Le donne in prima linea? Non hanno istinto omicida

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Le donne nelle forze armate non dovrebbero venire  impiegate in missioni di guerra perché “mancano del necessario istinto omicida”. Lo ha detto un  comandante britannico ora in pensione, il colonnello Richard Kemp (nella foto), classe 1959 con balle spalle 17 incarichi oltremare incluso il comando del Royal Anglian Regiment nella provincia afghana di Helmand nel 2007. In un intervento pubblicato dal Times il 18 novembre, Kemp ha scritto che consentire alle donne di andare al fronte “danneggerebbe le capacità belliche” e comprometterebbe “la coesione” fra militari minando l’efficacia dell’esercito e mettendo molte vite in pericolo”.

Un intervento certo poco “politically correct”, non nuovo per il militare britannico oggi esperto analista strategico che aveva difeso le forze israeliane  dall’accusa di crimini di guerra a Gaza,  specie ora che il Parlamento britannico discute con la Difesa l’opportunità di ammorbidire le attuali restrizioni che in praticano vietano alle donne di operare in azioni di combattimento e sulla cosiddetta “prima linea”. Termine per certi versi superati dagli eventi, specie nei conflitti asimmetrici come dimostrano le 8 soldatesse britanniche rimaste uccise negli ultimi anni in Iraq e Afghanistan.   In Gran Bretagna il personale femminile rappresenta il 9 per cento degli organici militari.

 

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