Volo mh-17: il rapporto olandese non indica colpevoli

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Fu un missile terra-aria Buk M-1 (SA-11 per la NATO) di fabbricazione russa ad abbattere il Boeing della Malaysia Airlines nei cieli dell’Ucraina orientale nel luglio 2014. Il missile colpì il lato sinistro della cabina di pilotaggio, uccidendo all’istante molte delle 298 persone a bordo mentre le altre andarono incontro al loro destino nel giro di pochi, terribili istanti. Sono le principali conclusioni a cui sono giunti i tecnici olandesi del Dutch Safety Board, l’organismo incaricato delle indagini, in un rapporto che ha infiammato di nuovo lo scontro tra Kiev e Mosca.

Il premier ucraino, Arseniy Yatsenyuk, ha puntato il dito contro gli 007 russi che “avevano l’obiettivo di abbattere un aereo civile”. E Mosca ha subito replicato: “E’ un ovvio tentativo di arrivare a una conclusione faziosa, e obbedire a ordini politici”, ha detto il viceministro degli Esteri, Sergei Ryabkov. Tanto piu’, ha spiegato la società costruttrice del sistema missilistico Buk, la Almaza-Antey, che il modello di missile ‘incriminato’ non è più in dotazione alle forze russe da 4 anni ed è stato rimpiazzato dalla versione M-2 del sistema BUK dotata del missile noto in Occidente come SA-17.

Oltre al rapporto scritto, gli investigatori olandesi hanno prodotto un video in cui viene illustrata, passo dopo passo, la dinamica dell’incidente e, ai giornalisti convocati nella base militare olandese di Gilze-Rijen, è stata mostrata la ricostruzione dell’aereo abbattuto, i cui frammenti sono stati montati su un supporto metallico.

Il presidente del Dutch Safety Board, Tjibbe Joustra, in una conferenza stampa ha anche criticato Kiev per non aver chiuso lo spazio aereo sulle zone orientali del Paese, teatro dei combattimenti con i ribelli separatisti filo-russi: “Siamo arrivati alla conclusione che c’erano ragioni sufficienti per le autorità ucraine per chiudere lo spazio aereo sulle zone orientali del loro Paese”.

Tanto più che, come si legge nel documento, quel giorno qualcosa come 160 aerei commerciali di linea volavano nella zona. In base alle simulazioni effettuate dagli inquirenti, il missile fu sparato da un punto imprecisato in un’area di circa 320 chilometri a sudest di Grabovo, zona controllata per lo più dai separatisti filo-russi.

L’aereo colpito si spezzò; la cabina di pilotaggio e il pavimento della business class si staccarono dal corpo principale e precipitarono. Il resto continuò a volare per circa 5 miglia, impattando al suolo dopo 90 secondi. I frammenti si dispersero per oltre 50 chilometri quadrati. Se gli inquirenti olandesi non puntano direttamente e  apertamente il dito contro Mosca, Kiev è certa della sua responsabilità.

“Personalmente non ho dubbi che questa è stata un’operazione dei servizi russi che aveva l’obiettivo di abbattere un aereo civile”, ha dichiarato il premier ucraino, Arseniy Yatsenyuk, nel corso di una riunione di gabinetto trasmessa in diretta tv.

“Siamo certi”, ha aggiunto Yatseniuk, “che questa operazione è stata condotta da un territorio che era sotto il controllo esclusivo dei combattenti russi e al tempo stesso non c’è dubbio che ubriaconi separatisti non sanno usare i sistemi missilistici Buk”. “Questo significa che quei sistemi sono stati operati da personale russo addestrato”, ha insistito. Il presidente ucraino, Petro Poroshenko, in una telefonata al premier olandese, Mark Rutte, ha auspicato che una separata inchiesta penale condotta congiuntamente da Ucraina, Olanda, Australia, Malaysia e Belgio possa permettere “l’incriminazione dei responsabili di questo terribile crimine” davanti a un tribunale internazionale.

La priorità ora è “trovare e processare i responsabili”, ha sottolineato Rutte, chiedendo alla Russia piena collaborazione. Anche gli Usa hanno accolto con favore le conclusioni dell’inchiesta, definendola “un’importante pietra miliare”. Quanto alle autorità della Malaysia, hanno assicurato che continueranno la caccia dei “criminali dal grilletto facile”.

Dalla Russia è stata soprattutto la società produttrice del sistema missilistico Buk a parlare. La Almaza-Antey – che ha effettuato due diversi test di simulazione dell’incidente -ha presentato oggi i risultati della sua ‘contro-inchiesta’ sull’incidente che, secondo l’ad della compagnia, Yan Novikov, “smentiscono totalmente” le conclusioni della Commissione olandese.

La Almaz-Antey ha condotto un secondo esperimento in cui è stato simulato l’impatto di un missile lanciato da un Buk contro un aereo di linea  per ricostruire le circostanze dello schianto. Lo studio ha dimostrato, hanno spiegato in una conferenza stampa i dirigenti e gli ingegneri della società, che il volo MH17 sarebbe stato colpito da un missile 9M38M del sistema Buk-M1, sparato da una zona allora sotto il controllo dell’esercito di Kiev.

Si tratta della stessa conclusione a cui aveva portato la precedente indagine della Almaz, condotta il 31 giugno scorso, e i cui risultai però -hanno denunciato i russi – la Commissione olandese ha rifiutato di accettare.

Questa seconda simulazione, hanno spiegato in conferenza stampa, è stata condotta il 7 ottobre di quest’anno e indica che il missile è stato lanciato da 3,5 km a sud del villaggio Zaroshchenskoye, nella regione di Donetsk, controllata dalle forze regolari ucraine e non dai separatisti filorussi.

Per il rapporto della Almaz-Antei, “il tipo di missile usato è il 9M38, il che è indubbiamente evidenziato dall’assenza delle tipiche lacerazioni a forma di ‘I'” del modello 9M38M1 “sulla carcassa del Boeing, che sono invece presenti in gran numero nell’esperimento su larga scala” condotto dalla società statale russa.

Sempre secondo la Almaz-Antei, le truppe russe non usano più il missile Buk 9M38 dal 2011, mentre le forze armate ucraine disponevano nel 2005 di 502 missili 9M38 e di 991 9M38M1.
Armi ancor oggi in servizio nelle forze di Kiev.

La Russia ha sempre sostenuto che l’aereo fu abbattuto da un missile sparato dalle truppe ucraine che peraltro in quel periodo schieravano i batteria di sistemi BUK M-1 equipaggiati con i missili SA-11 proprio a ridosso del fronte perché temevano l’intervento di cacciabombardieri russi in appoggio ai miliziani del Donbass.

“In quel momento non avevamo alcun sistema anti aereo Buk” ha detto a Interfax, Eduard Basurin, alto funzionario del ministero della difesa dell’autoproclamata Repubblica di Donetsk (Dpr), respingendo le accuse di un coinvolgimento dei ribelli nell’abbattimento.

La pubblicazione del rapporto sul volo della Malaysia Airlines Flight 17 (MH17) “è un importante pietra miliare” nello sforzo di far pagare la responsabilità agli autori del gesto. Lo afferma la Casa Bianca, sottolineando che “la nostra valutazione non cambia, ovvero che l’MH17 à stato colpito da un missile terra aria sparato dal territorio controllato dai separatisti nell’est dell’Ucraina.

Il sistema missilistico antiaereo Buk (faggio) è un sistema di missili terra-aria di medio raggio, potente e preciso, sviluppati dall’Urss a fine anni Settanta e modernizzati poi dalla Russia (M1-2, M-2) per abbattere anche missili da crociera e droni.

Lanciati da una piattaforma mobile, un lanciatore quadruplo montato su un mezzo cingolato semovente, i missili da 700 kg ciascuno possono colpire bersagli che volano a quote fino a 25/30 mila con circa 70 chili di esplosivo, deflagra in stretta prossimità’ con l’obiettivo distruggendolo con frammenti ad alta velocità. Il sistema richiede di essere operato da specialisti molto addestrati e capaci di utilizzare la tecnologia radar: generalmente il sistema radar è manovrato da un’unità mobile.

Dalla sua introduzione nel 1979, il sistema missilistico ha avuto vari aggiornamenti, l’ultimo è il sistema 9K37M2 Buk-M2 dotato del missile conosciuto in Occidente come SA-17 Grizzly. Dal 2016 è attesa la versione Buk-M3.

Il sistema è stato esportato in vari Paesi, compresa la Siria e la Corea del nord. Sia le forze armate russe che ucraine sono dotate dei Buk, anche se in versioni diversamente aggiornate. I separatisti del Donbass negano di averli avuti in dotazione ma non è escluso che all’epoca dei fatti avessero messo le mani su alcune batterie dell’esercito di Kiev che impiega la versione M-1 con il missile SA-11 “accusato” dal rapporto olandese di essere il responsabile dell’abbattimento.

Ovviamente il fatto che le forze russe non avessero più in servizio quella versione del sistema Buk  non esclude a priori che qualche vecchio M-1 potesse venire reperito e impiegato per abbattere un velivolo civile. In tal caso sarebbe stato un atto premeditato e non il frutto di errori come è accaduto in incidenti di questo genere verificatisi in passato (abbattimento di un Boeing sudcoreano nel 1983 da parte di un caccia sovietico che lo riteneva un velivolo spia U-2 statunitense e, cinque anni più tardi, di un Airbus iraniano colpito da un missile Standard lanciato nel Golfo Persico dall’ incrociatore statunitense Vincennes.

Intorno a quanto accaduto al volo MH-17 attualmente vi sono troppi  “inquinamenti” politici per consentire di costituire una commissione d’inchiesta internazionale imparziale e che tragga conclusioni credibili, specie ora che dall’Ucraina alla Siria il confronto tra russi e Occidente si fa più ampio e aspro.

(con fonti AGI, Ansa, AFP, Interfax  e REUTERS)

Foto AP, AFP e Reuters

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