Con la scusa delle fake news l’Uganda mette una tassa sui social

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L’Uganda ha circa trentacinque milioni di abitanti di cui, secondo le recenti stime, circa tre milioni sono “utenti attivi” di social network. Per questi ultimi, il risveglio di domenica 1° luglio non è stato piacevole. I più famosi servizi internet (Facebook, Twitter, WhatsApp, Google Hangout, YouTube, Skype, Yahoo Messenger e molti altri) non risultavano più fruibili liberamente.

Da quel giorno è infatti entrata in vigore la nuova legge voluta dal Presidente Museveni che stabilisce una tassa giornaliera di cinque centesimi di dollaro per accedere a questi servizi. Indubbiamente una decisione politica forte ma, nel contempo, anche ampiamente contrastata dalla quasi totalità della popolazione.

A prescindere dall’oggettiva rilevanza economica della nuova tassa (in Uganda il reddito medio si aggira sui 700 dollari annui, ovvero meno di 2 dollari al giorno), il dibattito politico che ne è scaturito ha fatto emergere spunti decisamente interessanti.

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Partiamo dal punto di vista di chi l’ha decisa, ovvero il 73enne Presidente Museveni (foto a lato) che, va ricordato, già in passato è stato oggetto di biasimo per le modalità con cui “si contrappone” alle forze politiche di opposizione ed a tutti coloro che criticano la sua azione di governo.

“I social media sono un lusso. Per coloro che li usano per divertimento e per chi ne fa un uso malizioso… Gli ugandesi chattano (anche mentendo) arricchendo nel contempo compagnie telefoniche straniere… La tassa sarà impiegata dal Governo per contrastare le conseguenze del lugambo (ndr. il gossip) che dilaga grazie ai social network” ha commentato il Presidente.

Contro la nuova legge si è levata un’enorme protesta, supportata anche da Amnesty International, le cui ragioni sono tante e facilmente comprensibili.

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Perfino nell’entroterra africano i social network sono diventati uno strumento essenziale di comunicazione e di socializzazione. E, come accade nel resto del mondo, anche un efficace strumento per la mobilitazione politica.

Dunque, proprio in questo caso e proprio grazie agli stessi social network che il Presidente Museveni voleva colpire, la protesta è rapidamente divenuta una manifestazione di dissenso globale. L’incredibile capacità di aggregazione di questi strumenti non è una novità, ma continua a stupire per la sua valenza politica e sociale, soprattutto quando si tratta di utenti che vivono a ridosso della foresta equatoriale e delle savane africane.

Inoltre, alle tradizionali forme di censura già operate da parte di regimi dittatoriali, si è aggiunta ora una nuova strategia di contrasto dei social media. Invece che complesse soluzioni tecnologiche volte a inibirne l’uso, è stata imposta una tassa.

Comprenderemo solo tra qualche tempo l’efficacia di questa strategia. Nel frattempo, il Presidente Museveni ha individuato una nuova e lucrosa politica fiscale.

Foto: UGC, TNW e innov8tiv

 

Eugenio Santagata, Andrea MelegariVedi tutti gli articoli

Eugenio Santagata: Laureato in giurisprudenza presso l'Università di Napoli e in Scienze Politiche all'Università di Torino, ha conseguito un MBA alla London Business School e una LL.M alla Hamline University Law School. Da ufficiale ha ricoperto ruoli militari operativi per poi entrare nel settore privato dando vita a diverse iniziative nel campo dell'hi-tech. E' CEO di CY4Gate e Vice Direttore Generale di Elettronica. --- Andrea Melegari: Laureato in Informatica all'Università di Modena, è specializzato in tecnologia semantica a supporto dell'intelligence. Ha insegnato per oltre 10 anni all'Accademia Militare di Modena ed è Senior Executive Vice President, Defense, Intelligence & Security di Expert System. E' Chief Marketing & Innovation Officer di CY4Gate e membro del CdA di Expert System, CY4Gate e Expert System USA.

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