In Libia 5mila combattenti stranieri

AP-Libia-

AdnKronos – Circa 5mila foreign fighters stanno combattendo insieme agli estremisti in Libia. A rivelarlo è il ministro degli Esteri libico, Mohammed al-Dairi, chiedendo l’aiuto  della comunità internazionale per frenare il terrorismo. Il capo della diplomazia libica, citato dal giornale ‘Libya Herald’, ha precisato che molti “leader terroristi” stranieri si sono presentati in Libia.      Tuttavia, secondo il giornale, il ministro potrebbe sottostimare il numero dei militanti , dal momento che la perdita del controllo delle frontiere in Mali, Nigeria e Niger potrebbe avere facilitato infiltrazioni di terroristi.

Al-Dairi ha chiesto alla comunità internazionale di togliere l’embargoed armare l’esercito nazionale libico, ricordando che la minaccia terroristica non è solo nel suo Paese, ma anche nella regione ed in Europa. Secondo i dati pubblicati recentemente dall’International centre for the study of radicalisation and political violence (ICSR), il numero di jihadisti stranieri partiti per Siria e Iraq continua a crescere e sarebbero oltre 20mila, partiti  da 50 Paesi, superando quelli partiti per combattere in Afghanistan negli anni ’80.

Un quinto di loro ha nazionalità europea o risiedeva in un Paese dell’Europa occidentale.   I foreign fighters europei provengono soprattutto da Francia (1.200), Regno Unito (500-600) e Germania (500-600).

In rapporto alla popolazione, è invece il Belgio a detenere il numero più di combattenti (440, pari 40 ogni milione di abitanti). Quelli partiti dall’Italia sarebbero 80. Ma i combattenti provenienti dall’Europa sono solo circa 4mila, mentre, ad esempio, altri 1.500-2.500 sarebbero partiti dall’Arabia Saudita, 1.500-3mila dalla Tunisia, 1.550 dalla Giordania. Non sono estranee a questo fenomeno nemmeno Australia, Canada e Russia, a dove sono partiti rispettivamente 100-250, 100 e 800-1.500 uomini.

Si stima, si legge sul sito dell’ICSR, che circa il 5-10% degli stranieri partiti siano morti ed un altro 10-30% abbia lasciato le zone di conflitto, tornando a casa o rimanendo in un Paese di  transito. Di conseguenza, il numero di quelli attualmente sul campo in Siria e Iraq potrebbe essere diminuito.

Foto: Stato Islamico e AP

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