Il bilancio di un anno di Califfato in Iraq

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Sono oltre 36mila, tra morti e feriti, le vittime del terrorismo in Iraq nel 2014. Il bilancio di sangue, ad un anno dalla nascita dello Stato Islamico (Isis), che ha autoproclamato la sua nascita il 29 giugno 2014, lo ha reso noto con un rapporto il ministero dei Diritti dell’Uomo iracheno.

Oltre i morti e i feriti, il ministero ha censito anche altri danni provocati dalla furia distruttrice degli uomini del Califfato come la distruzione di ben 201 moschee e della fuga di circa mezzo milione di famiglie dalle province controllate dai Jihadisti: Ninive, al Anbar e Salhuddine.

“Il numero dei morti nel  corso dell’ultimo anno in tutte le province irachene ad eccezione di Ninive, Salhuddine e al Anbar (controllate quasi per intero dall’Isis) e la regione autonoma del Kurdistan è stato di 4.722 persone uccise mentre quelle ferite sono state in 28.525”, ha detto il ministero iracheno in un comunicato diffuso il 3 luglio.

Pesante anche il bilancio delle vittime tra gli uomini dei media. Secondo i dati del ministero, dal 2013 al 2014 sono stati uccisi 406 giornalisti, “14 dei quali trucidati nel 2014”. Tributo di sangue anche tra i magistrati che nel corso dell’anno appena passato hanno perso “sei giudici uccisi dai terroristi”.

Nel rapporto  del ministro viene censito anche il numero dei luoghi di culto musulmani distrutti dagli islamisti del Califfato; secondo i dati della Sovraintendenza sunnita dalla nascita dell’Isis a giugno ad oggi nelle zone controllate dagli uomini di Abu Bakr al Baghdadi “sono stati colpiti 201 moschee”.

E infine,, stando ai dati del ministero della Migrazione, “nel 2014 sono state 493.990 le famiglie che sono fuggite dalle province di residenza ” a causa della violenza.

Foto: Reuters e Stato Islamico

(con fonte Askanews)

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