Clinton, Trump e la guerra afghana dimenticata

Reuters-AFGHANISTAN-KUNDUZ

AdnKronos/Aki – Per l’Afghanistan il risultato delle elezioni presidenziali statunitensi non sarà senza conseguenze: questo è il Paese della guerra più lunga della storia americana, un conflitto iniziato nel 2001 dopo gli attacchi dell’11 settembre, all’epoca della presidenza di George W. Bush.

E’ il Paese dove sono dispiegati 8.400 soldati americani ed è il Paese della guerra che Hillary Clinton e Trump sembrano aver dimenticato nella combattuta campagna elettorale, nonostante qui gli Usa abbiano versato e continuino a versare fiumi di dollari (un costo stimato per i contribuenti di 686 miliardi) e a piangere caduti (più di 2.300 soldati Usa morti).

A più di 15 anni dalla caduta del regime dei Talebani l’Afghanistan è ancora un “teatro operativo”, un Paese in cui la guerra dei droni uccide i leader di al-Qaeda e fa vittime tra i civili, un Paese con un’economia che per la maggior parte dipende dagli aiuti esterni e in cui i Talebani sono ancora ‘forti’ (sotto il controllo del governo ci sarebbe circa il 70% della popolazione).

Sullo ‘sfondo’, il ritiro – rallentato – delle truppe Usa (all’epoca del “surge” del 2009 Hillary era segretario di Stato) e le politiche di Washington riguardo la sempre difficile alleanza con il Pakistan.

Il nuovo inquilino della Casa Bianca dovrà per forza di cose decidere se lasciare inalterato, ridurre o persino rafforzare la presenza di truppe Usa in Afghanistan dopo la strategia militare “minimalista” di Barack Obama, come molti analisti l’hanno definita. (Hillary Clinton ha vagamente detto di voler “affrontare” l’IS in Afghanistan e “arginare il flusso di jihadisti”, Trump ha evocato la fine degli sforzi di “nation-building”.

Su Foreign Policy Stephen Walt, docente di affari internazionali a Harvard, ha parlato dell’Afghanistan come di un conflitto che “sembriamo più pronti a dimenticare che a finire”. Sul britannico Guardian, Simon Tisdall, ha scritto che “l’Afghanistan è il piccolo sporco segreto della campagna elettorale Usa”: se ne è parlato ‘alla larga’ solo una volta durante i tre dibattiti.

Sul terreno la situazione della sicurezza peggiora, da inizio anno le vittime civili del conflitto sono circa 2.500, ma “nessun candidato sembra avere un piano per l’Afghanistan – commenta Bashir Ahmad Qasani dell’afghana ITV in dichiarazioni ad al-Jazeera.

Le elezioni americane sono molto importanti per noi. Perché la loro guerra più lunga, 14 o 15 anni, è qui ma è stata dimenticata?”.

Qasani spera nella vittoria dei democratici, perché almeno – dice – con Barack Obama c’è stata la decisione di rallentare il ritiro delle truppe e perché è certo il continuo sostegno alle forze di sicurezza afghane.

Per Davood Moradian, direttore dell’Afghan Institute for Strategic Studies, sia Hillary Clinton che Trump “sono un’opportunità per l’Afghanistan”.

La candidata democratica, dice, “conosce l’Afghanistan e la regione e questo per noi è un valore aggiunto”, anche se “potrebbe comunque essere uno svantaggio” perché l’Afghanistan “ha bisogno di nuove idee” e “non credo che Hillary Clinton sia in grado di proporre un cambiamento nelle relazioni Usa-Afghanistan”.

E negli anni i democratici si sono fatti “manipolare da chiunque”, dice Moradian, “si sono fatti pugnalare alle spalle dai Talebani, dai signori della guerra afghani, da Teheran, Mosca, da tutti”.

Trump, è per l’esperto, come “un vaso di Pandora”, un candidato presidente che “manca di esperienza politica”, ma “la politica internazionale non ha regole, così come il mondo delle aziende” e qui il candidato repubblicano ha – secondo l’esperto – tutte le carte in regola per poter “giocare”.

E anche tra gli afghani hanno suscitato preoccupazione le uscite estreme di Trump: la proposta di bloccare l’ingresso dei musulmani negli Usa, prima tra tutte.

 

Anche il presidente afghano Ashraf Ghani ha studiato negli Usa, oltre a vantare un passato alla Banca Mondiale. Le parole di Trump, sintetizza il 20enne Dean Mohamad ad al-Jazeera, “sarebbe drammatico per i musulmani negli Usa e per l’Islam”.

Per Ahmad Reza, studente 22enne di Scienze sociali a Kabul, Trump è tanto “pericoloso” quanto Hillary è “umana”.

Hanno lasciato senza parole anche gli afghani i pesanti commenti sessisti di Trump.

Nel 2001 Laura Bush e Cherie Blair unirono le loro forze per sostenere l’avvio delle operazioni Usa in Afghanistan e denunciarono con parole accorate il dramma delle donne e dei bambini afghani.

Quindici anni dopo, “Trump non ha alcun programam per le donne – dice Mariam Farzami, studentessa dell’Università di Kabul – Anzi, le insulta”.

Intanto nei primi sei mesi dell’anno in Afghanistan sono stati oltre 5.000 i casi denunciati di violenze contro le donne, compresi 241 omicidi, nonostante in generale ci sia una maggior coscienza del ruolo della donna.

Per non parlare della produzione di oppio (aumentata di nuovo sotto gli occhi del governo Ghani-Abdullah diviso da profonde rivalità interne), degli sfollati a causa del conflitto (1,8 milioni), delle famiglie in fuga dal Paese, della corruzione che resta dilagante e del rischio prospettato dalle organizzazioni umanitarie – come ha scritto nei giorni scorsi il New York Times – che in Afghanistan rientrino 1,5 milioni di migranti, molti dei quali contro la propria volontà, dall’Europa, dall’Iran e dal Pakistan.

Foto: US DoD, Reuters, DPA, AP, Pajhwok e AFP

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