I turchi abbattono un drone russo. Mosca nega

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Torna a salire la tensione lungo la frontiera tra Turchia e Siria, dopo che Ankara ha reso noto che un caccia F-16 ha abbattuto un drone che era entrato nel suo spazio aereo. Secondo fonti statunitensi “tutto sembra indicare che si tratti di un drone russo”.

Il velivolo senza pilota, probabilmente impegnato in una ricognizione, secondo fonti turche sarebbe un Orlan-10, velivolo da 15 chili di peso che rientra tra i mezzi schierati da Mosca nella base di Latakya. L’abbattimento sarebbe avvenuto a tre chilometri dal confine e le tv hanno mostrato immagini di militari che ne esaminano i rottami nella provincia meridionale di Kilis.

Le forze armate turche hanno assicurato che il drone è stato attaccato perché non ha modificato la rotta dopo essere stato avvertito tre volte, in linea con le regole d’ingaggio della Nato come aveva preannunciato il premier, Ahmet Davutoglu, dopo lo sconfinamento di due caccia russi il 5 ottobre scorso.

L’ipotesi più plausibile è che si tratti di un drone in servizio con il contingente di Mosca in Siria o con le forze di Damasco.

“Tutti gli aerei dell’aeronautica russa impegnati in Siria sono tornati regolarmente alla base di Hmeimim (nei pressi di Latakya) dopo le missioni di combattimento”, ha assicurato il portavoce del ministero della Difesa, generale Igor Konashenkov, secondo ilo quale “droni russi stanno eseguendo ricognizioni aeree e stanno funzionando come da programma”.

Secondo Ankara tra il 3 e il 10 ottobre ci sono stati almeno 10 incontri ravvicinati tra aerei russi e turchi lungo la frontiera siriana.

Davutoglu aveva avvertito che la Turchia avrebbe applicato le sue regole d’ingaggio per qualsiasi sconfinamento, “a prescindere da chi ne fosse responsabile: anche un uccellino in vola verrà intercettato”.

Il capo reparto operazioni dello Stato maggiore della Difesa russo, il tenente generale Andrei Kartapolov, intervistato dalla Komsomolskaya Pravda ha definito probabile la costituzione di una base interforze permanente in Siria.

Nei giorni scorsi l’ambasciatore siriano a Mosca aveva dichiarato che Damasco sarebbe contenta del dispiegamento di una base militare russa permanente nella città di Latakia.

Kartapolov ha riferito che gli obiettivi colpiti dall’inizio delle operazioni aeree in Siria, il 30 settembre, sono oltre 380 con 600 sortite d’attacco.

Commentando le operazioni il presidente russo Vladimir Putin, ha precisato che tra le fila dello Stato Islamico militano tra 5.000 a 7.000 combattenti provenienti da Russia e Paesi della Csi (Comunità degli Stati indipendenti) che raggruppa 9 repubbliche ex sovietiche.

“Non possiamo permettere che l’esperienza che hanno conseguito oggi in Siria in seguito venga utilizzata a casa nostra”.

(con fonti ANSA e AGI)

Foto: Twitter, Ministero Difesa Russo/TASS

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