Aria di guerra civile in Libia: in Cirenaica arrivano i russi?

Roma, 6 giu. (askanews) - In Libia le truppe del generale Khalifah Haftar che fanno capo al parlamento di Tobruk "sono riuscite ad entrare nelle ultime due roccaforti" dei jihadisti dello Stato Islamico (Isis) a Bengasi, città ad est del Paese Nordafricano. A riferirlo è la tv satellitare al Arabiya che cita fonti militari secondo le quali "l'operazione di liberare completamente i due bastioni è questione di ore". 

Secondo le stesse fonti, nelle due zone attaccate dall'esercito, Souq al Hut ("Il Mercato del Pesce") e al Sabri "la maggior parte dei terroristi sono stati fatti prigionieri o uccisi mentre quelli rimasti in vita sono fuggiti via mare", hanno detto le fonti all'emittente panaraba.

In Libia, all’indomani della prova di forza degli islamisti a Tripoli, la situazione nel Paese nordafricano sembra destinata ad ulteriori complicazioni se verrà confermata la notizia, diffusa dai media arabi, della firma da parte del generale Khalifa Haftar di un’intesa per la creazione di una base militare russa nella Cirenaica (forse una base navale a Tobruk dove già in epoca sovietica facevano scalo frequentemente le navi dell’URSS).

Il tutto pochi giorni dopo la riapertura dell’ambasciata italiana a Tripoli e il rinnovato sostegno di Roma al governo di accordo nazionale di Fayez al Sarraj, riconosciuto dalla Comunità internazionale. Iniziativa bollata dal governo dell’Est del Paese, alleato di Haftar, come “una nuova occupazione militare”.

E’ quanto emerge da analisi e notizie diffuse ieri dai media mediorientali, come l’agenzia di stampa ufficiale turca Anadolu, che svela i presunti piani del generale Haftar per conquistare la capitale partendo dal Sud del Paese, dove le sue truppe starebbero facendo incetta di numerosi basi aeree.

In Libia, di fatto, ci sono tre governi: quello di Sarraj, nato dall’accordo mediato dall’Onu e siglato in Marocco nel dicembre 2015; quello laico di Tobruk, in Cirenaica, di Abdullah al-Thani il cui esercito è guidato da Haftar che può contare sull’appoggio del vicino Egitto e degli Emirati Arabi Uniti, che hanno già una base aerea mei pressi di Maerj, in Cirenaica con aerei da attacco, droni ed elicotteri (foto sotto); infine il governo islamista di salvezza nazionale che si era autosospeso dopo l’arrivo di Sarraj a Tripoli, nel marzo 2016, guidato da Khalifah Ghweil, sostenuto e finanziato da Turchia e Qatar.

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La prova di forza di Ghweil giovedì a Tripoli, con la presunta occupazione di alcuni ministeri, è arrivata due giorni dopo la firma di “un progetto di memorandum d’intesa” tra Italia e Libia per combattere il traffico di esseri umani e arginare i flussi di migranti in arrivo sulle coste italiane. Un annuncio seguito all’indomani dalla riapertura dell’ambasciata italiana a Tripoli. “Una nuova occupazione militare”, è stata l’immediata reazione del governo di Tobruk, che ha denunciato anche “l’ingresso in acque territoriali libiche di una nave carica di armi e soldati italiani”. Notizia seccamente smentita dal governo italiano.

L’ex premier del governo islamista libico, Khalifa Ghwell, sta tentando di “coagulare il malcontento contro il governo” di concordia nazionale del premier designato Fayez al-Serraj, riconosciuto dalle Nazioni Unite, che “ha difficoltà non solo a controllare l’intero Paese ma anche Tripoli” sostiene Arturo Varvelli, esperto di Libia e responsabile dell’Osservatorio Terrorismo dell’Istituto per gli studi di politica internazionale (Ispi).

In un’intervista ad Aki-Adnkronos International, Varvelli spiega i motivi del malcontento a Tripoli che stanno rendendo difficile il “vivere quotidiano”. “Da settimane in alcune zone si registrano blackout elettrici anche di 24 ore. Ci sono inoltre problemi con la raccolta dei rifiuti e con la disponibilità di contanti nelle banche”, afferma l’esperto. Varvelli non vede una relazione tra il presunto assalto ai tre ministeri e la riapertura dell’ambasciata italiana, annunciata nei giorni scorsi durante la visita a Tripoli del ministro dell’Interno, Marco Minniti. “Non mi pare ci sia una relazione nonostante nei giorni scorsi siano circolati a Tripoli volantini tutt’altro che favorevoli alla riapertura dell’ambasciata italiana, nei quali inoltre si convocava per oggi una manifestazione: vedremo di che entità sarà, anche se dubito che per gli abitanti di Tripoli al momento la nostra sede diplomatica sia una priorità”, spiega.

Libya's UN-backed Prime Minister-designate, Fayez al-Sarraj, flanked by members of the presidential council, speaks during a press conference on March 30, 2016 in the capital Tripoli. Fayez al-Sarraj arrived in Tripoli following months of mounting international pressure for the country's warring sides to allow him to start work. / AFP PHOTO / STRINGER

Secondo l’esperto è “difficile dire se la riapertura (dell’ambasciata, ndr) sia stata una mossa azzardata o meno, senza dubbio il lungo lavoro di preparazione è stato fatto a ragion veduta. Si tratta di una mossa politica dell’Italia che sta cercando di rafforzare il governo di unità nazionale con ogni mezzo. Il problema resta l’altra parte, non intendo Ghwell ma le forze del generale Haftar alle quali si deve guardare per realizzare un nuovo grande accordo che dia solidità al governo di unità e lo renda più efficiente”. Varvelli è convinto che dietro le operazioni di Ghwell non ci sia neanche il generale Haftar.

“Anche se le alleanze in Libia sono molto variabili, Ghwell e il suo Parlamento erano oppositori del generale Haftar. Le forze filo-Ghwell, inoltre, fanno riferimento al gran mufti di Libia, Sadiq Al-Ghariani. Escludo che ci sia un ruolo di Haftar” nei disordini a Tripoli,
Sebbene la mossa di Ghweil sembri più volta a ritagliarsi un ruolo nel futuro assetto del Paese, il vero pericolo per l’esecutivo al Sarraj arriverebbe dai piani del generale Haftar, con il sostegno di Mosca, per affermarsi alla guida dello Stato. Stando a quando scrive oggi in un editoriale al “Quds al Arabi”, quotidiano panarabo di proprietà del Qatar, il generale “ha firmato un accordo” con Mosca per l’installazione di una base militare in Cirenaica durante la visita sulla portaerei russa Kuznetsov in transito davanti alla Libia nel suo viaggio di rientro in Russia dalla Siria.

Roma, 13 gen. (askanews) - Il generale libico Khalifah Belqasim Haftar "ha firmato un accordo" con Mosca per l'installazione di una base militare in Libia. A scriverlo oggi è al Quds al Arabi, quotidiano panarabo di proprietà del Qatar, Paese che sostiene l'ex governo islamista di Salvezza nazionale di Tripoli. Non solo ma la stessa testata, in un editoriale pubblicato oggi sul suo sito on-line, parla di "prossime manovre della marina militare russa" nelle acque del mediterraneo davanti alle coste libiche che avrebbe l'obbiettivo di "testare eventuali reazioni dei Paesi occidentali, troppo preoccupati di non impantanarsi" nel caos del Paese Nordafricano. Mercoledì scorso, il generale Haftar ha visitato l'incrociatore russo Kuznetsov. Il comandante del sedicente esercito nazionale libico è stato accolto a bordo dal Vice Ammiraglio V. N. Sokolov e una volta sul vascello si è collegato in videoconferenza con il Ministro della Difesa della Federazione Russa Sergei Shoigu, come ha fatto sapere in un comunicato il ministero della Difesa russo. (segue)

La stessa testata parla di “prossime manovre della marina militare russa” nel Mediterraneo davanti alle coste libiche, con l’obbiettivo di “testare eventuali reazioni dei Paesi occidentali, troppo preoccupati di non impantanarsi” nel caos del Paese Nordafricano. Sulla portaerei russa, Haftar è stato accolto dal Vice Ammiraglio V. N. Sokolov e si è collegato in videoconferenza con il ministro della Difesa russo, Sergei Shoigu. Secondo l’agenzia turca Anadolu le truppe di Haftar, che già controllano la parte orientale della Libia e i quattro principali siti petroliferi del Paese (Zueitina, Brega, Ras Lanuf e Al-Sidra) – strappati lo scorso settembre al controllo dei miliziani di Ibrahim Jadhran, alleati di Sarraj si starebbero preparando alla conquista di Tripoli, facendo scattare l’attacco da Sud, anzichè da Est, forse impiegando le milizie di Zintan, nell’estremo ovest della Tripolitania alleate di Tobruk.

Per dimostrare tale tesi, secondo cui Haftar punta a “conquistare l’intero Paese”, Anadolu elenca date e luoghi di una serie di “operazioni non rese pubbliche”, grazie a cui da 2 a 4mila soldati del generale starebbero per prendere il controllo di ben tre basi aeree nel Sud del Paese. Secondo Anadolu, le truppe del generale “molto amate dalle tribù locali lealiste a Gheddafi” avrebbero preso lo scorso dicembre il controllo della base militare di Brach, a Nord della città di Sebha, mentre gli aerei del governo di Tobruk “tengono sotto costante bombardamento” altri due basi aeree: Al Jafrah e Tamanhint. Questi siti, una volta espugnati, dovrebbero “diventare le basi di lancio per gli aerei di Haftar per una massiccia offensiva su Tripoli.

epa04486669 Libyan Army soldiers parade during a graduation ceremony of the first batch of the Tripoli air base security and protection batallion of the Presidency of the General Staff of the Libyan army, in Tripoli, Libya, 12 November 2014. EPA/STR

L’analisi dell’agenzia turca prevede che entro breve si scatenarà nel sud libico la battaglia tra le forze di Haftar e quelle di Misurata, leali al governo al Sarraj, già di stanza nel Sud del Paese ma osteggiate dalla popolazione locale. Il generale Mohammed Ahmudah, delle forze di Haftar, ha diffuso la scorsa settimana un comunicato “indirizzato a tutti i libici sulle prossime operazioni militari” nel meridione, che gli analisti hanno interpretato come “la dichiarazione di guerra nel Sud della Libia”.

Non è un caso che nei giorni scorsi il governo del Ciad abbia chiuso la frontiera terrestre con la Libia per una “potenziale e grave minaccia di infiltrazione terrorista”, come ha annunciato il premier Albert Pahimi Padacket in una messaggio radiotelevisivo. “Per far fronte ai pericoli che minacciano l’integrità del territorio il governo ha deciso di chiudere la frontiera terrestre con la Libia e di dichiarare le aree al confine zone di operazioni militari”, ha aggiunto il premier.

(con fonte Askanews)

Foto: EPA, AFP, CNES e Esercito Nazionale Libico via Askanews

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