Mayotte: la “Lampedusa francese” pronta ad esplodere

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Tira aria di crisi nel dipartimento francese di Mayotte, sommerso da un’immigrazione clandestina ormai fuori controllo. Nell’ultimo reportage, l’esperto Jean-Marc Tanguy non usa mezzi termini: «Mayotte è una bomba a orologeria»
A Parigi, il dossier è scottante. Al consiglio dei Ministri del 18 maggio scorso, il numero uno dell’Eliseo, François Hollande aveva evocato una situazione «estremamente preoccupante».
Dal 2011 ad oggi, sarebbero entrati illegalmente nell’isola fra i 50mila e i 150mila clandestini. Sono ormai il 40% dei residenti. Solo nel 2016 le espulsioni sono state 20mila, più che in tutta la Francia. Gran parte dei clandestini proviene dalle vicine isole Comore, ma ci sono arrivi minoritari anche dalla regione dei Grandi Laghi e dal bacino del Congo. Il clima è incandescente, frutto di una povertà endemica e di una popolazione dai tassi di crescita insostenibili.

Nel 1978, Mayotte contava appena 50mila abitanti, oggi siamo intorno a 250.000, con una densità di 570 ab/kmq. Metà delle genti dell’isola ha meno di 17 anni e pochissime prospettive. Nessuno dei programmi di controllo delle nascite ha funzionato. In una società ancora matriarcale e poligama, l’islam domina al 95% e impone tutto il peso delle sue regole e tradizioni, solo in parte arginate dal legislatore francese, che sta penando non poco a sopprimere la giurisdizione dei qadi e a far rispettare il bando della poligamia.

Ogni donna di Mayotte ha in media 5 figli, soprattutto nei matrimoni misti con gli immigrati. La società è matriarcale solo in linea ereditaria. Per il resto, le donne mahoresi hanno scarsa autonomia decisionale. Non possono nemmeno affrancarsi dalla casa natale, a meno che non si sposino. Solo il 28% lavora, contro il 46,5% degli uomini.

L’isola non produce nessuna ricchezza. É un paradiso naturale senza turismo. Il tasso di analfabetismo è enorme (37%) e sebbene dimezzato nell’ultimo decennio, è lontano dai livelli occidentali e metropolitani francesi (100%). Come il reddito medio annuo, di poco superiore ai 7.000 euro. Peggio ancora, solo una persona su dieci è di madrelingua francese. Il 60% parla unicamente il shimaoré e il kibushi. Su una superficie di appena 374 kmq le tensioni comunitarie stanno diventando dirompenti.

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C’è un’escalation di furti, rapine, traffici di ogni sorta e delinquenza endemica. Le aggressioni fisiche contro i gendarmi e le forze di polizia sono in aumento del 50%. Il direttore generale della Gendarmerie Nationale, generale Richard Lizurey, parla di una situazione «esplosiva). Ci si prepara al peggio, perché soffiano venti pre-insurrezionali. Sull’isola operano all’incirca 900 uomini, fra poliziotti e gendarmi, equipaggiati con vecchi blindati.

Il piano (antiterrorismo) Cazeneuve ha creato ex novo un plotone di intervento rapido della Gendarmerie, meglio noto come GPIOM o Groupes de Pelotons d’Intervention Outre-Mer, presenti da tempo nelle Antille, in Guyana, alla Réunion, in Nuova Caledonia e in Polinesia, tutte vestigia dell’ex impero coloniale francese.

I GPIOM, spesso comandati da un ex quadro del GIGN, formano squadre di 32 uomini, fra cui spiccano molti veterani dell’unità d’elite della Gendarmerie. Sebbene il Ministro dell’Interno non abbia motivato la nascita del nuovo GPIOM di Mayotte, due sono le ragioni. Primo: c’è un timore crescente di radicalizzazione islamica, già massimale nel dipartimento della Réunion, 1.500 chilometri più a sud-est.

Secondo: bisogna fronteggiare le sedizioni che dall’anno scorso si susseguono sempre più violente. A fine dicembre 2014, sono spuntati dei collettivi civici, comitati spontanei di cittadini «esasperati dall’immigrazione e dall’assenza dello Stato». Hanno un modus operandi muscolare, ai limiti dell’eccesso. Mandano avvisi postali a chi ospita immigrati clandestini, informano simultaneamente i sindaci dei comuni interessati e i servizi di gendarmeria, indicando a chiare lettere la data in cui passeranno alle vie di fatto. Quando previsto, si riuniscono, incendiano e distruggono le ‘bangas’, le abitazioni abusive, spesso tuguri fatiscenti.

È avvenuto fra gennaio e ottobre 2016, con espulsioni coatte nei villaggi di Tsimkoura, il più colpito, Poroani, Mbouini, Mtsangamboua et Choungui

Il problema è che lo stato francese si è dato la zappa sui piedi nel 2009, grazie a un altro ‘capolavoro’ di Nicolas Sarkozy. Mayotte era fino ad allora un semplice territorio d’oltremare, dalle condizioni economico-sociali lontanissime dagli standard francesi. Quando si tenne il referendum consultivo per la dipartimentalizzazione (marzo 2009), poterono esprimersi solo i residenti nell’isola, che votarono favorevolmente al 95%, in barba alle rivendicazioni di sovranità del governo comoriano.

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Da quel momento in poi i mahoresi divennero cittadini francesi tout court. Le rivendicazioni sociali furono galvanizzate, ma andarono in buona parte deluse. L’isola divenne al tempo stesso una meta ambitissima per i migranti economici delle Comore, disposti a tutto pur di arrivare in territorio francese e in quella che è ormai una ‘regione ultraperiferica’ dell’Ue. L’africanista e storico Bernard Lugan aveva previsto tutto. Reietto dalla comunità accademica francese, ha mostrato lungimiranza e profondità di analisi.

I clandestini non hanno fatto che aumentare e aggravare le condizioni di vita dell’isola. Viaggiano in genere su piccoli gommoni, i famigerati kwassa-kwassa, spesso stracolmi di minori, spediti ad arte dai trafficanti perché chi arriva in salvo sulle coste acquista automaticamente la cittadinanza francese e il diritto ai ricongiungimenti familiari.

I flussi di immigrati illegali stanno mettendo a dura prova i mezzi di contrasto francesi, in mare e a terra. Immobilizzano non meno di otto motovedette veloci della gendarmeria marittima, della polizia di frontiera e delle dogane, ormai sul chi vive 24 ore su 24. I tempi di reazione sono brevi, pochi minuti soltanto dalla detezione radar. Ma i quattro sensori terrestri del centro di sorveglianza marittima hanno zone d’ombra, che i trafficanti hanno imparato a sfruttare. Non è noto esattamente quanto renda il commercio di esseri umani ma, pur di guadagnare, gli aguzzini non esistano a saturare i radar francesi inviando più imbarcazioni simultaneamente, spesso di notte.

A volte 40 nel giro di 24 ore. Non c’ è sorveglianza aerea, perché l’Armée de l’Air non ha una presenza permanente nell’isola. Solo la gendarmeria dispone di un elicottero Ecureuil, che assicura non meno di 410 ore di volo annuali. Il velivolo opera soccorsi in mare (25%), fa ricognizioni sulle due isole di Mayotte e supporta la lotta anti-clandestini. Sorveglia le infrastrutture sensibili, anche a vantaggio del Distaccamento della Legione Straniera: il DLEM, che conta 282 uomini e ha quartier generale nella base di Dzaoudzi.

270190403 La Legione di Mayotte è inquadrata nel dispositivo delle forze armate francesi della zona sud dell’Oceano Indiano (FAZSOI), un dominio marittimo ben più vasto della Francia metropolitana. Dal 2014, ha perso la componente mortai. Dispone solo di un parco di 4×4 P4, 6×6 GBC180, qualche camion TRM, alcuni gommoni semirigidi Zeppelin e un pugno di imbarcazioni più compatte, le Zodiac Futura del CIAN (Centre d’Instruction et Aguerrissement Nautique à Mayotte).
In compenso ha acquisito capacità di ordine pubblico e di gestione delle masse, obbligatorie da quando la situazione nell’isola si è fatta incandescente, con scontri e violenze urbane. Ufficialmente, la Legione non compie missioni di contrasto all’immigrazione illegale, ma può essere mobilitata dal prefetto in appoggio ai gendarmi, come avviene sistematicamente dal 2011.

Opera pattugliamenti appiedati e scambia informazioni di intelligence con il sistema d’azione in mare dello Stato (AEM). In massima parte si occupa di proteggere le installazioni critiche dell’isola, dall’aeroporto agli attracchi della navetta fra la Petite-Terre (Quai Issoufali) e la Grande-Terre (Gare Maritime), le due isole principali del mini-arcipelago di Mayotte. Sorveglia ininterrottamente il ‘distaccamento avanzato di trasmissioni’ o, se si preferisce, il centro di intercettazione delle comunicazioni, sfruttato in comune dal servizio d’intelligence per l’estero (DGSE) e dall’intelligence militare (DRM).

Mayotte è poverissima, ma ha una posizione di grande rilevanza strategica, suggellata anche dall’apertura recentissima di una base navale.

basenavale5_article_pleine_colonneSi trova infatti all’accesso settentrionale del canale di Mozambico, in una rotta marittima cruciale per i commerci: vi transitano 5mila navi all’anno e un buon 30% del traffico marittimo mondiale di petrolio. Un’autostrada degli idrocarburi alternativa a Suez, frequentatissima dai cinesi ma battuta anche dai pirati. Dei suoi fondali si parla come di un nuovo mare del Nord, con riserve di petrolio stimate in 6-12 miliardi di barili, gas in abbondanza (fra 3 e 5 miliardi di metri cubi) e svariati miliardi di tonnellate di noduli polimetallici.

L’ENI è della partita, insieme ad altri grandi concorrenti come Exxon e Total, anche se i francesi hanno il vantaggio di una zona economica esclusiva enorme, pari ad un terzo circa della superficie del Canale. Oltre Mayotte, amministrano infatti le isole Sparse, presidiate dal 2° Reggimento di fanti paracadutisti di marina (RPIMa). Cinque isolotti dalla sovranità molto precaria, rivendicati dal Madagascar, da Mauritius e dalle Comore. Forse, ne sentiremo presto parlare.

Foto: Ministero Difesa Francese e AFP

Francesco PalmasVedi tutti gli articoli

Nato a Cagliari, dove ha seguito gli studi classici e universitari, si è trasferito a Roma per frequentare come civile il 6° Corso Superiore di Stato Maggiore Interforze. Analista militare indipendente, scrive attualmente per Panorama Difesa, Informazioni della Difesa e il quotidiano Avvenire. Ha collaborato con Rivista Militare, Rivista Marittima, Rivista Aeronautica, Rivista della Guardia di Finanza, Storia Militare, Storia&Battaglie, Tecnologia&Difesa, Raid, Affari Esteri e Rivista di Studi Politici Internazionali. Ha pubblicato un saggio sugli avvenimenti della politica estera francese fra il settembre del 1944 e il maggio del 1945 e curato un volume sul Poligono di Nettuno, edito dal Segretariato della Difesa.

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