Croazia e Ucraina ai ferri corti per l’affare dei Mig 21

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Il Ministero della Difesa croato ha chiesto che l’Ucraina sostituisca i velivoli MiG-21 sottoposti a riparazione con nuovi caccia idonei al volo. Secondo il quotidiano Jutarnji list, citando una fonte informata nel ministero della Difesa, si tratterebbe di sostituire almeno quattro aerei.

Nel 2013 la Difesa croata firmò un accordo del valore di 17,5 milioni di euro con l’azienda ucraina UkrSpetsExport per la riparazione e ammodernamento di 7 dei suoi 12 Mig-21 bis/D e la fornitura di altre 5 macchine di provenienza ucraina con consegne completate nel 2015.

Nel 2016 esplode lo scandalo: due alti funzionari del Ministero Difesa croato vennero accusati di aver accettato tangenti dall’impresa statale ucraina UkrSpetsExport in cambio di “assistenza” nella chiusura del suddetto accordo. Secondo il Jutarnji List, un esame approfondito del velivolo ha rivelato che la parte ucraina ha falsificato la documentazione mentre l’inchiesta ha svelato che gli esemplari ucraini provenivano in realtà dalla Bulgaria (e non dallo Yemen come ipotizzato in un primo momento); alcuni di questi presentavano addirittura motori di origine sconosciuta e numeri seriali non coincidenti con quelli specificati nei documenti ucraini.

Nel dettaglio i cinque MiG-21 “ucraini” si sono rivelati dunque essere vecchi caccia in servizio con l’aeronautica bulgara che hanno operato fino al 1998. UkrSpetsExport li comprò a prezzo scontato come “miniere” di pezzi di ricambio, modificò i numeri seriali sulle cellule, li ridipinse e li vendette come “attrezzature profondamente modernizzate”. Alla beffa si aggiunge anche la scoperta che i cinque MiG-21 sarebbero stati distrutti (sulla carta) da Sofia, la quale aveva informato per questo motivo la NATO dell’operazione di smantellamento e resta da chiarire in che modo i velivoli siano giunti in Ucraina dalla Bulgaria.

Come se non bastasse le dichiarazioni dei vertici militari hanno denunciato un’operazione di manutenzione di scarso livello: il contratto per la riparazione dei MiG-21 e l’acquisto di esemplari di seconda mano indicava una durata operativa di circa 10 anni ma in realtà dopo pochi mesi l’Aeronautica militare croata ha ritenuto che i caccia fossero inadatti al volo per via delle costanti perdite di carburante dai serbatoi dei velivoli o persino dell’inaffidabilità della strumentazione di navigazione. Un terribile volo d’addestramento a tal proposito è salito alla ribalta delle cronache poiché solo l’abilità del pilota croato ha evitato una tragedia con la perdita dell’ufficiale e del MiG stesso.

Il ministro della Difesa ucraino Stepan Poltorak, che ha visitato di recente una base aerea sita a Zagabria, ha ammesso alla stampa che l’accordo non è stato completamente realizzato come previsto. “Questa richiesta è una conferma ufficiale della scadente riparazione dei nostri caccia in Ucraina per i quali sono stati pagati 132,9 milioni di kunas (22 milioni di dollari) creando una minaccia per le vite dei piloti croati, e al contempo ha fiaccato notevolmente la prontezza al combattimento di un paese membro della NATO.”

Secondo il Jutarnji, vi sono seri sospetti che tutta la documentazione fosse falsificata e la riparazione dell’aeromobile non sia mai stata effettuata, tanto che il giornale croato ha definito la storia dei “falsi MiG” come il più grande scandalo nella storia delle forze armate croate.

Secondo la controparte ucraina invece, lo scandalo è effetto della pressione mediatica russa e della concorrenza sleale esercitata da Mosca che danneggerebbe i contratti stipulati da Kiev nonostante – recita il comunicato stampa – “l’esistenza di sanzioni dell’UE contro la Russia che dovrebbero escluderla totalmente da futuri contratti come accaduto invece con la revisione di dieci elicotteri Mi-171Sh croati effettuata da Russian Helicopters.”

In mezzo a tutto questo bailamme resta lo stato allarmante dell’Aeronautica Militare croata che si dibatte da una decina di anni ormai alla ricerca di validi sostituti dei Mig 21, tra le pressanti richieste delle NATO e i limiti del bilancio destinato alla Difesa.

Foto: David Cherkasov/Airliners.net

 

Maurizio SparacinoVedi tutti gli articoli

Nato a Catania nel 1978, si è laureato in Scienze della Comunicazione scritta e Ipertestuale. Collabora dal 1998 con alcune riviste del settore sull'esclusivo tema dell'aviazione militare sovietica e russa. Dal 2003 inizia la collaborazione con Analisi Difesa occupandosi del salone aeronautico MAKS di Mosca; successivamente prepara dossier su alcuni storici bureau di progettazione aeronautica russa (Tupolev, Beriev) e sulla storia dei missili aria-aria russi. Attualmente si occupa in particolare del settore esportazione degli aerei e degli elicotteri militari russi nel mondo.

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