DSEI 2017: l’industria della Difesa non teme la Brexit

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di Vittorio Orsini

Londra – In qualità di main sponsor, BAE Systems è stata la “padrona di casa” dell’ultima edizione del Salone DSEI (Defence Systems and Equipment International), che si è tenuto all’Excel Centre di Londra (di proprietà degli Emirati Arabi Uniti, presenti quest’anno anche tra gli espositori) dal 12 al 15 settembre scorso.

Il colosso britannico della difesa ha esibito tutte le sue capacità nei segmenti aereo, marittimo, terrestre e cyber. In particolare, nel settore aereo la società prime contractor nella vendita dei 24 Eurofighter al Qatar (annunciata domenica dal Regno Unito a salone finito), ha fatto sapere che svilupperà con Airbus un nuovo sistema large area display (LAD) destinato al cockpit del Typhoon, che potrebbe sostituire l’attuale configurazione a tre, multifunction display (MFD), come parte del programma di aggiornamento delle capacità operative del velivolo europeo.

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Il dispositivo migliorerebbe la raccolta delle informazioni provenienti dai vari sensori integrati sul Typhoon, lavorando con il nuovo radar AESA anch’esso ospitato nello stand di BAE. Per l’E-Captor sono in programma ulteriori upgrade, che saranno definiti a monte di una decisione politica attesa dopo le elezioni in Germania. Tra le altre cose, BAE ha presentato per la prima volta, con una demo virtuale, i suoi nuovi visori a realtà aumentata per clienti militari e civili.

Con numeri in costante crescita, a cominciare dal business, che si è consolidato negli ultimi anni in maniera “significativa”, grazie anche ad importanti commesse arrivate dal Regno Unito, Leonardo è stata tra i protagonisti dell’ultima edizione del DSEI.  Nel Regno Unito la società italiana ha circa 7.000 addetti mentre sono 2.000 le aziende che lavorano nell’indotto.

Le priorità di Leonardo su questo come sugli altri mercati, spiega a DSEI Norman Bone, presidente e direttore generale di Leonardo MW (l’entità creata a gennaio per far confluire in un unico soggetto le attività britanniche di Leonardo, sostanzialmente elicotteri ed elettronica per la difesa), sono “nuove partnership, internazionalizzazione, così come annunciato dall’a.d. Alessandro Profumo, export e innovazione, specie per sviluppare capacità sovrane per le Forze Armate”.

Un esempio – sottolinea Bone – risiede nell’accordo di collaborazione firmato al DSEI da Leonardo con DA Defence e Inzpire per sviluppare una soluzione a basso rischio e costo per soddisfare i nuovi requisiti nell’addestramento aereo, ovvero un trainer da usare come “aggressor”, nell’ambito del programma britannico ASDOT (Defence’s Air Support to Defence Operational Training), la cui operatività è prevista attorno al 2030, mentre una decisione su quale sarà la piattaforma adottata dovrebbe essere annunciata nel 2019.

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E per quanto riguarda l’addestramento dei piloti da combattimento, la svedese Saab ha scelto proprio il DSEI per svelare il Gripen “Aggressor”, una variante dedicata del caccia Gripen C, con cui la Svezia punta a soddisfare sia il requisito britannico che quello statunitense. Parlando con la stampa al salone, Richard Smith, a capo delle vendite e del marketing del velivolo, ha detto che il Gripen Aggressor è l’unico prodotto “in grado di soddisfare il programma ASDOT e lo statunitense Adversarial Air (AdAir)”.

Il velivolo pensato per questi due programmi è al momento un Gripen C di nuova costruzione, senza sistemi d’arma offensivi, incluso il cannone interno, ma che potrebbe, laddove richiesto, essere offerto anche in versione bi-posto, lavorando in questo caso sul modello D. L’Aggressor è un nuovo membro della famiglia Gripen, che comprende la serie E e la C, che include a sua volta il modello D.

“Nel combattimento aereo – ha detto Smith alla stampa – i velivoli legacy utilizzati non incontrano le tecnologie dei nuovi aerei da combattimento: volo supersonico, bassa osservabilità, capacità oltre il visual range, sensor fusion, radar Aesa, datalink e guerra elettronica. Per questi motivi vedo per il Gripen Aggressor un grande potenziale”.

Leonardo non sembra temere (e non è la sola) gli effetti di Brexit, in quanto fonti istituzionali, a partire dal ministro della Difesa, Micheal Fallon, hanno dichiarato che il Regno Unito vuole rimanere integrato all’Europa della difesa e andare avanti sulla strada della cooperazione governativa.

A Londra la società di Piazza Montegrappa ha messo al centro della scena i propri elicotteri, affiancati da applicazioni terrestri, navali e cyber, area questa dove Leonardo ha confermato di voler “investire ulteriormente per migliorare la capacità di risposta della Nato in questo specifico dominio”.

In particolare, a DSEI 2017 c’erano due elicotteri AW159: uno dell’Esercito, in statica, capace di imbarcare svariati equipaggiamenti compreso un radar di tipo Aesa ed uno della Royal Navy, collocato a bordo di una fregata Type 23 a testimonianza della volontà espressa dalla Difesa britannica di avere assetti omogenei (entrambi gli elicotteri devono poter essere imbarcabili) per configurazione.

wildcat (foto international aviation news)

Il Wildcat sarà infatti oggetto in UK di un importante programma di ammodernamento che prevede l’integrazione di nuove capacità nell’Electronic Warfare entro il 2018 e, successivamente (2020), una capacità di attacco aumentata.

A Londra era o presenti anche due AW101, un MK-2 ed un MK-4, quest’ultimo appartenente alla Royal Navy. La macchina è destinata a ricevere nuova attenzione, non solo per gli sviluppi che la società italiana potrebbe decidere di integrarvi, ma anche perché sarà al centro dell’offerta di Leonardo alla Polonia, dopo l’uscita, pochi giorni fa, della request for proposal (RFP), che ha posto un requisito per 8 elicotteri Combat SAR destinati alle forze speciali polacche, indicato nel documento appena rilasciato come prioritario, seguito da un altro per altri 8 elicotteri (4+4), da mettere il linea con la Marina di Varsavia.

Assieme a questi modelli, un mock-up dell’unmanned ad ala rotante per missioni terrestri e navali HERO (categoria 200 kg di peso), equipaggiato con alcuni payload. L’attenzione attorno ai sistemi unmanned di Leonardo è stata notevole, anche perché – si è appreso – la Royal Navy testerà a partire dal prossimo anno un unmanned (molto probabilmente il più grande SOLO SW4 di Leonardo-AgustaWestland per il quale c’è già un accordo con il  Ministero della Difesa) su una fregata Type 23, con una serie di decolli e atterraggi, in vista di avere un sistema unmanned operativo sulla classe Type 31E entro il 2023.

Per Leonardo questi sistemi offrono molti “vantaggi in operazione, uniti a bassi costi di esercizio ed hanno una grande potenzialità sul mercato export”. Ad oggi, i risultati iniziali della seconda fase di studio del programma biennale navale UK Rotary Wing Unmanned Air Systems Capability Concept Demonstrator (RWUAS CCD) “hanno dato risultati positivi”, ha confermato al riguardo John Ponsonby, managing director Leonardo UK helicopter operation.

HERO (foto Helis.com) (002)

Nello stand di Leonardo anche un modello in scala del sistema laser a energia diretta (Laser Directed Energy Weapon – LDEW) per la Difesa britannica, sviluppato, grazie a un contratto da 30 milioni di sterline nel contesto del consorzio Dragonfire-

Il consorzio vede MBDA UK prime contractor responsabile per la parte comando e controllo (la stessa del sistema Sea Ceptor), Leonardo, Qinetiq e altre aziende britanniche. Per questo sistema – fanno sapere a DSEI – le cui prime consegne sono previste nel 2019, partiranno a breve una serie di prove a terra, in Scozia, dopo che un paio di mesi fa è stata completata la preliminary design review (PDR).

“Si tratta di un programma molto veloce”, spiega Brian Colwill di MBDA UK, “per il quale ci attendiamo di effettuare le prove a mare nel 2020 e di arrivare alla IOC” (initial operational capability) nel 2023.

Per il LDEW non c’è al momento in UK un requisito da parte delle Forze Armate ma il contratto di sviluppo sottoscritto con liol Ministeri della Difesa (MoD) ha la finalità di “dimostrare nuove capacità nel dominio laser”. Tra i vantaggi indicati, la precisone nell’ingaggio di obiettivi terrestri e marittimi e la possibilità di diminuire l’impatto sul target, ovvero di danneggiarlo.

In tema di nuove capacità, Leonardo ha anche fatto sapere di essere stata selezionata, assieme a Thales, dal Defence Science and Technology Laboratory (DSTL) del ministero della Difesa britannico per la dimostrazione, nel corso di una campagna di test che avrà luogo nei primi mesi del 2018, di un sistema avionico di protezione a infrarossi che le due società stanno realizzando insieme.

Attualmente sono in corso attività di sviluppo finalizzate a integrare due dei prodotti più avanzati delle aziende: il sistema di allerta “Elix‐IR” di Thales e il sistema DIRCM (Directed Infra‐Red Counter‐Measure) “Miysis” di Leonardo. La soluzione proposta da Leonardo e Thales fornirà una protezione completa antimissile per piattaforme civili e militari, dai piccoli elicotteri alle più grandi piattaforme VIP e da trasporto truppe.

Il DSTL ha altresì scelto Leonardo per guidare un team di aziende del Regno Unito, BAE Systems compresa, che lavoreranno su un progetto per la protezione dei veicoli del British Army dalle minacce attuali e future. Nell’ambito del programma di sviluppo tecnologico (Technology Demonstrator Programme -TDP) “Icarus”, il team dovrà sviluppare e testare una soluzione per integrare nei sistemi di protezione attiva (Active Protection System – APS) le migliori tecnologie esistenti, contenendo i costi e preparandone l’implementazione in tutta la flotta di veicoli dell’Esercito.

Parte del programma vedrà il team guidato da Leonardo impegnato a validare un prototipo in esercitazioni di tiro. “Il progetto – fa sapere Leonardo – nasce in risposta a un ambiente operativo in cui la sola blindatura non è sufficiente a difendere dalle capacità offensive dei sistemi d’arma del futuro, in particolare i lanciagranate e i missili anticarro”.

A DSEI 2017, MBDA, di cui Leonardo detiene il 25%, ha presentato a bordo dell’unità navale della Royal Navy, HMS Argyll, la prima a riceverlo e a testarlo, il 4 settembre scorso, il sistema di nuova generazione per la difesa aerea, Sea Ceptor, che rimpiazzerà il Sea Wolf in uso alla Marina.

Dall’unità è stato anche formalmente lanciato a Londra il Sea Ceptor User Group, che include oltre al Regno Unito, la Marina neozelandese e quella cilena. Queste Forze Armate lavoreranno assieme per l’introduzione e il supporto del sistema d’arma. Il Sea Ceptor è basato sul CAMM (Common Anti-air Modular Missile) pensato contro minacce attuali e future, tra cui missili supersonici antinave e aerei da combattimento.

Il CAMM, nella sua versione ER, è oggetto di negoziati anche in Italia, MBDA spera di arrivare presto a un contratto per sostituire alcuni sistemi obsoleti in uso all’Esercito mentre – si apprende a Londra – anche l’Aeronautica Militare lo starebbe valutando e la Marina Militare potrebbe decidere di utilizzarlo per la difesa di corto raggio (very short range) in funzione complementare al missile Aster sulle unità navali più piccole.

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Opportunità per questo programma, che In Italia sarebbe associato al radar Grand Kronos di Leonardo, sono perseguite su diversi mercati, compresa Svizzera, Polonia e Svezia. Da questo, come da altri programmi, MBDA si attende un significativo sostegno alle competenze ingegneristiche sviluppate autonomamente. Grazie anche a questo programma e ai suoi sviluppi, MBDA Italia vorrebbe portare nella Penisola (se ne sta discutendo) la design authority di tutti i seeker a radio-frequenza concentrandola nel sito del Fusaro.

Altro programma a cui si sta lavorando molto è il Marte ER da utilizzare in funzione multiruolo: mare, terra, da elicotteri e, dopo la richiesta del Kuwait, cliente di lancio del missile integrato su Eurofighter, da aerei da combattimento.

Il missile ha già effettuato a Torino alcune prove di sgancio simulato da Eurofighter e presto affronterà la galleria del vento. La decisione del Kuwait di avere i suoi Typhoon dotati di capacità antinave – si apprende – potrebbe essere seguita dall’Arabia Saudita, primo cliente del caccia europeo nell’area del Golfo.

Land Ceptor@MBDA

Il Salone DSEI ha inoltre segnato il debutto del Land Ceptor, versione terrestre del Sea Ceptor, che entrerà in servizio con il British Army per rimpiazzare il sistema di difesa aerea Rapier. Il sistema aumenterà il range di difesa di 25 chilometri e sarà capace di contrastare target diversi, inclusi missili da crociera e munizioni di precisione guidate. Il veicolo terrestre che lo utilizzerà sarà l’HX-77, già in servizio con il British Army.

Tra i 1.600 espositori e i 40 padiglioni internazionali, la parte del leone l’ha fatta, come sempre a DSEI, il settore terrestre, anche perchè in questo momento il Regno Unito ha aperte diverse competizioni per completare nei prossimi anni, i tempi saranno decisi dal budget, la linea di veicoli del proprio esercito. Moltissime le presenze e i veicoli in mostra, tra i quali, il Boxer (8×8) Multi-Role Armoured Vehicle (MRAV) di Rheinmetal, con i colori dell’Union Jack, uno dei contendenti per il nuovo Mechanised Infantry Vehicle del Regno Unito.

Boxer (foto Army Recognition) (002)

Debutto poi per il sistema laser di Arnold Defence montato su veicolo LRV 600 della Supacat, che ha lanciato a Londra anche l’ultima versione, la 600, del Light Reconoissance Vehicle (LRV). Elbit Systems ha esibito invece a DSEI 2017 l’ultima versione del mortaio Spear Mk 2 (120mm), integrato su piattaforma Plasan SandCat (4×4).

La nuova munizione è già in produzione e in servizio con un cliente non specificato. Nel settore unmanned poi BAE Systems ha presentato l’UGV (Unmanned Grounf Vehicle) Ironclad. Obiettivo del costruttore, fare interagire in futuro l’UGV (che sarà sviluppato in due configurazioni da 200 e 250 kg) con altri assetti e truppe terrestri.

Anche l’australiana Praesidium Global ha svelato a DSEI il veicolo teleguidato (UGV) Pathfinder, soluzione terrestre aerotrasportabile e dotata di paracadute a guida GPS.  Da notare infine che questa edizione ha visto la partecipazione per la prima volta di Bulgaria, Ungheria, Malta, Slovacchia e Slovenia, mentre Italia, Polonia, Austria, Turchia e Repubblica Ceca hanno incrementato lo spazio espositivo dei rispettivi padiglioni.

Foto: Bae Systems, Leonardo, Army Recognition e MBDA

 

 

 

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