Marò: L’imbarazzo di Delhi e del governo

DSC_0251

di Lorenzo Bianchi (nella foto)  dal Quotidiano Nazionale  del 4 novembre 2012
Per una volta ci piacerebbe tanto essere ottimisti. Ma ci riesce difficile immaginare che tutto proceda per il suo verso e che fra venti giorni, o forse prima, la Corte Suprema indiana riconosca che i marò Latorre e Girone devono essere processati in Italia. Sarebbe un verdetto a filo di diritto, visto che la petroliera Enrica Lexie era in acque internazionali quando i fucilieri di marina esplosero alcuni colpi per fermare un’imbarcazione che non era il Saint Anthony senza colpirla. I numerosi rinvii fanno pensare che i supremi giudici di New Delhi siano in profondo imbarazzo. Un avvocato generale dello stato indiano è stato sostituito solo perché aveva abbracciato la tesi del difensore di Latorre e di Girone Harish Salve sulla competenza del giudizio. Sullo sfondo si intuiscono le pressioni di potenti gruppi economici infastiditi dai nuclei militari di protezione delle navi. Penso al recente «Convoy escort programme ltd.» (Programma di scorta dei convogli) sostenuto da un colosso delle assicurazioni come il Jardine Lloyd Thompson Group Plc di Londra. L’UNICO punto positivo è che la linea del «basso profilo tentata dal nostro governo sembra finita in soffitta. Al punto che ieri il titolare della Difesa ha espresso la sua solidarietà a Latorre e Girone definendoli «ingiustamente trattenuti». Benvenuto signor ministro. Sulla base di elementi concreti noi siamo sempre stati convinti del fatto che i fanti di marina italiani non abbiano sparato al Saint Anthony. Ci fa piacere che ora anche lei manifesti, implicitamente, la stessa opinione.

Login

Benvenuto! Accedi al tuo account

Ricordami Hai perso la password?

Lost Password