Haftar “conquista” l’appoggio di importanti tribù libiche

FILE - In this March 18, 2015 file photo, Gen. Khalifa Hifter, then Libyas top army chief, speaks during an interview with the Associated Press in al-Marj, Libya. From east and west, the forces of Libyas rival powers are each moving on the city of Sirte, vowing to free it from the hold of the Islamic State group. Hitter, backed by Egypt and the United Arab Emirates, he is considered a hero in the east. But he is widely despised in western Libya, where his opponents depict him as a would-be dictator along the lines of Gahdafi. (ANSA/AP Photo/Mohammed El-Sheikhy, File) [CopyrightNotice: Copyright 2016 The Associated Press. All rights reserved. This material may not be published, broadcast, rewritten or redistribu]

L’importante tribù libica dei Gharyan si è alleata con il Maresciallo Khalifa Haftar, a capo dell’Esercito Nazionale Libico che controlla il nordest della Libia, facendo venire meno il suo sostegno al governo di Fayaz al-Sarraj, voluto e appoggiato dalle Nazioni Unite.

Il nuovo patto di fedeltà sarebbe stato ufficializzato con il rilascio da parte dei Gharyan di Sasi al-Ghani al-Tarhouni, ex colonnello nell’ENL.

Al Tarhouni, ex fedelissimo di Gheddafi, era prigioniero della tribù da quasi cinque anni ed è stato riconsegnato agli uomini di Haftar nell’ambito dell’ennesimo patto di collaborazione di un clan tribale libico con il generale sostenuto da Egitto e Russia.

Dopo le tribù Mshait, Obeid, Fwakher, Drasa ma soprattutto Warfalla – la più numerosa, meglio armata e potente tribù libica, anche i Gharyan si allontanano dal governo di unità nazionale guidato da al-Sarraj, virando dalla parte di Haftar.

Roma, 6 giu. (askanews) - "Grande avanzata" delle forze che fanno capo al governo di unità nazionale libico che pur con "pesanti perdite umane" sono riuscite ad conquistare una caserma militare che dista appena 20 chilometri a sud-est di Sirte, roccaforte del Califfato sulla costa settentrionale del Paese Nordafricano: Lo riferiscono media locali. Secondo quando scrive sul suo sito on-line la tv Libya Channel il comando delle operazioni "al Bunian al Marsus" (dall'arabo "Struttura Solida" come viene denominata l'operazione per la liberazione di Sirte) del governo di unità nazionale "dopo violenti combattimenti con gli elementi del gruppo terroristico, le nostre forze hanno preso sotto il controllo la caserma militare nota (all'epoca di Gheddafi) come 'La Brigata al Saadi' nella zona di Abu Hadi" che si trova a 20 chilometri a sud-est di Sirte. Secondo fonti militari "la presa di questa sede apre lo spazio per il controllo della strada che collega l'entroterra con il centro di Sirte". Di "grande avanzata" verso Sirte ma anche di "dolorose perdite" parla l'inviato degli Stati Uniti in Libia, Jonathan Winer citato dal sito news locale al Wasat. In un tweet postato sul suo account stamane, l'inviato americano ha scritto che "le operazioni militari contro l'Isis in Libia sono riuscite a tagliare le vie dei rifornimenti a est come a ovest e sud della città di Sirte". Secondo al Wasat il pronto soccorso dell'ospedale di Misurata ha ricevuto ieri sera il corpo di tre militari uccisi nei combattimenti vicino a Sirte oltre ad una ventina di feriti.

Si tratta di un duro colpo per l’esecutivo di Tripoli, che vede gradualmente evaporare il sostegno di un numero crescente di tribù.

La ragione principale di questo esodo tribale di massa verso il campo del Maresciallo Haftar e del governo di Tobruk sarebbe la diffusa e crescente ostilità verso il Gran Muftì di Tripoli, Sadiq Abdelrahman Ali al Ghariani, che sostiene i gruppi islamisti legati ai Fratelli Musulmani – ma non l’Isis – e sarebbe sospettato di supportare anche le Brigate di Difesa di Benghazi (BDB), milizie islamista che il 3 marzo conquistò per pochi giorni i terminal petroliferi di Ras Lanuf e Sidra, nel Golfo della Sirte, provocando il contrattacco vittorioso delle truppe di Haftar.

Buona parte delle tribù dell’est della Libia sono ostili alle milizie islamiste, da loro considerate le principali responsabili del caos nel paese. Il sistema tribale ha un’importanza storica in Libia e costituisce una parte rilevante della sua cultura.

Lo stesso regime di Muhammar Gheddafi si reggeva grazie ad una serie di alleanze siglate dal colonnello con i principali leader tribali del Paese. Secondo alcune stime, le principali tribù – a loro volta divise in clan, detti “bayt”, che in arabo significa “casa” – in Libia sono circa 140, delle quali solo una trentina possono vantare un’influenza politica rilevante.

(con fonte AGI)

Foto Ansa

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