fra una ‘’Mata-Hari ed una nave Scuola’’- è riuscita ad avere sempre una platea di militari a  4 o 3 stelle: evidentemente 2, quelle che avevo io, non erano –per fortuna-  sufficienti per accedere così frequentemente ai  suoi favolosi ‘’party’’. In sostanza erano evidenti un certo arrivismo e presunzione da un lato, ma anche superficialità e nichilismo dall’altro; con vantaggi, perché i ‘’link’’ importanti servono non solo per condurre una vita brillante, ma a soddisfare la  sete – reciproca-  di potere, e anche per oliare la futura carriera di militari visti gli stretti rapporti con Washington. Se, poi, si viene a conoscenza di qualche  questione ‘’riservata’’ delle strategie militari, o altro, che dovrebbero rimanere nelle mura apparentemente blindate di CentCom,  o nella privacy personale, fra una pizzetta ed una tartina, nulla di nuovo sotto il sole : ma occhio che…‘’non c’è mai un pranzo gratis’’, tanto meno negli States! E il conto va pagato subito, perché  il ritardo fa  certamente  lievitare gli interessi ,ma  c’è anche  l’elevato rischio che venga strumentalmente usato nel momento di maggiore vulnerabilità di tali onnipotenti personaggi. Non credo al caso fortuito, a questioni ancillari come le gelosie fra presunte ‘’contenders’’ ; il caso è scoppiato per ben altre ragioni, di ordine politico, elettorale, di potere : poi, il banale innesco detonante può essere anche costituito da fatti relazionali; i media hanno fatto da grancassa inzuppando soprattutto su aspetti pruriginosi più che sulle vere ragioni  e cause degli eventi che coinvolgono tali VIP. E, sembra impossibile se non molto improbabile, che un esperto, navigato fra battaglie vere sul campo, meno avvezzo magari agli intrighi  politici di Washington come  Petraeus,  ci sia cascato come una pera cotta! E abbia prodotto un naufragio della reputazione dei militari, che – come noto- in America, hanno una stima popolare e istituzionale , da noi sconosciuta ed inimmaginabile. Ciò nonostante, non penso che la frequentazione di ‘’quelle signore’’ sia un comportamento immorale, tantomeno  un reato; ciascuno gestisce i propri rapporti come meglio crede  purché – come dicono gli americani ,rispettosi dei diritti individuali-  ciò non provochi un chiaro e reale danno ad altre persone o alla sicurezza dello Stato. Parimenti assai poco condivisibile mi pare la pubblicazione, da parte dei media, di fotografie e di gossip che riguardano la vita privata di personalità note. Personalmente, non ritengo sia una manifestazione di civiltà dell’informazione aver gettato in pasto agli appetiti di un pubblico pruriginoso le vicende di Petraeus and Company; fra le esigenze giornalistiche di uno ‘’scoop’’  ed una qualche censura ce ne corre, così come c’è una sostanziale differenza fra una corretta informazione e mettere le persone a rischio di una sorta di gogna mediatica e della riprovazione popolare, per farne un’occasione di ricatto. Tuttavia va detto che, entrando nel merito del terremoto prodotto dalle varie e incoerenti dichiarazioni sull’evento libico di Bengasi che ha visto morire l’ambasciatore Stevens e tre suoi collaboratori, emergono profonde discrasie e scoordinamenti fra Organismi dell’Amministrazione –dalla Difesa (il mondo militare), al Dipartimento di Stato (il mondo diplomatico), alla CIA (il mondo delle ‘’barbe finte’’)- che hanno consentito il concretarsi di un disastro dagli effetti dirompenti.  Sebbene sotto la presidenza Bush le direttive fossero assai più definite e indiscutibili, e meno improntate al  ‘’laissez- fair’’, in alcune occasioni era evidente che il potere militare, quello diplomatico e quello dell’intelligence, s’incrociavano ma quando si trattava di cedere poteri verso l’altro ognuno restava nel ‘’proprio orticello’’, senza alcun ragionevole processo osmotico fra le parti. Nelle feste della signora Jill esisteva un collante ‘’superiore’’ che, per interessi, raccordava quei mondi istituzionalmente così separati e poco coordinati; nei fatti operativi e di Real World Operations, come quello di Bengasi, hanno invece prevalso probabilmente i poteri separati, le gelosie, gli scoordinamenti volontari o meno. Sta di fatto che 4 americani del corpo diplomatico sono stati trucidati barbaramente, mentre 23 addetti della CIA si trovavano a poca distanza senza che siano potuti intervenire –pare per veto superiore – mentre i militari non sono stati chiamati, né pre-allertati per garantire una qualche ‘’force protection’’, qualora la CIA avesse espresso il minimo sentore della minaccia. Pare invece che lo stesso ambasciatore avesse scritto che si sentiva ‘’targetted’’ da al -Qaeda, che poi si è rivelata la vera autrice dell’attacco al compound, dove – secondo le dichiarazioni  ad un convegno fatte dall’’amica-biografa’’ di Petraeus, Paula Broadwell – vi erano trattenuti imprigionati 2 elementi terroristi contro le norme  US vigenti in materia. Quindi l’attacco al consolato americano di Bengasi, contrariamente a quanto dichiarato subito dall’ambasciatrice all’ONU, Susan Rice,-obamiana e in corsa per sostituire Hillary Clinton come Segretario di Stato –non era da ricondurre a proteste popolari libiche  causate dall’uscita del film dispregiativo su Maometto,( poi ri-corrette con’’attacchi da parte di generici terroristi’’), ma  ad attacchi di al-Qaeda (un elemento nell’arco di un giorno è stato anche identificato!): notizia dunque ben diversa, che poteva avere un grave impatto nei confronti della politica  di ‘’ National Security’’dello stesso Obama.  Le ultime dichiarazioni di Petraeus, fatte nel corso della testimonianza davanti al Congresso, sembrano confermare che le valutazioni fatte dalla CIA siano state travisate o meglio alterate poli
ticamente nel percorso verso la Casa Bianca;  ben diverso è diffondere un messaggio che terroristi di al-Qaeda attaccavano americani, rispetto ad un incidente di rivolta popolare per un bischero film!  La proposizione di tale versione edulcorata e  perfino falsata per deresponsabilizzare la Casa Bianca , uscita artatamente alla vigilia delle elezioni presidenziali, ha sicuramente avuto un effetto di diverso tenore e peso nella pubblica opinione statunitense. La diplomazia e il Dipartimento di Stato si sono avvitati in una storia inverosimile, contro gli ‘’assessment’’ della CIA, nella latitanza del Pentagono; tuttavia anche Petraeus ha fallito miseramente nelle previsioni e resta enigmatico il suo successivo comportamento.  E’ mai possibile che certi ‘’movimenti’’ non siano minimamente percepiti, monitorizzati e, nel dubbio, non si riesca a predisporre con assetti di Forze speciali una maggiore protezione alle vite e agli interessi dello Stato in siti che, peraltro, godono di speciali coperture/immunità in territorio straniero?  Ed è mai possibile che lo stesso Petraeus si trovasse al Cairo per altri business, l’11 settembre 2012, giorno emblematico che -non fosse altro per una strana coincidenza con l’11 settembre di 11 anni prima – avrebbe dovuto far stare più ‘’in campana’’, proprio la CIA e tutte le 19 Agenzie di Intelligence? E, soprattutto, come mai , note le false dichiarazioni  della Rice sui fatti di Bengasi, si è atteso dal 12 settembre all’8 novembre, il giorno dopo l’elezione del Presidente, per rassegnare le dimissioni, adducendo a problemi ‘’privati’’?  Protezioni, ricatti, intrighi, promesse……chissà, l’enigma resta: l’unica cosa certa è che ha evitato, giocando sul fattore tempo, un cortocircuito elettorale di imponderabili conseguenze! Qualcuno comunque dovrà pagare e, come il solito, non sarà il politico; i fulmini si scaricheranno a massa sugli altri, primo fra tutti sul responsabile dell’Intelligence che, guarda caso, è un esperto militare: non solo Petraeus, ma sarà l’intero comparto militare e della CIA a pagare il prezzo più alto, senza sconti . La reputazione dei militari non ha mai subito un colpo ferale come questo;  Obama ha sempre tentato di ridimensionare il mondo dei militari con tagli ai fondi della Difesa,  con il ritiro quasi ignominioso dalle guerre in Iraq e Afghanistan , rendendo più ‘’democratico’’ il ruolo delle Forze Armate e dei suoi Alti personaggi militari che sempre più sconfinavano nella politica estera. E’ ora di farli scendere dalle stelle e questa può essere un’occasione davvero propizia per riportarli nella polvere, nelle stalle! Non mi è mai piaciuto Petraeus, perché  troppo ‘’carrierista’’; fin dalla nascita come militare, avendo sposato -da cadetto di West Point- la figlia del Generale Comandante l’Accademia, per giungere agli aperti contrasti col Generale Mc Chrystal, autentico militare e comandante delle Forze in Afghanistan, poi destituito  (e sostituito dallo stesso Petraeus), da Obama per avergli dato dell’incompetente. Secondo il vento, che fosse aggressivo come nella strategia Bush, o molto ondivago come in quella di Obama, Petraeus si è allineato  cavalcando i diversi approcci, ancorché opposti sul piano militare,  propagandandoli con un’ambizione smodata. Dalla ‘’counterinsurgency  and  reconstruction’’ dell’Afghanistan che, prima, interessava tutto il Paese per riportare un qualche ordine, libertà e forma democratica, debellando i terroristi e Talebani, con un elevatissimo costo in termini di vite umane, si  è passati al contrasto mirato ai terroristi  della cd ‘’Black list’’con l’impiego delle Forze speciali e dei droni che comportano un minor dispendio di vite, ma anche un minor controllo del territorio. L’attuale policy dell’’’wait and see’’, presupposto obamiano dell’uscita dalle guerre,  significa però perderle, con il ritorno del feroce  regime talebano in Afghanistan, così come già sta avvenendo in Iraq con al-Malawi, dopo il ritiro delle truppe US dalla fine del 2011.  L’attuale strategia del ritiro o ‘’retrenchment’’, che prevede risposte  punto-punto alle aggressioni, colpendo chirurgicamente i mariuoli (tecnica del ‘’counterpunching’’), rappresenta già una ritirata, una sconfitta. Oggi però ciò che importa politicamente, è mostrare che le guerre finiscono, non che ci si ritiri, perdendole! Per tacere  infine della famosa policy meta- interventista del ‘’leading from behind’’ ( a Roma la chiamerebbero ‘’va avanti tu, che a me scappa da ridere…’’) già sperimentata nella Primavera araba, ed oggi in Siria. Ma che disastro e flop sul piano militare! E ora che l’infatuazione dei Presidenti con i militari è miseramente fallita , poichè hanno fatto troppa politica, troppo poco i ‘’Ranger’’, e con troppe relationships, verrà presa la palla al balzo dello ‘’scandalo’’ per confinare i militari nel loro angolo, sostituendoli in toto nelle faccende di politica estera che diverrà appannaggio esclusivo di  civili.  Staremo freschi e ne vedremo delle belle ma tutto può succedere: anche il caso Bengasi-Tampa,  che oggi è un Petraeus-gate, potrebbe  implodere e diventare un Obama-gate!

Giuseppe LertoraVedi tutti gli articoli

Ammiraglio di Squadra, ha ricoperto la carica di Comandante in Capo della Squadra Navale e, per quasi 2 anni, quella di Comandante della Forza Marittima Europea in UNIFIL durante la crisi libanese. Precedentemente è stato Comandante in Capo del Dipartimento Militare Marittimo Alto Tirreno e “Senior National Representative” Italiano presso USCENTCOM per le Operazioni Enduring Freedom ed Iraqi Freedom. Comandante dell'Accademia Navale per un triennio, in precedenza ha svolto l’incarico di Capo Reparto Aeromobili. Ha comandato fra l’altro la Fregata Maestrale ed il Caccia Mimbelli.

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