MARINES A SIGONELLA PER EVACUARE GLI AMERICANI DALL LIBIA

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Il Pentagono ha riunito nella base siciliana di Sigonella la forza d’intervento rapido approntata per evacuare in caso di necessità l’ambasciata di Tripoli e i cittadini statunitensi che non hanno ancora lasciato la Libia ormai in preda al caos. Si tratta di unità di forze speciali appartenenti ai Navy Seal con circa 200 dei 550 marines della Special Purpose Marine Air Ground Task Force trasferiti dalle basi spagnole di Rota e Moròn la cui mobilità è assicurata da due aerei cargo C-130 e 6 “convertiplani” MV 22 Osprey (2 dei quali a Siginella), aerei in grado di mutare l’assetto dei motori atterrando e decollando come elicotteri. Velivoli già impiegati dai marines in Afghanistan rivelatisi preziosi in operazioni d’emergenza in cui non è sempre possibile disporre di aeroporti. “Così saremmo pronti a rispondere rapidamente se necessario, se le condizioni in Libia peggiorassero o se ci fosse richiesto” ha spiegato il portavoce del Pentagono George Little illustrando la missione della task force. Compiti limitati quindi alle cosiddette NEO (Non-combatant evacuation operation) nonostante nel Parlamento italiano alcune forze politiche abbiano paventato il rischio di operazioni belliche in partenza dalla base statunitense in Sicilia. Sigonella, che ospita anche droni Global Hawk e Reaper, è diventata il fulcro delle operazioni statunitensi a sud del Mediterraneo gestite dall’Africa Command che ha sede a Stoccarda. Negli ultimi giorni le ambasciate statunitense e britannica e alcune compagnie petrolifere come la BP hanno ridotto il personale in Libia per motivi di sicurezza. Un anno e mezzo dopo l’uccisione di Muammar Gheddafi l’ex colonia italiana sta infatti sprofondando nell’anarchia, feudalizzata da milizie tribali e colpita quasi ogni giorno da azioni terroristiche di matrice qaedista. Fonti d’intelligence hanno rivelato che molti jihadisti in fuga dal Malì sotto l’incalzare dell’offensiva francese hanno costituito tre campi nel sud della Libia, nella regione desertica del Fezzan che fin dalla guerra del 2011 è fuori dal controllo di Tripoli.

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