Raid missilistico (forse israeliano) contro la base siriana T-4

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Un attacco missilistico di origine non precisata ha colpito l’aeroporto militare siriano di Tayfur (meglio noto come T4), nella provincia centrale di Homs, provocando diverse vittime e feriti. L’agenzia ufficiale di Stato Sana parla di “aggressione americana”, che ha causato la morte di almeno 14 militari, fra i quali vi sarebbero elementi legati alle milizie iraniane attive nel Paese. Gli Stati Uniti hanno negato ogni coinvolgimento nell’operazione militare, assicurando che le forze armate “non conducono raid aerei” nel Paese.

La stessa Damasco ha successivamente accusato Israele probabilmente dopo aver ricevuto informazioni dalla difesa aerea russa basata a Latakya.

S 400 a Latakya

Per il ministero della difesa russo sono stati due F-15 israeliani a lanciare all”alba di questa mattina otto missili, dallo spazio aereo libanese, contro la base militare T-4. Mosca ha precisato che non ci sono militari russi fra le vittime e che la difesa aerea siriana ha distrutto cinque missili labcisati dagli aerei israeliani. Il raid iniziato alle 2.25 di questa mattina si è concluso alle 2.53 (ora locale), ha precisato il ministero della difesa russo. Tre degli otto missili guidati lanciati hanno colpito il settore occidentale della base aerea.

Contattato dall’agenzia di stampa France Presse, un portavoce militare israeliano si è rifiutato di commentare. Israele ha già colpito lo scorso febbraio la base T4, nota anche come Tiyas, nella provincia di Homs, dopo aver accusato Teheran, alleato di Damasco, di aver inviato un drone sul proprio territorio da una “base iraniana” in Siria, identificata appunto in quella T-4. Il governo israeliano ha effettuato almeno un centinaio di raid aerei in territorio siriano da quando è iniziata la guerra ci vile nel 2011.

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L’attacco alla base siriana giunge a poche ore di distanza da un sospetto attacco con armi chimiche da parte dell’esercito siriano contro la roccaforte ribelle di Douma, ultimo bastione ancora nelle mani delle milizie jihadiste anti-Assad nella Ghouta orientale. Secondo alcune fonti, tutte vicine alla milizia filo saudita Jaish al-Islam, vi sarebbero state fino a un centinaio di vittime, fra le quali donne e bambini; diversi feriti avrebbero presentato problemi respiratori tipici dell’uso di armi chimiche. Ma mancano verifiche indipendenti e certe.

Commentando il presunto attacco chimico di ieri, Francia e Stati Uniti hanno parlato di gesto “orribile”. In una conversazione telefonica il presidente Usa Donald Trump e l’omologo francese Emmanuel Macron hanno assicurato una “risposta forte e congiunta” contro il governo di Damasco (e gli alleati russo e iraniano). Bashar al-Assad, hanno aggiunto, deve essere “perseguito” per queste “continue violazioni ai diritti umani”.

In precedenza l’inquilino della Casa Bianca su Twitter aveva condannato l’attacco ad armi “chimiche” [in maiuscolo nel testo] in cui sarebbero morti “anche donne e bambini”. Egli ha aggiunto che “il presidente Putin, la Russia e l’Iran sono responsabili per il sostegno a quell’animale di Assad. E la pagheranno a caro prezzo”.

Immediata la replica del governo siriano e dei suoi alleati, Mosca e Teheran, che negano con forza l’uso di armi chimiche o non convenzionali. Il ministero russo degli Esteri parla di accuse provocatorie e di “pretesti montati ad arte” per poter giustificare “un intervento militare” in Siria, dove sono presenti soldati di Mosca “dietro precisa richiesta del legittimo governo” di Damasco.

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A denunciare l’attacco con armi chimiche sarebbero state fonti ribelli e gruppi anti-governativi, che hanno diffuso video nei quali si vedono i controversi “elmetti bianchi” [gruppi di soccorso vicini alle milizie anti-Assad] portare aiuto a civili con gravi problemi respiratori. Nelle immagini si vedono anche numerosi cadaveri a terra. alcuni dei quali con la bava alla bocca.

Oggi a New York è in programma una seduta urgente delle Nazioni Unite incentrata sull’uso di armi chimiche in Siria e, in particolare, sulla roccaforte ribelle di Douma. Intanto i vertici di Siria e Russia hanno raggiunto un accordo con il gruppo ribelle Jaish al-Islam che controlla l’enclave alla periferia orientale di Damasco. Fonti del Cremlino annunciano l’interruzione delle operazioni militari: in base all’intesa, un centinaio di bus trasporteranno circa 8mila combattenti e decine di migliaia di loro familiari. Gli ostaggi finora nelle mani dei ribelli verranno liberati.

(con fonte Asianews e AFP)

Foto: Al Manar, IDF, SANA e TASS

 

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